

Il "femminile sovraesteso"? No, grazie


Il "femminile sovraesteso"? No, grazie
Il problema
La chiocciolina informatica (“Car@ collega”) censurata dalla Real Academia Española al pari della vocale media e (in todes, per todos e todas) e della x (todxs), oppure forme come “Caru collega”, “Carx collega”, “Carə collega” o “Carз colleghз” (з è lo schwa “lungo”, come marca del plurale), sono espedienti grafici “inclusivi” che, anziché risolvere il problema, lo aggravano.
L’inclusione linguistica investe anche i vari tentativi di promuovere la parità di genere con discutibili interventi di carattere risarcitorio. Rientra nel quadro, per quest’ultimo aspetto, un’incomprensibile decisione presa ultimamente dall’Università di Trento e resa di pubblico dominio con la diffusione da parte dei vertici dell’ateneo, il 28 marzo scorso, di un comunicato stampa. Eccone il testo quasi integrale (il grassetto è nostro):
Nella seduta di oggi il Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento ha varato il Regolamento generale di Ateneo, documento quadro che mette in atto e dettaglia quanto previsto dallo Statuto di Ateneo, recentemente aggiornato. Un documento importante per la vita dell’Ateneo e per tanti atti che a esso si richiamano, perché disciplina la costituzione, le modalità di elezione e il funzionamento degli organi di Ateneo, oltre a dettare le disposizioni generali relative all’organizzazione delle strutture accademiche e alla gestione dei beni dell’Università di Trento. Novità di questa ultima versione è però che per la prima volta sarà redatta adottando nella sua formulazione il ‘femminile sovraesteso’. La sua peculiarità viene ribadita proprio nell’incipit con l’introduzione di un apposito comma: “I termini femminili usati in questo testo si riferiscono a tutte le persone” (Titolo1, art. 1, comma 5). Una scelta che ha una valenza fortemente simbolica e che segue altre decisioni in questo senso intraprese dall’Ateneo a partire dal 2017 con l’approvazione del vademecum “Per un uso del linguaggio rispettoso delle differenze”. È il rettore Flavio Deflorian a spiegare la genesi e le ragioni di questa decisione: «Nella stesura del nuovo Regolamento abbiamo notato che accordarsi alle linee guida sul linguaggio rispettoso avrebbe appesantito molto tutto il documento. In vari passaggi infatti si sarebbe dovuto specificare i termini sia al femminile, sia al maschile. Così, per rendere tutto più fluido e per facilitare la fase di confronto interno, i nostri uffici amministrativi hanno deciso di lavorare a una bozza declinata su un unico genere. Hanno scelto quello femminile, anche per mantenere all’attenzione degli organi di governo la questione. Leggere il documento mi ha colpito. Come uomo mi sono sentito escluso. Questo mi ha fatto molto riflettere sulla sensazione che possono avere le donne quotidianamente quando non si vedono rappresentate nei documenti ufficiali. Così ho proposto di dare, almeno in questo importante documento, un segnale di discontinuità. Una decisione che è stata accolta senza obiezioni». La presidente, la rettrice, la segretaria, le componenti del Nucleo di valutazione, la direttrice del Sistema bibliotecario di Ateneo, le professoresse, la candidata, la decana…Termini come questi sono dunque citati e ripetuti più volte in riferimento a tutte le persone a prescindere dal genere, nelle quasi cinquanta pagine che compongono il nuovo Regolamento di Ateneo che, dopo alcuni passaggi formali, sarà emanato, trasmesso alle strutture e pubblicato sul sito di Ateneo, dove sarà liberamente consultabile.
Così recita il Regolamento al comma interessato: «I termini femminili usati in questo testo si riferiscono a tutte le persone» (Titolo 1, art. 1, comma 5). Un conto però è rivolgersi o indirizzarsi a «cittadine e cittadini», «colleghe e colleghi» o «studentesse e studenti» per far risaltare il femminile di genere, anche perché si estenda più facilmente alle professioni di rilievo, un altro conto è avallare il “femminile sovraesteso” con una discutibile operazione di “marketing inclusivo” istituzionale che potrebbe generare reazioni a catena, a partire dagli effetti prodotti sui nomi di mestieri e professioni nelle insegne esposte al pubblico.
