

Rispettiamo il lavoro dei docenti
Il problema
Siamo un gruppo di docenti della scuola italiana e con questa lettera vorremmo comunicare al Governo con tutti i suoi Ministri, ai Provveditori locali, ai Dirigenti scolastici e anche a qualche nostro collega che, per fortuna, siamo ancora vivi; alcuni di noi, purtroppo non ce l’hanno fatta, invece, e anche per loro combattiamo questa battaglia.
Riportiamo di seguito ciò che abbiamo REALMENTE VISSUTO in nome dell’amore per la professione e del bene dei nostri studenti, sempre speranzosi che chi gestisse la situazione fosse realmente interessato a coniugare il nostro bene con quello dei nostri allievi, nel rispetto della sicurezza.
22 febbraio 2020: scuole chiuse fino al 2 marzo. Domenica 1 marzo: scuole chiuse fino al 4 aprile. Anzi no: 18 maggio. Nel frattempo tutti tranquilli: tutti promossi. Quattro maggio: già che ci siamo concludiamo l'anno scolastico in DAD. Anzi, torniamo a scuola l'ultimo giorno in giardino a far dire addio alle classi terminali. Improvvisiamo un Esame di Stato in presenza. Maggio: pubblichiamo le Linee Guida per l'insegnamento dell'Educazione Civica per l'anno scolastico 2020-2021, per sovraccaricarci di burocrazia e come se non l' avessimo mai fatto.
Approfittiamo che il virus dia tregua, apriamo le scuole a luglio e facciamo lezione con 40 gradi in classe per recuperare il tempo perduto (perduto da chi?). Facciamo scuola nei cinema. Nei musei. Nei parchi. Nelle piazze. Al mercato, così già che ci siamo ci facciamo pure la spesa e lo shopping.
Anzi no, riapriamo le scuole il 1 settembre e facciamoli lavorare gratuitamente questi docenti svogliati che hanno aggiunto al bonus ordinario dei tre mesi di vacanze quello speciale dei tre mesi sul divano (sempre secondo loro).
Poi facciamo cominciare le lezioni il 14 settembre IN SICUREZZA, talmente in sicurezza che a che serve la mascherina a scuola per i ragazzi? Però prima facciamo fare obbligatoriamente il sierologico volontario ai docenti. Mettiamo i termoscanner. Anzi no, costano troppo. Siate civili e misuratevi la temperatura a casa (alle 6.30 di mattina, quando tutti sanno che è in assoluto la più bassa).
Cominciate la socializzazione ad un'ora precoce, guardatevi negli occhi, ed eventualmente nelle orecchie, su bus gremiti dove la genetica, l'anagrafe e perfino la vostra storia, cambieranno radicalmente e sarete per qualche kilometro di tempo tutti congiunti. Poi una volta con/giunti a destinazione il viaggio continuerà individualmente su formidabili banchi a rotelle. Anzi no. Non sono ancora arrivati.
Settembre, ottobre: la scuola è un posto sicuro. Se ci sono positivi nelle classi della tua scuola è colpa tua, non ci possono essere altre spiegazioni. Se poi ci sono positivi nella tua classe, il tampone lo facciamo agli studenti, ma non sempre ai docenti, perché se ti sei beccato il virus è negligenza tua e lo devi dichiarare.
Novembre: i contagi aumentano, la scuola è un luogo sicuro, ma magari agli studenti la mascherina la facciamo indossare, che così è ancora più sicuro. Alla secondaria superiore diamo i numeri e azzardiamo un 75% di lezioni da casa e 25% in classe, movimentiamo la giornata dei docenti con classe in presenza prima ora corridoio 10 aula 15 e seconda ora a distanza aula 112 corridoio 13 moltiplicato per cinque per 120 docenti che possono benissimo vagare per i corridoi come dei pazzi allucinati. I più fortunati tra di loro hanno anche vinto la riformulazione dell'orario per 60 classi. Anzi no, facciamo 100% che rendiamo tutto più semplice. Ma che i docenti vadano a scuola, dove tutto va disinfettato, la connessione è precaria, l'hardware improbabile e la temperatura, spesso, gelida.
