Anche un contatto sui social può diventare molestia : servono tutele efficaci contro il mobbing

Care firmatarie e cari firmatari,
una recente sentenza della Corte di Cassazione richiama l’attenzione su un aspetto sempre più importante: le molestie e le condotte persecutorie possono proseguire anche attraverso gli strumenti digitali.
Con la sentenza n. 32837 del 2026, la Quinta Sezione penale ha chiarito che una richiesta di amicizia su Facebook o una videochiamata WhatsApp possono violare il divieto di comunicazione imposto dal giudice, anche quando la persona destinataria non risponde o non accetta la richiesta.
È importante precisare che una singola richiesta di amicizia non costituisce automaticamente stalking. Quando però viene inviata da una persona sottoposta a una misura cautelare, può rappresentare una violazione penalmente rilevante. Ciò che potrebbe sembrare un gesto insignificante assume infatti un significato diverso se inserito in una storia di molestie, minacce, controllo o persecuzione.
Questa decisione riguarda lo stalking, ma solleva una questione che interessa anche il mondo del lavoro. Le pressioni psicologiche non terminano necessariamente quando si esce dall’ufficio: messaggi insistenti, telefonate, controllo dei profili social, comunicazioni fuori orario, isolamento e tentativi continui di contatto possono estendere la persecuzione lavorativa alla vita privata della vittima.
La tecnologia non deve diventare uno strumento per aggirare i limiti, invadere gli spazi personali o prolungare condotte vessatorie. Per questo continuiamo a chiedere una legge nazionale specifica contro il mobbing, capace di prevenire gli abusi, riconoscere tempestivamente le condotte persecutorie, proteggere le vittime e attribuire precise responsabilità.
Oltre 67.000 persone hanno già sostenuto questa battaglia. È un risultato importante, ma dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce affinché chi subisce mobbing non venga lasciato solo e sia finalmente tutelato da strumenti chiari ed efficaci.
Vi chiediamo di condividere ancora la petizione con colleghi, amici e familiari. Ogni firma contribuisce a rompere il silenzio e a chiedere alle istituzioni un intervento non più rinviabile.
Approfondimento:
Grazie per il vostro sostegno e per continuare a essere parte di questa battaglia di civiltà.