Agli eccessi del neopuritanesimo di un politicamente corretto che non teme di agire nemmeno in modo retroattivo, boicottando o depennando dal canone, ritoccando o rimaneggiando, sforbiciando o censurando tante opere d’ingegno (di artisti o letterati, filosofi o scienziati, architetti o musicisti, cineasti o drammaturghi, imprenditori o intellettuali), oppure rimuovendo epigrafi, sculture, dipinti o altre pubbliche immagini dei loro autori o scritte che li riguardino, si è aggiunto ora un altro tassello che, dal versante linguistico, complica ancora una volta le cose. L’oltranzismo politically correct fatto proprio dall’Università di Trento ingigantisce il problema anche per le sue inevitabili ricadute sociali: gli incasellamenti coatti, la cieca omologazione generale, l’assoggettamento al conformismo e il fanatismo ideologico (al punto da pretendere di cancellare d’un botto secoli di stratificazione linguistica e culturale) sarann0 sempre più spesso occasione di scatenamento, anche solo per un moto di reazione alla saturazione mediatica di temi ormai risaputi, di piccate o veementi manifestazioni di dissenso intellettuale, con gli inevitabili rischi di un ulteriore peggioramento della situazione.
I sottoscritti si rivolgono al Governo e ai Ministeri più direttamente interessati (il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministero della Pubblica Amministrazione) perché esprimano un parere sulle linee guida approvate dal Consiglio di Amministrazione dell’Università di Trento, e chiedono al Rettore e ai competenti organi dell’ateneo tridentino di rimettere mano al Regolamento appena varato relativamente alle soluzioni “inclusive” adottate. Tali soluzioni, sia pure al momento applicate (“sperimentalmente”) solo alla nuova edizione del Regolamento suddetto, nonché contraddire le stesse linee guida adottate dall'Università di Trento nel 2017, e tuttora vigenti, sono contrarie al buonsenso e avverse al senso comune linguistico e alla declinazione pubblica e istituzionale dell’italiano, che in questa sua specifica funzione deve rispondere alle esigenze di tutta la comunità nazionale e porsi perciò al suo servizio.
Massimo Arcangeli, Università di Cagliari
Claudio Marazzini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca
Serenella Baggio, Università di Trento
Vittorio Coletti, Accademia della Crusca
Paolo D’Achille, Università Roma Tre
Piergiorgio Odifreddi, prof. emerito, Università di Bologna
Massimo Cacciari, prof. emerito, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano
Gian Luigi Beccaria, prof. emerito, Università di Torino
Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca
Giulio Ferroni, prof. emerito, Sapienza Università di Roma
Angelo d'Orsi, storico e giornalista, già prof. ord. dell’Università di Torino
Ernesto Galli della Loggia, prof. emerito, Scuola Normale Superiore di Pisa
Franco Cardini, prof. emerito, Scuola Normale Superiore di Pisa
Silvia Morgana, Università Di Milano
Ugo Vignuzzi, accademico emerito, Accademia della Crusca
Rocco Distilo, già prof. ord. di Filologia e Linguistica romanza
Rita Fresu, Università di Cagliari
Claudio Giovanardi, Università Roma Tre
Silvano Tagliagambe, prof. emerito di Storia della scienza, Università di Sassari
Pierangela Diadori, Università per Stranieri di Siena
Gabriella Alfieri, prof. ord. di Linguistica italiana, Università di Catania
Stefano Arduini, prof. ord. di Linguistica, Università Link Campus di Roma
Sandra Covino, Università per Stranieri di Perugia
Anna Maria D’Achille, Sapienza Università di Roma
Ilaria Bonomi, Accademia della Crusca
Michele Cortelazzo, prof. emerito, Università di Padova
Rita Librandi, prof. emerita, Università L'Orientale di Napoli
Salvatore Claudio Sgroi, già prof. ord. di Linguistica Generale, Università di Catania
Ivano Paccagnella, prof. emerito, Università di Padova
