Insieme per Napoli pubblica. La città NON si privatizza e NON si vende


Insieme per Napoli pubblica. La città NON si privatizza e NON si vende
Il problema
MOZIONE
I partecipanti all’azione, coordinata e solidale, contro la “PRIVATIZZAZIONE”, “FINANZIARIZZAZIONE” e “VENDITA” degli immobili dei cittadini di Napoli;
CONSIDERATO che, nell’ambito delle politiche sul patrimonio pubblico del cosiddetto “Patto per Napoli” siglato il 29 marzo 2022 con il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Sindaco di Napoli ha sottoscritto – senza mandato del Consiglio Comunale – la “Lettera d’intenti” con la società Invimit spa per un “Piano di valorizzazione ed efficientamento del patrimonio” che prevede il conferimento ad un fondo d’investimento di circa 30.000 unità immobiliari, con un primo apporto di 600 immobili pubblici.
Detta iniziativa, decisa senza alcuna condivisione e partecipazione dei cittadini, lungi dal “valorizzare” il patrimonio pubblico, prevede in realtà una grave ed estesa “FINANZIARIZZAZIONE”, “PRIVATIZZAZIONE” e “VENDITA” DEI BENI DELLA COLLETTIVITA’ NAPOLETANA, di chiaro valore identitario e culturale, situati nel tessuto storico della città o in aree di pregio paesaggistico o in siti rappresentativi, quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la Galleria Principe di Napoli, il Palazzo Cavalcanti a via Toledo, la ex Villa Cava a Marechiaro e il Complesso del Carminiello al Mercato.
Che, a seguito di detta cessione, il Comune riceverà il 70% del valore degli immobili in quote del costituendo fondo privato, e il 30% in denaro, attuandosi in tal modo una operazione speculare a quella effettuata per le cartolarizzazioni Scip 1 e Scip 2, a suo tempo operate dal governo Berlusconi, operazioni notoriamente FALLIMENTARI perché, non risolvendo il debito, portano soltanto all'impoverimento della Collettività napoletana e dell’Ente “Comune”, sottraendo alle Istituzioni ed ai Cittadini beni necessari a soddisfare bisogni essenziali (abitativi, culturali, sociali, assistenziali, sanitari, economici, formativi, ecc.) e snaturando anche quartieri e luoghi di vita, a tutto vantaggio di speculazioni che favorirebbero privati e poteri economici forti, tra cui la criminalità organizzata;
CONSIDERATO inoltre che, come illustrato nelle “Linee di indirizzo sulla politica culturale della città di Napoli e sua area metropolitana” per il prossimo Piano della Cultura 2022-2026, l’amministrazione comunale intende attuare la “valorizzazione del patrimonio culturale” cedendo la “GESTIONE E VALORIZZAZIONE” dei MONUMENTI PRINCIPALI DELLA CITTA’, che rendono Napoli famosa nel mondo, tra cui il Maschio Angioino, il Castel dell’Ovo, il P.A.N., i complessi di San Domenico e San Lorenzo, l’ipogeo di Piazza Municipio, il Cimitero delle Fontanelle e relativo immenso patrimonio di opere d’arte, ad una “Fondazione” cioè ad un soggetto di diritto privato con finalità privatistiche; laddove, in base agli articoli 9, 33, 41, 42 e 43 della Costituzione, trattandosi di beni in proprietà collettiva demaniale del Popolo, è impossibile darli in gestione a privati, poiché in tal modo verrebbe svuotata di contenuto (cioè della gestione e dei guadagni) la “proprietà pubblica” del Popolo medesimo, che, a differenza di quella privata, è da ritenere inalienabile, incomprimibile e immodificabile perché appartiene a un “soggetto plurimo”, cioè a tutti, e non può essere dato a un singolo, né in parte, né, soprattutto, nel suo intero contenuto. Ciò può avvenire in diritto privato, dove si prevede la “nuda proprietà privata” e l’”usufrutto”, mentre la “nuda proprietà pubblica”, per le ragioni suddette, è assolutamente inimmaginabile.
