Integrazione denominazione toponomastica “Largo dei partigiani e delle partigiane" Cosenza

Firmatari recenti
pia maria grazia morimanno e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

OGGETTO: Richiesta di integrazione della denominazione toponomastica “Largo dei Partigiani” in “Largo dei Partigiani e delle Partigiane”

La lotta di Liberazione nazionale dal nazifascismo vide la partecipazione attiva e determinante di decine di migliaia di donne italiane: circa 35.000 partigiane combattenti riconosciute, 70.000 nelle reti dei Gruppi di Difesa della Donna, 4.653 arrestate, 2.750 deportate nei campi di sterminio, 2.812 fucilate o cadute in combattimento. Esse combatterono in montagna e in pianura, agirono come staffette portando armi, messaggi e medicinali tra le formazioni partigiane, organizzarono scioperi nelle fabbriche occupate, nascosero perseguitati, curarono i feriti, resistettero alla tortura e all’interrogatorio. La loro fu Resistenza a tutto campo: militare, politica, civile. Eppure, per decenni, questa presenza è stata sistematicamente ridotta, minimizzata o del tutto taciuta dalla memoria pubblica, dalla storiografia ufficiale e dalle commemorazioni istituzionali. Come ha scritto la storica Anna Bravo le donne furono “le invisibili della storia”: presenti nei fatti, assenti nella narrazione. Tale invisibilizzazione non è stata casuale: ha radici profonde nella struttura patriarcale della società italiana, che e ha costruito un canone memoriale eroico modellato esclusivamente sulla figura maschile del combattente. Questo processo non è neutro, ma frutto di scelte culturali e politiche che hanno escluso per secoli le donne dall’orizzonte della cittadinanza attiva e del riconoscimento pubblico

Il cosiddetto “maschile generico” (ovvero l’uso del maschile plurale come forma neutra capace di includere tutti i generi) non è affatto neutro, bensì è un dispositivo linguistico che opera una costante cancellazione delle soggettività femminili. Il genere grammaticale struttura la percezione della realtà sociale: ciò che non è nominato non esiste nell’immaginario collettivo. (Ri)nominare non è solo un atto di giustizia storica, ma un atto politico di riconoscimento della pluralità dei soggetti che hanno costruito la nostra democrazia. I nomi delle strade, delle piazze, dei larghi non sono mere etichette topografiche, ma sono atti politici di attribuzione di valore simbolico, scelte su chi merita di essere ricordato e celebrato nello spazio condiviso della città. La toponomastica è una forma di pedagogia civica quotidiana: quando le donne sono assenti o rese invisibili dalla toponomastica, si invia il messaggio implicito che esse siano state spettatrici, non protagoniste, della storia.

La proposta di integrare la denominazione con le parole “e delle Partigiane” non comporta la cancellazione o la sminuzione della memoria esistente, bensì la sua estensione e il suo completamento. Questa non è una concessione formale, ma il riflesso di una comunità che riconosce la pluralità dei suoi soggetti storici e assume la parità di genere come valore fondante della convivenza democratica. La modifica proposta è tecnicamente fattibile, non onerosa per le casse comunali, nel rispetto delle procedure previste. Non esistono ostacoli procedurali: occorre soltanto la volontà politica di compiere un gesto di civiltà e di coerenza democratica.

Le sottoscritte cittadine e i  sottoscritti cittadini e chiedono:

  • che il Consiglio Comunale di Cosenza e la Giunta deliberino l’integrazione della denominazione dell’area pubblica attualmente denominata “Largo dei Partigiani” in “Largo dei Partigiani e delle Partigiane”, quale atto di riconoscimento del contributo determinante delle donne alla lotta di Liberazione, di giustizia storica nei loro confronti e di adesione ai principi di parità di genere nel linguaggio e nello spazio pubblico.
  • che il Comune di Cosenza assuma questo atto come primo passo di un più ampio percorso di revisione della toponomastica cittadina in chiave inclusiva di genere, ispirandosi alle esperienze già avviate da altri comuni italiani, affinché lo spazio pubblico della città rifletta finalmente la pluralità reale dei suoi soggetti storici.