Giuseppe Parlato, prof. emerito di Storia contemporanea, Università Internazionale di Roma
Nicola De Blasi, prof. ord., Università di Napoli Federico II
Vincenzo Orioles, Università di Udine
Simonetta Bartolini, prof. ordinario di Letteratura contemporanea, Università Internazionale di Roma
Giuseppe Brincat, Università di Malta
Maurizio Trifone, Università di Cagliari
Marina Castiglione, prof. ord., Università di Palermo
Sergio Lubello, presidente dell'Associazione per la Storia della Lingua Italiana, Università di Salerno
Francesco Zambon, prof. emerito di Filologia Romanza, Università di Trento
Stefano Gensini, già prof. ord. di Filosofia e Teoria dei Linguaggi, Sapienza Università di Roma
Alberto Voltolini, prof. ord., Università di Torino
Annalisa Nesi, Università di Siena
Gianfranco Marrone, prof. ord., Università di Palermo
Gabriella Cartago, Università di Milano
Giovanni Ruffino, prof. emerito, Università di Palermo
Massimo Vedovelli, già prof. ord. di Linguistica educativa
Enzo Mattesini, già prof. ord. di Linguistica italiana, Università di Perugia
Emanuela Andreoni Fontecedro, già prof. ordinario di Letteratura latina, Università Roma Tre
Maria Pia Baccari, prof. ordinario di Diritto romano, Università Lumsa di Roma
Giovanni Deriu, prof. ord., Università di Padova
Renato Troncon, Università di Trento
Anna Antonini, Scuola Normale Superiore di Pisa
Gaetano Licata, Università di Palermo
Alessandro Aresti, Università di Cagliari

Il problema
La chiocciolina informatica (“Car@ collega”) censurata dalla Real Academia Española al pari della vocale media e (in todes, per todos e todas) e della x (todxs), oppure forme come “Caru collega”, “Carx collega”, “Carə collega” o “Carз colleghз” (з è lo schwa “lungo”, come marca del plurale), sono espedienti grafici “inclusivi” che, anziché risolvere il problema, lo aggravano.
L’inclusione linguistica investe anche i vari tentativi di promuovere la parità di genere con discutibili interventi di carattere risarcitorio. Rientra nel quadro, per quest’ultimo aspetto, un’incomprensibile decisione presa ultimamente dall’Università di Trento e resa di pubblico dominio con la diffusione da parte dei vertici dell’ateneo, il 28 marzo scorso, di un comunicato stampa. Eccone il testo quasi integrale (il grassetto è nostro):
Nella seduta di oggi il Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento ha varato il Regolamento generale di Ateneo, documento quadro che mette in atto e dettaglia quanto previsto dallo Statuto di Ateneo, recentemente aggiornato. Un documento importante per la vita dell’Ateneo e per tanti atti che a esso si richiamano, perché disciplina la costituzione, le modalità di elezione e il funzionamento degli organi di Ateneo, oltre a dettare le disposizioni generali relative all’organizzazione delle strutture accademiche e alla gestione dei beni dell’Università di Trento. Novità di questa ultima versione è però che per la prima volta sarà redatta adottando nella sua formulazione il ‘femminile sovraesteso’. La sua peculiarità viene ribadita proprio nell’incipit con l’introduzione di un apposito comma: “I termini femminili usati in questo testo si riferiscono a tutte le persone” (Titolo1, art. 1, comma 5). Una scelta che ha una valenza fortemente simbolica e che segue altre decisioni in questo senso intraprese dall’Ateneo a partire dal 2017 con l’approvazione del vademecum “Per un uso del linguaggio rispettoso delle differenze”. È il rettore Flavio Deflorian a spiegare la genesi e le ragioni di questa decisione: «Nella stesura del nuovo Regolamento abbiamo notato che accordarsi alle linee guida sul linguaggio rispettoso avrebbe appesantito molto tutto il documento. In vari passaggi infatti si sarebbe dovuto specificare i termini sia al femminile, sia al maschile. Così, per rendere tutto più fluido e per facilitare la fase di confronto interno, i nostri uffici amministrativi