

Garantire subito alla comunità musulmana di Massafra un luogo di preghiera
Il problema
Appello pubblico alla Sindaca Giancarla Zaccaro e all’Amministrazione comunale di Massafra
Gentile Sindaca Zaccaro,
La chiusura del locale utilizzato dalla comunità musulmana di Massafra come luogo di preghiera pone una questione che non può essere ridotta a un semplice adempimento urbanistico o amministrativo.
Nessuno chiede che le persone continuino a riunirsi in ambienti insalubri, inadeguati o privi delle necessarie condizioni di sicurezza. La tutela dell’incolumità di chi frequenta un luogo aperto al pubblico è un dovere delle istituzioni. Ma il compito di un’Amministrazione democratica non può concludersi con un’ordinanza, una chiusura e l’apposizione di sigilli.
Quando un provvedimento, pur formalmente motivato da ragioni tecniche, lascia un’intera comunità religiosa senza alcuno spazio nel quale riunirsi, pregare ed esercitare pubblicamente il proprio culto, il Comune ha il dovere politico e civile di intervenire per individuare una soluzione alternativa. Diversamente, la conseguenza concreta della chiusura non è soltanto la cessazione dell’utilizzo di un locale non idoneo. È l’impossibilità, per decine di cittadini e lavoratori che vivono a Massafra, di esercitare un diritto fondamentale.
La libertà religiosa non può dipendere dalla disponibilità economica di una comunità, dalla possibilità di acquistare un immobile o dalla capacità di affrontare da sola un lungo e complesso percorso amministrativo. La Costituzione repubblicana riconosce a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede, di farne propaganda e di esercitarne il culto, individualmente o collettivamente, in privato e in pubblico.
Questo diritto appartiene anche ai musulmani di Massafra. Appartiene a chi lavora nei campi, nelle fabbriche, nei servizi e nelle attività commerciali del territorio. Appartiene a chi paga un affitto, cresce i propri figli, contribuisce alla vita economica e sociale della città e non può essere considerato un ospite provvisorio da tollerare soltanto finché rimane invisibile. Per questa ragione non è sufficiente dichiarare che il provvedimento di chiusura non ha finalità discriminatorie. Occorre dimostrare concretamente che l’Amministrazione comunale non intende negare né comprimere la libertà di culto della comunità musulmana.
La vicenda è stata inoltre immediatamente trasformata da esponenti politici in uno strumento di propaganda contro i migranti e contro l’Islam. Un problema riguardante la sicurezza di un locale è stato presentato come una vittoria contro una presunta “moschea clandestina”. La chiusura è stata rivendicata non come un intervento volto a proteggere le persone, ma come un atto politico contro la presenza stessa dei musulmani e dei migranti nella città. Questa strumentalizzazione è grave e pericolosa. Il Comune di Massafra non può lasciare che un proprio provvedimento amministrativo venga utilizzato per alimentare odio, esclusione e discriminazione. Deve prendere pubblicamente le distanze da ogni rappresentazione della comunità musulmana come una minaccia per la città. La risposta migliore alla propaganda razzista non consiste soltanto nelle dichiarazioni. Consiste nell’aprire un percorso amministrativo trasparente, rapido e condiviso che garantisca alla comunità interessata un luogo sicuro e dignitoso.
