

Riconosciamo i lavoratori autonomi dello spettacolo come tali
Il problema
Raccolta firme per il riconoscimento del lavoro autonomo nello spettacolo e per la sburocratizzazione e semplificazione del sistema
Molte volte quando si parla di lavoratori dello spettacolo ci vengono in mente i volti dei protagonisti dei nostri film preferiti, di quegli artisti che calcano le scene dei teatri più importanti o semplicemente di quegli attori che vediamo tutti i giorni in tv. Spesso però non si pensa a quell'esercito silenzioso di piccoli professionisti dello spettacolo, che, seppur non famosi, ogni giorno in Italia si occupano, con cura e dedizione, di tenere in vita l'arte, la cultura, il divertimento e più in generale il bello.Quei professionisti che aspirano a fare della loro passione un vero e proprio lavoro senza manie di grandezza o di successi eclatanti. Quegli stessi professionisti che quotidianamente devono lottare contro un modo di pensare per cui se non sei arrivato in tv allora il tuo non è un vero lavoro ma solo un hobby. Quei professionisti che giorno dopo giorno devono confrontarsi con una legislazione che ha assorbito quello stesso modo di pensare e semplicemente non li considera. Quei professionisti che non hanno datori di lavoro fissi o agenzie alle spalle ma che vivono di ingaggi chiesti da committenti sempre diversi.
Per questi professionisti è stata pensata questa raccolta firme.
Noi sappiamo che le problematiche all'interno del settore dello spettacolo sono così tante e variegate che bisognerebbe impiegare fiumi di parole per descriverle e che occorrerebbe rimettere mano su tutta l'attuale normativa dello spettacolo per risolverle, ma proprio per questo sappiamo anche che il testo di una petizione non basterebbe da solo ad essere esaustivo in materia. Così in questa istanza, abbiamo deciso di concentrarci su un argomento specifico, ovvero la situazione normativa dei liberi professionisti nel settore dello spettacolo, con la speranza che questo possa
essere solo il primo passo per arrivare finalmente ad una normativa chiara, accettabile e realistica per tutti gli artisti italiani.
Il problema
Ma qual è dunque il motivo che ci ha spinto a questa raccolta firme? In questa petizione il problema su cui vogliamo focalizzare l'attenzione è la normativa vigente per quanto riguarda il settore dello spettacolo. Normativa che all'atto pratico ignora totalmente l'esistenza di tutti quei piccoli lavoratori autonomi dello spettacolo che quotidianamente cercano di lavorare in regola in Italia, diventando così per loro una vera e propria spina nel fianco.
Cosa prevede dunque la normativa? Per la legislazione attuale assistiamo al paradosso che un lavoratore autonomo dello spettacolo pur essendo riconosciuto come tale fiscalmente parlando (possibilità di aprire partita iva, di emettere fattura, ecc...) previdenzialmente e praticamente parlando risulta sempre un subordinato. Ad oggi infatti tutti i lavoratori autonomi dello spettacolo non possono nè pagare autonomamente i propri contributi alla gestione Ex-Enpals, né autonomamente compilare la propria agibilità Enpals (un documento necessario per potersi esibire). Queste due operazioni sono infatti sempre e obbligatoriamente di competenza del datore di lavoro o di un intermediario che funga da tale (cooperative, associazioni, ecc...). Come se questo non bastasse per ingaggiare un lavoratore dello spettacolo è inoltre richiesta la presentazione del modulo Unilav, anche in questo caso un modulo pensato esclusivamente per i lavoratori subordinati.
Questa situazione, oltre ad essere assurda a livello concettuale, complica non poco la vita agli artisti e soprattutto a quelli più piccoli. Sempre più spesso infatti, i committenti dei lavoratori dello spettacolo non sono più strutture specificatamente pensate per le attività spettacolistiche (grandi teatri, discoteche, locali attrezzati, ecc...) o comunque persone dell'ambiente (manager, organizzatori di eventi, ecc...) che si avvalgono abitualmente e prevalentemente della collaborazione di lavoratori dello spettacolo; bensì aziende, enti pubblici (quali comuni, scuole, ecc..), associazioni, piccole strutture (bar, ristoranti, gelaterie,ecc...), circoli, parrocchie, librerie, insomma molte realtà che solo saltuariamente si avvalgono della collaborazione dei lavoratori dello spettacolo e che non hanno nè i mezzi nè le conoscenze per assolvere agli obblighi previsti dalla legge. Questo porta la maggioranza dei professionisti dello spettacolo ad essere letteralmente costretti ad appoggiarsi ad enti intermedi (generalmente a cooperative ma non solo) per poter lavorare in regola.
