Gli alberi non sono pali della luce. Fermiamo la mutilazione del verde urbano in Italia.


Gli alberi non sono pali della luce. Fermiamo la mutilazione del verde urbano in Italia.
Il problema
Destinatari:
-Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica
-Commissione Ambiente della Camera dei deputati (VIII Commissione)
In Italia ogni anno migliaia di alberi pubblici vengono capitozzati: chioma tagliata di netto, tronco ridotto a moncone. Dove prima c’era una struttura stabile, dopo la capitozzatura spuntano ricacci rapidi ma fragili, inseriti superficialmente nel legno, con ancoraggi che nessuna potatura successiva può correggere. Quei rami crescono sopra i marciapiedi, le fermate dell’autobus, le panchine dei giardini, i cortili delle scuole. Quando cedono, cedono lì.
La International Society of Arboriculture e il Forest Service degli Stati Uniti lo documentano da decenni: un albero capitozzato ha una probabilità di rottura strutturale significativamente più alta di un albero potato correttamente. Non è una posizione ambientalista. È una valutazione tecnica del rischio, e il rischio ricade sui cittadini.
La legge lo vieta già. I criteri ambientali minimi per il verde pubblico (decreto ministeriale 10 marzo 2020), resi obbligatori dal Codice dei contratti pubblici, dicono testualmente che chi gestisce il verde pubblico «deve evitare di praticare la capitozzatura». Il Consiglio di Stato ha confermato che questi criteri sono vincolanti e inderogabili. Ma senza sanzioni, il divieto resta sulla carta: in tutta Italia i comuni continuano a capitozzare con denaro pubblico, in appalti che dovrebbero vietarlo.
La legge sulla fauna selvatica e la direttiva europea Uccelli vietano inoltre la distruzione dei nidi durante la nidificazione. Tagliare chiome da marzo ad agosto significa abbattere uova e pulcini con mezzi comunali. Può configurare un illecito penale. Eppure succede, ogni primavera, in decine di città.
L’articolo 2051 del Codice civile mette a carico del comune la responsabilità per i danni causati da alberi in custodia. Un comune che capitozza un albero e poi lo lascia ricrescere con rami instabili sopra un marciapiede, una fermata dell’autobus o un’area gioco non riduce il rischio per la sicurezza pubblica: lo aggrava, e si assume la responsabilità di qualsiasi danno a persone o cose.
Il costo lo pagano i cittadini due volte: prima per mutilare l’albero, poi per abbatterlo o per i danni causati dalla caduta dei ricacci, cioè i nuovi rami resi deboli dalla capitozzatura. Un albero maturo in città eroga ogni anno servizi ecosistemici misurabili: raffreddamento dell’aria, assorbimento di polveri sottili, regolazione del deflusso idrico, sequestro di carbonio. Il modello i-Tree del Forest Service statunitense, lo standard internazionale per queste stime, valuta i benefici di un grande albero urbano sano nell'ordine di diverse centinaia di euro l'anno. Quando viene abbattuto, quel valore scompare e non torna per decenni. Non è una perdita estetica. È patrimonio pubblico che se ne va con un taglio.
Per questo chiediamo misure concrete, su due livelli: prevenire le capitozzature future e gestire il rischio di quelle già eseguite.
Divieto esplicito e sanzionato di capitozzatura in tutti gli appalti pubblici per la gestione del verde urbano.
Sanzioni per la violazione dei criteri ambientali minimi sul verde pubblico, che oggi vietano la capitozzatura ma non prevedono conseguenze per chi li ignora.
Obbligo di relazione tecnica firmata da un professionista qualificato prima di qualsiasi abbattimento o potatura drastica su alberi pubblici.
Obbligo che gli interventi sugli alberi urbani siano eseguiti esclusivamente da personale con qualifica professionale riconosciuta in arboricoltura.
Rispetto del periodo di nidificazione in tutte le attività di manutenzione del verde: nessun intervento drastico da marzo ad agosto, salvo emergenze di sicurezza documentate.
Valutazione di stabilità certificata sugli alberi capitozzati già esistenti, con relazione tecnica e comunicazione degli esiti ai cittadini attraverso gli strumenti di trasparenza amministrativa previsti dalla legge.
