Stop agli abusi nei Palazzi di Giustizia


Stop agli abusi nei Palazzi di Giustizia
Il problema
Mi chiamo Gina Angela Guerra, ho 56 anni e sono infermiera da 35, di cui 28 esercitati in ospedale e 7 in assistenza domiciliare, ovvero a domicilio dove vi sono persone perlopiù anziane e allettate con patologie legate all’allettamento..
Da oltre 3 anni ho avviato il procedimento civile per la nomina di un amministratore di sostegno presso il Tribunale di Latina, per tutelare sia il patrimonio economico, ma soprattutto la salute fisica e mentale di mia madre, anziana, malata e maltrattata.
I miei fratelli si sono opposti a tale nomina con l’ennesima reazione violenta.
Sono stata cresciuta in un contesto in cui il valore della donna è nullo, e questa, moglie o figlia, è merce a uso del marito, dei fratelli o dei figli maschi.
Ultima femmina di 5 figli, ho trovato la forza di ribellarmi e oppormi a tale modello solo quando ho toccato il fondo, e grazie all’amore per me stessa e per le mie figlie. Mia madre invece, oltre all’incubo dell’infanzia abusata, con un padre alcolista e violento come attore protagonista, si è trovata a dover fronteggiare, dopo la morte del marito, 21 anni fa, le vessazioni dei tre figli maschi, i quali si contendevano la supremazia su di lei e il suo intero patrimonio economico.
Da oltre 20 anni subisce un calvario di vessazioni, minacce e manipolazioni, che l’hanno rigettata improvvisamente nell’incubo infantile.
Poiché ho preso le difese di mia madre, i miei fratelli mi hanno tenuta, e mi tengono tuttora, lontana da lei per renderla, nell’isolamento, più fragile.
Al solo sentire la voce dei miei fratelli o dei rimproveri della badante, ella si bloccava completamente, fisicamente e mentalmente, chiudendosi in sé stessa.
Mia madre è ora costretta a rimanere immobile, a letto, per paura di ritorsioni violente.
E’ “accudita” da una badante ultrasettantenne, la quale non riesce fisicamente a sostenerla.
Non che mia madre abbia bisogno di essere sostenuta, in realtà: a casa mia, in un contesto non oppressivo, nonostante i 4 anni passati praticamente allettata, aveva ripreso in pochi giorni, con il mio aiuto, a camminare senza sostegno. Usciva in cortile facendo ben due piani di scale senza ascensore. Non necessitava più di farmaci psichiatrici atti a mantenerla mansueta, e aveva riacquistato una buona autonomia tornando, in sostanza, un essere umano partecipe della vita in famiglia.
Ma iniziato il procedimento civile, tutte le figure istituzionali coinvolte (quali il medico di medicina generale e lo psichiatra privato, nonché lo psichiatra Perito del Tribunale, il Comandante dei Carabinieri locale, l’Amministratore di Sostegno e il Giudice Civile) hanno, all’unisono, sostenuto e tutelato i miei fratelli. E’ stato stabilito che mia madre dovesse tornare a vivere nell’ambiente caratterizzato da abusi psichici tali da costringerla immobile per il resto dei suoi giorni, e infatti, in brevissimo tempo, non è stata più in grado di alzarsi, né la rete assistenziale ha fatto nulla per creare un confort adeguato alle sue condizioni.
Per me, sono state disposte rare visite a mia madre e quei pochi momenti di intimità ero piantonata proprio dai miei fratelli violenti.
Per poter difendere me e mia madre ho documentato scrupolosamente gli abusi dapprima all’Amministratrice di Sostegno. Ella, invece di rivolgersi alla Giustizia Civile e Penale affinché investigasse e procedesse, si è schierata dalla parte dei potenti, tutelando nei fatti i miei fratelli e le altre figure istituzionali, invece che mia madre, sua assistita.
Ho quindi coraggiosamente denunciato alla Procura della Repubblica di Latina gli abusi di potere delle figure istituzionali coinvolte, compresa l’amministratrice di sostegno per le sue omissioni e abusi.
