ADROTERAPIA E NUOVI LEA: ANCORA DISCRIMINAZIONI PER I MALATI DI CANCRO?

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Il DPCM del 12/01/2017 di aggiornamento dei nuovi L.E.A. è stato approvato e pubblicato in gazzetta ufficiale da più di un anno e quindi l’adroterapia è entrata formalmente a a fare parte delle prestazioni erogate dal SSN, anche se a quanto pare, leggendo sul sito dello C.N.A.O., si attende ancora che sia varato un decreto attuativo affinché i nuovi LEA diventino effettivamente operativi.

Dunque, tutto è bene quel che finisce bene? Non direi proprio!

Infatti,  se si esamina con attenzione il decreto ministeriale che introduce l’adroterapia nei nuovi LEA, si può verificare che le condizioni di erogabilità per l’adroterapia (si veda la nota 97 dell’allegato 4D) includono 10 tipologie di tumori curabili con l’adroterapia e ne escludono alcune altre che invece risultano curabili con tale tecnologia e che contano diverse migliaia di malati ogni anno

Infatti, comparando l’elenco delle patologie riportato nella nota 97 con quello riportato nell’home page del Sito dello C.N.A.O. si ha conferma che le patologie trattate e rientranti nei L.E.A. sono:.

  1. CONDROSARCOMI E CORDOMI DELLA BASE DEL CRANIO E DEL RACHIDE;
  2. TUMORI DEL TRONCO ENCEFALICO E DEL MIDOLLO SPINALE,  
  3. SARCOMI DEI TESSUTI MOLLI;
  4. SARCOMI OSSEI INCLUSI OSTEOSARCOMI E CONDROSARCOMI;
  5. MENINGIOMI INTRACRANICI IN SEDI CRITICHE;
  6. TUMORI ORBITARI E PERIORBITARI INCLUSO IL MELANOMA OCULARE;
  7. CARCINOMI ADENOIDEO-CISTICI DELLE GHIANDOLE SALIVARI;
  8. TUMORI SOLIDI PEDIATRICI
  9. TUMORI IN PAZIENTI AFFETTI DA SINDROMI GENETICHE;
  10. RITRATTAMENTI DI TUMORI IN SEDI GIA' IRRADIATE.

e poi a parte ci sono le seguenti altre patologie (cioè non comprese nelle condizioni di erogabilità dei L.E.A.) oggetto di protocolli clinici:

TUMORI AL PANCREAS;
TUMORI ALLA PROSTATA AD ALTO RISCHIO;
REIRRADIAZIONI DI RECIDIVE DI TUMORI DEL RETTO
TUMORI DEI SENI PARANASALI;
TUMORI CEREBRALI.
 

Se ne deduce che le risorse stanziate servono a comprendere nei LEA un numero più limitato di casistiche trattabili con l’adroterapia rispetto a quelle realmente curabili con queste terapie. Ad esempio, coloro che fossero ammalati di tumore alla prostata, al pancreas o al retto sarebbero trattabili con l’adroterapia, ma non rientrando nelle condizioni di erogabilità, potranno rivolgersi allo CNAO, presumibilmente a spese proprie e non a carico del SSN.

Inoltre, analizzando quanto scritto nella nota n. 156 di Lettura del Servizio di Bilancio del Senato (si veda al riguardo quanto evidenziato a pagina 21) a proposito del decreto che riforma i nuovi L.E.A., si evince che su circa 900 milioni di euro stanziati per i nuovi L.E.A. solo 20 milioni sono destinati all’adroterapia.

Saranno sufficienti a permettere a tutti i malati oncologici che avessero patologie trattabili con questo tipo di terapia di beneficiarne senza dover vendere la casa o l’automobile?

