Interventi urgenti per salvare l'ultimo nucleo di linci italiane


Interventi urgenti per salvare l'ultimo nucleo di linci italiane
Il problema
La lince è tra i mammiferi italiani uno dei più rari.Da quando è stata reintrodotta agli inizi degli anni Settanta sulle alpi , l'Italia vanta il non invidiabile primato di essere tra gli stati alpini quello che ha ottenuto i peggior risultati (detiene di gran lunga la maggior estensione del territorio alpino e ha la minor popolazioni di linci). Nel 1975 nel Parco Nazionale del Gran Paradiso si attuó un primo progetto di reintroduzioni ,venne previsto l'acquisto di 4 linci (2 maschi e due femmine) dallo zoo di Ostrawa. Il 20 luglio 2 linci maschio munite di radiocollare vengono liberate in Valsavarenche ,purtroppo,per vari problemi non poté seguire per oltre un mese il monitoraggio. Quando ,ai primi di ottobre, si ripresero i controlli, nessun contatto venne più registrato. Nel 1976 una delle linci venne trovata morta (per cause sconosciute) a circa 90 km di distanza. A tale insuccesso si aggiunse il mancato arrivo dallo zoo di Ostrawa degli altri 2 soggetti previsti, sancendo il totale abbandono del progetto.
Nel 2013 ,a fronte del precario stato di conservazione del nucleo di linci presente in Friuli- Venezia Giulia,che si ricorda essere L'UNICO IN ITALIA, e del comprovato impoverimento genetico della popolazioni slovene e croate (popolazioni sorgente) ,la Direzione Centrale Risorse Rurali,Agroalimentari e Forestali della Regione Friuli - Venezia Giulia ha incarico il Progetto Lince Italia e la SCALP di elaborare un piano di conservazione regionale per la lince. Nacque così il Progetto ULyCA (Urgent Conservation Action) allo scopo di intervenire tempestivamente, ( il progetto transnazionale Life lynx ,difatti,sarebbe partito concretamente con il primo rilascio solo nel 2019), rilasciando 3 linci (due femmine e un maschio) e di fatto avendo un ruolo propedeutico al progetto LIFE. ULYCA ricevette il supporto e l'approvazione di tutte le autorità competenti INFS ( ISPRA) e Ministero dell'Ambiente ,oltre che il riconoscimento di progetto meritevole per il suo valore di conservazione della specie, sia a livello UE sia dalla Conferenza delle Alpi.
Nell' Aprile 2014 furono rilasciati un maschio ed una femmina.
Tuttavia la Regione , dopo aver promosso l'iniziativa e nonostante la stessa attuasse le disposizioni della Direttiva Habitat, dopo circa un anno ne sancì la sospensione su richiesta di un Assessore che portava avanti le istanze dei cacciatori e senza motivarne le ragioni. Ad oggi in Regione nessuno si è impegnato a riprendere in mano la questione e intanto stiamo perdendo l'unico e già piccolissimo nucleo di linci italiane.
Più in generale, diversi studi hanno dimostrato che in Italia sono arrivati solo giovani maschi in dispesione, considerando la scarsa capacità dispersiva della specie e in particolar modo delle femmine, aspettarsi la formazione di popolazioni vitali in Italia da individui di altri paesi alpini nel breve e medio termine, è assolutamente irrealistico e utopistico. A testimoniare il trend negativo della popolazione italiana ci sono diversi monitoraggi sia italiani che stranieri.
Chiediamo quindi all''Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale " (ISPRA) e al MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE di intervenire tempestivamente sulla questione, appurando le cause e rimuovendo gli ostacoli che impediscono il rilascio della terza lince del Progetto ULyCA.
Inoltre, e più in generale, si richiede ,vista la drammatica situazione della popolazioni di lince in Italia, di adoperarsi per prevedere successivi ed urgenti progetti di reintroduzione in altre regioni alpine italiane, tenendo conto del fondamentale contributo dell'Italia dal punto di vista territoriale nell'unire le attuali popolazioni svizzere,francesi,austriache e slovene e arrivando alla creazione di un'unica popolazione alpina, permettendo in tal modo scambi genetici e garantendo sia numericamente che qualitivamente (con una maggior variabilità genetica da nuovi individui) una sopravvivenza a lungo termine delle attuali popolazioni ancora minacciate.