hanno deciso di lavorare a una bozza declinata su un unico genere. Hanno scelto quello femminile, anche per mantenere all’attenzione degli organi di governo la questione. Leggere il documento mi ha colpito. Come uomo mi sono sentito escluso. Questo mi ha fatto molto riflettere sulla sensazione che possono avere le donne quotidianamente quando non si vedono rappresentate nei documenti ufficiali. Così ho proposto di dare, almeno in questo importante documento, un segnale di discontinuità. Una decisione che è stata accolta senza obiezioni». La presidente, la rettrice, la segretaria, le componenti del Nucleo di valutazione, la direttrice del Sistema bibliotecario di Ateneo, le professoresse, la candidata, la decana…Termini come questi sono dunque citati e ripetuti più volte in riferimento a tutte le persone a prescindere dal genere, nelle quasi cinquanta pagine che compongono il nuovo Regolamento di Ateneo che, dopo alcuni passaggi formali, sarà emanato, trasmesso alle strutture e pubblicato sul sito di Ateneo, dove sarà liberamente consultabile.
Così recita il Regolamento al comma interessato: «I termini femminili usati in questo testo si riferiscono a tutte le persone» (Titolo 1, art. 1, comma 5). Un conto però è rivolgersi o indirizzarsi a «cittadine e cittadini», «colleghe e colleghi» o «studentesse e studenti» per far risaltare il femminile di genere, anche perché si estenda più facilmente alle professioni di rilievo, un altro conto è avallare il “femminile sovraesteso” con una discutibile operazione di “marketing inclusivo” istituzionale che potrebbe generare reazioni a catena, a partire dagli effetti prodotti sui nomi di mestieri e professioni nelle insegne esposte al pubblico.
Agli eccessi del neopuritanesimo di un politicamente corretto che non teme di agire nemmeno in modo retroattivo, boicottando o depennando dal canone, ritoccando o rimaneggiando, sforbiciando o censurando tante opere d’ingegno (di artisti o letterati, filosofi o scienziati, architetti o musicisti, cineasti o drammaturghi, imprenditori o intellettuali), oppure rimuovendo epigrafi, sculture, dipinti o altre pubbliche immagini dei loro autori o scritte che li riguardino, si è aggiunto ora un altro tassello che, dal versante linguistico, complica ancora una volta le cose. L’oltranzismo politically correct fatto proprio dall’Università di Trento ingigantisce il problema anche per le sue inevitabili ricadute sociali: gli incasellamenti coatti, la cieca omologazione generale, l’assoggettamento al conformismo e il fanatismo ideologico (al punto da pretendere di cancellare d’un botto secoli di stratificazione linguistica e culturale) sarann0 sempre più spesso occasione di scatenamento, anche solo per un moto di reazione alla saturazione mediatica di temi ormai risaputi, di piccate o veementi manifestazioni di dissenso intellettuale, con gli inevitabili rischi di un ulteriore peggioramento della situazione.
I sottoscritti si rivolgono al Governo e ai Ministeri più direttamente interessati (il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministero della Pubblica Amministrazione) perché esprimano un parere sulle linee guida approvate dal Consiglio di Amministrazione dell’Università di Trento, e chiedono al Rettore e ai competenti organi dell’ateneo tridentino di rimettere mano al Regolamento appena varato relativamente alle soluzioni “inclusive” adottate. Tali soluzioni, sia pure al momento applicate (“sperimentalmente”) solo alla nuova edizione del Regolamento suddetto, nonché contraddire le stesse linee guida adottate dall'Università di Trento nel 2017, e tuttora vigenti, sono contrarie al buonsenso e avverse al senso comune linguistico e alla declinazione pubblica e istituzionale dell’italiano, che in questa sua specifica funzione deve rispondere alle esigenze di tutta la comunità nazionale e porsi perciò al suo servizio.