Il Giudice Tutelare ha, di tutta risposta, decretato il mio allontanamento definitivo da mia madre, negandomi anche la possibilità di farla visitare da un perito medico di parte.
Il Giudice Tutelare inoltre ha stabilito che mia madre fosse inabile all’uscire di casa, nonostante i risultati ottenuti proprio fuori da quella casa. Il Giudice ha confermato il mandato all’Amministratrice di Sostegno, definendola “irreprensibile”, negando le inconfutabili prove dei suoi abusi che ovviamente ha continuato a perpetrare.
Il nuovo Giudice Tutelare, Antonio Gabrielli, subentrato al precedente il 29 aprile 2019, ha continuato negli abusi nei miei confronti rigettando le mie richieste di rivedere le decisioni del suo predecessore, negandomi la possibilità di avere notizie sulla salute di mia madre e la possibilità di accedere agli atti del fascicolo infrangendo l’art. 22 della legge 241/90 (legge sulla trasparenza degli atti amministrativi).
La Procura della Repubblica sta progressivamente archiviando ogni mia denuncia (ne ho fatte 5 proprio perché gli abusi si perpetuano), con strategie atte a eliminare il reato di maltrattamento. Le denunce sono infatti considerate singolarmente, mentre, nei fatti, vi è una continuità di abusi ripetuti e perpetuati negli anni, e in cui sono coinvolte sempre le stesse persone.
Inoltre non sono considerata parte offesa, in quanto “né tutrice, né amministratrice di sostegno”. Come se non esistesse la sofferenza di una figlia, la quale, tra l’altro, conosce perfettamente i drammatici effetti degli abusi, fisici e psichici, proprio perché subiti in prima persona.
Gli abusi dell’Amministratrice di Sostegno sono avallati e considerati giusti in virtù del titolo, mentre, poiché perpetrati proprio da chi dovrebbe difendere il suo assistito, sono di maggiore gravità.
Dal 19 dicembre 2018 non vedo mia madre e non ho più alcuna notizia di lei. Le certificazioni mediche in mio possesso relazionano una situazione rapidamente peggiorata da quando io sono assente e comunque risalgono al 9 marzo 2019.
Poiché il proprietario dell’immobile in cui è costretta mia madre risulta essere, in seguito a una vendita in realtà mai perfezionata, mio fratello, l’amministratrice di sostegno permette che mia madre sia esclusa anche dall’affetto delle sue nipoti; infatti anche alle mie figlie viene impedito di poter vedere la nonna.
Uno dei miei fratelli, sacerdote di alta carica, ha ripetutamente e in vari modi usato il suo potere istituzionale per dar credito agli altri fratelli nell’ostacolare i diritti di mia madre.
Soffro moltissimo sapendo che mia madre è costretta ad essere circondata, toccata proprio da quelle persone di cui ella aveva il terrore al solo sentirne la voce e la sua sofferenza ora è ancora maggiore perché ancora più fragile e sensibile.
I farmaci assunti da mia madre per diminuire le contratture muscolari non hanno effetto, perché la causa della sua spasticità è la paura. Ella avverte la mancanza di gentilezza e sincerità nell’ essere accudita.
Desidero che mia madre, che ha compiuto 90 anni il 5 ottobre scorso, possa vivere gli ultimi momenti della sua vita fra braccia amorevoli, a riscatto di una vita di abusi e privazioni. Dopotutto ella nella sua vita ha offerto solo dedizione, onestà e amore e coraggiosamente resiste all’ ambiente ostile.
Come infermiera, è terribile poter dare il proprio amore a tanti ammalati e sofferenti e non poterlo dare alla propria madre, nelle stesse condizioni.
Faccio questa petizione affinché il Giudice Tutelare Antonio Gabrielli disponga per me la possibilità di
- avere copia di tutti gli atti del fascicolo, compresi quelli dal 29 aprile 2019,
- di poter assistere mia madre come caregiver competente (ho documentato un curriculum formativo specifico per l’ assistenza a pazienti con sindrome d’allettamento, patologia di cui è affetta mia madre, e ho depositato come referenze diverse note di encomio ricevute dalla Direzione dell’azienda pubblica dove ho lavorato per 7 anni come infermiera in assistenza domiciliare e dalla Direzione Generale dell’Azienda Pubblica dove attualmente lavoro,
- di poter ricoverare mia madre presso l’ospedale in cui lavoro, dotato di ogni figura professionale e di strumentazione adeguata per ogni esigenza di una persona in condizioni critiche, qual è attualmente mia madre.
