Salviamo la formazione linguistica italiana dal fallimento

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Asils lancia questa petizione a tutela del settore della formazione linguistica italiana. 

Le disposizioni in materia sostegno economico per le attività che hanno subito uno stop a causa delle misure anti-Covid previste dal DPCM del 24 ottobre 2020 trascurano totalmente il settore della formazione linguistica in Italia, ed in particolare il settore dell’organizzazione dei soggiorni linguistici in Italia. Il decreto contiene addirittura un elemento discriminatorio in quanto si introducono fra i beneficiari del ristoro le aziende con codice ATECO 855209 (Altra Formazione Culturale), ma non quelle con il codice ATECO 855930 (Scuole e Corsi di Lingua). 

Il DPCM del 03 novembre rende la situazione del nostro settore ancora più allarmante stabilendo che “i corsi di formazione pubblici e privati possono svolgersi solo con modalità a distanza” e trascurando totalmente il fatto che la didattica a distanza non è un’alternativa praticabile.

Il DPCM ristori bis, pur allargando la platea dei nuovi codici Ateco beneficiari dei ristori in seguito alle nuove misure restrittive relative alle zone rosse, continua a non inserire il codice ATECO 855930 (Scuole e Corsi di Lingua). 

Si tratta di una grave omissione ed è inammissibile che pure sexy shop, agenzie matrimoniali, attività di tatuaggio e piercing, negozi di animali e dog sitter e negozi di armi nel nostro Paese vengano prima della cultura.

Il comparto dell’educazione linguistica è in ginocchio da febbraio prima a causa della chiusura delle nostre scuole per Decreto e, dopo la riapertura, per la drastica riduzione di clientela dovuta alla quasi impossibilità di offrire corsi di gruppo per ottemperare alle regole di distanziamento sociale. La situazione è ancora più drammatica per le scuole di italiano per stranieri che non beneficiano di un mercato interno e che si sono viste annullare la clientela dalla cancellazione di molti voli internazionali, dal divieto di entrare in Italia per turismo rivolto a cittadini extraeuropei e dal suggerimento di non venire in Italia da parte dei governi di numerosi paesi comunitari.

Le scuole di lingue presenti nel nostro Paese rientrano fra le aziende che hanno avuto perdite di fatturato fra il 75% e il 95% del fatturato. Nonostante il settore sia in questo momento “aperto” grazie alla didattica online, di fatto è chiuso perché questo tipo di didattica non è un’alternativa praticabile. Il nostro comparto non rappresenta scuole dell’obbligo e non possiamo obbligare i nostri studenti a seguire corsi online. Di conseguenza ci ritroviamo senza lavoro e senza nessun sostegno.

Sono a rischio quasi 15.000 posti di lavoro e il futuro del nostro Paese in quanto la conoscenza delle lingue straniere non è una competenza di cui si può fare a meno in un mondo sempre più interconnesso e globalizzato.

Vogliamo sensibilizzare il Governo su questo punto: non possiamo venir discriminati in quanto autorizzati a lavorare online. Se non ci sarà un sostegno concreto alle nostre attività per le ingenti perdite di fatturato subite da fine febbraio ad oggi, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità del collasso di tutto il comparto della formazione linguistica in Italia.