I sordi italiani vogliono parlare l'italiano

Il problema

 

Signor Presidente, signor Ministro dell’Istruzione, signor Ministro della Salute, signor Ministro della Cultura

Ciò che segue è una richiesta da parte dei sordi italiani che vogliono parlare la loro, la vostra, la nostra lingua, ovvero l’italiano, e non condividono la legge attualmente in discussione in Parlamento circa il “riconoscimento della lingua dei segni italiana” come lingua ufficiale dei sordi (con tutto ciò che questo riconoscimento andrebbe a significare).

Noi sordi italiani (protesizzati, impiantati, oralisti in generale) non ci riconosciamo in questa lingua, né in questa così arbitrariamente definita: "cultura sorda".

La proposta in discussione è ben lungi dal tutelare “tutti i sordi”. Questa interessa solo una minima parte di essi, arroccata in una comunità anacronistica e fittizia che si definisce appunto ‘comunità sorda’. Come se una parte della popolazione potesse ancora, nel terzo millennio, essere definita in base alle caratteristiche di un handicap o di una patologia delle persone che la compongono: è un volontario ricondursi alla ghettizzazione, e rifiutare “tutti gli altri”, altro che integrazione (bianchi, neri, ebrei, islamici, taoisti e ora anche zoppi, obesi, anoressici, ciechi, distrofici, diabetici, cardiopatici e chi più ne ha più ne metta). Vi immaginate se ognuna di queste categorie di persone decidesse di esprimersi in modo differenziato per potersi definire comunità? Non ha alcun senso. O meglio il senso recondito c’è ... e siamo sempre lì …. sovvenzioni (ovvero il parassitismo cronico), ma questo è un altro discorso.

La lingua dei sordi italiani "è e deve” essere l’italiano. E un italiano che sia tale e non un pastrocchio incomprensibile.

Orbene la legge in discussione attualmente in Parlamento circa il riconoscimento della lingua italiana dei segni come lingua di tutti i sordi italiani è un abominio culturale. È un codice di comunicazione per uno sparuto gruppo di persone che rifiuta la tecnologia, che rifiuta l’integrazione, che rifiuta l’emancipazione, ma che pretende assistenza a 360° a carico dello Stato, e quindi a carico di tutti, vita natural durante.

Noi sordi italiani non vogliamo questo.

Noi sordi italiani vogliamo sentire e capire, parlare (italiano), imparare eventualmente altre lingue utili, ma soprattutto vogliamo l’integrazione totale col mondo “normale”.

Noi sordi italiani non abbiamo bisogno dell’interprete ad ogni angolo, ci capiscono benissimo perché parliamo come tutti gli altri, e siamo certi che la nostra interazione con il mondo udente non corre rischio di fraintendimenti poiché siamo noi stessi a sentire, capire e rispondere da soli.

Noi sordi italiani possiamo fare qualsiasi lavoro, qualsiasi sport, qualsiasi corso di studi, qualsiasi attività ci possa rendere indipendenti, autosufficienti, emancipati, e soprattutto affrancati dall’obsoleto refrain sordo-tonto-poverino-segnante-interprete.

Noi sordi italiani amiamo la nostra lingua natia che è quella del paese in cui viviamo e delle persone che ci circondano e con le quali interagiamo totalmente e non solo con uno sparuto gruppo di esse.

Noi sordi italiani intendiamo la sordità come una disabilità ampiamente superabile perché molti di noi hanno già raggiunto questo traguardo grazie alle nuove tecnologie e all’ aggiornamento medico e riabilitativo che hanno trovato terreno fertile nella profonda tradizione riabilitativa italiana della sordità. 

Noi sordi italiani difendiamo e tuteliamo anche i diritti dei sordi, sì, ma per superare definitivamente la disabilità; si tratta quindi della ricerca di forme di assistenza veramente etica e proattiva e non di un mero e fastidioso e costoso quanto inutile assistenzialismo.