Per i “grandi” artisti questo non è generalmente un problema perchè, trovandosi spesso a lavorare per grossi clienti in grado di sborsare grosse cifre, possono permettersi di sacrificare una buona fetta del proprio cachet per pagare i servizi di questi enti intermediari (servizi di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno).Per la grande maggioranza di piccoli e medi professionisti invece, questo diventa un problema enorme, soprattutto al giorno d'oggi. Spesso infatti gli artisti, a causa di un limitato budget da parte del committente, si trovano di fronte ad un bivio: perdere il lavoro e il cliente o accettare il lavoro, pur sapendo che della cifra richiesta, spesso comunque importante, resterà in tasca poco, molte volte non abbastanza per poterci vivere. Questa situazione, che in realtà accomuna molti piccoli e medi lavoratori
autonomi anche non dello spettacolo, nel nostro settore potrebbe essere facilmente risolta, basterebbe infatti eliminare l'obbligo di appoggiarsi ad enti intermedi per poter lavorare legalmente, e si raggiungerebbe così il duplice obbiettivo di eliminare molti costi aggiuntivi inutili e di riconoscere finalmente l'esistenza dei lavoratori autonomi dello spettacolo.
Per fare questo non sarebbero necessari grandi sforzi ma basterebbero alcuni piccoli cambiamenti e aggiornamenti legislativi, aggiornamenti che, dopotutto, sono ormai necessari dato che il mondo del lavoro è cambiato dal 1947, anno in cui venne emanato il decreto legislativo alla base dell'attuale sistema di norme.
Possibili soluzioni
Fatte le dovute premesse ci sentiamo adesso di suggerire alcune vie percorribili per raggiungere i due obbiettivi suddetti, in modo tale da poter, per quanto possibile, agevolare l'eventuale lavoro del legislatore. Prima di ciò però ci teniamo a specificare un punto importante: qualsiasi scelta venga presa riteniamo sia essenziale prevedere sempre l'abolizione dell'obbligo di compilazione e presentazione del modello Unilav da parte dei committenti dei lavoratori autonomi dello spettacolo. Questo sia per una questione di logica che di praticità. Logica, perchè è assurdo prevedere l'utilizzo di un documento pensato per rapporti di lavoro di tipo subordinato, e in qualche modo continuativo, per dei rapporti di lavoro di
tipo autonomo e che generalmente non superano la durata di qualche giorno. Praticità, perchè già questo semplice cambiamento ridurrebbe non di poco la burocrazia del settore, e renderebbe di gran lunga la vita più facile ai committenti e soprattutto a quelli più piccoli.
Eliminazione dell'agibilità Enpals e potenziamento della gestione separata
La prima proposta sarebbe quella di eliminare l'obbligo dell'agibilità Enpals e di permettere agli artisti autonomi, che lo volessero, di avvalersi della gestione separata al posto del regime ex-Enpals. Queste due mosse (utilizzo della gestione separata e abolizione dell'agibilità Enpals) permetterebbero a tutti gli artisti di essere finalmente completamente autonomi, e toglierebbero tutta quella burocrazia che appesantisce il settore, rendendo così più facile alle aziende l'ingaggio degli artisti e
garantendo a questi ultimi una minore perdita di introiti sollevandoli dall'obbligo di appoggiarsi ad enti intermediari e dalle perdite da esso derivanti.
Questa soluzione ha il vantaggio si snellire al massimo la burocrazia e di essere di facile attuazione. Come punti "critici" ci sarebbe sicuramente da considerare che togliere l'agibilità significherebbe avere uno strumento in meno di controllo (anche se, a onor del vero, i controlli che vengono effettuati attualmente anche con questo strumento sono molto pochi e lo strumento in sè risulta comunque inefficace), inoltre bisognerebbe tenere presente che con questi cambiamenti molti artisti potrebbero voler passare dalla gestione ex-enpals alla gestione separata e bisognerebbe essere pronti a gestire questo passaggio.