Passa il tempo e si allarga a velocità inquietante il terreno paludoso in cui le decisioni prese valgono per un battito di ciglia e l'unica certezza è...No, non i dati in tragico aumento; no, non le terapie intensive che crollano; no, non la drammatica realtà di marzo che si ripropone con sconcertante vigore. No. La certezza adamantina è che la scuola è un luogo sicuro. E' talmente sicuro che sui contagi a scuola non esistono dati precisi. Il tracciamento si è perso ormai da settimane e i colleghi si continuano ad ammalare ( e spesso a non guarire!).
E non ce ne vogliamo quei ragazze e ragazzi che tablet alla mano, si sono seduti scomodamente sui marciapiedi a seguire le lezioni fuori dai cancelli di scuola, talmente assetati di sapere, talmente affamati di conoscenza, talmente avidi di cultura da mettersi nelle condizioni più improbabili a seguire la lezione del docente dall'altra parte dello schermo. Posizione scomoda, rumori di strada, traffico. Che eroine, che eroi, ma non hanno forse inteso che sono strumentalizzati proprio da chi non vede il problema, forse perché è chiamato ad occuparsi di ciò che non conosce.
25 novembre: riapriamo le scuole il 4 dicembre. Anzi no, il 9. Anzi no, il 14. Anzi no, durante le vacanze di Natale. Anzi no, la domenica.
Non amiamo la DAD alla follia ma è il minore dei mali in questo momento.
Ma dopo mesi di lavoro serio, in cui tutti abbiamo sbagliato, ci siamo confrontati con limiti, abbiamo reinventato il nostro lavoro e ne abbiamo accettato l'aumento di carico, possiamo dire che SI PUO' INSEGNARE IN QUESTA MODALITA' e che quindi in QUESTA MODALITA' SI PUO' IMPARARE.
In Paesi come l'Australia è una prassi consolidata per motivi geografici. Non è l'ideale, non è quello che abbiamo scelto, non è quello che vogliamo ma del resto non lo è nemmeno, allo stato attuale, l'insegnamento in presenza - con buona pace degli Esperti medici, sociologi, psicologi, politici, giornalisti - nemmeno in tempi normali.
Soprattutto, non ci siamo scelti di vivere in un mondo infetto da pandemia mondiale e il primo insegnamento che istantaneamente, da marzo, si è cercato di trasmettere ai ragazzi è stato di provare a immaginare la soddisfazione di guardarsi indietro, quando tutto sarebbe finito, e pensare a tutto quello che avremo fatto nonostante questo, invece di cominciare a lamentarsi subito per tutto quello che non sarebbe stato fatto a causa di tutto questo.
In una situazione in cui contiamo ogni giorno i morti e sempre più persone sostano in instabile equilibrio sull'orlo dell'abisso della povertà, incoraggiare i ragazzi al vittimismo rischia di fare dei danni contro i quali qualche mese di DAD non può nemmeno competere. Rischia di dar loro un'arma da brandire contro qualsiasi mancanza, falla, impreparazione, anche la più elementare. Rischia di convincere loro che sono dei poverini contro i quali si è accanita una pandemia mondiale.
"La scuola è una priorità": i docenti ne sono parte vitale, viva, pulsante. Non si può dire che "la scuola è una priorità" e trattarne l'anima con questo disprezzo, questa mancanza di rispetto, questa superficialità, questa arroganza, questa violenza.
BASTA !!! E' ORA CHE TUTTI LA SMETTANO DI RIFERIRE ATROCITA’ SULLA SCUOLA !!! Facciamo silenzio!
Anzi, NO. Facciamo che cominci a parlare chi la scuola la conosce !!!