Che, in molti Comuni italiani, tra cui Venezia, Torino, Bergamo, Ravenna, le prassi delle Fondazioni denotano NOTEVOLI PROBLEMATICHE contestate dai Cittadini ivi residenti, quali a titolo esemplificativo ma non esaustivo, l'aumento indiscriminato dei biglietti, la precarizzazione dei lavoratori, la fruizione pubblica a seconda della economicità della stessa, ed in ultimo la capacità decisionale avocata direttamente al Consiglio d'amministrazione, costituito da privati e mosso da interessi privatistici, esautorando gli organi costituzionali di rappresentanza dei cittadini. Si registra anche una pesante precarizzazione dei lavoratori operanti per le Fondazioni, a causa del loro agire per fini economici della fondazione stessa e non a fini di interesse pubblico.
CONSIDERATO ancora che, sempre in tema di politiche culturali in atto a Napoli, la Giunta Comunale ha approvato recentemente la deliberazione n. 170/2022 con cui dichiara il presunto “pubblico interesse”, finalizzata all’affidamento a terzi privati della gestione e valorizzazione delle stazioni della metropolitana napoletana realizzate da grandi architetti, con esposte centinaia opere d’arte contemporanee, e con l’antichissimo patrimonio archeologico rinvenuto durante i lavori di realizzazione delle linee. Un patrimonio, che, “essendo proprietà pubblica demaniale” del Popolo, non può essere dato in gestione all’ennesima nascente Fondazione privata per i motivi ai quali si è appena fatto cenno, peraltro su iniziativa di un rappresentante del Comune già dirigente di una delle Società per Azioni che hanno espresso interesse alla gestione.
Inoltre, nell’ambito del presunto “salvataggio” dei grandi siti culturali, il Ministro della Cultura Franceschini ha recentemente rilanciato anche la realizzazione dell'Hub dell'alta velocità di Ferrovie dello Stato per servire Pompei. Un progetto che provocherebbe la realizzazione di una linea TAV (alta velocità) per trasportare da Roma a Pompei i “TURISTI MORDI & FUGGI”, senza prevedere un programma di visite guidate che riguardi, non solo Pompei, ma anche gli altri luoghi archeologici circostanti, come, ad esempio, Ercolano, Oplonti, ecc., in modo da assicurare la valorizzazione di luoghi meno conosciuti, ma altrettanto importanti dal punto di vista archeologico e artistico.
CONSIDERATO anche che, tali intendimenti o siffatte operazioni di privatizzazione puntano su dinamiche “al ribasso”, “in cessione” e “perdita” di beni, patrimoni, risorse e servizi, e non sulla conservazione, valorizzazione e potenziamento di beni demaniali a favore delle comunità e dei cittadini e del rilancio delle condizioni economiche e sociali che il Sud reclama da decenni.
Che dette operazioni si iscrivono in un contesto nazionale di deleteria e crescente privatizzazione di funzioni pubbliche, di beni, risorse e servizi essenziali per i cittadini, quali l’acqua, i rifiuti, i trasporti, la sanità, i servizi sociali e culturali, l’istruzione, i porti, le telecomunicazioni, le imposte, le spiagge, ecc., come, a esempio, è previsto dall’art. 2 del ddl “concorrenza”, per quanto riguarda le spiagge, e dall’art. 6 dello stesso disegno di legge, per quanto riguarda la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali locali, acqua compresa.
CONSIDERATO che, dette privatizzazioni, unicamente regolate dal mercato, attuano dinamiche che “mercificano” beni e risorse dei cittadini in luogo di rafforzare e valorizzare territori e comunità con politiche orientate alla solidarietà, all’equità sociale, alla partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche, e minano in modo grave la credibilità delle Istituzioni, e la coesione che deve realizzarsi tra Enti e collettività anche sulla base del diritto di partecipazione dei cittadini sancito della nostra Costituzione, nonché successivamente dalla “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società”, cd. “Convenzione di Faro”.
