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Petitioning Al Parlamento Italiano e.p.c. al Parlamento Europeo

FIRMIAMO LA PETIZIONE ONLINE INDIRIZZATA AL PARLAMENTO PER DARE DIGNITA', ONESTA' E LEGALITA' AI PARTITI E AI SINDACATI

355
Supporters

 Sottoscriviamo  questa petizione per sottoporre alcune proposte innovative e riformatrici che se accolte dal Parlamento,  potranno dare un impulso etico e di trasparenza all’attuale status politico e sindacale del paese.


Per dare sostanza alle nostre proposte, abbiamo fondato un gruppo online usando il socialnetwork Facebook dove possiamo interagire con tanti amici online.
Il gruppo non ha scopo di lucro, è aperto a tutti ed è traversale .

Al gruppo hanno dato la loro adesione: politici, scrittori, filosofi,psicologi, giornalisti, dottori e gente comune.  IL GRUPPO SU FACEBOOK: https://www.facebook.com/groups/cervi/

 

Dopo questa dovuta presentazione siamo onorati di sottoporre al Parlamento. alcune proposte che abbiamo raggruppato in un vero e proprio codice etico. Ecco quindi l’esigenza in primis di affrontare all’interno dei medesimi alcuni correttivi.
I punti che abbiamo individuato sono i seguenti:


CODICE ETICO COME INTEGRAZIONE ALLO STATUTO DEI PARTITI E DEI SINDACATI

 Con questa petizione al Parlamento


chiediamo

L'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione con una legge ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla legge e ne sanzioni le violazioni, restituisca il ruolo di protagonisti ai cittadini, garantisca il controllo della correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti.

Responsabilità penale e civile dei segretari politici e dei tesorieri e decadenza automatica dagli incarichi per violazione degli Statuti e delle leggi dello Stato

Registrazione degli Statuti presso le Corte di Appello del distretto, contenenti il vincolo di un numero congruo di iscritti, garanzie di trasparenza della vita interna e dei diritti delle minoranze;
Elezioni primarie tra i cittadini per la selezione delle candidature;
il taglio drastico delle spese e dei costi collegati al sistema dei partiti attraverso :

riduzione dei privilegi dei Parlamentari
 e dei Consiglieri Regionali. In particolare dovrà prevedersi il ridimensionamento delle retribuzioni e del trattamento previdenziale degli eletti e la forte riduzione delle assegnazioni di auto di servizio. Inoltre, per evitare una sclerosi del ceto politico, dovrà prevedersi l'introduzione del limite massimo di due mandati per qualsiasi carica istituzionale e lo svolgimento di elezioni primarie regolamentate per tutti i livelli istituzionali;
riduzione del numero dei Ministeri e dei componenti del Governo nazionale;
riduzione del numero dei componenti del Parlamento, dei Consigli Regionali e Comunali di almeno 1/3 ;
abolizione delle Province ad eccezione di quelle ricadenti nelle aree metropolitane ;
abolizione delle comunità montane prevedendo e favorendo delle unioni di comuni nelle aree interessate ;
abolizione dei Consigli Circoscrizionali nei comuni con popolazione inferiore a 200.000 abitanti, prevedendo forme e modalità di partecipazione popolare sul territorio ;
taglio drastico delle società e degli enti inutili Statali, Regionali e degli Enti locali. Trasformazione di quelli rimanenti in semplici unità amministrative cui dovrà essere preposto un dirigente pubblico ;
riduzione delle consulenze conferite dalla Pubblica Amministrazione di almeno la metà.

I Deputati, i Consiglieri Regionali, gli Assessori Regionali e Provinciali non possono avere doppi incarichi e non possono fare un doppio lavoro. Una volta eletti fino alla fine del proprio mandato non possono lavorare come: liberi professionisti, coloro i quali lavorano alle dipendenze sono obbligati a mettersi in aspettativa. 


Attualmente lo statuto dei partiti ( e dei sindacati ) non prevede di rendere pubblico il proprio bilancio. Proposta: noi riteniamo che sia necessario invece che queste importanti istituzioni che fruiscono tra l’altro di contributi pubblici pubblicare i propri bilanci ONLINE con controlli esterni della corte dei conti

 I revisori dei conti non devono essere eletti solo all’interno dei partiti ma almeno la maggioranza deve essere espressione della società civile esterna. Deve essere garantita la democrazia interna nei partiti i probiviri sono attualmente eletti fra gli iscritti,
 La nostra proposta invece prevede che i probiviri siano esterni al partito
 Attualmente i candidati alle elezioni sono scelti per la maggior parte dalle segreterie dei partiti
 La nostra proposta invece prevede che i candidati siano scelti dalla base pura degli iscritti
 Attualmente vengono candidati anche persone che hanno pendenze penali in corso
 La nostra proposta è la non eleggibilità (e quindi la non candidatura) di tutti coloro i quali hanno pendenze in corso e la fedina penale e civile sporca

