ISEE: escludere la casa assegnata alla ex con i figli dal patrimonio del proprietario


ISEE: escludere la casa assegnata alla ex con i figli dal patrimonio del proprietario
Il problema
Oggi molte regole dell’ISEE creano una situazione profondamente ingiusta per tanti padri separati (e, più in generale, per il genitore obbligato al mantenimento) che hanno redditi bassi, lavori precari o periodi di disoccupazione.
Il caso è frequente, il padre è proprietario o comproprietario di una casa che, dopo la separazione, viene assegnata in uso esclusivo alla madre convivente con i figli per garantire stabilità ai minori. È una scelta comprensibile e spesso necessaria.
Il problema nasce dopo,quella casa, per il proprietario, diventa di fatto indisponibile. Non può viverci, spesso non può affittarla e non ne ricava alcun reddito. Eppure, ai fini ISEE, quell’immobile viene conteggiato come patrimonio pieno, senza le detrazioni previste per la prima casa.
Il risultato è paradossale,tanti padri separati vengono etichettati come “ricchi” solo perché risultano titolari di un immobile che non possono utilizzare. Nel frattempo devono sostenere:
assegno di mantenimento e spese per i figli,
affitto o mutuo per una nuova sistemazione,
costi legali e tempi lunghi della giustizia (spesso con richieste di revisione dell’assegno che restano ferme per rinvii e ritardi),
redditi bassi o discontinui, o addirittura disoccupazione.
Così l’ISEE diventa un indicatore distorto, non misura la reale capacità economica e, anzi, finisce per escludere queste persone da bonus e sostegni essenziali (aiuti su bollette, contributi, agevolazioni su servizi, riduzioni e prestazioni sociali) proprio quando ne avrebbero più bisogno.
In sintesi, un bene non disponibile e non produttivo viene trattato come ricchezza reale, creando un’ingiustizia concreta e una discriminazione economica verso molti padri separati che già vivono in equilibrio precario.
Per questo chiediamo una modifica delle regole ISEE,la casa assegnata in uso esclusivo all’ex coniuge convivente con i figli deve essere esclusa dal patrimonio del genitore che non può utilizzarla, oppure conteggiata in modo fortemente ridotto come “bene non disponibile”, finché dura l’assegnazione.

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Il problema
Oggi molte regole dell’ISEE creano una situazione profondamente ingiusta per tanti padri separati (e, più in generale, per il genitore obbligato al mantenimento) che hanno redditi bassi, lavori precari o periodi di disoccupazione.
Il caso è frequente, il padre è proprietario o comproprietario di una casa che, dopo la separazione, viene assegnata in uso esclusivo alla madre convivente con i figli per garantire stabilità ai minori. È una scelta comprensibile e spesso necessaria.
Il problema nasce dopo,quella casa, per il proprietario, diventa di fatto indisponibile. Non può viverci, spesso non può affittarla e non ne ricava alcun reddito. Eppure, ai fini ISEE, quell’immobile viene conteggiato come patrimonio pieno, senza le detrazioni previste per la prima casa.
Il risultato è paradossale,tanti padri separati vengono etichettati come “ricchi” solo perché risultano titolari di un immobile che non possono utilizzare. Nel frattempo devono sostenere:
assegno di mantenimento e spese per i figli,
affitto o mutuo per una nuova sistemazione,
costi legali e tempi lunghi della giustizia (spesso con richieste di revisione dell’assegno che restano ferme per rinvii e ritardi),
redditi bassi o discontinui, o addirittura disoccupazione.
Così l’ISEE diventa un indicatore distorto, non misura la reale capacità economica e, anzi, finisce per escludere queste persone da bonus e sostegni essenziali (aiuti su bollette, contributi, agevolazioni su servizi, riduzioni e prestazioni sociali) proprio quando ne avrebbero più bisogno.
In sintesi, un bene non disponibile e non produttivo viene trattato come ricchezza reale, creando un’ingiustizia concreta e una discriminazione economica verso molti padri separati che già vivono in equilibrio precario.
Per questo chiediamo una modifica delle regole ISEE,la casa assegnata in uso esclusivo all’ex coniuge convivente con i figli deve essere esclusa dal patrimonio del genitore che non può utilizzarla, oppure conteggiata in modo fortemente ridotto come “bene non disponibile”, finché dura l’assegnazione.

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Petizione creata in data 25 febbraio 2026