Chiedo inoltre
- al Presidente del Tribunale di Latina e al Ministro della Giustizia che si facciano promotori affinché si arrivi al Processo;
- che siano riuniti i procedimenti penali dove ho evidenziato anche lesioni fisiche sia a carico mio che di mia madre (ella ha subito un ricovero dove è stata riscontrata, tra le altre cose, una emorragia cerebrale postraumatica);
- che le indagini confermino che gli atti di vendita delle proprietà di mia madre non sono stati perfezionati di regolari versamenti bancari, e indagini sulla gravità dello stile di vita di mia madre prima e dopo la vendita di tali proprietà.
- Chiedo al Vescovo di Latina, nonché a Papa Francesco, quali figure istituzionali religiose di intervenire affinché si indaghi anche sul contributo che mio fratello sacerdote Francesco Guerra ha avuto sulle pressioni psicologiche per ottenere che mia madre cedesse anticipatamente e gratuitamente tutte le proprietà.
Con il successo di questa petizione io potrò finalmente affrancarmi da un ruolo di sudditanza nei confronti dell’egemonia maschile superando tutti gli inquinamenti del passato.
Garantirò a mia madre la possibilità di vivere gli ultimi momenti di vita circondata da braccia che l’hanno sempre amata e onorata, così come merita.
Inoltre con la vittoria di questa petizione ribadiremo l’importanza della tutela dagli abusi in famiglia, e mostreremo la nostra forza di persone comuni nella lotta contro gli abusi nei Palazzi della Giustizia! Un piccolo centro quale è San Felice Circeo (LT) sarà l’esempio di legalità che tutti vorranno imitare! Grazie a tutti!

Il problema
Mi chiamo Gina Angela Guerra, ho 56 anni e sono infermiera da 35, di cui 28 esercitati in ospedale e 7 in assistenza domiciliare, ovvero a domicilio dove vi sono persone perlopiù anziane e allettate con patologie legate all’allettamento..
Da oltre 3 anni ho avviato il procedimento civile per la nomina di un amministratore di sostegno presso il Tribunale di Latina, per tutelare sia il patrimonio economico, ma soprattutto la salute fisica e mentale di mia madre, anziana, malata e maltrattata.
I miei fratelli si sono opposti a tale nomina con l’ennesima reazione violenta.
Sono stata cresciuta in un contesto in cui il valore della donna è nullo, e questa, moglie o figlia, è merce a uso del marito, dei fratelli o dei figli maschi.
Ultima femmina di 5 figli, ho trovato la forza di ribellarmi e oppormi a tale modello solo quando ho toccato il fondo, e grazie all’amore per me stessa e per le mie figlie. Mia madre invece, oltre all’incubo dell’infanzia abusata, con un padre alcolista e violento come attore protagonista, si è trovata a dover fronteggiare, dopo la morte del marito, 21 anni fa, le vessazioni dei tre figli maschi, i quali si contendevano la supremazia su di lei e il suo intero patrimonio economico.
Da oltre 20 anni subisce un calvario di vessazioni, minacce e manipolazioni, che l’hanno rigettata improvvisamente nell’incubo infantile.
Poiché ho preso le difese di mia madre, i miei fratelli mi hanno tenuta, e mi tengono tuttora, lontana da lei per renderla, nell’isolamento, più fragile.
Al solo sentire la voce dei miei fratelli o dei rimproveri della badante, ella si bloccava completamente, fisicamente e mentalmente, chiudendosi in sé stessa.
Mia madre è ora costretta a rimanere immobile, a letto, per paura di ritorsioni violente.
E’ “accudita” da una badante ultrasettantenne, la quale non riesce fisicamente a sostenerla.
