Mobbing e demansionamento: nuova Sentenza della Cassazione conferma l'importanza di tutelare dignità

Continuiamo ad aggiornare questa petizione con sentenze, iniziative e notizie che mostrano quanto il problema del mobbing e delle condotte vessatorie nei luoghi di lavoro sia ancora attuale e quanto sia necessario rafforzare la prevenzione e la tutela delle vittime.
Oggi segnaliamo una significativa decisione della Corte di Cassazione, ordinanza n. 12547/2026, che riguarda una vicenda nella quale si intrecciano demansionamento, inidoneità sopravvenuta, comportamenti vessatori e danni alla salute e alla professionalità del lavoratore.
La Cassazione ha ribadito un principio importante: l'inidoneità sopravvenuta del dipendente non rende automaticamente legittima l'assegnazione a mansioni inferiori. Il datore di lavoro deve dimostrare concretamente l'impossibilità di utilizzare il dipendente in mansioni equivalenti compatibili con le sue condizioni prima di ricorrere al demansionamento.
Ma la vicenda assume particolare rilievo per questa petizione perché non riguardava soltanto le mansioni.
Demansionamento, controlli eccessivi e disparità di trattamento
Nel caso arrivato davanti alla Suprema Corte, il lavoratore aveva denunciato anche una serie di comportamenti vessatori e discriminatori. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici di merito erano emersi, tra gli altri elementi, controlli ingiustificati ed eccessivi, disparità di trattamento rispetto ai colleghi, richiami ritenuti immotivati, dinieghi ingiustificati di permessi e demansionamento.
La Corte d'Appello di Genova aveva ritenuto provati sia il demansionamento sia il mobbing, valutando non un singolo episodio, ma una pluralità di comportamenti sistematici e prolungati nel tempo.
Particolarmente grave è l'aspetto relativo alla salute: la consulenza tecnica aveva accertato un danno biologico permanente di natura psichica dell'8%, oltre a periodi di inabilità temporanea. Era stato quindi riconosciuto il diritto al risarcimento del danno alla salute e alla professionalità.
La Cassazione, respingendo il ricorso dell'azienda, ha lasciato ferma questa ricostruzione.
Il demansionamento può diventare parte di una condotta vessatoria
È importante precisare che demansionamento e mobbing non sono sinonimi.Un demansionamento può essere illegittimo senza che esista necessariamente una strategia persecutoria. Ma quando alla dequalificazione professionale si accompagnano isolamento, disparità di trattamento, controlli ingiustificati, pressioni e altri comportamenti sistematici, essa può diventare uno degli elementi di una più ampia condotta vessatoria.
Ed è proprio questo uno dei problemi che da anni cerchiamo di portare all'attenzione delle istituzioni attraverso questa petizione.
Il mobbing raramente si manifesta attraverso un unico atto facilmente identificabile. Molto spesso è costituito da una successione di comportamenti che, considerati singolarmente, possono apparire persino poco significativi, ma che nel loro insieme e nella loro reiterazione possono compromettere professionalità, dignità e salute psicofisica della persona.
La giurisprudenza è fondamentale, ma occorre rafforzare prevenzione e tutela
Decisioni come questa mostrano quanto sia importante il lavoro della magistratura nell'applicazione delle norme esistenti e nella tutela dei lavoratori. Allo stesso tempo confermano una delle ragioni alla base della nostra iniziativa: chi subisce mobbing può trovarsi costretto ad affrontare percorsi lunghi e complessi per dimostrare non soltanto i singoli comportamenti, ma la loro sistematicità, il carattere vessatorio e le conseguenze sulla salute e sulla vita professionale.
Per questo continuiamo a chiedere una tutela più chiara ed efficace contro il mobbing, accompagnata da strumenti adeguati di prevenzione, sostegno alle vittime e riconoscimento delle condotte vessatorie nei luoghi di lavoro.
La dignità di una persona non può essere separata dalla dignità del suo lavoro.
Ogni sentenza che riconosce situazioni di questo genere rappresenta una tutela concreta per chi ha subito quelle condotte. Ma rappresenta anche un richiamo più generale: il luogo di lavoro non può diventare uno spazio nel quale isolamento, umiliazione, dequalificazione o pressioni sistematiche compromettano la salute e la vita delle persone.
Continueremo quindi a documentare sentenze e casi significativi e a chiedere alle istituzioni maggiore attenzione verso un fenomeno che può avere conseguenze profonde sulla salute, sulla famiglia, sulla carriera e sull'intera esistenza di chi lo subisce.
Grazie a tutte le persone che hanno firmato e continuano a condividere questa petizione. Continuiamo insieme a chiedere maggiore tutela contro il mobbing e sostegno concreto alle vittime.
Approfondimento:
https://www.federagione.org/2026/08/16/demansionamento-la-cassazione-il-datore-deve-provare-che-non-esistono-mansioni-equivalenti/
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