Chiediamo pertanto al Sindaco e all’Amministrazione comunale di Massafra:
- di convocare immediatamente i rappresentanti della comunità musulmana, ascoltandone le necessità e coinvolgendoli nella ricerca di una soluzione;
- di individuare e mettere temporaneamente a disposizione uno spazio comunale sicuro e adeguato, nel quale sia possibile svolgere la preghiera collettiva nel rispetto delle norme;
- di verificare, insieme alla Diocesi, alle parrocchie e alle associazioni del territorio, la disponibilità temporanea di saloni, locali comunitari o altri spazi idonei;
- di accompagnare la comunità musulmana nell’individuazione e nella regolarizzazione di una sede stabile, fornendo il necessario supporto tecnico e amministrativo;
- di istituire un tavolo cittadino sulla libertà religiosa e sulla convivenza, al quale partecipino il Comune, la comunità musulmana, le confessioni religiose, le associazioni, i sindacati e le realtà sociali del territorio;
- di respingere pubblicamente ogni strumentalizzazione xenofoba della vicenda, riaffermando che Massafra è la città di tutte le persone che la abitano;
- di comunicare pubblicamente, entro tempi definiti, le iniziative che il Comune intende assumere, affinché il diritto al culto non resti subordinato a promesse generiche o a soluzioni indefinite.
Non chiediamo di ignorare le norme. Chiediamo che le norme siano applicate senza trasformarsi in strumenti di esclusione sociale e religiosa. Non chiediamo che si continui a pregare in luoghi pericolosi. Chiediamo che le istituzioni rendano possibile pregare in un luogo sicuro. Non vogliamo locali clandestini, degradati o precari. Vogliamo luoghi di culto pubblicamente riconosciuti, dignitosi, sicuri e accessibili.
La legalità non può essere inflessibile con le persone più fragili e negoziabile con chi dispone di potere economico e relazioni. Non può limitarsi a vietare. Deve rimuovere gli ostacoli che impediscono l’esercizio effettivo dei diritti.
Una città democratica non costringe nessuno a scegliere tra pregare in un luogo non sicuro e non pregare affatto.
Una città democratica non nasconde le proprie minoranze, non le consegna alla propaganda e non le lascia sole davanti alle difficoltà amministrative.
Una città democratica riconosce tutte le comunità che già la abitano e costruisce insieme a loro condizioni di sicurezza, dignità e convivenza.
Per questo chiediamo al Sindaco di Massafra di agire subito.
La chiusura di un locale non diventi la chiusura di una comunità.
Massafra garantisca a tutti e a tutte il diritto di esistere, incontrarsi e pregare.

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Il problema
Appello pubblico alla Sindaca Giancarla Zaccaro e all’Amministrazione comunale di Massafra
Gentile Sindaca Zaccaro,
La chiusura del locale utilizzato dalla comunità musulmana di Massafra come luogo di preghiera pone una questione che non può essere ridotta a un semplice adempimento urbanistico o amministrativo.
Nessuno chiede che le persone continuino a riunirsi in ambienti insalubri, inadeguati o privi delle necessarie condizioni di sicurezza. La tutela dell’incolumità di chi frequenta un luogo aperto al pubblico è un dovere delle istituzioni. Ma il compito di un’Amministrazione democratica non può concludersi con un’ordinanza, una chiusura e l’apposizione di sigilli.
Quando un provvedimento, pur formalmente motivato da ragioni tecniche, lascia un’intera comunità religiosa senza alcuno spazio nel quale riunirsi, pregare ed esercitare pubblicamente il proprio culto, il Comune ha il dovere politico e civile di intervenire per individuare una soluzione alternativa. Diversamente, la conseguenza concreta della chiusura non è soltanto la cessazione dell’utilizzo di un locale non idoneo. È l’impossibilità, per decine di cittadini e lavoratori che vivono a Massafra, di esercitare un diritto fondamentale.
La libertà religiosa non può dipendere dalla disponibilità economica di una comunità, dalla possibilità di acquistare un immobile o dalla capacità di affrontare da sola un lungo e complesso percorso amministrativo. La Costituzione repubblicana riconosce a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede, di farne propaganda e di esercitarne il culto, individualmente o collettivamente, in privato e in pubblico.
Questo diritto appartiene anche ai musulmani di Massafra. Appartiene a chi lavora nei campi, nelle fabbriche, nei servizi e nelle attività commerciali del territorio. Appartiene a chi paga un affitto, cresce i propri figli, contribuisce alla vita economica e sociale della città e non può essere considerato un ospite provvisorio da tollerare soltanto finché rimane invisibile. Per questa ragione non è sufficiente dichiarare che il provvedimento di chiusura non ha finalità discriminatorie. Occorre dimostrare concretamente che l’Amministrazione comunale non intende negare né comprimere la libertà di culto della comunità musulmana.
