Riapertura in sicurezza delle scuole superiori

0 hanno firmato. Arriviamo a 35.000.


Siamo studenti delle superiori che dalle loro camerette chiedono di essere ascoltati, che hanno bisogno di tornare a scuola in presenza. Non chiediamo di tornare domani al 100% in presenza, ma chiediamo di non ritrovarci più nella situazione disorganizzata di settembre nel caso in cui i numeri di contagio permettano un rientro.
Vogliamo che il prima possibile gli studenti tornino a scuola, in sicurezza, con direttive chiare e comuni a tutti gli Istituti e che si inizi a impegnarsi verso questo obiettivo tempestivamente. Siamo Studenti Presenti, aiutaci firmando la nostra petizione. 

Per maggiori informazioni www.studentipresenti.it

 “Dobbiamo essere molto franchi: i nostri dati ci dicono che le scuole di per sé non sono focolai di contagio.”

Così ha detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un’intervista il 13 novembre.

E allora perché chiuderle? Nella suddetta intervista Conte si fa vanto di aver tenuto aperte le classi fino alla prima media, ma non sa forse che esistono anche le scuole superiori?

La sua affermazione è vera, le scuole non sono focolai. Lo dice Conte, ma lo dicono anche i dati ufficiali dell’ISS, che, nella settimana prima della chiusura, segnalavano una percentuale di focolai a scuola del 3,5%, percentuale tra l’altro in diminuzione. 

E allora perché la scelta di chiuderle? 

I dati dietro a questa decisione non sono stati forniti. Né dal Governo né dalle regioni che la l’avevano presa addirittura in anticipo. Del resto, questa scelta pone l’Italia in contrapposizione con gli altri paesi d’Europa e del mondo. Mentre nella prima ondata le scuole erano (giustamente) state chiuse ovunque, poiché non erano pronte a gestire una pandemia, la situazione a settembre non era la stessa: i protocolli adottati durante l’estate per evitare che le classi diventassero focolai avevano funzionato, nonostante non fossero stati adottati da tutte le scuole. 

Inoltre i danni derivati dalla chiusura delle scuole sono stati dimostrati a più riprese: aumento dell’abbandono scolastico, disparità nell’apprendimento tra classi sociali, diminuzione o in alcuni casi azzeramento delle interazioni sociali dei ragazzi, e in generale una qualità dell’apprendimento inferiore a quella della scuola in presenza.

Per questo noi chiediamo al Governo che prenda atto dei dati in suo possesso, e che di conseguenza predisponga le scuole a una riapertura in sicurezza nel prossimo DPCM, a prescindere dalla zona di rischio della regione. È la cosa giusta da fare per una grande parte di popolazione, gli studenti, che ha pagato a caro prezzo questa pandemia, e che non merita di andare avanti così.