
Michela è sfiancata dal dolore ed è ricoverata in ospedale per un malore, perché comunque non può più sentire sua figlia ne vederla se non in pochissime condizioni protette in casa famiglia. La figlia si trova a Viterbo, Michela a Baressa, Cadau. E' costretta a partire ogni volta dalla Sardegna per vedere sua figlia. La bambina ha tre anni e non può vedere sua madre, dopo che qualche mese fa è stata prelevata con la forza dalla sua casa in Sardegna ed è stata privata dei nonni che non ha mai più potuto nemmeno sentire. Una mamma che è stata ritenuta idonea in base alle perizie cui è stata sottoposta dal tribunale stesso che ha ordinato l’affidamento esclusivo al padre, negando perfino gli incontri con la madre. Una mamma su cui non poggia un solo carico pendente o una denuncia di un qualche illecito.
Una delle dichiarazioni della mamma:
"Io e il mio ex marito siamo separati di fatto dal 2016. Nella sua ultima ordinanza, il giudice ha stabilito l'affidamento esclusivo della nostra unica figlia al padre, con collocamento immediato a Viterbo, adducendo la motivazione che se io voglio starle più vicina devo vivere nel Lazio. Una decisione molto pesante e anomala, direi. Anomala perché al di là del mio interesse, ovvio, a stare con la mia bambina, non viene tutelato il suo diritto ad avere due genitori. Spostando mia figlia a 600 chilometri di distanza, non a Cagliari o Sassari, ma dall'altra parte del mare, mi viene impedito di fatto di vederla, anche nei giorni previsti dall'ordinanza. Una modalità di affidamento esclusivo, insomma, in più con la facoltà per il padre di intraprendere le decisioni più importanti della vita della bambina. Alla resa dei conti, si tratta di un affido monogenitoriale blindato: io come mamma non ho nessun diritto, giuridicamente sono stata estromessa dalla vita della piccola e fisicamente non sono in grado di gestire il mio ruolo materno".
Il padre non rilascia dichiarazioni. Come mai?