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OGGETTO: Richiesta di integrazione della denominazione toponomastica “Largo dei Partigiani” in “Largo dei Partigiani e delle Partigiane”

La lotta di Liberazione nazionale dal nazifascismo vide la partecipazione attiva e determinante di decine di migliaia di donne italiane: circa 35.000 partigiane combattenti riconosciute, 70.000 nelle reti dei Gruppi di Difesa della Donna, 4.653 arrestate, 2.750 deportate nei campi di sterminio, 2.812 fucilate o cadute in combattimento. Esse combatterono in montagna e in pianura, agirono come staffette portando armi, messaggi e medicinali tra le formazioni partigiane, organizzarono scioperi nelle fabbriche occupate, nascosero perseguitati, curarono i feriti, resistettero alla tortura e all’interrogatorio. La loro fu Resistenza a tutto campo: militare, politica, civile. Eppure, per decenni, questa presenza è stata sistematicamente ridotta, minimizzata o del tutto taciuta dalla memoria pubblica, dalla storiografia ufficiale e dalle commemorazioni istituzionali. Come ha scritto la storica Anna Bravo le donne furono “le invisibili della storia”: presenti nei fatti, assenti nella narrazione. Tale invisibilizzazione non è stata casuale: ha radici profonde nella struttura patriarcale della società italiana, che e ha costruito un canone memoriale eroico modellato esclusivamente sulla figura maschile del combattente. Questo processo non è neutro, ma frutto di scelte culturali e politiche che hanno escluso per secoli le donne dall’orizzonte della cittadinanza attiva e del riconoscimento pubblico

Il cosiddetto “maschile generico” (ovvero l’uso del maschile plurale come forma neutra capace di includere tutti i generi) non è affatto neutro, bensì è un dispositivo linguistico che opera una costante cancellazione delle soggettività femminili. Il genere grammaticale struttura la percezione della realtà sociale: ciò che non è nominato non esiste nell’immaginario collettivo. (Ri)nominare non è solo un atto di giustizia storica, ma un atto politico di riconoscimento della pluralità dei soggetti che hanno costruito la nostra democrazia. I nomi delle strade, delle piazze, dei larghi non sono mere etichette topografiche, ma sono atti politici di attribuzione di valore simbolico, scelte su chi merita di essere ricordato e celebrato nello spazio condiviso della città. La toponomastica è una forma di pedagogia civica quotidiana: quando le donne sono assenti o rese invisibili dalla toponomastica, si invia il messaggio implicito che esse siano state spettatrici, non protagoniste, della storia.

La proposta di integrare la denominazione con le parole “e delle Partigiane” non comporta la cancellazione o la sminuzione della memoria esistente, bensì la sua estensione e il suo completamento. Questa non è una concessione formale, ma il riflesso di una comunità che riconosce la pluralità dei suoi soggetti storici e assume la parità di genere come valore fondante della convivenza democratica. La modifica proposta è tecnicamente fattibile, non onerosa per le casse comunali, nel rispetto delle procedure previste. Non esistono ostacoli procedurali: occorre soltanto la volontà politica di compiere un gesto di civiltà e di coerenza democratica.

Le sottoscritte cittadine e i  sottoscritti cittadini e chiedono:

  • che il Consiglio Comunale di Cosenza e la Giunta deliberino l’integrazione della denominazione dell’area pubblica attualmente denominata “Largo dei Partigiani” in “Largo dei Partigiani e delle Partigiane”, quale atto di riconoscimento del contributo determinante delle donne alla lotta di Liberazione, di giustizia storica nei loro confronti e di adesione ai principi di parità di genere nel linguaggio e nello spazio pubblico.
  • che il Comune di Cosenza assuma questo atto come primo passo di un più ampio percorso di revisione della toponomastica cittadina in chiave inclusiva di genere, ispirandosi alle esperienze già avviate da altri comuni italiani, affinché lo spazio pubblico della città rifletta finalmente la pluralità reale dei suoi soggetti storici.

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