La vicenda è stata inoltre immediatamente trasformata da esponenti politici in uno strumento di propaganda contro i migranti e contro l’Islam. Un problema riguardante la sicurezza di un locale è stato presentato come una vittoria contro una presunta “moschea clandestina”. La chiusura è stata rivendicata non come un intervento volto a proteggere le persone, ma come un atto politico contro la presenza stessa dei musulmani e dei migranti nella città. Questa strumentalizzazione è grave e pericolosa. Il Comune di Massafra non può lasciare che un proprio provvedimento amministrativo venga utilizzato per alimentare odio, esclusione e discriminazione. Deve prendere pubblicamente le distanze da ogni rappresentazione della comunità musulmana come una minaccia per la città. La risposta migliore alla propaganda razzista non consiste soltanto nelle dichiarazioni. Consiste nell’aprire un percorso amministrativo trasparente, rapido e condiviso che garantisca alla comunità interessata un luogo sicuro e dignitoso.
Chiediamo pertanto al Sindaco e all’Amministrazione comunale di Massafra:
- di convocare immediatamente i rappresentanti della comunità musulmana, ascoltandone le necessità e coinvolgendoli nella ricerca di una soluzione;
- di individuare e mettere temporaneamente a disposizione uno spazio comunale sicuro e adeguato, nel quale sia possibile svolgere la preghiera collettiva nel rispetto delle norme;
- di verificare, insieme alla Diocesi, alle parrocchie e alle associazioni del territorio, la disponibilità temporanea di saloni, locali comunitari o altri spazi idonei;
- di accompagnare la comunità musulmana nell’individuazione e nella regolarizzazione di una sede stabile, fornendo il necessario supporto tecnico e amministrativo;
- di istituire un tavolo cittadino sulla libertà religiosa e sulla convivenza, al quale partecipino il Comune, la comunità musulmana, le confessioni religiose, le associazioni, i sindacati e le realtà sociali del territorio;
- di respingere pubblicamente ogni strumentalizzazione xenofoba della vicenda, riaffermando che Massafra è la città di tutte le persone che la abitano;
- di comunicare pubblicamente, entro tempi definiti, le iniziative che il Comune intende assumere, affinché il diritto al culto non resti subordinato a promesse generiche o a soluzioni indefinite.
Non chiediamo di ignorare le norme. Chiediamo che le norme siano applicate senza trasformarsi in strumenti di esclusione sociale e religiosa. Non chiediamo che si continui a pregare in luoghi pericolosi. Chiediamo che le istituzioni rendano possibile pregare in un luogo sicuro. Non vogliamo locali clandestini, degradati o precari. Vogliamo luoghi di culto pubblicamente riconosciuti, dignitosi, sicuri e accessibili.
La legalità non può essere inflessibile con le persone più fragili e negoziabile con chi dispone di potere economico e relazioni. Non può limitarsi a vietare. Deve rimuovere gli ostacoli che impediscono l’esercizio effettivo dei diritti.
Una città democratica non costringe nessuno a scegliere tra pregare in un luogo non sicuro e non pregare affatto.
Una città democratica non nasconde le proprie minoranze, non le consegna alla propaganda e non le lascia sole davanti alle difficoltà amministrative.
Una città democratica riconosce tutte le comunità che già la abitano e costruisce insieme a loro condizioni di sicurezza, dignità e convivenza.
Per questo chiediamo al Sindaco di Massafra di agire subito.
La chiusura di un locale non diventi la chiusura di una comunità.
Massafra garantisca a tutti e a tutte il diritto di esistere, incontrarsi e pregare.

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Petizione creata in data 2 agosto 2026