Gli alberi urbani sono infrastrutture ecologiche, non arredi intercambiabili. La legge c’è. Manca chi la fa rispettare. Firma.
Questa petizione sarà presentata anche alla Camera dei deputati ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione. Firmando qui sostieni la richiesta e dai peso politico all’iniziativa istituzionale. Se hai SPID o CIE, potrai sottoscrivere anche la versione parlamentare sulla piattaforma ufficiale «Petizioni online» della Camera dei deputati.
Per approfondire
Capitozzatura: cos’è, perché è un danno e cosa dice la legge – eywadivulgazione.it/capitozzatura-alberi-citta/
Capitozzature e nidificazione: quando i comuni distruggono i nidi – eywadivulgazione.it/capitozzature-nidificazione-comuni-distruggono-nidi/
Perché nelle città italiane tagliano gli alberi – eywadivulgazione.it/perche-nelle-citta-italiane-tagliano-gli-alberi/
Il Giappone e la riforestazione che funziona davvero – eywadivulgazione.it/il-giappone-e-la-riforestazione-che-funziona-davvero-e-perche-piantare-alberi-a-caso-e-solo-marketing/
Alberi in città: quali piantare e perché i comuni sbagliano tutto – eywadivulgazione.it/alberi-in-citta-quali-piantare-e-perche-i-comuni-sbagliano-tutto/
Alberi nei cantieri urbani: la tutela aggirata – eywadivulgazione.it/alberi-cantieri-urbani-tutela-aggirata/
Abbattimento alberi a Cortina per le Olimpiadi 2026 – eywadivulgazione.it/abbattimento-alberi-cortina-olimpiadi-2026/
Abbattimento alberi: atti, perizie e diritti dei cittadini – eywadivulgazione.it/abbattimento-alberi-comune-atti-perizie-diritti/
Zollatura: il trapianto degli alberi e come riconoscerlo – eywadivulgazione.it/zollatura-alberi-trapianto-come-riconoscerlo/
Il protocollo dati che i comuni devono seguire – eywadivulgazione.it/alberi-citta-genova-verde-pubblico-il-protocollo-dati-devono-seguirlo/
Petizione promossa da Eywa Divulgazione – eywadivulgazione.it
«Il green si fa, non si dice.»

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Il problema
Destinatari:
-Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica
-Commissione Ambiente della Camera dei deputati (VIII Commissione)
In Italia ogni anno migliaia di alberi pubblici vengono capitozzati: chioma tagliata di netto, tronco ridotto a moncone. Dove prima c’era una struttura stabile, dopo la capitozzatura spuntano ricacci rapidi ma fragili, inseriti superficialmente nel legno, con ancoraggi che nessuna potatura successiva può correggere. Quei rami crescono sopra i marciapiedi, le fermate dell’autobus, le panchine dei giardini, i cortili delle scuole. Quando cedono, cedono lì.
La International Society of Arboriculture e il Forest Service degli Stati Uniti lo documentano da decenni: un albero capitozzato ha una probabilità di rottura strutturale significativamente più alta di un albero potato correttamente. Non è una posizione ambientalista. È una valutazione tecnica del rischio, e il rischio ricade sui cittadini.
La legge lo vieta già. I criteri ambientali minimi per il verde pubblico (decreto ministeriale 10 marzo 2020), resi obbligatori dal Codice dei contratti pubblici, dicono testualmente che chi gestisce il verde pubblico «deve evitare di praticare la capitozzatura». Il Consiglio di Stato ha confermato che questi criteri sono vincolanti e inderogabili. Ma senza sanzioni, il divieto resta sulla carta: in tutta Italia i comuni continuano a capitozzare con denaro pubblico, in appalti che dovrebbero vietarlo.
La legge sulla fauna selvatica e la direttiva europea Uccelli vietano inoltre la distruzione dei nidi durante la nidificazione. Tagliare chiome da marzo ad agosto significa abbattere uova e pulcini con mezzi comunali. Può configurare un illecito penale. Eppure succede, ogni primavera, in decine di città.
L’articolo 2051 del Codice civile mette a carico del comune la responsabilità per i danni causati da alberi in custodia. Un comune che capitozza un albero e poi lo lascia ricrescere con rami instabili sopra un marciapiede, una fermata dell’autobus o un’area gioco non riduce il rischio per la sicurezza pubblica: lo aggrava, e si assume la responsabilità di qualsiasi danno a persone o cose.
