

Aiuti e contributi uguali ed equamente distribuiti per il mondo dello spettacolo
Il problema
Una delegazione di piccole e medie imprese ha inviato a fine ottobre una lettera al Presidente del Consiglio, al Ministro Gualtieri e ai capigruppo dei partiti per denunciare le falle di accessibilità ai bonus del Decreto Rilancio e Decreto Ristori. Già nel Decreto Rilancio tante categorie non avevano difatti potuto accedere al fondo perduto promesso, che veniva concesso solo a chi, comparando il mese di aprile 2019 al mese di aprile 2020, avesse avuto un calo del fatturato pari al 33%. Qualunque attività con del lavoro all'attivo da gennaio a marzo 2020, con la successiva chiusura dovuta al lockdown della primavera, non avrebbe mai potuto registrare già da APRILE un calo del 33% sul fatturato per ovvi movimenti bancari, fatture emesse o bonifici in corso. Eppure, APRILE è stato l’incrollabile punto di accesso al bonus. E così tante imprese, esercenti, operatori di ogni settore, che il crollo di fatturato quasi a zero lo hanno comunque avuto nei mesi di MAGGIO, GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE, OTTOBRE e NOVEMBRE, non hanno potuto accedere ad alcun ristoro, per quanto minimo. Si pensava che tale limite sarebbe stato rivisto, nel Decreto Ristori del 9 novembre: e invece no, è rimasto lo stesso. Ma non è l'unico caso di “bonus imprendibile”, di promesse non mantenute, di categorie dimenticate, di rimborsi svaniti nel nulla, come per le di sanificazione anti-covid a chi le aveva sostenute e molto altro ancora. Per questo chiediamo al Governo i punti a seguire: tutte le imprese e i lavoratori che pagano le tasse, comprese le cosiddette “imprese sane” che non potevano aver già avuto un crollo ad aprile 2020 (è forse una colpa?) ANDREBBERO SUPPORTATE E NON PENALIZZATE.
Cosa chiede la delegazione di imprese, attività, partite iva, lavoratori di ogni categoria che hanno scritto al Ministro Gualtieri e al Premier Conte?
- L’accesso al risarcimento attraverso bonus o altre forme di risorse incluse nel decreto Rilancio e riproposte nel decreto Ristori non si limiti al mese di aprile ma venga esteso a una copertura di almeno sei mesi, per tutte le attività bloccate dal primo e secondo lockdown 2020, incluse le “zone rosse” decretate dal Ministro Speranza in quello attuale e ancora in corso;
- Che tutti i possessori di partite IVA con fatture emesse solo a gennaio, febbraio e parte di marzo 2020 ricevano un risarcimento congruo per ogni mensilità in cui non hanno operato (da marzo all’attuale novembre). Si ricorda che le stesse hanno avuto due tranche da 600 euro e una terza di mille euro, per un totale di 2.200 euro. In otto mesi di fermo di effettivo, non è pensabile sia sufficiente per vivere;
- Che tutte le categorie escluse dai D.L. sopracitati, non di rado per codici ATECO (ad esempio il 90.04) non contemplati nel decreto Ristori vengano inserite nell’elenco incluso nel D.L. del 9 novembre 2020 o nel prossimo Decreto Ristori ter;
- Che vengano espletati i decreti attuativi non ancora in essere, vedi INVITALIA, riferibile al riconoscimento per negozianti, imprese, aziende, negozi, artigiani, palestre, ristoratori, teatri, cinema, piscine, il risarcimento del 60% delle spese sostenute documentabili per la sanificazione dei loro ambienti;
- Che vengano immediatamente saldati gli arretrati da parte dell’INPS per le casse integrazione ancora in sospeso e/o altri rimborsi a lavoratori di ogni categoria bloccati dalle misure governative per la pandemia Covid-19;
- Che si renda possibile l’accesso a bonus e a ristori attraverso sistemi non esclusivamente telematici o altre forme di digitalizzazione, come nel caso dei cosiddetti “click day”, per facilitarne l’accesso a categorie non sempre abili in materia, per età o competenze di studio (come per anziani e grandi anziani).
Grazie per l'attenzione.