Ampliamento della categoria dei lavoratori autonomi nello spettacolo
La seconda proposta verte sul fatto che, in realtà, esiste una categoria di lavoratori autonomi nello spettacolo, che è però limitata per legge ai soli lavoratori esercenti attività musicali. Questi ultimi infatti (e solo loro) possono teoricamente pagarsi i contributi enpals in autonomia e provvedere sempre in autonomia al disbrigo degli obblighi burocratici.
La seconda possibilità quindi consisterebbe nel modificare la legge ampliandola possibilità a tutti i lavoratori dello spettacolo di essere considerati autonomi. Questo permetterebbe a qualsiasi lavoratore dello spettacolo, che volesse essere autonomo, di potersi gestire autonomamente l'agibilità e i propri contributi. A livello attuativo questa soluzione sarebbe, se possibile, ancora più facile della precedente; l'unica accortezza sarebbe quella di assicurarsi che i contributi eventualmente già versati all'ex-Enpals da subordinati possano essere poi ricongiunti a quelli versati da
autonomi (cosa in realtà non così complessa). Questa strada, pur estremamente facile da seguire per il legislatore, rischia però di essere comunque una vittoria di Pirro per i lavoratori autonomi dello spettacolo. Già allo stato attuale infatti i lavoratori esercenti attività musicali, che decidono di lavorare come autonomi, si trovano a dover affrontare un apparato burocratico notevole ed estremamente complesso. Questa situazione è così grave che molto spesso anch'essi decidono di appoggiarsi a degli enti intermedi per adempiere a queste pratiche pur potendo, in linea teorica, provvedere in autonomia.
In sintesi, attendendo una riforma completa e definitiva della normativa fiscale e contributiva riguardante il settore dello spettacolo, la prima proposta ci sembra la più accettabile e degna di nota.
Conclusioni
Prima di concludere vorremmo spendere due parole su un argomento spinoso: ovvero il lavoro sommerso nel mondo dello spettacolo. E' inutile nascondersi dietro un dito e far finta di niente, molte volte il bivio di cui parlavamo prima è in realtà un trivio che ha come terza strada quella di accettare il lavoro ed essere pagati in nero.
Spesso infatti gli artisti, soprattutto i più piccoli, si trovano costretti ad accettare pagamenti sporchi per non dover rinunciare a dei lavori che comunque gli servono per poter portare il pane a casa. Questa situazione, già comune in Italia in molti altri ambiti, è così grave nel nostro settore che non di rado si sente fare il parallelismo
artista/evasore. Va però anche detto che se la situazione è così critica questo dipende anche dall'attuale apparato normativo, che essendo eccessivamente complicato e spesso difficilmente eseguibile, porta ancora di più committenti e lavoratori verso la più facile strada del lavoro sommerso. Quasi sempre infatti quando si cerca di capire quali siano i modi di operare in maniera corretta nello spettacolo, ci si sente dare risposte contrastanti, impraticabili o semplicemente sbagliate, e questo purtroppo non solo da commercialisti o consulenti del lavoro, ma anche dagli stessi funzionari degli organi statali (INPS, agenzia delle entrate, ecc...). Non di rado, infatti, chiamando più volte lo stesso ente e facendo la stessa identica domanda, le risposte date risultano completamente diverse, rendendo impossibile capire quale sia quella da seguire.
Detto questo, tutti i firmatari di questa lettera sanno che il pagamento delle tasse e dei contributi è un sacrosanto dovere a cui ogni buon cittadino è tenuto, e se abbiamo firmato questa petizione è proprio perchè noi lavoratori dello spettacolo siamo i primi a soffrire quando ci chiedono di lavorare in nero perchè “tanto in questo settore va così”. Noi non ci stiamo e vogliamo che tutto questo cambi, ma perchè questo avvenga devono cambiare anche alcune norme. Per questo noi oggi chiediamo allo Stato di intervenire celermente sulla legislazione attuale dello spettacolo, rendendola semplice, chiara e facilmente seguibile.
In conclusione, con questa raccolta firme noi non chiediamo sussidi, aiuti o fiumi di denaro dallo Stato. Quello che chiediamo è semplicemente un ripensamento, un alleggerimento ed uno svecchiamento di alcune norme, quello che cerchiamo in sintesi è semplicemente la possibilità di venire messi nelle condizione ottimali per ripartire.
Dateci la possibilità di dimostrare che il mondo dello spettacolo è fatto di gente onesta, che con passione ed abilità cerca di rendere il mondo almeno un po' più bello chiedendo in cambio di poterne fare un lavoro onesto.