Erogare rimborsi elettorali pubblici ai partiti e AI SINDACATI   e dati per le spese effettivamente sostenute con l’obbligo di produrre pezze giustificative: bolle, fatture, scontrini ecc. anche online. Per ridurre i costi della politica proponiamo che il finanziamento ai giornali di partito, dei sindacati e di tutte le testate (cooperative conprese) che fruiscono di contributi pubblici sia dato per l’effettiva  vendita dei giornali riscontrabile dagli abbonamenti e vendite effettive con pubblicazione online  dei bilanci e delle spese effettive riversando copie delle fatture e delle pezze giustificative. Con controllo esterno da parte della Corte dei Conti.

Rivedere e drasticamente ridurre  i contributi pubblici dati ai Caf,  Patronatie alle varie fondazioni per compilare i vari modellli sindacali, 730- imu- ecc. Rendere online tutte le spese effettive delle ONLUS che fruiscono di contributi pubblici.

 Questi sono alcuni punti che noi riteniamo importanti proposte indirizzate a tutti coloro i quali sperano ancora nella Democrazia non di facciata ma reale basata non sulle oligarchie di regime partitocratrico ma su un vero stato di diritto.

In questi decenni i partiti hanno creato una distanza fra loro e i propri elettori, questa distanza riguarda la societa’ civile . I partiti purtroppo rappresentano solo se stessi e i loro interessi di bottega.
Hanno suddiviso il paese in caste e lobby… dimenticando il bene collettivo.
Troppi privilegi, e la non trasparenza hanno fatto si che la gente ormai sfiduciata , amareggiata, e disillusa non creda più allo stato di diritto, ma sempre più a uno stato fondato da furbi, ladri e disonesti.
Noi non vogliamo che ciò sia il nostro ma soprattutto il destino dei nostri figli e delle nuove generazioni..
Noi già abbiamo pagato un pesantissimo prezzo in nome di ideali ormai morti ed oggi utili solo alla partitocrazia che li usa per perpetuarsi.
 
Per il gruppo
Gabriele Cervi
GRUPPO FACEBOOK
RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

 

 LA CONOSCENZA E' IMPORTANTE

 Per saperne di più poi entrare anche nei miei blog sociali senza scopo di lucro 

e ti invito a visionare i vari video che qui sotto riverso.

Grazie.

Gabriele Cervi

(Blogger senza scopo di lucro)

 

I PARTITI E I SINDACATI SONO COMITATI D'AFFARI, OPERANO FUORI DALLA LEGGE.

MA NONOSTANTE CIO' SI ARROGANO IL DIRITTO DI PROMUOVERE LEGGI IN PARLAMENTO... IL PESCE PUZZA SEMPRE DALLA TESTA....

GABRIELE CERVI

Fondatore su facebook Gruppo: Riformiamo i Partiti e i Sindacati

BLOG: http://benecomune.myblog.it/

 

·                                 GRUPPO SU FACEBOOK: https://www.facebook.com/groups/cervi/RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

  COSA HA DETTO FERDINANDO IMPOSIMATO ISCRITTO AL   GRUPPO SU FACEBOOK :  RIFORMA DEI  PARTITI E DEI SINDACATI ED UNO DEGLI  AMMINISTRATORI DEL MEDESIMO. Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione

 Ferdinando Imposimato 8 gennaio Presidente  Monti , la prima legge da cambiare non è la legge elettorale ma la legge sui rimborsi delle spese elettorali, che deve essere abrogata . Finora è servita ad alimentare la corruzione dei leaders di alcuni partiti. Sandro Pertini , presidente della camera,nel 1974 rifiutò di firmare l'aumento delle indennità parlamentari, dicendo: >. I presidenti successivi hanno aumentato i rimborsi elettorali del 1110 %. Tutti dicono che bisogna cambiare la legge elettorale. Nessuno vuole cambiare la legge sui rimborsi elettorali, vera vergogna della politica! In Francia le due assemblee costano meno di un terzo delle nostre! Ferdinando Imposimato 6 gennaio bisogna arginare lo scandalo dei milioni dati ai partiti sperperati per fini privati, ma non sarà certo il partito dell'ex magistrato Antonio Di Pietro a porre rimedio, come emerge dal libro i soldi di partiti di Elio Veltri e Francesco Paola e dai servizi TV di Gabanelli che attendono una risposta .  