CONSIDERATO che l’Amministrazione comunale continua a perseguire logiche di profitto privato su beni, patrimoni pubblici e culturali, ponendo perciò le basi di una pesante disparità sociale;
CONSIDERATO ancora che, l’unica arma che è rimasta al Popolo, vittima di numerosissime leggi incostituzionali, le quali hanno spostato la ricchezza comune del popolo stesso nelle mani di singoli soggetti, è la COSTITUZIONE;
DICHIARANO
che, nell’azione da svolgere, essi FARANNO RIFERIMENTO al “DIRITTO FONDAMENTALE DELLA PROPRIETA’ PUBBLICA DEMANIALE” DI TUTTI I CITTADINI, appartenente al popolo, ai sensi dell’art. 42, primo comma, primo alinea, della Costituzione;
TERRANNO PRESENTE che tale proprietà è PIENA E ILLIMITATA, a differenza della proprietà privata che la Costituzione stessa sottopone a pesanti limiti a tutela degli interessi generali (articolo 41 della Costituzione – utilità sociale – e articolo 42, comma 2, della Costituzione – funzione sociale della proprietà privata - );
AGIRANNO IN QUALSIASI FORMA LEGALE, IVI COMPRESA QUELLA GIUDIZIARIA, contro qualsiasi forma di CARTOLARIZZAZIONE, PRIVATIZZAZIONE, ALIENAZIONE O CONCESSIONE A TERZI DI BENI, FUNZIONI E SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI, CON PARTICOLARE RIGUARDO A PARTI DI TERRITORIO, A IMMOBILI PUBBLICI, A QUALSIASI BENE FACENTE PARTE DEL DEMANIO COSTITUZIONALE (articolo 42, comma 1, della Costituzione), ALLE FUNZIONI PUBBLICHE, AI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI , ALLE FONTI DI ENERGIA, ALLE SITUAZIONI DI MONOPOLIO O ALLE INDUSTRIE STRATEGICHE (articolo 43 della Costituzione);
Resta ferma la possibilità di ricorrere ai contratti di APPALTO e simili, per il compimento di determinate attività o la costruzione di determinate opere.
Napoli, 15 giugno 2022.

Il problema
MOZIONE
I partecipanti all’azione, coordinata e solidale, contro la “PRIVATIZZAZIONE”, “FINANZIARIZZAZIONE” e “VENDITA” degli immobili dei cittadini di Napoli;
CONSIDERATO che, nell’ambito delle politiche sul patrimonio pubblico del cosiddetto “Patto per Napoli” siglato il 29 marzo 2022 con il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Sindaco di Napoli ha sottoscritto – senza mandato del Consiglio Comunale – la “Lettera d’intenti” con la società Invimit spa per un “Piano di valorizzazione ed efficientamento del patrimonio” che prevede il conferimento ad un fondo d’investimento di circa 30.000 unità immobiliari, con un primo apporto di 600 immobili pubblici.
Detta iniziativa, decisa senza alcuna condivisione e partecipazione dei cittadini, lungi dal “valorizzare” il patrimonio pubblico, prevede in realtà una grave ed estesa “FINANZIARIZZAZIONE”, “PRIVATIZZAZIONE” e “VENDITA” DEI BENI DELLA COLLETTIVITA’ NAPOLETANA, di chiaro valore identitario e culturale, situati nel tessuto storico della città o in aree di pregio paesaggistico o in siti rappresentativi, quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la Galleria Principe di Napoli, il Palazzo Cavalcanti a via Toledo, la ex Villa Cava a Marechiaro e il Complesso del Carminiello al Mercato.
