Vittoria

Il Centro di Identificazione ed Espulsione di Bologna non deve riaprire

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Al CIE la salute è a rischio e le condizioni di vita disumane.
 
La visita ispettiva della Asl di Bologna del 14 gennaio 2013 ha confermato la situazione drammatica del Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. Le condizioni igienico-sanitarie e le carenze strutturali e manutentive dell'edificio di via Mattei sono inaccettabili, le persone trattenute vivono in una situazione disumana, con il rischio per la loro salute e per quella degli operatori. Anche la Garante delle persone detenute dell'Emilia-Romagna ha denunciato le condizioni drammatiche sia per chi lavora che per chi è detenuto.
 
Un'equipe di Medici per i Diritti Umani ha visitato il CIE e denunciato la totale inadeguatezza della struttura a garantire la dignità umana dei migranti trattenuti. Gli spazi interni ed esterni degli alloggi si presentano inoltre in uno stato fatiscente e le condizioni di pulizia sono estremamente carenti.
 
Nelle condizioni riscontrate, non vengono garantiti diritti e tutele così come previsto dalla legge. Dobbiamo chiedere con forza di non riaprire il CIE di Bologna, una struttura che rappresenta non solo un pericolo per le persone ma anche un costo sociale e economico enorme.
 
Il CIE è un luogo di degrado, di violazione dei diritti umani.
 
Il Parlamento deve occuparsi di superare le leggi disastrose che sono alla base di questi centri e che richiamano ad una responsabilità istituzionale e collettiva. La città di Bologna deve opporsi alla riapertura del CIE di Bologna e chiedere al Governo italiano di non riaprire il Centro di Identificazione ed Espulsione di Bologna.



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