    1. Ferdinando Imposimato 8 gennaio cari cittadini, manca nei programmi di molti partiti l'abolizione delle vergognose spese elettorali. Quelli che fingono di essere contrari, li riceveranno lo stesso e ne faranno ciò che vogliono , a scapito dei cittadini, senza alcun controllo esterno da parte della Corte dei Conti.  
    2. Ferdinando Imposimato 8 gennaio vogliamo avere accesso ai bilanci dei partiti e conoscere quale è stata la destinazione dei milioni di euro incassati dai partiti; i referendum sono dei trucchi che non ingannano più nessuno.

 Ferdinando Imposimato 9 gennaio Cari amici, bisogna chiedere ai segretari dei vari partiti, a cominciare da Antonio Di Pietro, di farci sapere quanto è rimasto delle decine di milioni destinati dalla legge al rimborso delle spese elettorali: a me risulta, da documenti ufficiali, che sono residuate decine di milioni per ciascun partito, che non essendo stati spesi , dovrebbero tornare allo Stato e tramite questo ai lavoratori e disoccupati; basterebbe una semplice leggina.

 Ferdinando Imposimato

Cari amici , il primo dovere del Presidente della Repubbblica è di sollecitare l'introduzione di controlli sui bilanci degli Organi parlamentari e costituzionali
È inaccettabile la perdurante assenza di controlli e di giurisdizione sugli organi costituzionali e parlamentari. La impenetrabilità degli organi costituzionali ( Corte Costituzionale e Quirinale ) e parlamentari ( Camera dei deputati e Senato ) comporta che essi decidano ad libitum aumenti di indennità a proprio favore con un chiaro conflitto di interessi e senza il rispetto dell'art 53 della Costituzione, secondo cui « tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva ». Questa regola vale anche per gli Organi Costituzionali, compreso Quirinale, Camere e Consulta.
Tale impenetrabilità e assenza di controlli non è giustificabile e non è valida nell’attuale ordinamento costituzionale che si ispira a principi di un equilibrato bilanciamento di tutte le funzioni e le attribuzioni fra i vari organi della Repubblica, cui spetta l’esercizio delle diverse funzioni nello specifico ambito di competenza.
Sicché è accaduto spesso che, all'insaputa dei cittadini e contro i principi di equità sociale, quegli organi hanno aumentato a dismisura i propri privilegi economici.
Un freno a questi abusi venne posto nel 1974, a titolo personale, dal Presidente della Camera dei deputati, Sandro Pertini. Questi chiamato a firmare un decreto che aumentava le indennità dei parlamentari, si oppose minacciando le dimissioni e deplorando l'iniziativa. Egli disse, sdegnato: «Ma come, in un momento di grave come questo, quando il padre di famiglia torna a casa con la paga decurtata dall'inflazione.. voi date questo esempio d'insensibilità? Io deploro l'iniziativa. Io con queste mani, non firmo »

 EDITORIALE DI

 Gabriele Cervi

(Blogger senza scopo di lucro)

 UN DINOSAURO COME PRESIDENTE

ORA LARGO AI GIOVANI E AL RINNOVAMENTO

 La elezione alla massima autorità dello stato, che vede la rielezione del Senatore a vita Napolitano a Presidente della Repubblica  è un sintomo che la crisi politica italiana è profonda e forse irreversibile…

Nulla da dire sulla figura di Napolitano, che tra l’altro nel suo discorso di insediamento ha strigliato gli stessi partiti che lo hanno pregato a ricandidarsi.

I partiti si sono resi colpevoli, latitanti e irresponsabili davanti ad una gravissima crisi economica, politico-istitituzionale del paese.

Il Pd ha pagato e sta pagando una classe dirigente frastagliata e formata da vecchi oligarchi di cui il proprio (ormai ex segretario) Bersani ha perpetuato l’azione inficiando il rinnovamento interno. Ora si spera che nel prossimo congresso prevalga il vero rinnovamento.. spazzando una volta per tutte le vecchie oligarchie.. che tanto danno hanno fatto al partito ma anche al paese.. Nel Pdl  vince il solito Berlusconi.. grazie soprattutto ad un Pd ingessato e conservatore. La lega si sta leccando le ferite  causate da una malagestione interna ed esterna. Il movimento 5 stelle è stato coerente con le proprie idee di rinnovamento e credo che avrà modo, strada facendo ,di dare un contributo fondamentale per le riforme istituzionali di cui tanto ha bisogno il nostro paese.

