NO alla presenza di sportelli gestiti da associazioni antiabortiste negli ospedali liguri


NO alla presenza di sportelli gestiti da associazioni antiabortiste negli ospedali liguri
Il problema
Nonostante su scala nazionale si assista ad una progressiva diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza, abbinata ad un drastico aumento del numero dei medici obiettori, il gruppo di Fratelli d’Italia in Regione Liguria ha depositato nei giorni scorsi una proposta di legge dal titolo “Norme per la tutela della salute della donna e del concepito” contenente misure che, se approvate, favorirebbero inevitabilmente un ingiustificato e vile attacco alla Legge 194 e soprattutto al diritto all’interruzione di gravidanza nonché alla libertà di scelta delle donne liguri.
La citata p.d.l 71 del 6.5.2021 si pone all’Articolo 1 la finalità di “sostenere azioni per aiutare la donna a rimuovere le cause che possono indurre all’interruzione di gravidanza”, mediante l’introduzione nei nostri ospedali pubblici di sportelli informativi gestiti dalle associazioni operanti “nel settore dell’aiuto alla vita”, meglio conosciute come associazioni antiabortiste.
Ma c’è di più: una marcata tendenza alla moralizzazione e alla criminalizzazione della donna che eserciti il suo diritto di abortire, che emerge dalle surreali, grottesche e anacronistiche parole del testo:
- “in realtà l’aborto è sempre e comunque una sconfitta; per il figlio che perde la vita; per la società, che viene privata del suo futuro”;
- “i proponenti della presente proposta di legge intendono rendere concretamente un servizio ai figli la cui vita ancora nascosta, è in pericolo; e alle loro madri, minacciate dalla solitudine, dall’ignoranza, dalla povertà”;
- “la madre va ascoltata nella sua disperazione”;
- menziona poi lo “scadimento del senso del valore della vita umana nella coscienza individuale e sociale” tra le cause dell’interruzione volontaria di gravidanza.
La proposta induce a pensare che chi l’abbia redatta abbia deliberatamente scelto non soltanto di avanzare una becera provocazione, ma anche di ricostruire e proporre con inquietante leggerezza un’interpretazione deviata di tutte le questioni sottese: dal calo demografico al progressivo cambiamento del ruolo di cura della donna all’interno della nostra società, ma anche della complessità dell’aspetto psicologico dell’aborto.
Perché, se si sta verificando un calo della natalità, non ci si concentra su un rafforzamento dei servizi educativi o su misure che si concentrino nel colmare il gender gap salariale, con finalità di ridiscussione e ricostruzione del welfare?
Perché si procede criminalizzando la donna che abortisce, infierendo sulla sua sfera psico-emotiva, e non si rende invece più accessibile l’aborto farmacologico, meno gravoso emotivamente e meno rischioso per la salute femminile?
Perché, se effettivamente esiste un problema di scarsa consapevolezza, non si favoriscono progetti di educazione sessuale nelle scuole, rendendo anche più accessibile la contraccezione, potenziando anche la funzione dei consultori e dei servizi di prossimità?
Un tale dispositivo normativo, se approvato, comporterebbe nel breve termine, per gran parte delle donne liguri che vogliano esercitare i propri diritti, una pressione psicologica insopportabile e priva di senso; nel lungo termine, invece, indurrebbe una progressiva erosione del principi sanciti dalla Legge 194 e già ampiamente consolidati nel nostro ordinamento, oltre ad un inesorabile impoverimento culturale, trattandosi di una presa di posizione consapevole e di parte che supporta una cultura oscurantista, antiscientifica e fuori dalla storia.
Per tutte queste ragioni, come Democratiche Liguri, riteniamo assolutamente inaccettabile che tale provvedimento possa procedere nel suo iter di approvazione e ci opporremo con tutte le modalità possibili per contrastarlo, denunciandone le reali intenzioni liberticide e il pericolo che rappresenta.
Attiveremo una mobilitazione ampia e partecipata di donne e uomini dentro e fuori le realtà partitiche, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, e più in generale di chi ritenga urgente contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà, soprattutto delle donne, continuamente sotto attacco. A questo scopo, inoltre, chiediamo:
1. Che la proposta di legge venga respinta e dimenticata;
2. Che Regione Liguria si faccia carico di un potenziamento economico e funzionale dei consultori e dei servizi di prossimità per far sì che, grazie all'esperienza e alle competenze multidisciplinari del personale socio-sanitario, le coppie e le donne possano essere accompagnati e aiutati nel percorso dell’interruzione volontaria di gravidanza;
3. Che Regione Liguria si attivi per garantire il diritto all’aborto, assumendo mediante bando attivato per le strutture pubbliche soltanto medici non obiettori.