Noi sordi italiani comunichiamo normalmente, come gli udenti, e non accettiamo che la disabilità uditiva sia sinonimo di linguaggio gestuale perché oggi così non è, e di questo deve essere informata con puntualità l’opinione pubblica per indirizzare correttamente risorse ed impegno intellettuale.

Noi sordi italiani abbiamo bisogno di ben altro che del riconoscimento della LIS. Abbiamo bisogno degli strumenti per raggiungere gli obbiettivi di integrazione, autonomia ed indipendenza da qualsiasi altra persona (interpreti, assistenti alla comunicazione, insegnanti di sostegno o altre figure). Occorre per esempio, che ci sia un'unica legislazione a livello nazionale, e non regionale, perché i sordi italiani sono tutti uguali. E per essere meno gravosi anche per lo Stato, che i costi fossero ancorati al reddito, in modo da consentire la vera integrazione anche ai meno abbienti, ma non di meno bisognosi. Occorre che lo screening neonatale diventi una realtà in tutte le strutture ospedaliere italiane, potendo quindi ricorrere ad una precoce riabilitazione. Occorre formazione e aggiornamento continuo per audiometristi, logopedisti e professionisti dell’audiologia per poter dare la possibilità a tutti i sordi di poter parlare, sentire, capire, interagire come chiunque altro senza aiuti da nessuno. E questo si può. Oggi si può. Oggi questo è ciò che serve.

Ma soprattutto noi sordi italiani vogliamo parlare la nostra bellissima lingua italiana e non esprimerci in una grottesca versione di questa e sentirci pure dire che essa (la LIS) compendia e arricchisce l’italiano, perché questo è un abominio, un’assurdità assoluta, una coltellata al cuore della nostra, questa sì, millenaria identità culturale.

Signor Presidente, Signori Ministri, grazie se vorrete “ascoltarci”.

 

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Giulia PetrilloPromotore della petizione
Questa petizione aveva 1045 sostenitori

Il problema

 

Signor Presidente, signor Ministro dell’Istruzione, signor Ministro della Salute, signor Ministro della Cultura

Ciò che segue è una richiesta da parte dei sordi italiani che vogliono parlare la loro, la vostra, la nostra lingua, ovvero l’italiano, e non condividono la legge attualmente in discussione in Parlamento circa il “riconoscimento della lingua dei segni italiana” come lingua ufficiale dei sordi (con tutto ciò che questo riconoscimento andrebbe a significare).

Noi sordi italiani (protesizzati, impiantati, oralisti in generale) non ci riconosciamo in questa lingua, né in questa così arbitrariamente definita: "cultura sorda".

La proposta in discussione è ben lungi dal tutelare “tutti i sordi”. Questa interessa solo una minima parte di essi, arroccata in una comunità anacronistica e fittizia che si definisce appunto ‘comunità sorda’. Come se una parte della popolazione potesse ancora, nel terzo millennio, essere definita in base alle caratteristiche di un handicap o di una patologia delle persone che la compongono: è un volontario ricondursi alla ghettizzazione, e rifiutare “tutti gli altri”, altro che integrazione (bianchi, neri, ebrei, islamici, taoisti e ora anche zoppi, obesi, anoressici, ciechi, distrofici, diabetici, cardiopatici e chi più ne ha più ne metta). Vi immaginate se ognuna di queste categorie di persone decidesse di esprimersi in modo differenziato per potersi definire comunità? Non ha alcun senso. O meglio il senso recondito c’è ... e siamo sempre lì …. sovvenzioni (ovvero il parassitismo cronico), ma questo è un altro discorso.

La lingua dei sordi italiani "è e deve” essere l’italiano. E un italiano che sia tale e non un pastrocchio incomprensibile.