Il problema
Siamo un gruppo di docenti della scuola italiana e con questa lettera vorremmo comunicare al Governo con tutti i suoi Ministri, ai Provveditori locali, ai Dirigenti scolastici e anche a qualche nostro collega che, per fortuna, siamo ancora vivi; alcuni di noi, purtroppo non ce l’hanno fatta, invece, e anche per loro combattiamo questa battaglia.
Riportiamo di seguito ciò che abbiamo REALMENTE VISSUTO in nome dell’amore per la professione e del bene dei nostri studenti, sempre speranzosi che chi gestisse la situazione fosse realmente interessato a coniugare il nostro bene con quello dei nostri allievi, nel rispetto della sicurezza.
22 febbraio 2020: scuole chiuse fino al 2 marzo. Domenica 1 marzo: scuole chiuse fino al 4 aprile. Anzi no: 18 maggio. Nel frattempo tutti tranquilli: tutti promossi. Quattro maggio: già che ci siamo concludiamo l'anno scolastico in DAD. Anzi, torniamo a scuola l'ultimo giorno in giardino a far dire addio alle classi terminali. Improvvisiamo un Esame di Stato in presenza. Maggio: pubblichiamo le Linee Guida per l'insegnamento dell'Educazione Civica per l'anno scolastico 2020-2021, per sovraccaricarci di burocrazia e come se non l' avessimo mai fatto.
Approfittiamo che il virus dia tregua, apriamo le scuole a luglio e facciamo lezione con 40 gradi in classe per recuperare il tempo perduto (perduto da chi?). Facciamo scuola nei cinema. Nei musei. Nei parchi. Nelle piazze. Al mercato, così già che ci siamo ci facciamo pure la spesa e lo shopping.
Anzi no, riapriamo le scuole il 1 settembre e facciamoli lavorare gratuitamente questi docenti svogliati che hanno aggiunto al bonus ordinario dei tre mesi di vacanze quello speciale dei tre mesi sul divano (sempre secondo loro).
Poi facciamo cominciare le lezioni il 14 settembre IN SICUREZZA, talmente in sicurezza che a che serve la mascherina a scuola per i ragazzi? Però prima facciamo fare obbligatoriamente il sierologico volontario ai docenti. Mettiamo i termoscanner. Anzi no, costano troppo. Siate civili e misuratevi la temperatura a casa (alle 6.30 di mattina, quando tutti sanno che è in assoluto la più bassa).
Cominciate la socializzazione ad un'ora precoce, guardatevi negli occhi, ed eventualmente nelle orecchie, su bus gremiti dove la genetica, l'anagrafe e perfino la vostra storia, cambieranno radicalmente e sarete per qualche kilometro di tempo tutti congiunti. Poi una volta con/giunti a destinazione il viaggio continuerà individualmente su formidabili banchi a rotelle. Anzi no. Non sono ancora arrivati.
Settembre, ottobre: la scuola è un posto sicuro. Se ci sono positivi nelle classi della tua scuola è colpa tua, non ci possono essere altre spiegazioni. Se poi ci sono positivi nella tua classe, il tampone lo facciamo agli studenti, ma non sempre ai docenti, perché se ti sei beccato il virus è negligenza tua e lo devi dichiarare.
Novembre: i contagi aumentano, la scuola è un luogo sicuro, ma magari agli studenti la mascherina la facciamo indossare, che così è ancora più sicuro. Alla secondaria superiore diamo i numeri e azzardiamo un 75% di lezioni da casa e 25% in classe, movimentiamo la giornata dei docenti con classe in presenza prima ora corridoio 10 aula 15 e seconda ora a distanza aula 112 corridoio 13 moltiplicato per cinque per 120 docenti che possono benissimo vagare per i corridoi come dei pazzi allucinati. I più fortunati tra di loro hanno anche vinto la riformulazione dell'orario per 60 classi. Anzi no, facciamo 100% che rendiamo tutto più semplice. Ma che i docenti vadano a scuola, dove tutto va disinfettato, la connessione è precaria, l'hardware improbabile e la temperatura, spesso, gelida.
