
Dai troll che si “limitano” a insulti e minacce, ai “raffinati” che pensano di colpire con profili fake creati a fini di stalking
Nel vasto ecosistema dei social media, stiamo assistendo all’evoluzione di una figura specifica e inquietante: il molestatore digitale “strategico”. Non si tratta più del semplice “troll” che lancia insulti casuali, ma di soggetti che investono tempo e intelligenza – ammesso che così si possa considerare – per costruire identità fittizie finalizzate a colpire la serenità di una o più persone. È quello che possiamo definire un vero e proprio “disturbo” comunicativo e comportamentale.
Tecnici del rumore e del fango : il profilo costruito su misura
A differenza degli account creati per le truffe di massa (scam), il profilo mirato è un abito cucito su misura per la sua vittima. Chi lo gestisce spesso appartiene alla cerchia di conoscenze reali del bersaglio e utilizza l’anonimato per veicolare messaggi che nella vita reale sarebbero inaccettabili.
Il segnale più evidente è l’uso di riferimenti, simboli e parole chiave che richiamano la vita privata o professionale della vittima. Se la persona colpita si occupa ad esempio di arte, comunicazione o diritti, il molestatore inserirà nel profilo fake riferimenti distorti a quegli ambiti. Non sono coincidenze, ma messaggi “criptati”: servono a far capire alla vittima di essere costantemente osservata.
Il paravento dello Scam : nascondersi nel rumore
Spesso questi profili “disturbati” si agganciano pure a schemi di truffe: finti premi, investimenti miracolosi o messaggi su “pacchi in arrivo”. Questa scelta ha un multiplo scopo:
- Negazione plausibile: Se scoperti, possono sempre dire: “È solo uno dei tanti bot di spam che circolano”.
- Derisione simbolica
- Danneggiare economicamente con le truffe
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