Che, a seguito di detta cessione, il Comune riceverà il 70% del valore degli immobili in quote del costituendo fondo privato, e il 30% in denaro, attuandosi in tal modo una operazione speculare a quella effettuata per le cartolarizzazioni Scip 1 e Scip 2, a suo tempo operate dal governo Berlusconi, operazioni notoriamente FALLIMENTARI perché, non risolvendo il debito, portano soltanto all'impoverimento della Collettività napoletana e dell’Ente “Comune”, sottraendo alle Istituzioni ed ai Cittadini beni necessari a soddisfare bisogni essenziali (abitativi, culturali, sociali, assistenziali, sanitari, economici, formativi, ecc.) e snaturando anche quartieri e luoghi di vita, a tutto vantaggio di speculazioni che favorirebbero privati e poteri economici forti, tra cui la criminalità organizzata;
CONSIDERATO inoltre che, come illustrato nelle “Linee di indirizzo sulla politica culturale della città di Napoli e sua area metropolitana” per il prossimo Piano della Cultura 2022-2026, l’amministrazione comunale intende attuare la “valorizzazione del patrimonio culturale” cedendo la “GESTIONE E VALORIZZAZIONE” dei MONUMENTI PRINCIPALI DELLA CITTA’, che rendono Napoli famosa nel mondo, tra cui il Maschio Angioino, il Castel dell’Ovo, il P.A.N., i complessi di San Domenico e San Lorenzo, l’ipogeo di Piazza Municipio, il Cimitero delle Fontanelle e relativo immenso patrimonio di opere d’arte, ad una “Fondazione” cioè ad un soggetto di diritto privato con finalità privatistiche; laddove, in base agli articoli 9, 33, 41, 42 e 43 della Costituzione, trattandosi di beni in proprietà collettiva demaniale del Popolo, è impossibile darli in gestione a privati, poiché in tal modo verrebbe svuotata di contenuto (cioè della gestione e dei guadagni) la “proprietà pubblica” del Popolo medesimo, che, a differenza di quella privata, è da ritenere inalienabile, incomprimibile e immodificabile perché appartiene a un “soggetto plurimo”, cioè a tutti, e non può essere dato a un singolo, né in parte, né, soprattutto, nel suo intero contenuto. Ciò può avvenire in diritto privato, dove si prevede la “nuda proprietà privata” e l’”usufrutto”, mentre la “nuda proprietà pubblica”, per le ragioni suddette, è assolutamente inimmaginabile.
Che, in molti Comuni italiani, tra cui Venezia, Torino, Bergamo, Ravenna, le prassi delle Fondazioni denotano NOTEVOLI PROBLEMATICHE contestate dai Cittadini ivi residenti, quali a titolo esemplificativo ma non esaustivo, l'aumento indiscriminato dei biglietti, la precarizzazione dei lavoratori, la fruizione pubblica a seconda della economicità della stessa, ed in ultimo la capacità decisionale avocata direttamente al Consiglio d'amministrazione, costituito da privati e mosso da interessi privatistici, esautorando gli organi costituzionali di rappresentanza dei cittadini. Si registra anche una pesante precarizzazione dei lavoratori operanti per le Fondazioni, a causa del loro agire per fini economici della fondazione stessa e non a fini di interesse pubblico.
CONSIDERATO ancora che, sempre in tema di politiche culturali in atto a Napoli, la Giunta Comunale ha approvato recentemente la deliberazione n. 170/2022 con cui dichiara il presunto “pubblico interesse”, finalizzata all’affidamento a terzi privati della gestione e valorizzazione delle stazioni della metropolitana napoletana realizzate da grandi architetti, con esposte centinaia opere d’arte contemporanee, e con l’antichissimo patrimonio archeologico rinvenuto durante i lavori di realizzazione delle linee. Un patrimonio, che, “essendo proprietà pubblica demaniale” del Popolo, non può essere dato in gestione all’ennesima nascente Fondazione privata per i motivi ai quali si è appena fatto cenno, peraltro su iniziativa di un rappresentante del Comune già dirigente di una delle Società per Azioni che hanno espresso interesse alla gestione.
Inoltre, nell’ambito del presunto “salvataggio” dei grandi siti culturali, il Ministro della Cultura Franceschini ha recentemente rilanciato anche la realizzazione dell'Hub dell'alta velocità di Ferrovie dello Stato per servire Pompei. Un progetto che provocherebbe la realizzazione di una linea TAV (alta velocità) per trasportare da Roma a Pompei i “TURISTI MORDI & FUGGI”, senza prevedere un programma di visite guidate che riguardi, non solo Pompei, ma anche gli altri luoghi archeologici circostanti, come, ad esempio, Ercolano, Oplonti, ecc., in modo da assicurare la valorizzazione di luoghi meno conosciuti, ma altrettanto importanti dal punto di vista archeologico e artistico.
