Governo e Parlamento. Restituite fiducia e dignità al lavoro nel settore pubblico
Governo e Parlamento. Restituite fiducia e dignità al lavoro nel settore pubblico
Il problema
La crisi economica è stata pagata duramente dalle lavoratrici e dai lavoratori del settore pubblico. Le sedicenti “riforme” Brunetta, il ritorno alla disciplina per legge e l’abbandono della contrattazione collettiva, il blocco delle assunzioni per il precariato, il blocco degli stipendi e delle progressioni di carriera hanno prodotto mortificazione, senso di abbandono, disillusione.
Le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego hanno fatto e faranno la propria parte in questa difficile fase economica, ma esigono rispetto e chiedono misure che restituiscano loro fiducia e dignità.
Il Governo e il Parlamento possono impegnarsi in poche misure concrete, quasi completamente senza oneri per la finanza pubblica:
Blocco degli stipendi pubblici
Qualora si proceda a un nuovo blocco degli stipendi e della indennità di vacanza contrattuale (per gli anni 2013-2014), si stabilisca che, per il medesimo periodo, l’orario di lavoro è ridotto di un’ora a settimana. Questa misura riconosce tempo in cambio di un sacrificio economico e libera risorse per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro.
Part-time
Si stabilisca che l’amministrazione datrice di lavoro ha l’obbligo di riconoscere il part-time per esigenze familiari e l’obbligo di riammettere al tempo pieno la lavoratrice o il lavoratore dietro semplice richiesta. Attualmente, le amministrazioni possono liberamente negare il part-time, costringendo le lavoratrici e i lavoratori a spese e rinunce per provvedere alle esigenze della famiglia.
Precariato
La professionalità e l’impegno del personale precario nelle pubbliche amministrazioni sono testimoniati dalla rilevanza quantitativa e dalla durata pluriennale dei rapporti contrattuali di lavoro. E’ doveroso procedere a consolidare in ruolo i precari, specialmente quando il rapporto contrattuale si prolunga da anni. Il finanziamento è possibile tramite le risorse recuperate dal divieto di consulenze a qualunque titolo contrattuale (incarichi professionali, co.co.co., incarichi occasionali, cessione di diritto d’autore) per coloro il cui reddito personale annuo (da lavoro, professione, impresa, pensione) è superiore alla retribuzione media annua dei dipendenti pubblici di qualifica non dirigenziale. Naturalmente, a coloro il cui reddito supera tale soglia non dovrà essere impedito di prestare consulenza gratuita e per amore delle Istituzioni.
Con i risparmi di spesa del divieto di consulenze si potrà procedere a un progressivo, ma integrale, riassorbimento del precariato nella p.a., che sarà accelerato in occasione dei pensionamenti del personale di ruolo.
Il problema
La crisi economica è stata pagata duramente dalle lavoratrici e dai lavoratori del settore pubblico. Le sedicenti “riforme” Brunetta, il ritorno alla disciplina per legge e l’abbandono della contrattazione collettiva, il blocco delle assunzioni per il precariato, il blocco degli stipendi e delle progressioni di carriera hanno prodotto mortificazione, senso di abbandono, disillusione.
Le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego hanno fatto e faranno la propria parte in questa difficile fase economica, ma esigono rispetto e chiedono misure che restituiscano loro fiducia e dignità.
Il Governo e il Parlamento possono impegnarsi in poche misure concrete, quasi completamente senza oneri per la finanza pubblica:
Blocco degli stipendi pubblici
Qualora si proceda a un nuovo blocco degli stipendi e della indennità di vacanza contrattuale (per gli anni 2013-2014), si stabilisca che, per il medesimo periodo, l’orario di lavoro è ridotto di un’ora a settimana. Questa misura riconosce tempo in cambio di un sacrificio economico e libera risorse per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro.
Part-time
Si stabilisca che l’amministrazione datrice di lavoro ha l’obbligo di riconoscere il part-time per esigenze familiari e l’obbligo di riammettere al tempo pieno la lavoratrice o il lavoratore dietro semplice richiesta. Attualmente, le amministrazioni possono liberamente negare il part-time, costringendo le lavoratrici e i lavoratori a spese e rinunce per provvedere alle esigenze della famiglia.
Precariato
La professionalità e l’impegno del personale precario nelle pubbliche amministrazioni sono testimoniati dalla rilevanza quantitativa e dalla durata pluriennale dei rapporti contrattuali di lavoro. E’ doveroso procedere a consolidare in ruolo i precari, specialmente quando il rapporto contrattuale si prolunga da anni. Il finanziamento è possibile tramite le risorse recuperate dal divieto di consulenze a qualunque titolo contrattuale (incarichi professionali, co.co.co., incarichi occasionali, cessione di diritto d’autore) per coloro il cui reddito personale annuo (da lavoro, professione, impresa, pensione) è superiore alla retribuzione media annua dei dipendenti pubblici di qualifica non dirigenziale. Naturalmente, a coloro il cui reddito supera tale soglia non dovrà essere impedito di prestare consulenza gratuita e per amore delle Istituzioni.
Con i risparmi di spesa del divieto di consulenze si potrà procedere a un progressivo, ma integrale, riassorbimento del precariato nella p.a., che sarà accelerato in occasione dei pensionamenti del personale di ruolo.
PETIZIONE CHIUSA
Condividi questa petizione
I decisori
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 5 marzo 2013