Il problema
La lince è tra i mammiferi italiani uno dei più rari.Da quando è stata reintrodotta agli inizi degli anni Settanta sulle alpi , l'Italia vanta il non invidiabile primato di essere tra gli stati alpini quello che ha ottenuto i peggior risultati (detiene di gran lunga la maggior estensione del territorio alpino e ha la minor popolazioni di linci). Nel 1975 nel Parco Nazionale del Gran Paradiso si attuó un primo progetto di reintroduzioni ,venne previsto l'acquisto di 4 linci (2 maschi e due femmine) dallo zoo di Ostrawa. Il 20 luglio 2 linci maschio munite di radiocollare vengono liberate in Valsavarenche ,purtroppo,per vari problemi non poté seguire per oltre un mese il monitoraggio. Quando ,ai primi di ottobre, si ripresero i controlli, nessun contatto venne più registrato. Nel 1976 una delle linci venne trovata morta (per cause sconosciute) a circa 90 km di distanza. A tale insuccesso si aggiunse il mancato arrivo dallo zoo di Ostrawa degli altri 2 soggetti previsti, sancendo il totale abbandono del progetto.
Nel 2013 ,a fronte del precario stato di conservazione del nucleo di linci presente in Friuli- Venezia Giulia,che si ricorda essere L'UNICO IN ITALIA, e del comprovato impoverimento genetico della popolazioni slovene e croate (popolazioni sorgente) ,la Direzione Centrale Risorse Rurali,Agroalimentari e Forestali della Regione Friuli - Venezia Giulia ha incarico il Progetto Lince Italia e la SCALP di elaborare un piano di conservazione regionale per la lince. Nacque così il Progetto ULyCA (Urgent Conservation Action) allo scopo di intervenire tempestivamente, ( il progetto transnazionale Life lynx ,difatti,sarebbe partito concretamente con il primo rilascio solo nel 2019), rilasciando 3 linci (due femmine e un maschio) e di fatto avendo un ruolo propedeutico al progetto LIFE. ULYCA ricevette il supporto e l'approvazione di tutte le autorità competenti INFS ( ISPRA) e Ministero dell'Ambiente ,oltre che il riconoscimento di progetto meritevole per il suo valore di conservazione della specie, sia a livello UE sia dalla Conferenza delle Alpi.
Nell' Aprile 2014 furono rilasciati un maschio ed una femmina.
Tuttavia la Regione , dopo aver promosso l'iniziativa e nonostante la stessa attuasse le disposizioni della Direttiva Habitat, dopo circa un anno ne sancì la sospensione su richiesta di un Assessore che portava avanti le istanze dei cacciatori e senza motivarne le ragioni. Ad oggi in Regione nessuno si è impegnato a riprendere in mano la questione e intanto stiamo perdendo l'unico e già piccolissimo nucleo di linci italiane.
Più in generale, diversi studi hanno dimostrato che in Italia sono arrivati solo giovani maschi in dispesione, considerando la scarsa capacità dispersiva della specie e in particolar modo delle femmine, aspettarsi la formazione di popolazioni vitali in Italia da individui di altri paesi alpini nel breve e medio termine, è assolutamente irrealistico e utopistico. A testimoniare il trend negativo della popolazione italiana ci sono diversi monitoraggi sia italiani che stranieri.
Chiediamo quindi all''Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale " (ISPRA) e al MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE di intervenire tempestivamente sulla questione, appurando le cause e rimuovendo gli ostacoli che impediscono il rilascio della terza lince del Progetto ULyCA.
Inoltre, e più in generale, si richiede ,vista la drammatica situazione della popolazioni di lince in Italia, di adoperarsi per prevedere successivi ed urgenti progetti di reintroduzione in altre regioni alpine italiane, tenendo conto del fondamentale contributo dell'Italia dal punto di vista territoriale nell'unire le attuali popolazioni svizzere,francesi,austriache e slovene e arrivando alla creazione di un'unica popolazione alpina, permettendo in tal modo scambi genetici e garantendo sia numericamente che qualitivamente (con una maggior variabilità genetica da nuovi individui) una sopravvivenza a lungo termine delle attuali popolazioni ancora minacciate.

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 20 settembre 2020