Passa il tempo e si allarga a velocità inquietante il terreno paludoso in cui le decisioni prese valgono per un battito di ciglia e l'unica certezza è...No, non i dati in tragico aumento; no, non le terapie intensive che crollano; no, non la drammatica realtà di marzo che si ripropone con sconcertante vigore. No. La certezza adamantina è che la scuola è un luogo sicuro. E' talmente sicuro che sui contagi a scuola non esistono dati precisi. Il tracciamento si è perso ormai da settimane e i colleghi si continuano ad ammalare ( e spesso a non guarire!).
E non ce ne vogliamo quei ragazze e ragazzi che tablet alla mano, si sono seduti scomodamente sui marciapiedi a seguire le lezioni fuori dai cancelli di scuola, talmente assetati di sapere, talmente affamati di conoscenza, talmente avidi di cultura da mettersi nelle condizioni più improbabili a seguire la lezione del docente dall'altra parte dello schermo. Posizione scomoda, rumori di strada, traffico. Che eroine, che eroi, ma non hanno forse inteso che sono strumentalizzati proprio da chi non vede il problema, forse perché è chiamato ad occuparsi di ciò che non conosce.
25 novembre: riapriamo le scuole il 4 dicembre. Anzi no, il 9. Anzi no, il 14. Anzi no, durante le vacanze di Natale. Anzi no, la domenica.
Non amiamo la DAD alla follia ma è il minore dei mali in questo momento.
Ma dopo mesi di lavoro serio, in cui tutti abbiamo sbagliato, ci siamo confrontati con limiti, abbiamo reinventato il nostro lavoro e ne abbiamo accettato l'aumento di carico, possiamo dire che SI PUO' INSEGNARE IN QUESTA MODALITA' e che quindi in QUESTA MODALITA' SI PUO' IMPARARE.
In Paesi come l'Australia è una prassi consolidata per motivi geografici. Non è l'ideale, non è quello che abbiamo scelto, non è quello che vogliamo ma del resto non lo è nemmeno, allo stato attuale, l'insegnamento in presenza - con buona pace degli Esperti medici, sociologi, psicologi, politici, giornalisti - nemmeno in tempi normali.
Soprattutto, non ci siamo scelti di vivere in un mondo infetto da pandemia mondiale e il primo insegnamento che istantaneamente, da marzo, si è cercato di trasmettere ai ragazzi è stato di provare a immaginare la soddisfazione di guardarsi indietro, quando tutto sarebbe finito, e pensare a tutto quello che avremo fatto nonostante questo, invece di cominciare a lamentarsi subito per tutto quello che non sarebbe stato fatto a causa di tutto questo.
In una situazione in cui contiamo ogni giorno i morti e sempre più persone sostano in instabile equilibrio sull'orlo dell'abisso della povertà, incoraggiare i ragazzi al vittimismo rischia di fare dei danni contro i quali qualche mese di DAD non può nemmeno competere. Rischia di dar loro un'arma da brandire contro qualsiasi mancanza, falla, impreparazione, anche la più elementare. Rischia di convincere loro che sono dei poverini contro i quali si è accanita una pandemia mondiale.
"La scuola è una priorità": i docenti ne sono parte vitale, viva, pulsante. Non si può dire che "la scuola è una priorità" e trattarne l'anima con questo disprezzo, questa mancanza di rispetto, questa superficialità, questa arroganza, questa violenza.
BASTA !!! E' ORA CHE TUTTI LA SMETTANO DI RIFERIRE ATROCITA’ SULLA SCUOLA !!! Facciamo silenzio!
Anzi, NO. Facciamo che cominci a parlare chi la scuola la conosce !!!

Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 29 novembre 2020