Per rispondere a questo quesito servono alcuni dati:

  • per attivare i nuovi L.E.A. erano stati stanziati complessivamente circa 900 milioni di euro.
  • L’AIOM (Associazione italiana di oncologia medica) ha valutato che nel 2017 i malati (uomini e donne) di tumore solo per queste tre tipologie di cancro (cioé prostata, pancreas e retto)  si aggirino intorno alle 101.500 unità.
  • ipotizzando che non tutte le tipologie di tumore a pancreas, prostata e retto siano effettivamente curabili con l’adroterapia (ad esempio supponiamo che solo un terzo delle diverse forme di tumore localizzate insorte nel corso di un anno siano curabili con l’adroterapia) e che il costo di un trattamento completo a carico del SSN sia di 25.000 € (cioè all’incirca pari a quanto si pagherebbe accedendo privatamente), la spesa per il SSN sarebbe di circa 846 milioni di €, cioè un ammontare pari al costo complessivo per tutti i NUOVI L.E.A. solo per permettere a queste tre categorie di pazienti oncologici di essere curati con l’adroterapia.
  • aggiungendo tutte le altre categorie di malati oncologici curabili con l’adroterapia la spesa diventerebbe ancora più consistente per il SSN. I fondi stanziati in realtà sono sufficienti a garantire un trattamento completo, sempre in base all’ipotesi di cui sopra, a circa 800 persone all’anno (grosso modo i pazienti che annualmente cura lo CNAO). Ma allo CNAO accedono, ad oggi, solo poche centinaia di pazienti poiché l’adroterapia non è molto conosciuta.

Potenzialmente, diverse decine di migliaia di pazienti (e non come accade ora solo alcune centinaia) potrebbero essere trattati efficacemente con l’adroterapia.

La domanda sorge quindi spontanea: anche se una determinata patologia sarebbe trattabile, è stata invece esclusa dalle condizioni di erogabilità, in funzione della sua frequenza troppo elevata che avrebbe determinato un’impennata insostenibile dei costi, in rapporto alla cifra che invece è stata stanziata (che comunque è decisamente TROPPO BASSA)?

Dunque l’adroterapia, ora nei nuovi L.E.A., è accessibile ai cittadini di tutte le regioni a condizione che la forma di tumore di cui si è malati non rientri tra quelle più frequenti, perché altrimenti costerebbe troppo per lo Stato?

Dunque l’ipotesi in base alla quale, con il decreto che istituisce i nuovi L.E.A. si passerebbe quindi da una discriminazione su base territoriale (prima dell'approvazione della riforma solo i cittadini residenti in Lombardia ed Emilia Romagna avevano la garanzia del rimborso del costo della terapia) ad una discriminazione basata sulla tipologia di patologia tumorale sembra trovare una conferma nella distinzione tra patologie rientranti nei L.E.A. e le “altre patologie” oggetto di protocolli clinici. Come dire che coloro che sono affetti da talune patologie trattabili con l’adroterapia possono accedere ai protocolli sanitari dello C.N.A.O., ma a spese proprie, senza alcun rimborso da parte dello Stato.

Una parziale conferma di quanto sopra si evince dall’articolo pubblicato sul sito dello CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica - "L'adroterapia è entrata nel Sistema Sanitario Nazionale") nel quale si afferma che: … ”CNAO sta lavorando con le istituzioni per far rientrare nel Sistema Sanitario Nazionale anche i trattamenti per altre patologie radioresistenti e non operabili come i tumori al pancreas, al fegato, prostata ad alto rischio, recidive di tumori del retto e glioblastomi operati, oltre che recidive di tumori già irradiati con radiazioni convenzionali”.

In altri termini, se prima della riforma dei L.E.A dovevano vendere la propria auto o ipotecare la casa per curarsi i cittadini meno abbienti di 18 regioni su 20, ora questo problema riguarderà solamente (si fa per dire) quelle decine di migliaia di persone che ogni anno di ammalano di quelle forme di tumore che sono state escluse dalle condizioni di fruibilità dell’adroterapia. Be’ è un bel salto di qualità, peccato che anche queste migliaia di persone sono cittadini come gli altri e che pagano anche le tasse, tuttavia, se capitasse loro di doversi rivolgere al SSN per curarsi con l’adroterapia si sentirebbero rispondere che la loro patologia non rientra tra quelle curabili con il S.S.N.