Il costo lo pagano i cittadini due volte: prima per mutilare l’albero, poi per abbatterlo o per i danni causati dalla caduta dei ricacci, cioè i nuovi rami resi deboli dalla capitozzatura. Un albero maturo in città eroga ogni anno servizi ecosistemici misurabili: raffreddamento dell’aria, assorbimento di polveri sottili, regolazione del deflusso idrico, sequestro di carbonio. Il modello i-Tree del Forest Service statunitense, lo standard internazionale per queste stime, valuta i benefici di un grande albero urbano sano nell'ordine di diverse centinaia di euro l'anno. Quando viene abbattuto, quel valore scompare e non torna per decenni. Non è una perdita estetica. È patrimonio pubblico che se ne va con un taglio.
Per questo chiediamo misure concrete, su due livelli: prevenire le capitozzature future e gestire il rischio di quelle già eseguite.
Divieto esplicito e sanzionato di capitozzatura in tutti gli appalti pubblici per la gestione del verde urbano.
Sanzioni per la violazione dei criteri ambientali minimi sul verde pubblico, che oggi vietano la capitozzatura ma non prevedono conseguenze per chi li ignora.
Obbligo di relazione tecnica firmata da un professionista qualificato prima di qualsiasi abbattimento o potatura drastica su alberi pubblici.
Obbligo che gli interventi sugli alberi urbani siano eseguiti esclusivamente da personale con qualifica professionale riconosciuta in arboricoltura.
Rispetto del periodo di nidificazione in tutte le attività di manutenzione del verde: nessun intervento drastico da marzo ad agosto, salvo emergenze di sicurezza documentate.
Valutazione di stabilità certificata sugli alberi capitozzati già esistenti, con relazione tecnica e comunicazione degli esiti ai cittadini attraverso gli strumenti di trasparenza amministrativa previsti dalla legge.
Gli alberi urbani sono infrastrutture ecologiche, non arredi intercambiabili. La legge c’è. Manca chi la fa rispettare. Firma.
Questa petizione sarà presentata anche alla Camera dei deputati ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione. Firmando qui sostieni la richiesta e dai peso politico all’iniziativa istituzionale. Se hai SPID o CIE, potrai sottoscrivere anche la versione parlamentare sulla piattaforma ufficiale «Petizioni online» della Camera dei deputati.
Per approfondire
Capitozzatura: cos’è, perché è un danno e cosa dice la legge – eywadivulgazione.it/capitozzatura-alberi-citta/
Capitozzature e nidificazione: quando i comuni distruggono i nidi – eywadivulgazione.it/capitozzature-nidificazione-comuni-distruggono-nidi/
Perché nelle città italiane tagliano gli alberi – eywadivulgazione.it/perche-nelle-citta-italiane-tagliano-gli-alberi/
Il Giappone e la riforestazione che funziona davvero – eywadivulgazione.it/il-giappone-e-la-riforestazione-che-funziona-davvero-e-perche-piantare-alberi-a-caso-e-solo-marketing/
Alberi in città: quali piantare e perché i comuni sbagliano tutto – eywadivulgazione.it/alberi-in-citta-quali-piantare-e-perche-i-comuni-sbagliano-tutto/
Alberi nei cantieri urbani: la tutela aggirata – eywadivulgazione.it/alberi-cantieri-urbani-tutela-aggirata/
Abbattimento alberi a Cortina per le Olimpiadi 2026 – eywadivulgazione.it/abbattimento-alberi-cortina-olimpiadi-2026/
Abbattimento alberi: atti, perizie e diritti dei cittadini – eywadivulgazione.it/abbattimento-alberi-comune-atti-perizie-diritti/
Zollatura: il trapianto degli alberi e come riconoscerlo – eywadivulgazione.it/zollatura-alberi-trapianto-come-riconoscerlo/
Il protocollo dati che i comuni devono seguire – eywadivulgazione.it/alberi-citta-genova-verde-pubblico-il-protocollo-dati-devono-seguirlo/
Petizione promossa da Eywa Divulgazione – eywadivulgazione.it
«Il green si fa, non si dice.»

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I decisori
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Petizione creata in data 27 marzo 2026