In fede, i firmatari

Il problema
Raccolta firme per il riconoscimento del lavoro autonomo nello spettacolo e per la sburocratizzazione e semplificazione del sistema
Molte volte quando si parla di lavoratori dello spettacolo ci vengono in mente i volti dei protagonisti dei nostri film preferiti, di quegli artisti che calcano le scene dei teatri più importanti o semplicemente di quegli attori che vediamo tutti i giorni in tv. Spesso però non si pensa a quell'esercito silenzioso di piccoli professionisti dello spettacolo, che, seppur non famosi, ogni giorno in Italia si occupano, con cura e dedizione, di tenere in vita l'arte, la cultura, il divertimento e più in generale il bello.Quei professionisti che aspirano a fare della loro passione un vero e proprio lavoro senza manie di grandezza o di successi eclatanti. Quegli stessi professionisti che quotidianamente devono lottare contro un modo di pensare per cui se non sei arrivato in tv allora il tuo non è un vero lavoro ma solo un hobby. Quei professionisti che giorno dopo giorno devono confrontarsi con una legislazione che ha assorbito quello stesso modo di pensare e semplicemente non li considera. Quei professionisti che non hanno datori di lavoro fissi o agenzie alle spalle ma che vivono di ingaggi chiesti da committenti sempre diversi.
Per questi professionisti è stata pensata questa raccolta firme.
Noi sappiamo che le problematiche all'interno del settore dello spettacolo sono così tante e variegate che bisognerebbe impiegare fiumi di parole per descriverle e che occorrerebbe rimettere mano su tutta l'attuale normativa dello spettacolo per risolverle, ma proprio per questo sappiamo anche che il testo di una petizione non basterebbe da solo ad essere esaustivo in materia. Così in questa istanza, abbiamo deciso di concentrarci su un argomento specifico, ovvero la situazione normativa dei liberi professionisti nel settore dello spettacolo, con la speranza che questo possa
essere solo il primo passo per arrivare finalmente ad una normativa chiara, accettabile e realistica per tutti gli artisti italiani.
Il problema
Ma qual è dunque il motivo che ci ha spinto a questa raccolta firme? In questa petizione il problema su cui vogliamo focalizzare l'attenzione è la normativa vigente per quanto riguarda il settore dello spettacolo. Normativa che all'atto pratico ignora totalmente l'esistenza di tutti quei piccoli lavoratori autonomi dello spettacolo che quotidianamente cercano di lavorare in regola in Italia, diventando così per loro una vera e propria spina nel fianco.
Cosa prevede dunque la normativa? Per la legislazione attuale assistiamo al paradosso che un lavoratore autonomo dello spettacolo pur essendo riconosciuto come tale fiscalmente parlando (possibilità di aprire partita iva, di emettere fattura, ecc...) previdenzialmente e praticamente parlando risulta sempre un subordinato. Ad oggi infatti tutti i lavoratori autonomi dello spettacolo non possono nè pagare autonomamente i propri contributi alla gestione Ex-Enpals, né autonomamente compilare la propria agibilità Enpals (un documento necessario per potersi esibire). Queste due operazioni sono infatti sempre e obbligatoriamente di competenza del datore di lavoro o di un intermediario che funga da tale (cooperative, associazioni, ecc...). Come se questo non bastasse per ingaggiare un lavoratore dello spettacolo è inoltre richiesta la presentazione del modulo Unilav, anche in questo caso un modulo pensato esclusivamente per i lavoratori subordinati.
Questa situazione, oltre ad essere assurda a livello concettuale, complica non poco la vita agli artisti e soprattutto a quelli più piccoli. Sempre più spesso infatti, i committenti dei lavoratori dello spettacolo non sono più strutture specificatamente pensate per le attività spettacolistiche (grandi teatri, discoteche, locali attrezzati, ecc...) o comunque persone dell'ambiente (manager, organizzatori di eventi, ecc...) che si avvalgono abitualmente e prevalentemente della collaborazione di lavoratori dello spettacolo; bensì aziende, enti pubblici (quali comuni, scuole, ecc..), associazioni, piccole strutture (bar, ristoranti, gelaterie,ecc...), circoli, parrocchie, librerie, insomma molte realtà che solo saltuariamente si avvalgono della collaborazione dei lavoratori dello spettacolo e che non hanno nè i mezzi nè le conoscenze per assolvere agli obblighi previsti dalla legge. Questo porta la maggioranza dei professionisti dello spettacolo ad essere letteralmente costretti ad appoggiarsi ad enti intermedi (generalmente a cooperative ma non solo) per poter lavorare in regola.