Orbene la legge in discussione attualmente in Parlamento circa il riconoscimento della lingua italiana dei segni come lingua di tutti i sordi italiani è un abominio culturale. È un codice di comunicazione per uno sparuto gruppo di persone che rifiuta la tecnologia, che rifiuta l’integrazione, che rifiuta l’emancipazione, ma che pretende assistenza a 360° a carico dello Stato, e quindi a carico di tutti, vita natural durante.

Noi sordi italiani non vogliamo questo.

Noi sordi italiani vogliamo sentire e capire, parlare (italiano), imparare eventualmente altre lingue utili, ma soprattutto vogliamo l’integrazione totale col mondo “normale”.

Noi sordi italiani non abbiamo bisogno dell’interprete ad ogni angolo, ci capiscono benissimo perché parliamo come tutti gli altri, e siamo certi che la nostra interazione con il mondo udente non corre rischio di fraintendimenti poiché siamo noi stessi a sentire, capire e rispondere da soli.

Noi sordi italiani possiamo fare qualsiasi lavoro, qualsiasi sport, qualsiasi corso di studi, qualsiasi attività ci possa rendere indipendenti, autosufficienti, emancipati, e soprattutto affrancati dall’obsoleto refrain sordo-tonto-poverino-segnante-interprete.

Noi sordi italiani amiamo la nostra lingua natia che è quella del paese in cui viviamo e delle persone che ci circondano e con le quali interagiamo totalmente e non solo con uno sparuto gruppo di esse.

Noi sordi italiani intendiamo la sordità come una disabilità ampiamente superabile perché molti di noi hanno già raggiunto questo traguardo grazie alle nuove tecnologie e all’ aggiornamento medico e riabilitativo che hanno trovato terreno fertile nella profonda tradizione riabilitativa italiana della sordità. 

Noi sordi italiani difendiamo e tuteliamo anche i diritti dei sordi, sì, ma per superare definitivamente la disabilità; si tratta quindi della ricerca di forme di assistenza veramente etica e proattiva e non di un mero e fastidioso e costoso quanto inutile assistenzialismo.

Noi sordi italiani comunichiamo normalmente, come gli udenti, e non accettiamo che la disabilità uditiva sia sinonimo di linguaggio gestuale perché oggi così non è, e di questo deve essere informata con puntualità l’opinione pubblica per indirizzare correttamente risorse ed impegno intellettuale.

Noi sordi italiani abbiamo bisogno di ben altro che del riconoscimento della LIS. Abbiamo bisogno degli strumenti per raggiungere gli obbiettivi di integrazione, autonomia ed indipendenza da qualsiasi altra persona (interpreti, assistenti alla comunicazione, insegnanti di sostegno o altre figure). Occorre per esempio, che ci sia un'unica legislazione a livello nazionale, e non regionale, perché i sordi italiani sono tutti uguali. E per essere meno gravosi anche per lo Stato, che i costi fossero ancorati al reddito, in modo da consentire la vera integrazione anche ai meno abbienti, ma non di meno bisognosi. Occorre che lo screening neonatale diventi una realtà in tutte le strutture ospedaliere italiane, potendo quindi ricorrere ad una precoce riabilitazione. Occorre formazione e aggiornamento continuo per audiometristi, logopedisti e professionisti dell’audiologia per poter dare la possibilità a tutti i sordi di poter parlare, sentire, capire, interagire come chiunque altro senza aiuti da nessuno. E questo si può. Oggi si può. Oggi questo è ciò che serve.

Ma soprattutto noi sordi italiani vogliamo parlare la nostra bellissima lingua italiana e non esprimerci in una grottesca versione di questa e sentirci pure dire che essa (la LIS) compendia e arricchisce l’italiano, perché questo è un abominio, un’assurdità assoluta, una coltellata al cuore della nostra, questa sì, millenaria identità culturale.

Signor Presidente, Signori Ministri, grazie se vorrete “ascoltarci”.

 

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Giulia PetrilloPromotore della petizione

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