

Un riconoscimento civile in occasione dei 30 anni dalla morte di Don Lolo
Il problema
Un riconoscimento civile per l'impegno profuso da don Isidoro Meschi nella sua missione e col suo operato in città come figura sacerdotale fedele al Vangelo con particolare attenzione verso i bisognosi morali e materiali, insegnante, giornalista, ideatore e cofondatore della comunità di recupero dalla tossicodipendenza “Marco Riva”, quando ancora nessuno se ne occupava a livello pubblico.
Don Isidoro fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1969 dal cardinale Giovanni Colombo. Dal 1969 al 1972 rivestì l’incarico di vicerettore del seminario arcivescovile di Venegono Inferiore. Nel mese di settembre del 1972 venne inviato a Busto Arsizio, città nella quale ricoprì numerosi incarichi (tra i quali quello di docente nel liceo classico Daniele Crespi), inoltre promosse diverse iniziative. Tra il 1978 e il 1983 fu direttore dell'edizione dell'Alto Milanese del settimanale Luce. A metà degli anni '80 fu l’ideatore della “Comunità Marco Riva”. Inizialmente nacque come centro di ascolto. Il suo progetto trovò la condivisione di Remo Brazzelli e suo tramite, quella dei Lions. Con loro molti altri si unirono con stima e dedizione ammirevole, motivati da Don Isidoro. Nel 1987 divenne comunità per il recupero dalla tossicodipendenza. Ha trascorso la sua esistenza nella più assoluta povertà materiale, tanto che quando venne ricoverato in ospedale in seguito ad un incidente si trovò sprovvisto di un pigiama, dato che i suoi li aveva regalati ad un barbone. Anche quando venne deposto nella bara non si riuscì a trovare un abito senza qualche rattoppo. La sua dieta era molto rigida e ridotta al minimo indispensabile. Non solamente rifiutava di usare per sé le sue piccole entrate, ma addirittura impediva che gli si facessero regali. La sua unica ricchezza era Gesù Cristo. Per questo, nella sua giornata, era indispensabile la preghiera. Severo con sé stesso e indulgente con gli altri. Insegnava a non giudicare le persone, ma a perdonarle, consigliava di non far niente al fine di essere ricompensati, ma di ringraziare chi forniva l'opportunità di dare. Non si prendeva mai giorni di vacanza, e quando qualcuno lo faceva notare lui rispondeva: "Non posso: c'è sempre qualcheduno che ha bisogno del mio aiuto". Era sempre disponibile per tutti e proprio per questo suo atteggiamento la sorella gli ripeteva spesso: "Lolo, chi ha la fortuna di conoscerti non può dire di non aver conosciuto Gesù".
La notte del 14 febbraio 1991 Don Isidoro trovo la morte presso la Comunità Marco Riva, diventata la sua dimora per cenare e passare le notti al fianco degli ospiti. La tragedia avvenne per mano di Maurizio Debiaggi. Giovane con gravi problemi psichici, affidato a Don Isidoro dalla mamma fin dal suo arrivo in città, venne seguito ed aiutato in ogni ambito con infinito amore e come il suo stato richiedeva. Quella gelida sera di febbraio dedicata a S. Valentino, il ragazzo uscì di casa visibilmente alterato dicendo alla madre che avrebbe dovuto "regolare i conti con il prete". La “cosa” indusse la stessa madre a telefonare a Don Isidoro per avvertirlo. Quando il giovane suonò al portone, Don Isidoro uscì senza timore a incontrarlo, quando parve calmarsi rientrò. Maurizio ritorno cominciando a gridare e bestemmiare. Don Isidoro torno ad uscire, senza mai pensare al suo pericolo, venne così pugnalato al cuore. Morì sulla macchina che lo portava all'ospedale.
Per l’impegno costante verso gli "ultimi", che Don Isidoro ha profuso in tutta la sua vita sacerdotale, fino al martirio, per la Sua figura Sacerdotale e Sociale che ancora opera attraverso la “Comunità Marco Riva”, per essere tuttora aiuto spirituale per molti cittadini della nostra amata città, SI CHIEDE che in occasione del 30esimo ANNIVERSARIO dalla sua scomparsa gli venga assegnato un ulteriore riconoscimento civile
http://www.comunitamarcoriva.org/
Il problema
Un riconoscimento civile per l'impegno profuso da don Isidoro Meschi nella sua missione e col suo operato in città come figura sacerdotale fedele al Vangelo con particolare attenzione verso i bisognosi morali e materiali, insegnante, giornalista, ideatore e cofondatore della comunità di recupero dalla tossicodipendenza “Marco Riva”, quando ancora nessuno se ne occupava a livello pubblico.