Non che mia madre abbia bisogno di essere sostenuta, in realtà: a casa mia, in un contesto non oppressivo, nonostante i 4 anni passati praticamente allettata, aveva ripreso in pochi giorni, con il mio aiuto, a camminare senza sostegno. Usciva in cortile facendo ben due piani di scale senza ascensore. Non necessitava più di farmaci psichiatrici atti a mantenerla mansueta, e aveva riacquistato una buona autonomia tornando, in sostanza, un essere umano partecipe della vita in famiglia.
Ma iniziato il procedimento civile, tutte le figure istituzionali coinvolte (quali il medico di medicina generale e lo psichiatra privato, nonché lo psichiatra Perito del Tribunale, il Comandante dei Carabinieri locale, l’Amministratore di Sostegno e il Giudice Civile) hanno, all’unisono, sostenuto e tutelato i miei fratelli. E’ stato stabilito che mia madre dovesse tornare a vivere nell’ambiente caratterizzato da abusi psichici tali da costringerla immobile per il resto dei suoi giorni, e infatti, in brevissimo tempo, non è stata più in grado di alzarsi, né la rete assistenziale ha fatto nulla per creare un confort adeguato alle sue condizioni.
Per me, sono state disposte rare visite a mia madre e quei pochi momenti di intimità ero piantonata proprio dai miei fratelli violenti.
Per poter difendere me e mia madre ho documentato scrupolosamente gli abusi dapprima all’Amministratrice di Sostegno. Ella, invece di rivolgersi alla Giustizia Civile e Penale affinché investigasse e procedesse, si è schierata dalla parte dei potenti, tutelando nei fatti i miei fratelli e le altre figure istituzionali, invece che mia madre, sua assistita.
Ho quindi coraggiosamente denunciato alla Procura della Repubblica di Latina gli abusi di potere delle figure istituzionali coinvolte, compresa l’amministratrice di sostegno per le sue omissioni e abusi.
Il Giudice Tutelare ha, di tutta risposta, decretato il mio allontanamento definitivo da mia madre, negandomi anche la possibilità di farla visitare da un perito medico di parte.
Il Giudice Tutelare inoltre ha stabilito che mia madre fosse inabile all’uscire di casa, nonostante i risultati ottenuti proprio fuori da quella casa. Il Giudice ha confermato il mandato all’Amministratrice di Sostegno, definendola “irreprensibile”, negando le inconfutabili prove dei suoi abusi che ovviamente ha continuato a perpetrare.
Il nuovo Giudice Tutelare, Antonio Gabrielli, subentrato al precedente il 29 aprile 2019, ha continuato negli abusi nei miei confronti rigettando le mie richieste di rivedere le decisioni del suo predecessore, negandomi la possibilità di avere notizie sulla salute di mia madre e la possibilità di accedere agli atti del fascicolo infrangendo l’art. 22 della legge 241/90 (legge sulla trasparenza degli atti amministrativi).
La Procura della Repubblica sta progressivamente archiviando ogni mia denuncia (ne ho fatte 5 proprio perché gli abusi si perpetuano), con strategie atte a eliminare il reato di maltrattamento. Le denunce sono infatti considerate singolarmente, mentre, nei fatti, vi è una continuità di abusi ripetuti e perpetuati negli anni, e in cui sono coinvolte sempre le stesse persone.
Inoltre non sono considerata parte offesa, in quanto “né tutrice, né amministratrice di sostegno”. Come se non esistesse la sofferenza di una figlia, la quale, tra l’altro, conosce perfettamente i drammatici effetti degli abusi, fisici e psichici, proprio perché subiti in prima persona.
Gli abusi dell’Amministratrice di Sostegno sono avallati e considerati giusti in virtù del titolo, mentre, poiché perpetrati proprio da chi dovrebbe difendere il suo assistito, sono di maggiore gravità.
Dal 19 dicembre 2018 non vedo mia madre e non ho più alcuna notizia di lei. Le certificazioni mediche in mio possesso relazionano una situazione rapidamente peggiorata da quando io sono assente e comunque risalgono al 9 marzo 2019.