CONSIDERATO anche che, tali intendimenti o siffatte operazioni di privatizzazione puntano su dinamiche “al ribasso”, “in cessione” e “perdita” di beni, patrimoni, risorse e servizi, e non sulla conservazione, valorizzazione e potenziamento di beni demaniali a favore delle comunità e dei cittadini e del rilancio delle condizioni economiche e sociali che il Sud reclama da decenni.
Che dette operazioni si iscrivono in un contesto nazionale di deleteria e crescente privatizzazione di funzioni pubbliche, di beni, risorse e servizi essenziali per i cittadini, quali l’acqua, i rifiuti, i trasporti, la sanità, i servizi sociali e culturali, l’istruzione, i porti, le telecomunicazioni, le imposte, le spiagge, ecc., come, a esempio, è previsto dall’art. 2 del ddl “concorrenza”, per quanto riguarda le spiagge, e dall’art. 6 dello stesso disegno di legge, per quanto riguarda la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali locali, acqua compresa.
CONSIDERATO che, dette privatizzazioni, unicamente regolate dal mercato, attuano dinamiche che “mercificano” beni e risorse dei cittadini in luogo di rafforzare e valorizzare territori e comunità con politiche orientate alla solidarietà, all’equità sociale, alla partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche, e minano in modo grave la credibilità delle Istituzioni, e la coesione che deve realizzarsi tra Enti e collettività anche sulla base del diritto di partecipazione dei cittadini sancito della nostra Costituzione, nonché successivamente dalla “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società”, cd. “Convenzione di Faro”.
CONSIDERATO che l’Amministrazione comunale continua a perseguire logiche di profitto privato su beni, patrimoni pubblici e culturali, ponendo perciò le basi di una pesante disparità sociale;
CONSIDERATO ancora che, l’unica arma che è rimasta al Popolo, vittima di numerosissime leggi incostituzionali, le quali hanno spostato la ricchezza comune del popolo stesso nelle mani di singoli soggetti, è la COSTITUZIONE;
DICHIARANO
che, nell’azione da svolgere, essi FARANNO RIFERIMENTO al “DIRITTO FONDAMENTALE DELLA PROPRIETA’ PUBBLICA DEMANIALE” DI TUTTI I CITTADINI, appartenente al popolo, ai sensi dell’art. 42, primo comma, primo alinea, della Costituzione;
TERRANNO PRESENTE che tale proprietà è PIENA E ILLIMITATA, a differenza della proprietà privata che la Costituzione stessa sottopone a pesanti limiti a tutela degli interessi generali (articolo 41 della Costituzione – utilità sociale – e articolo 42, comma 2, della Costituzione – funzione sociale della proprietà privata - );
AGIRANNO IN QUALSIASI FORMA LEGALE, IVI COMPRESA QUELLA GIUDIZIARIA, contro qualsiasi forma di CARTOLARIZZAZIONE, PRIVATIZZAZIONE, ALIENAZIONE O CONCESSIONE A TERZI DI BENI, FUNZIONI E SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI, CON PARTICOLARE RIGUARDO A PARTI DI TERRITORIO, A IMMOBILI PUBBLICI, A QUALSIASI BENE FACENTE PARTE DEL DEMANIO COSTITUZIONALE (articolo 42, comma 1, della Costituzione), ALLE FUNZIONI PUBBLICHE, AI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI , ALLE FONTI DI ENERGIA, ALLE SITUAZIONI DI MONOPOLIO O ALLE INDUSTRIE STRATEGICHE (articolo 43 della Costituzione);
Resta ferma la possibilità di ricorrere ai contratti di APPALTO e simili, per il compimento di determinate attività o la costruzione di determinate opere.
Napoli, 15 giugno 2022.

PETIZIONE CHIUSA
Condividi questa petizione
I decisori
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 20 giugno 2022