

Garantire personale e materiali adatti per Port (Tivad) negli ospedali italiani
Il problema
Il problema
Ogni anno in Italia migliaia di pazienti — oncologici, cronici, in nutrizione parenterale o terapia del dolore — sono portatori di un Port-a-cath (sistema venoso totalmente impiantabile). Questo dispositivo viene impiantato chirurgicamente proprio per garantire un accesso venoso sicuro, ripetibile e dignitoso, evitando le venipunture periferiche ripetute.
Eppure, in reparti, ambulatori, pronto soccorso e radiologie, troppo spesso il dispositivo non viene utilizzato: il personale dichiara di non saperlo gestire, oppure manca l'ago di Huber (ago non carotante). Il paziente viene così sottoposto a tentativi ripetuti, dolorosi e clinicamente ingiustificati di reperimento di vene periferiche spesso esauste — una sofferenza evitabile che contraddice la ragione stessa per cui il Port è stato impiantato.
Non si tratta di un disagio occasionale, ma di una carenza organizzativa sistematica che genera dolore inutile, ritardi nelle cure, rischio di stravaso e perdita di fiducia nel sistema sanitario.
Perché è un problema della struttura, non del singolo professionista
L'utilizzo del Port è una competenza acquisibile con una formazione mirata e relativamente breve. Le principali fonti tecnico-scientifiche di riferimento stabiliscono con chiarezza che la gestione degli accessi venosi deve essere affidata a personale specificamente addestrato e supportato da materiale adeguato:
Le Raccomandazioni GAVeCeLT stabiliscono che la gestione degli accessi venosi centrali è affidata esclusivamente a personale sanitario, medico o infermieristico, specificamente e adeguatamente addestrato all'esecuzione della manovra.
Gli Infusion Therapy Standards of Practice dell'Infusion Nurses Society (INS), riferimento internazionale, guidano la pratica della terapia infusionale e si applicano a tutti i clinici, in ogni contesto assistenziale e per ogni popolazione di pazienti nel mondo, con verifica della pervietà, accesso sterile e valutazione della competenza come elementi centrali della pratica sicura. Gli stessi standard sono utilizzati da clinici, educatori e organizzazioni sanitarie a supporto dello sviluppo della competenza e delle politiche e procedure infusionali.
Ne deriva un principio chiaro: garantire competenza e materiale non è una scelta del singolo operatore, ma un obbligo organizzativo dell'ente erogatore. Se un dispositivo impiantato non può essere usato nel luogo di cura, la responsabilità è del sistema che non ha provveduto a formare il personale e a dotarsi del materiale — non del paziente, che non può essere penalizzato.
Cosa chiediamo
Chiediamo che ogni struttura sanitaria — pubblica e privata accreditata — sia obbligata a garantire, in tutti i contesti dove accedono portatori di Port-a-cath (reparti di degenza, ambulatori, day hospital, pronto soccorso, diagnostica per immagini):
La presenza di personale formato. L'Azienda deve assicurare in ogni turno la disponibilità di almeno un professionista (medico o infermiere) competente e certificato nell'accesso e nella gestione del Port, attraverso percorsi formativi pratici documentati e periodicamente rinnovati.
La disponibilità del materiale idoneo. Aghi di Huber (non carotanti) di misure adeguate, materiale per medicazione sterile, soluzioni per lavaggio e dispositivi di sicurezza devono essere presenti e accessibili in ogni sede pertinente, come dotazione ordinaria e non occasionale.
Protocolli aziendali vincolanti. Ogni Azienda deve adottare una procedura che preveda l'uso prioritario del dispositivo impiantato quando clinicamente appropriato, vietando il ricorso sistematico alla venipuntura periferica per sola carenza di competenza o materiale.
Tutela del paziente. Il portatore di Port non deve mai essere costretto a venipunture ripetute e inutili a causa di lacune organizzative della struttura.
In sintesi
Un dispositivo impiantato e non utilizzato è una risorsa sanitaria sprecata e una sofferenza inflitta. Garantire che possa essere usato ovunque, da personale competente e con il materiale giusto, è un dovere delle istituzioni sanitarie e un diritto dei pazienti.
Firma per un'assistenza competente, sicura e rispettosa della dignità di chi è già provato dalla malattia.