Poiché il proprietario dell’immobile in cui è costretta mia madre risulta essere, in seguito a una vendita in realtà mai perfezionata, mio fratello, l’amministratrice di sostegno permette che mia madre sia esclusa anche dall’affetto delle sue nipoti; infatti anche alle mie figlie viene impedito di poter vedere la nonna.
Uno dei miei fratelli, sacerdote di alta carica, ha ripetutamente e in vari modi usato il suo potere istituzionale per dar credito agli altri fratelli nell’ostacolare i diritti di mia madre.
Soffro moltissimo sapendo che mia madre è costretta ad essere circondata, toccata proprio da quelle persone di cui ella aveva il terrore al solo sentirne la voce e la sua sofferenza ora è ancora maggiore perché ancora più fragile e sensibile.
I farmaci assunti da mia madre per diminuire le contratture muscolari non hanno effetto, perché la causa della sua spasticità è la paura. Ella avverte la mancanza di gentilezza e sincerità nell’ essere accudita.
Desidero che mia madre, che ha compiuto 90 anni il 5 ottobre scorso, possa vivere gli ultimi momenti della sua vita fra braccia amorevoli, a riscatto di una vita di abusi e privazioni. Dopotutto ella nella sua vita ha offerto solo dedizione, onestà e amore e coraggiosamente resiste all’ ambiente ostile.
Come infermiera, è terribile poter dare il proprio amore a tanti ammalati e sofferenti e non poterlo dare alla propria madre, nelle stesse condizioni.
Faccio questa petizione affinché il Giudice Tutelare Antonio Gabrielli disponga per me la possibilità di
- avere copia di tutti gli atti del fascicolo, compresi quelli dal 29 aprile 2019,
- di poter assistere mia madre come caregiver competente (ho documentato un curriculum formativo specifico per l’ assistenza a pazienti con sindrome d’allettamento, patologia di cui è affetta mia madre, e ho depositato come referenze diverse note di encomio ricevute dalla Direzione dell’azienda pubblica dove ho lavorato per 7 anni come infermiera in assistenza domiciliare e dalla Direzione Generale dell’Azienda Pubblica dove attualmente lavoro,
- di poter ricoverare mia madre presso l’ospedale in cui lavoro, dotato di ogni figura professionale e di strumentazione adeguata per ogni esigenza di una persona in condizioni critiche, qual è attualmente mia madre.
Chiedo inoltre
- al Presidente del Tribunale di Latina e al Ministro della Giustizia che si facciano promotori affinché si arrivi al Processo;
- che siano riuniti i procedimenti penali dove ho evidenziato anche lesioni fisiche sia a carico mio che di mia madre (ella ha subito un ricovero dove è stata riscontrata, tra le altre cose, una emorragia cerebrale postraumatica);
- che le indagini confermino che gli atti di vendita delle proprietà di mia madre non sono stati perfezionati di regolari versamenti bancari, e indagini sulla gravità dello stile di vita di mia madre prima e dopo la vendita di tali proprietà.
- Chiedo al Vescovo di Latina, nonché a Papa Francesco, quali figure istituzionali religiose di intervenire affinché si indaghi anche sul contributo che mio fratello sacerdote Francesco Guerra ha avuto sulle pressioni psicologiche per ottenere che mia madre cedesse anticipatamente e gratuitamente tutte le proprietà.
Con il successo di questa petizione io potrò finalmente affrancarmi da un ruolo di sudditanza nei confronti dell’egemonia maschile superando tutti gli inquinamenti del passato.
Garantirò a mia madre la possibilità di vivere gli ultimi momenti di vita circondata da braccia che l’hanno sempre amata e onorata, così come merita.
Inoltre con la vittoria di questa petizione ribadiremo l’importanza della tutela dagli abusi in famiglia, e mostreremo la nostra forza di persone comuni nella lotta contro gli abusi nei Palazzi della Giustizia! Un piccolo centro quale è San Felice Circeo (LT) sarà l’esempio di legalità che tutti vorranno imitare! Grazie a tutti!

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 13 ottobre 2019