#Covid19 e restrizioni selettive. I diritti costituzionali degli anziani.

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Egregi Destinatari,

in relazione alla pandemia in corso e alle limitazioni delle libertà personali dei cittadini da definire eventualmente per le fasi a venire, ma soprattutto in merito all’ipotesi periodicamente ventilata di varare misure particolarmente restrittive per la sola popolazione anziana, ci rivolgiamo a ciascuno di Voi prendendo spunto dalle parole del Prof. Vladimiro Zagrebelsky - ex giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo - apparse in un articolo su “La Stampa” del 14 aprile 2020, di cui raccomandiamo una lettura completa.
«Ogni scelta che faranno le autorità pubbliche dovrà rispondere a criteri di ragionevolezza e proporzione, considerando che le libertà dei cittadini possono essere ristrette nella sola misura del necessario. Limitazioni irragionevoli o esorbitanti si tradurrebbero in abusi discriminatori, inammissibili nel regime delle garanzie liberali disegnato dalla Costituzione».

Chi suggerisce di applicare misure restrittive di tipo selettivo motiva tale proposta basandosi sulla maggiore mortalità per Covid-19 riscontrata nei soggetti anziani.
Cominciamo col contestare tale taglio argomentativo, perché la maggiore gravità del decorso infettivo accompagnata da una maggiore mortalità non è stata riscontrata nell’intero universo degli anziani ma solo in quello assai più ristretto degli anziani-con-serie-patologie-pregresse.

Che talune patologie rilevate costituiscano la causa principale della gravità dei decorsi e delle morti verificatesi è stato rilevato in più occasioni dall'ISS. Si è dovuto però rilevare che l'esito letale non appare limitato agli anziani; si è avuto in fasce d’età ben più giovani, quando non addirittura infantili, e perfino in soggetti giovane e sani (18enne milanese, 33enne ucraino). Conseguentemente ci appare lecito esigere una riformulazione dei rilievi effettuati nei termini seguenti, di certo più aderenti alla realtà: in soggetti affetti da talune patologie - tra cui in ordine decrescente ipertensione arteriosa, diabete, cardiopatia ischemica e altre malattie cardiache, insufficienza renale, demenza, cancro e obesità (fonte ISS) - che sono maggiormente diffuse tra la popolazione senile, è stato registrato un decorso particolarmente grave unitamente a una più elevata mortalità.

Posta correttamente la questione, appare evidente che, quand’anche si volesse ritenere fondata, non certo da parte nostra, la necessità di “tenere al chiuso” quella parte di popolazione che appare maggiormente soggetta al rischio di morte, un simile criterio selettivo non potrebbe in nessun modo essere applicato al settore della popolazione anziana esente dalle patologie sopra indicate. Siamo dunque in presenza di un caso manifesto di individuazione gravemente approssimata di un universo a cui si vorrebbero applicare reatrizioni, per noi illegittime su tutta la linea.

In data 15 aprile 2020,  così scriveva su La Stampa Giuseppe Salvaggiulo: “Enrico Bucci, professore di biologia all'università Temple di Philadelphia, è contrario perché la probabilità di infettarsi non dipende dall' età, ma da fattori come «professione, densità di popolazione del luogo di residenza, abitudini sociali».
Inoltre, come riportato da un articolo del 15 aprile 2020, Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di gerontologia invitava nello stesso periodo a «valutare con equilibrio gli effetti fisici e psichici che la quarantena sta già producendo sugli over. Se sono in buona salute, hanno un profilo di rischio inferiore a quello di un cinquantenne fumatore”. 

Particolarmente esplicite ci appaiono le parole espresse dal Prof. Roberto Bernabei, Geriatra del Policlinico Gemelli di Roma nonché membro del CTS, intervistato il 5 novembre da Corrado Formigli a Piazza Pulita (nel video da 1:08:04/34 a 1:09:29). «Stare a casa ammazza come il virus. Stare a casa ti fa diminuire i muscoli, la massa magra, si chiama sindrome da allettamento, sindrome da non movimento, che è letale, perché esser vecchi vuol dire esser senza muscoli, se lei glieli toglie - non sto parlando nemmeno dei fatti psicologici che possiamo immaginarci, ci riempiamo la bocca - semplicemente cadono i muscoli e cadi morto perché non ci hai più l’alimento, la benzina della tua vita di tutti i giorni».

Per parte nostra, proponiamo dunque alcune riflessioni:
1 -  va tenuta nel dovuto conto la relazione tra disturbi dell’apparato muscolo scheletrico e l’assenza di movimento negli anziani, ai quali l’attività fisica viene consigliata anche per contrastare l’osteoporosi e il rischio di fratture (Humanitas);
2 - va tenuta nel debito conto la relazione, indicata anche su varie pagine del sito sulla salute del Governo italiano (qui, qui e qui) tra ridotta attività fisica e insorgenza di diverse patologie che colpiscono in maggioranza gli anziani. Tra le prevalenti troviamo l’Alzheimer;
3 - gli anziani non contagiano più degli altri soggetti e pertanto la popolazione anziana non pone a rischio la salute pubblica più della popolazione rimanente. I maggiori diffusori del virus (oltre a quei positivi consapevoli che violano le misure di precauzione previste) sono i soggetti asintomatici, che sono più frequenti tra i giovani e, si è detto più volte,  tra i bambini.

Concludiamo, riportando un altro brano del Prof. Zagrebelsky dell’articolo citato, dal quale si desume chiaramente come nemmeno quella parte di popolazione maggiormente a rischio per patologie già esistenti, che sia o non sia anziana, può essere sottoposta a un regime di restrizione della sua libertà.
«Secondo la Costituzione, la legge può limitare la libertà di circolazione per motivi di sanità. Ma si tratta della sanità pubblica, messa a rischio dalla circolazione delle persone.  Invece ora si vorrebbe imporre a un gruppo di persone un comportamento prudente per se stesse, non rispetto alla sanità pubblica. Si faccia invece opera di informazione sui rischi, si offra a chi ne ha bisogno opportunità di sostegno, come si fa consigliando agli anziani il vaccino antinfluenzale. Ma non si violi la libertà di cittadini adulti, capaci di scegliere per sé cosa fare e cosa rischiare (magari sentendo il proprio medico)».

Noi firmatari della presente Petizione confidiamo nel fatto che il Governo non vorrà in nessun caso emanare disposizioni lesive delle libertà di alcuni cittadini, che suonerebbero come irrazionali, discriminatorie e a nostro avviso anticostituzionali. Ci riserviamo però, in caso contrario, di valutare quali siano le vie percorribili, atte a difendere, dinanzi alla legge. la nostra integrità fisica e morale.
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