Per i “grandi” artisti questo non è generalmente un problema perchè, trovandosi spesso a lavorare per grossi clienti in grado di sborsare grosse cifre, possono permettersi di sacrificare una buona fetta del proprio cachet per pagare i servizi di questi enti intermediari (servizi di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno).Per la grande maggioranza di piccoli e medi professionisti invece, questo diventa un problema enorme, soprattutto al giorno d'oggi. Spesso infatti gli artisti, a causa di un limitato budget da parte del committente, si trovano di fronte ad un bivio: perdere il lavoro e il cliente o accettare il lavoro, pur sapendo che della cifra richiesta, spesso comunque importante, resterà in tasca poco, molte volte non abbastanza per poterci vivere. Questa situazione, che in realtà accomuna molti piccoli e medi lavoratori
autonomi anche non dello spettacolo, nel nostro settore potrebbe essere facilmente risolta, basterebbe infatti eliminare l'obbligo di appoggiarsi ad enti intermedi per poter lavorare legalmente, e si raggiungerebbe così il duplice obbiettivo di eliminare molti costi aggiuntivi inutili e di riconoscere finalmente l'esistenza dei lavoratori autonomi dello spettacolo.
Per fare questo non sarebbero necessari grandi sforzi ma basterebbero alcuni piccoli cambiamenti e aggiornamenti legislativi, aggiornamenti che, dopotutto, sono ormai necessari dato che il mondo del lavoro è cambiato dal 1947, anno in cui venne emanato il decreto legislativo alla base dell'attuale sistema di norme.
Possibili soluzioni
Fatte le dovute premesse ci sentiamo adesso di suggerire alcune vie percorribili per raggiungere i due obbiettivi suddetti, in modo tale da poter, per quanto possibile, agevolare l'eventuale lavoro del legislatore. Prima di ciò però ci teniamo a specificare un punto importante: qualsiasi scelta venga presa riteniamo sia essenziale prevedere sempre l'abolizione dell'obbligo di compilazione e presentazione del modello Unilav da parte dei committenti dei lavoratori autonomi dello spettacolo. Questo sia per una questione di logica che di praticità. Logica, perchè è assurdo prevedere l'utilizzo di un documento pensato per rapporti di lavoro di tipo subordinato, e in qualche modo continuativo, per dei rapporti di lavoro di
tipo autonomo e che generalmente non superano la durata di qualche giorno. Praticità, perchè già questo semplice cambiamento ridurrebbe non di poco la burocrazia del settore, e renderebbe di gran lunga la vita più facile ai committenti e soprattutto a quelli più piccoli.
Eliminazione dell'agibilità Enpals e potenziamento della gestione separata
La prima proposta sarebbe quella di eliminare l'obbligo dell'agibilità Enpals e di permettere agli artisti autonomi, che lo volessero, di avvalersi della gestione separata al posto del regime ex-Enpals. Queste due mosse (utilizzo della gestione separata e abolizione dell'agibilità Enpals) permetterebbero a tutti gli artisti di essere finalmente completamente autonomi, e toglierebbero tutta quella burocrazia che appesantisce il settore, rendendo così più facile alle aziende l'ingaggio degli artisti e
garantendo a questi ultimi una minore perdita di introiti sollevandoli dall'obbligo di appoggiarsi ad enti intermediari e dalle perdite da esso derivanti.
Questa soluzione ha il vantaggio si snellire al massimo la burocrazia e di essere di facile attuazione. Come punti "critici" ci sarebbe sicuramente da considerare che togliere l'agibilità significherebbe avere uno strumento in meno di controllo (anche se, a onor del vero, i controlli che vengono effettuati attualmente anche con questo strumento sono molto pochi e lo strumento in sè risulta comunque inefficace), inoltre bisognerebbe tenere presente che con questi cambiamenti molti artisti potrebbero voler passare dalla gestione ex-enpals alla gestione separata e bisognerebbe essere pronti a gestire questo passaggio.
Ampliamento della categoria dei lavoratori autonomi nello spettacolo
La seconda proposta verte sul fatto che, in realtà, esiste una categoria di lavoratori autonomi nello spettacolo, che è però limitata per legge ai soli lavoratori esercenti attività musicali. Questi ultimi infatti (e solo loro) possono teoricamente pagarsi i contributi enpals in autonomia e provvedere sempre in autonomia al disbrigo degli obblighi burocratici.
