La 194 non si tocca

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Non possiamo rimanere impassibili dinanzi alla decisione della Giunta della Regione Marche di non attenersi alle linee guida del Ministero della Salute e, di conseguenza, di non garantire la somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori.

Le motivazioni di questa posizione politica, del resto, sono state palesate dalle stesse parole del consigliere Carlo Ciccioli, di Fratelli d’Italia, il quale ha motivato la scelta della Giunta della Regione Marche sostenendo che ci dobbiamo difendere da una “sostituzione etnica”.

Tutte queste posizioni assurde confluiscono sul ruolo che secondo loro deve avere la donna nella società: fare figli. Autodeterminazione, coscienza, autonomia non sono concepibili. Qualsiasi tentativo di raggiungere la parità viene represso, nei casi più estremi con la violenza, nelle civiltà democratiche invece con campagne d’odio che nel web trovano purtroppo un terreno fertile.

Al di là dell’infelicità dell’utilizzo di queste parole proprio nella Giornata della Memoria, come Giovani Democratici delle Marche, vi chiediamo di firmare questa petizione per dimostrare alla Giunta Regionale e al Presidente Acquaroli che sui diritti non si può e non si deve tornare indietro.

Né può essere accolta l’opinione per la quale la pillola abortiva RU486 non è prevista nella legge 194 e pertanto non deve essere somministrata nei consultori. Infatti, la pillola abortiva non esisteva nel ’78, anno di promulgazione della legge 194 e per tale motivo la possibilità di somministrazione nei consultori è stata prevista dalle linee guida del Ministero della Salute, da ultimo aggiornate lo scorso agosto.

Il consultorio deve rimanere un luogo in cui ogni donna può recarsi per l’esercizio dei propri diritti e proprio per questo motivo possono essere ammesse limitazioni di alcuni tipo, né intromissioni da parte delle associazioni private, specie quelle che da anni si impegnano ad ostacolare l’esercizio di questo diritto.

Quello ad opera della Destra marchigiana non è altro che un attacco all’esercizio dei diritti fondamentali riconosciuti ormai da decenni. Al contrario, la maternità deve essere una scelta consapevole di ogni donna e il rendere difficile -se non impossibile- l’esercizio del diritto di abortire non fa altro che incrementare il ricorso a pratiche illegali e pericolose per prevenire le quali, la legge 194, era stata concepita.

Per tutti questi motivi dobbiamo far sentire alla Giunta Acquaroli la nostra voce forte e chiara: l’aborto è un diritto fondamentale e ci batteremo affinché la sua accessibilità venga garantita dalla Regione, così come prescritto dalla stessa legge.