LA SALUTE DELLE PERSONE TRANS* IN ITALIA E’ IN PERICOLO

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In Italia accedere alla TOS (terapia ormonale sostitutiva) per le persone trans è da sempre troppo complesso e spesso costoso. Si tratta di farmaci che le persone trans* devono prendere a vita, anche dopo l’eventuale intervento di riconversione chirurgica; la TOS per queste persone è una terapia salvavita, necessaria per garantire un livello sostitutivo di estrogeni/androgeni necessario per vari aspetti metabolici.

Per troppe persone questo rischia a breve di essere quasi impossibile.

Molto spesso cittadini trans* che hanno intrapreso il percorso di transizione Female to Male si vedono negata la consegna del medicinale in farmacia.

Un farmaco per cui hanno regolare ricetta ma che viene spesso negato loro da una farmacia dopo l’altra, determinando un’estenuante odissea fintanto che non si trova un farmacista disponibile. Questo avviene perché l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) non considera l’esistenza delle persone in transizione ma ha invece promosso una normativa per dividere la prescrivibilità dei farmaci a base di testosterone in base al genere dei documenti, prescrivibili a uomini o a donne ignorando l’esistenza di identità in transizione. Questa normativa è stata creata con l'intento di contrastare il rischio di un uso per doping di questi farmaci, ma di fatto complica non poco la possibilità alle persone trans di ritirare il proprio farmaco in farmacia.

Oltre a questo, la quasi totalità dei farmaci per la TOS sono di “classe C”, e quindi reputati non essenziali, il cui costo non viene pertanto rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN) restando a carico del cittadino. Spesso l’unico modo per una persona trans* di ottenere un Piano Terapeutico è (nel caso di documenti già rettificati) tramite diagnosi di un ipogonadismo (uomini trans) o di una menopausa precoce (donne trans). Naturalmente si tratta di un artifizio creato ad hoc per tamponare la situazione stante di una grave lacuna politica e normativa che regoli l'esistenza anche nel mondo della Sanità per le persone trans, i cui corpi ed identità non convenzionali non sono previste, se non a livello puramente anagrafico.

Ecco dunque che le persone trans con il documento già rettificato hanno come unica possibilità quella di ricevere il farmaco rientrando forzatamente in queste due patologie diagnosticabili, senza che queste siano verificabili nei loro corpi, ma per permettere loro di ricevere il farmaco. Per le persone trans senza documento rettificato la terapia è possibile solo con i farmaci reputati da AIFA come prescrivibili a genere femminile, restringendo notevolmente la categoria di farmaci realmente utilizzata in questi percorsi, e dunque restringendo anche lo spettro di personalizzazione e non standardizzazione della terapia da parte dell' endocrinologo. Un ulteriore degradante esempio di come il sistema abbia deciso di ignorare l’esistenza e la dignità delle persone trans*.

Quello che chiediamo ad AIFA è di  inserire la disforia di genere nei bugiardini per risolvere il problema dell’accesso ai farmaci impegnandosi con il Ministero e le Regioni per disporre appositi protocolli in ambito sanitario a secondo delle rispettive competenze in accordo con le linee guida di associazioni trans, proprio come avviene già all'estero da svariati anni.

Oggi, però, la situazione ancora più grave.

L'8 febbraio l’AIFA ha aggiornato la lista dei farmaci temporaneamente carenti o indisponibili inserendo anche farmaci a base di testosterone. Soprattutto nel caso del farmaco Testoviron, ma non solo, la situazione negli ultimi mesi è degenerata, portando a una corsa ad accaparrarsi le scorte disponibili lasciando le persone trans sprovviste di farmaci irrinunciabili per la loro salute, specialmente di tutte quelle persone che si sono dovute sterilizzare forzatamente prima delle sentenze di Cassazione del 2015 dove in Italia risultava essere obbligatorio l'intervento chirurgico di sterilizzazione. Questi farmaci per queste persone sono veri e propri farmaci salvavita di cui non possono fare a meno.

Per chi segue una terapia ormonale sostitutiva, l'interruzione della reperibilità dei farmaci è fonte di grave disagio. Nei caso in cui un farmaco bioequivalente non esista, sia irreperibile, o abbia effetti collaterali insostenibili il medicinale non è sostituibile.  

Con l’Interrogazione depositata dall’On. Rossella Muroni, chiediamo al Ministero e ad Aifa di farsi carico della questione, di regolamentare riconoscendo nei bugiardini l'utilizzo da parte delle persone trans di questi farmaci inserendo la prescrivibilità per Disforia di Genere, per tutelare il diritto alla Salute delle persone trans riconoscendo la loro esigenza a non restare scoperte da una terapia ormonale sostitutiva salvavita e dunque rivalutare la classe del farmaco. E’ necessario, dunque, aprire un tavolo di discussione il prima possibile con le case farmaceutiche produttrici di farmaci generici o biosimilari perché venga prodotto e reso disponibile il farmaco equivalente e non similare equivalente in tutto e per tutto in termini di composizione, e autorizzato all’estero per i farmaci carenti o indisponibili.

E’ arrivato il momento di un impegno da parte del Ministero, dell’AIFA e di tutta la classe politica per riconoscere e rispettare l’esistenza delle persone trans* a cui deve essere garantito il pieno godimento del diritto alla salute così come prescritto anche nella nostra Costituzione.

Primi Firmatari

Giuseppe Civati
Rossella Muroni
Beatrice Brignone
Christian Leonardo Cristalli
Milena Bargiacchi
Nicholas Vitiello
Gianmarco Capogna
Valerio Barbini
Francesca Druetti
Mariella Fanfarillo
Pier Cesare Notaro
Domenico Chionetti
Richard Bourelly