Il problema
Una delegazione di piccole e medie imprese ha inviato a fine ottobre una lettera al Presidente del Consiglio, al Ministro Gualtieri e ai capigruppo dei partiti per denunciare le falle di accessibilità ai bonus del Decreto Rilancio e Decreto Ristori. Già nel Decreto Rilancio tante categorie non avevano difatti potuto accedere al fondo perduto promesso, che veniva concesso solo a chi, comparando il mese di aprile 2019 al mese di aprile 2020, avesse avuto un calo del fatturato pari al 33%. Qualunque attività con del lavoro all'attivo da gennaio a marzo 2020, con la successiva chiusura dovuta al lockdown della primavera, non avrebbe mai potuto registrare già da APRILE un calo del 33% sul fatturato per ovvi movimenti bancari, fatture emesse o bonifici in corso. Eppure, APRILE è stato l’incrollabile punto di accesso al bonus. E così tante imprese, esercenti, operatori di ogni settore, che il crollo di fatturato quasi a zero lo hanno comunque avuto nei mesi di MAGGIO, GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE, OTTOBRE e NOVEMBRE, non hanno potuto accedere ad alcun ristoro, per quanto minimo. Si pensava che tale limite sarebbe stato rivisto, nel Decreto Ristori del 9 novembre: e invece no, è rimasto lo stesso. Ma non è l'unico caso di “bonus imprendibile”, di promesse non mantenute, di categorie dimenticate, di rimborsi svaniti nel nulla, come per le di sanificazione anti-covid a chi le aveva sostenute e molto altro ancora. Per questo chiediamo al Governo i punti a seguire: tutte le imprese e i lavoratori che pagano le tasse, comprese le cosiddette “imprese sane” che non potevano aver già avuto un crollo ad aprile 2020 (è forse una colpa?) ANDREBBERO SUPPORTATE E NON PENALIZZATE.
Cosa chiede la delegazione di imprese, attività, partite iva, lavoratori di ogni categoria che hanno scritto al Ministro Gualtieri e al Premier Conte?
- L’accesso al risarcimento attraverso bonus o altre forme di risorse incluse nel decreto Rilancio e riproposte nel decreto Ristori non si limiti al mese di aprile ma venga esteso a una copertura di almeno sei mesi, per tutte le attività bloccate dal primo e secondo lockdown 2020, incluse le “zone rosse” decretate dal Ministro Speranza in quello attuale e ancora in corso;
- Che tutti i possessori di partite IVA con fatture emesse solo a gennaio, febbraio e parte di marzo 2020 ricevano un risarcimento congruo per ogni mensilità in cui non hanno operato (da marzo all’attuale novembre). Si ricorda che le stesse hanno avuto due tranche da 600 euro e una terza di mille euro, per un totale di 2.200 euro. In otto mesi di fermo di effettivo, non è pensabile sia sufficiente per vivere;
- Che tutte le categorie escluse dai D.L. sopracitati, non di rado per codici ATECO (ad esempio il 90.04) non contemplati nel decreto Ristori vengano inserite nell’elenco incluso nel D.L. del 9 novembre 2020 o nel prossimo Decreto Ristori ter;
- Che vengano espletati i decreti attuativi non ancora in essere, vedi INVITALIA, riferibile al riconoscimento per negozianti, imprese, aziende, negozi, artigiani, palestre, ristoratori, teatri, cinema, piscine, il risarcimento del 60% delle spese sostenute documentabili per la sanificazione dei loro ambienti;
- Che vengano immediatamente saldati gli arretrati da parte dell’INPS per le casse integrazione ancora in sospeso e/o altri rimborsi a lavoratori di ogni categoria bloccati dalle misure governative per la pandemia Covid-19;
- Che si renda possibile l’accesso a bonus e a ristori attraverso sistemi non esclusivamente telematici o altre forme di digitalizzazione, come nel caso dei cosiddetti “click day”, per facilitarne l’accesso a categorie non sempre abili in materia, per età o competenze di studio (come per anziani e grandi anziani).
Grazie per l'attenzione.
I decisori


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Petizione creata in data 22 novembre 2020