Don Isidoro fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1969 dal cardinale Giovanni Colombo. Dal 1969 al 1972 rivestì l’incarico di vicerettore del seminario arcivescovile di Venegono Inferiore. Nel mese di settembre del 1972 venne inviato a Busto Arsizio, città nella quale ricoprì numerosi incarichi (tra i quali quello di docente nel liceo classico Daniele Crespi), inoltre promosse diverse iniziative. Tra il 1978 e il 1983 fu direttore dell'edizione dell'Alto Milanese del settimanale Luce. A metà degli anni '80 fu l’ideatore della “Comunità Marco Riva”. Inizialmente nacque come centro di ascolto. Il suo progetto trovò la condivisione di Remo Brazzelli e suo tramite, quella dei Lions. Con loro molti altri si unirono con stima e dedizione ammirevole, motivati da Don Isidoro. Nel 1987 divenne comunità per il recupero dalla tossicodipendenza. Ha trascorso la sua esistenza nella più assoluta povertà materiale, tanto che quando venne ricoverato in ospedale in seguito ad un incidente si trovò sprovvisto di un pigiama, dato che i suoi li aveva regalati ad un barbone. Anche quando venne deposto nella bara non si riuscì a trovare un abito senza qualche rattoppo. La sua dieta era molto rigida e ridotta al minimo indispensabile. Non solamente rifiutava di usare per sé le sue piccole entrate, ma addirittura impediva che gli si facessero regali. La sua unica ricchezza era Gesù Cristo. Per questo, nella sua giornata, era indispensabile la preghiera. Severo con sé stesso e indulgente con gli altri. Insegnava a non giudicare le persone, ma a perdonarle, consigliava di non far niente al fine di essere ricompensati, ma di ringraziare chi forniva l'opportunità di dare. Non si prendeva mai giorni di vacanza, e quando qualcuno lo faceva notare lui rispondeva: "Non posso: c'è sempre qualcheduno che ha bisogno del mio aiuto". Era sempre disponibile per tutti e proprio per questo suo atteggiamento la sorella gli ripeteva spesso: "Lolo, chi ha la fortuna di conoscerti non può dire di non aver conosciuto Gesù".
La notte del 14 febbraio 1991 Don Isidoro trovo la morte presso la Comunità Marco Riva, diventata la sua dimora per cenare e passare le notti al fianco degli ospiti. La tragedia avvenne per mano di Maurizio Debiaggi. Giovane con gravi problemi psichici, affidato a Don Isidoro dalla mamma fin dal suo arrivo in città, venne seguito ed aiutato in ogni ambito con infinito amore e come il suo stato richiedeva. Quella gelida sera di febbraio dedicata a S. Valentino, il ragazzo uscì di casa visibilmente alterato dicendo alla madre che avrebbe dovuto "regolare i conti con il prete". La “cosa” indusse la stessa madre a telefonare a Don Isidoro per avvertirlo. Quando il giovane suonò al portone, Don Isidoro uscì senza timore a incontrarlo, quando parve calmarsi rientrò. Maurizio ritorno cominciando a gridare e bestemmiare. Don Isidoro torno ad uscire, senza mai pensare al suo pericolo, venne così pugnalato al cuore. Morì sulla macchina che lo portava all'ospedale.
Per l’impegno costante verso gli "ultimi", che Don Isidoro ha profuso in tutta la sua vita sacerdotale, fino al martirio, per la Sua figura Sacerdotale e Sociale che ancora opera attraverso la “Comunità Marco Riva”, per essere tuttora aiuto spirituale per molti cittadini della nostra amata città, SI CHIEDE che in occasione del 30esimo ANNIVERSARIO dalla sua scomparsa gli venga assegnato un ulteriore riconoscimento civile
http://www.comunitamarcoriva.org/
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Petizione creata in data 19 novembre 2020