L'apericena? No grazie!


L'apericena? No grazie!
Il problema
L’apericena? No, grazie
Pro cucina nostra
Siamo di fronte a una pericolosa deriva, spacciata per moderna necessità da incompetenti in materia culinaria, che vorrebbe riformare le sane abitudini sociali italiane a suon di spritz e esangui bocconcini finger food. I promotori dell'ennesima follia, bandita sotto le insegne del politicamente fighetto, pur consapevoli che la soppressione della cena e dell’aperitivo in favore di un ibrido non si potrebbe mai applicare alla vita fuori dalle grandi città, predicano regole inaccettabili, col rischio di arrecare seri danni anche a carico di chi soffre di alcolismo e di patologie alimentari.
I fautori dell’apericena, partita da una minoranza di esercenti milanesi imbruttiti che pretende di imporre la legge del prosecco a basso costo a un'intera nazione, esortano a sostituire due dei momenti conviviali della giornata lavorativa con un unico appuntamento che non è più l’uno né l’altro. Essi desiderano la sparizione della sequenza dei piatti tradizionali e le abitudini sociali che vi erano legate e vorrebbero nutrirci di cibi freddi e insalubri, studiati per essere consumati in economia e quantità, a base di ingredienti sapidi che stimolano il consumo di ulteriori bevande alcoliche. C'è anche chi va ben oltre e auspica che questa ridicola parodia del pasto serale sia consumata in piedi, in tristi piattini monouso, o al massimo seduti su uno strapuntino vista naviglio o strada provinciale.
Questo orrore che si vorrebbe introdurre a modificare l'uso culinario italiano corrente non è motivato da reali esigenze di alimentazione. È invece il frutto di un desiderio commerciale e modaiolo, intenzionato ad azzerare secoli e secoli di evoluzione culturale con la scusa della flessibilità degli orari di chi lavora. Se proprio si era stanchi della cena e dell’aperitivo, la nostra tradizione offriva la ben più blasonata alternativa piemontese della merenda sinoira, che suona pure meglio.
Dichiarandoci indinniati per questa pericolosa deriva, vi invitiamo a firmare sollecitando l’intervento delle Istituzioni, della Polizia alimentare, della magistratura e come estrema misura anche di nostro Signore GesuCristu, che certamente manderà uno strale su questi sconsiderati violatori della tradizione.
Firmate anche voi contro l’apericena, indicando nome cognome e marca del voucher di buoni pasto che utilizzate di solito quando ci andate.
No pasaran!
Senato dell'Accademia dei Cinque Cereali

Il problema
L’apericena? No, grazie
Pro cucina nostra
Siamo di fronte a una pericolosa deriva, spacciata per moderna necessità da incompetenti in materia culinaria, che vorrebbe riformare le sane abitudini sociali italiane a suon di spritz e esangui bocconcini finger food. I promotori dell'ennesima follia, bandita sotto le insegne del politicamente fighetto, pur consapevoli che la soppressione della cena e dell’aperitivo in favore di un ibrido non si potrebbe mai applicare alla vita fuori dalle grandi città, predicano regole inaccettabili, col rischio di arrecare seri danni anche a carico di chi soffre di alcolismo e di patologie alimentari.
I fautori dell’apericena, partita da una minoranza di esercenti milanesi imbruttiti che pretende di imporre la legge del prosecco a basso costo a un'intera nazione, esortano a sostituire due dei momenti conviviali della giornata lavorativa con un unico appuntamento che non è più l’uno né l’altro. Essi desiderano la sparizione della sequenza dei piatti tradizionali e le abitudini sociali che vi erano legate e vorrebbero nutrirci di cibi freddi e insalubri, studiati per essere consumati in economia e quantità, a base di ingredienti sapidi che stimolano il consumo di ulteriori bevande alcoliche. C'è anche chi va ben oltre e auspica che questa ridicola parodia del pasto serale sia consumata in piedi, in tristi piattini monouso, o al massimo seduti su uno strapuntino vista naviglio o strada provinciale.
Questo orrore che si vorrebbe introdurre a modificare l'uso culinario italiano corrente non è motivato da reali esigenze di alimentazione. È invece il frutto di un desiderio commerciale e modaiolo, intenzionato ad azzerare secoli e secoli di evoluzione culturale con la scusa della flessibilità degli orari di chi lavora. Se proprio si era stanchi della cena e dell’aperitivo, la nostra tradizione offriva la ben più blasonata alternativa piemontese della merenda sinoira, che suona pure meglio.
Dichiarandoci indinniati per questa pericolosa deriva, vi invitiamo a firmare sollecitando l’intervento delle Istituzioni, della Polizia alimentare, della magistratura e come estrema misura anche di nostro Signore GesuCristu, che certamente manderà uno strale su questi sconsiderati violatori della tradizione.
Firmate anche voi contro l’apericena, indicando nome cognome e marca del voucher di buoni pasto che utilizzate di solito quando ci andate.
No pasaran!
Senato dell'Accademia dei Cinque Cereali

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 5 febbraio 2022