Coordinamento Democratiche Liguri
28.457
Il problema
Nonostante su scala nazionale si assista ad una progressiva diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza, abbinata ad un drastico aumento del numero dei medici obiettori, il gruppo di Fratelli d’Italia in Regione Liguria ha depositato nei giorni scorsi una proposta di legge dal titolo “Norme per la tutela della salute della donna e del concepito” contenente misure che, se approvate, favorirebbero inevitabilmente un ingiustificato e vile attacco alla Legge 194 e soprattutto al diritto all’interruzione di gravidanza nonché alla libertà di scelta delle donne liguri.
La citata p.d.l 71 del 6.5.2021 si pone all’Articolo 1 la finalità di “sostenere azioni per aiutare la donna a rimuovere le cause che possono indurre all’interruzione di gravidanza”, mediante l’introduzione nei nostri ospedali pubblici di sportelli informativi gestiti dalle associazioni operanti “nel settore dell’aiuto alla vita”, meglio conosciute come associazioni antiabortiste.
Ma c’è di più: una marcata tendenza alla moralizzazione e alla criminalizzazione della donna che eserciti il suo diritto di abortire, che emerge dalle surreali, grottesche e anacronistiche parole del testo:
- “in realtà l’aborto è sempre e comunque una sconfitta; per il figlio che perde la vita; per la società, che viene privata del suo futuro”;
- “i proponenti della presente proposta di legge intendono rendere concretamente un servizio ai figli la cui vita ancora nascosta, è in pericolo; e alle loro madri, minacciate dalla solitudine, dall’ignoranza, dalla povertà”;
- “la madre va ascoltata nella sua disperazione”;
- menziona poi lo “scadimento del senso del valore della vita umana nella coscienza individuale e sociale” tra le cause dell’interruzione volontaria di gravidanza.
La proposta induce a pensare che chi l’abbia redatta abbia deliberatamente scelto non soltanto di avanzare una becera provocazione, ma anche di ricostruire e proporre con inquietante leggerezza un’interpretazione deviata di tutte le questioni sottese: dal calo demografico al progressivo cambiamento del ruolo di cura della donna all’interno della nostra società, ma anche della complessità dell’aspetto psicologico dell’aborto.
Perché, se si sta verificando un calo della natalità, non ci si concentra su un rafforzamento dei servizi educativi o su misure che si concentrino nel colmare il gender gap salariale, con finalità di ridiscussione e ricostruzione del welfare?
Perché si procede criminalizzando la donna che abortisce, infierendo sulla sua sfera psico-emotiva, e non si rende invece più accessibile l’aborto farmacologico, meno gravoso emotivamente e meno rischioso per la salute femminile?
Perché, se effettivamente esiste un problema di scarsa consapevolezza, non si favoriscono progetti di educazione sessuale nelle scuole, rendendo anche più accessibile la contraccezione, potenziando anche la funzione dei consultori e dei servizi di prossimità?
Un tale dispositivo normativo, se approvato, comporterebbe nel breve termine, per gran parte delle donne liguri che vogliano esercitare i propri diritti, una pressione psicologica insopportabile e priva di senso; nel lungo termine, invece, indurrebbe una progressiva erosione del principi sanciti dalla Legge 194 e già ampiamente consolidati nel nostro ordinamento, oltre ad un inesorabile impoverimento culturale, trattandosi di una presa di posizione consapevole e di parte che supporta una cultura oscurantista, antiscientifica e fuori dalla storia.
Per tutte queste ragioni, come Democratiche Liguri, riteniamo assolutamente inaccettabile che tale provvedimento possa procedere nel suo iter di approvazione e ci opporremo con tutte le modalità possibili per contrastarlo, denunciandone le reali intenzioni liberticide e il pericolo che rappresenta.
Attiveremo una mobilitazione ampia e partecipata di donne e uomini dentro e fuori le realtà partitiche, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, e più in generale di chi ritenga urgente contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà, soprattutto delle donne, continuamente sotto attacco. A questo scopo, inoltre, chiediamo:
1. Che la proposta di legge venga respinta e dimenticata;
2. Che Regione Liguria si faccia carico di un potenziamento economico e funzionale dei consultori e dei servizi di prossimità per far sì che, grazie all'esperienza e alle competenze multidisciplinari del personale socio-sanitario, le coppie e le donne possano essere accompagnati e aiutati nel percorso dell’interruzione volontaria di gravidanza;
3. Che Regione Liguria si attivi per garantire il diritto all’aborto, assumendo mediante bando attivato per le strutture pubbliche soltanto medici non obiettori.
Coordinamento Democratiche Liguri
28.457
I decisori

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Petizione creata in data 15 maggio 2021