Massimo Arcangeli, Università di Cagliari
Claudio Marazzini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca
Serenella Baggio, Università di Trento
Vittorio Coletti, Accademia della Crusca
Paolo D’Achille, Università Roma Tre
Piergiorgio Odifreddi, prof. emerito, Università di Bologna
Massimo Cacciari, prof. emerito, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano
Gian Luigi Beccaria, prof. emerito, Università di Torino
Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca
Giulio Ferroni, prof. emerito, Sapienza Università di Roma
Angelo d'Orsi, storico e giornalista, già prof. ord. dell’Università di Torino
Ernesto Galli della Loggia, prof. emerito, Scuola Normale Superiore di Pisa
Franco Cardini, prof. emerito, Scuola Normale Superiore di Pisa
Silvia Morgana, Università Di Milano
Ugo Vignuzzi, accademico emerito, Accademia della Crusca
Rocco Distilo, già prof. ord. di Filologia e Linguistica romanza
Rita Fresu, Università di Cagliari
Claudio Giovanardi, Università Roma Tre
Silvano Tagliagambe, prof. emerito di Storia della scienza, Università di Sassari
Pierangela Diadori, Università per Stranieri di Siena
Gabriella Alfieri, prof. ord. di Linguistica italiana, Università di Catania
Stefano Arduini, prof. ord. di Linguistica, Università Link Campus di Roma
Sandra Covino, Università per Stranieri di Perugia
Anna Maria D’Achille, Sapienza Università di Roma
Ilaria Bonomi, Accademia della Crusca
Michele Cortelazzo, prof. emerito, Università di Padova
Rita Librandi, prof. emerita, Università L'Orientale di Napoli
Salvatore Claudio Sgroi, già prof. ord. di Linguistica Generale, Università di Catania
Ivano Paccagnella, prof. emerito, Università di Padova
Giuseppe Parlato, prof. emerito di Storia contemporanea, Università Internazionale di Roma
Nicola De Blasi, prof. ord., Università di Napoli Federico II
Vincenzo Orioles, Università di Udine
Simonetta Bartolini, prof. ordinario di Letteratura contemporanea, Università Internazionale di Roma
Giuseppe Brincat, Università di Malta
Maurizio Trifone, Università di Cagliari
Marina Castiglione, prof. ord., Università di Palermo
Sergio Lubello, presidente dell'Associazione per la Storia della Lingua Italiana, Università di Salerno
Francesco Zambon, prof. emerito di Filologia Romanza, Università di Trento
Stefano Gensini, già prof. ord. di Filosofia e Teoria dei Linguaggi, Sapienza Università di Roma
Alberto Voltolini, prof. ord., Università di Torino
Annalisa Nesi, Università di Siena
Gianfranco Marrone, prof. ord., Università di Palermo
Gabriella Cartago, Università di Milano
Giovanni Ruffino, prof. emerito, Università di Palermo
Massimo Vedovelli, già prof. ord. di Linguistica educativa
Enzo Mattesini, già prof. ord. di Linguistica italiana, Università di Perugia
Emanuela Andreoni Fontecedro, già prof. ordinario di Letteratura latina, Università Roma Tre
Maria Pia Baccari, prof. ordinario di Diritto romano, Università Lumsa di Roma
Giovanni Deriu, prof. ord., Università di Padova
Renato Troncon, Università di Trento
Anna Antonini, Scuola Normale Superiore di Pisa
Gaetano Licata, Università di Palermo
Alessandro Aresti, Università di Cagliari

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Petizione creata in data 9 aprile 2024