La seconda possibilità quindi consisterebbe nel modificare la legge ampliandola possibilità a tutti i lavoratori dello spettacolo di essere considerati autonomi. Questo permetterebbe a qualsiasi lavoratore dello spettacolo, che volesse essere autonomo, di potersi gestire autonomamente l'agibilità e i propri contributi. A livello attuativo questa soluzione sarebbe, se possibile, ancora più facile della precedente; l'unica accortezza sarebbe quella di assicurarsi che i contributi eventualmente già versati all'ex-Enpals da subordinati possano essere poi ricongiunti a quelli versati da
autonomi (cosa in realtà non così complessa). Questa strada, pur estremamente facile da seguire per il legislatore, rischia però di essere comunque una vittoria di Pirro per i lavoratori autonomi dello spettacolo. Già allo stato attuale infatti i lavoratori esercenti attività musicali, che decidono di lavorare come autonomi, si trovano a dover affrontare un apparato burocratico notevole ed estremamente complesso. Questa situazione è così grave che molto spesso anch'essi decidono di appoggiarsi a degli enti intermedi per adempiere a queste pratiche pur potendo, in linea teorica, provvedere in autonomia.
In sintesi, attendendo una riforma completa e definitiva della normativa fiscale e contributiva riguardante il settore dello spettacolo, la prima proposta ci sembra la più accettabile e degna di nota.
Conclusioni
Prima di concludere vorremmo spendere due parole su un argomento spinoso: ovvero il lavoro sommerso nel mondo dello spettacolo. E' inutile nascondersi dietro un dito e far finta di niente, molte volte il bivio di cui parlavamo prima è in realtà un trivio che ha come terza strada quella di accettare il lavoro ed essere pagati in nero.
Spesso infatti gli artisti, soprattutto i più piccoli, si trovano costretti ad accettare pagamenti sporchi per non dover rinunciare a dei lavori che comunque gli servono per poter portare il pane a casa. Questa situazione, già comune in Italia in molti altri ambiti, è così grave nel nostro settore che non di rado si sente fare il parallelismo
artista/evasore. Va però anche detto che se la situazione è così critica questo dipende anche dall'attuale apparato normativo, che essendo eccessivamente complicato e spesso difficilmente eseguibile, porta ancora di più committenti e lavoratori verso la più facile strada del lavoro sommerso. Quasi sempre infatti quando si cerca di capire quali siano i modi di operare in maniera corretta nello spettacolo, ci si sente dare risposte contrastanti, impraticabili o semplicemente sbagliate, e questo purtroppo non solo da commercialisti o consulenti del lavoro, ma anche dagli stessi funzionari degli organi statali (INPS, agenzia delle entrate, ecc...). Non di rado, infatti, chiamando più volte lo stesso ente e facendo la stessa identica domanda, le risposte date risultano completamente diverse, rendendo impossibile capire quale sia quella da seguire.
Detto questo, tutti i firmatari di questa lettera sanno che il pagamento delle tasse e dei contributi è un sacrosanto dovere a cui ogni buon cittadino è tenuto, e se abbiamo firmato questa petizione è proprio perchè noi lavoratori dello spettacolo siamo i primi a soffrire quando ci chiedono di lavorare in nero perchè “tanto in questo settore va così”. Noi non ci stiamo e vogliamo che tutto questo cambi, ma perchè questo avvenga devono cambiare anche alcune norme. Per questo noi oggi chiediamo allo Stato di intervenire celermente sulla legislazione attuale dello spettacolo, rendendola semplice, chiara e facilmente seguibile.
In conclusione, con questa raccolta firme noi non chiediamo sussidi, aiuti o fiumi di denaro dallo Stato. Quello che chiediamo è semplicemente un ripensamento, un alleggerimento ed uno svecchiamento di alcune norme, quello che cerchiamo in sintesi è semplicemente la possibilità di venire messi nelle condizione ottimali per ripartire.
Dateci la possibilità di dimostrare che il mondo dello spettacolo è fatto di gente onesta, che con passione ed abilità cerca di rendere il mondo almeno un po' più bello chiedendo in cambio di poterne fare un lavoro onesto.
In fede, i firmatari

I decisori




Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 11 luglio 2020