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Il problema
Il problema
Ogni anno in Italia migliaia di pazienti — oncologici, cronici, in nutrizione parenterale o terapia del dolore — sono portatori di un Port-a-cath (sistema venoso totalmente impiantabile). Questo dispositivo viene impiantato chirurgicamente proprio per garantire un accesso venoso sicuro, ripetibile e dignitoso, evitando le venipunture periferiche ripetute.
Eppure, in reparti, ambulatori, pronto soccorso e radiologie, troppo spesso il dispositivo non viene utilizzato: il personale dichiara di non saperlo gestire, oppure manca l'ago di Huber (ago non carotante). Il paziente viene così sottoposto a tentativi ripetuti, dolorosi e clinicamente ingiustificati di reperimento di vene periferiche spesso esauste — una sofferenza evitabile che contraddice la ragione stessa per cui il Port è stato impiantato.
Non si tratta di un disagio occasionale, ma di una carenza organizzativa sistematica che genera dolore inutile, ritardi nelle cure, rischio di stravaso e perdita di fiducia nel sistema sanitario.
Perché è un problema della struttura, non del singolo professionista
L'utilizzo del Port è una competenza acquisibile con una formazione mirata e relativamente breve. Le principali fonti tecnico-scientifiche di riferimento stabiliscono con chiarezza che la gestione degli accessi venosi deve essere affidata a personale specificamente addestrato e supportato da materiale adeguato:
Le Raccomandazioni GAVeCeLT stabiliscono che la gestione degli accessi venosi centrali è affidata esclusivamente a personale sanitario, medico o infermieristico, specificamente e adeguatamente addestrato all'esecuzione della manovra.
Gli Infusion Therapy Standards of Practice dell'Infusion Nurses Society (INS), riferimento internazionale, guidano la pratica della terapia infusionale e si applicano a tutti i clinici, in ogni contesto assistenziale e per ogni popolazione di pazienti nel mondo, con verifica della pervietà, accesso sterile e valutazione della competenza come elementi centrali della pratica sicura. Gli stessi standard sono utilizzati da clinici, educatori e organizzazioni sanitarie a supporto dello sviluppo della competenza e delle politiche e procedure infusionali.
Ne deriva un principio chiaro: garantire competenza e materiale non è una scelta del singolo operatore, ma un obbligo organizzativo dell'ente erogatore. Se un dispositivo impiantato non può essere usato nel luogo di cura, la responsabilità è del sistema che non ha provveduto a formare il personale e a dotarsi del materiale — non del paziente, che non può essere penalizzato.
Cosa chiediamo
Chiediamo che ogni struttura sanitaria — pubblica e privata accreditata — sia obbligata a garantire, in tutti i contesti dove accedono portatori di Port-a-cath (reparti di degenza, ambulatori, day hospital, pronto soccorso, diagnostica per immagini):
La presenza di personale formato. L'Azienda deve assicurare in ogni turno la disponibilità di almeno un professionista (medico o infermiere) competente e certificato nell'accesso e nella gestione del Port, attraverso percorsi formativi pratici documentati e periodicamente rinnovati.
La disponibilità del materiale idoneo. Aghi di Huber (non carotanti) di misure adeguate, materiale per medicazione sterile, soluzioni per lavaggio e dispositivi di sicurezza devono essere presenti e accessibili in ogni sede pertinente, come dotazione ordinaria e non occasionale.
Protocolli aziendali vincolanti. Ogni Azienda deve adottare una procedura che preveda l'uso prioritario del dispositivo impiantato quando clinicamente appropriato, vietando il ricorso sistematico alla venipuntura periferica per sola carenza di competenza o materiale.
Tutela del paziente. Il portatore di Port non deve mai essere costretto a venipunture ripetute e inutili a causa di lacune organizzative della struttura.
In sintesi
Un dispositivo impiantato e non utilizzato è una risorsa sanitaria sprecata e una sofferenza inflitta. Garantire che possa essere usato ovunque, da personale competente e con il materiale giusto, è un dovere delle istituzioni sanitarie e un diritto dei pazienti.
Firma per un'assistenza competente, sicura e rispettosa della dignità di chi è già provato dalla malattia.

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Petizione creata in data 25 giugno 2026