REFERENDUM SUL FUTURO DEGLI SCALI FERROVIARI PRIMA DELL'ACCORDO DI PROGRAMMA CON FS

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Gli scali ferroviari milanesi non vengono più usati per il trasporto di merci e passeggeri.
Queste aree erano state espropriate dallo Stato e pagate con denaro pubblico al fine di convertirle in infrastrutture collettive.
Nel 1985 le Ferrovie dello Stato danno il via ad un processo di conversione che nel 1992 la tramuteranno in Società per Azioni. Tutte le aree espropriate per l’interesse collettivo sono così entrate nelle disponibilità della nuova S.p.A.
Oggi FS vorrebbe mettere sul mercato 1,25 milioni di metri quadrati suddivisi in 7 scali (Farini-Garibaldi, Greco, Lambrate, Rogoredo, Romana, Porta Genova e San Cristoforo).
Per massimizzarne il profitto ha bisogno che il Comune di Milano conceda l’edificazione per milioni di metri cubi.

Ma gli scali sono aree che lo Stato italiano ha già pagato e per questo motivo dovrebbero essere impiegate per scopi sociali e non oggetto di speculazione immobiliare per arricchire una Società per Azioni in attesa di quotarsi in borsa.


Pretendiamo che tali aree rimangano di uso pubblico e che le loro destinazioni vengano decise con un vero dibattito aperto a tutti al termine del quale verrà indetta una consultazione referendaria.



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