In un periodo in cui molte persone, per risparmiare, rinunciano a curarsi ciò significherebbe che coloro che potrebbero essere efficacemente curate in modo non invasivo con l’adroterapia dovrebbero rinunciarvi e optare per le terapie tradizionali quali interventi chirurgici invasivi, chemioterapia, radioterapia, con tutto ciò che comporta anche in termini di qualità della vita.

 E’ giusto così? A me non pare proprio.

Inoltre, essendo lo C.N.A.O. un centro di eccellenza a livello mondiale, sarebbe opportuno replicare in altre regioni l’esperienza messa a punto da tale fondazione. Molti malati che nel corso di questi mesi si sono avvicinati a questo tipo di terapia vorrebbero potersi curare senza dover attraversare tutto il paese per poter fruire di tali prestazioni ambulatoriali specialistiche.

In un’epoca in cui le risorse disponibili sono poche bisogna fare delle scelte: servizi, ambiente territorio e salute pubblica hanno la priorità. Pagare le tasse, che sono veramente elevate, non fa piacere a nessuno. Ma se abbassarle a tutti, compresi coloro che non ne avrebbero bisogno, significa non avere più le risorse per servizi di qualità ai cittadini oppure dover generare altro debito pubblico, allora forse è meglio fermarsi e riflettere attentamente sulle scelte da fare. Nel breve periodo tutti sono contenti di pagare meno, ma se poi qualcuno, per risparmiare qualche centinaio di euro, si vede chiudere le porte in faccia, quando ha bisogno di curarsi con terapie complementari o alternative molto costose, perché le risorse attuali non permettono di offrire un buon servizio a tutti, mi pare che, anziché fare un passo avanti come paese, arretriamo collettivamente e ce ne accorgiamo solo nel momento in cui la vita ci costringe amaramente a prenderne atto.

Mi pare che in pochi si stiano ponendo il problema di coloro che in silenzio e con poche speranze di guarigione (con le altre terapie) potrebbero invece essere curati in modo non invasivo e con probabilità di guarigione definitiva assai più elevate. Dunque, visto che la campagna elettorale è terminata ormai da diversi mesi,  è ora di pensare alle priorità e tra queste, in un paese civile, c’è anche l’accesso alle cure migliori per tutti. Compiti dello Stato sono quindi quelli di rimuovere gli ostacoli e le discriminazioni e creare le condizioni affinché l’art. 32 della Costituzione trovi piena applicazione, per tutti i cittadini, compresi gli indigenti e coloro che perdono il lavoro.

Per tutte le ragioni sopra esposte chiedo quindi al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai Presidenti della Camera dei deputati, Roberto Fico, e del Senato della repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati ai Ministri Giulia Grillo (Ministro della Salute), Giovanni Tria (Ministro dell’Economia), ai presidenti dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati (Francesco D’uva, Mariastella Gelmini, Francesco Lollobrigida, Riccardo Molinari, Federico Fornaio, Graziano Delrio, Manfred Schullian) e del Senato (Annamaria Bernini, Luca siriani, Massimiliano Romeo, Stefano Patuanelli, Andrea Marcucci, Julia Unterberger, Loredana De Petris) di attivarsi affinché:

  1.  l’adroterapia e la protonterapia siano estese nei nuovi L.E.A. anche alle altre patologie trattabili con queste forme di terapia e che ad oggi ne sono state escluse;
  2. vengano stanziate le risorse economiche affinché vengano costruiti altri centri come lo CNAO in altre regioni italiane;
  3. i pazienti oncologici possano trovare semplicemente tutte le informazioni necessarie circa la possibilità di cura alternative e/o complementari relative alle loro patologie;
  4. sia reso più facile l’accesso alle forme di cura complementari e alternative del cancro (es. adroterapia, immunoterapia, crioterapia, termoablazione, ecc.) che potrebbero evitare ai pazienti cure o interventi chirurgici invasivi e debilitanti;
  5. siano stanziate ulteriori risorse per la ricerca, siano agevolate, nel rispetto dei protocolli sanitari, la sperimentazione di nuove tecniche e l’adozione di tutte quelle tecnologie (es nanotecnologie, nanofarmaci, ecc.) che possono combattere efficacemente il cancro, anche in metastasi, in maniera minimamente invasiva e senza distruggere i tessuti sani.


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