Per voltare definitivamente pagina, bisognerà appunto riformare i partiti al proprio interno, dando ai medesimi un codice etico che dovrà portare democrazia interna e trasparenza. Personalmente non sono contro i contributi pubblici ai partiti..

 

 

I PARTITI E I SINDACATI VIVONO NON DI PANE PROPRIO MA GRAZIE A MILIONI DI
EURO DI CONTRIBUTI PUBBLICI. QUESTI SOLDI VENGONO GESTITI SENZA REGOLE E
SENZA TRASPARENZA.. LA PETIZIONE CHE HO LANCIATO PREVEDE INVECE UN CODICE
ETICO CON NUOVE REGOLE.. SE VUOI ENTRA NEL LINK CHE SOTTO HO RIVERSATO PER VEDERE IL CONTENUTO DELLA PETIZIONE E SE LO TROVERAI AFFINE AI TUOI IDEALI LO PUOI CONDIVIDERE . PUOI ANCHE TRAMITE FACEBOOK A TUO NOME INFORMARE I TUOI AMICI ONLINE.. VEDI TU..!!

 

 

E ANCHE BONANNI HA COMPRATO CASA CON LO SCONTO: SOLO 200MILA EURO PER 8 VANI SUL LUNGOTEVERE. 4 VOLTE MENO DEL PREZZO ATTUALE DI MERCATO

Sempre viva la festa dei lavoratori, sempre viva il sindacato. Ma Raffaele Bonanni, dopo aver denunciato tante ingiustizie, potrebbe spiegare come mai ha comprato casa dall’Inps (8 vani in via Perugino, sul Lungotevere) per soli 200.900 euro? Duecentemila euro, capite? Circa 4 volte meno l’attuale valore di mercato. “Non ho avuto nessun trattamento di privilegio né di favore, visto che avevo in locazione la stessa casa da 16 anni e ho esercitato il diritto di prelazione disciplinato dalla legge”, ha spiegato lui. Ma se la legge consente a qualcuno di comprare una casa di 8 vani al prezzo scontato quasi dell’80% e nello stesso tempo lascia migliaia e migliaia di giovani senza la possibilità di comprarsene una, non sarà da cambiare, insieme all’odiata riforma Fornero? Aspettiamo la denuncia di Bonanni.
P.s. A proposito di privlegi, fra l’altro: nessun privilegio, si capisce. Ma quanti operai di quelli rappresentati da Bonanni hanno potuto godere per 16 anni di una casa Inps a canone agevolato? E quanti alla fine hanno potuto comprarla con uno sconto così?

 
 
 
 
E mentre la gente si dà fuoco perché non riesce a pagare il mutuo della casa,  mentre le famiglie italiane non riescono più a comprarsi un appartamento, lo scandalo delle case degli enti concesse ai vip risuona ancora più clamoroso

 Ecco dunque alcuni figli di che hanno ottenuto casa dagli enti o dalle assicurazioni con lo sconto:

-          Le figlie di Pierferdinando Casini

-          I figli di Clemente Mastella

-          Il figlio di Vincenzo Visco

-          La figlia di Pietro Ingrao

-          Il figlio di Andreotti

-          Il figlio di Cossiga

-          Il figlio di Cossutta

Altri figli celebri hanno ottenuto case degli enti in affitto (a tariffe agevolate):

-          Il figlio dell’ex prefetto di Milano Lombardi

-          Il figlio del segretario della Cisl Bonanni

-          La figlia dell’ex assessore alla Regione Lazio Stefano Cetica

 

 

Cisl, gli affari di Bonanni con la pubblica amministrazione. E il conflitto di interessi?

Una rete di scatole finanziarie, società acquistate e poi cedute, appalti da Comuni, ministeri, Asl e società pubbliche. Mentre l'annuncio di dismissione sul fronte finanziario è parziale, con la cessione solo di una quota della società informatica Eustema - non del tutto certa, visto l'intreccio tra le società - il sindacato non dismette certamente la proprietà immobiliare

 

La Cisl, con la crisi imperante, è costretta alle pulizie di casa. Soprattutto sul lato della struttura finanziaria, dismettendo le attività estranee a quella tipicamente sindacale e che qualche guaio hanno finora creato al suo segretario, Raffaele Bonanni. Il quale, non volendo più essere associato ad attività che poco hanno a che vedere con la tutela dei lavoratori e che, in alcuni casi, denotano un vistoso conflitto di interessi, ha deciso di sbaraccare tutto. Nel corso dell’estate è iniziata la ritirata strategica: dismissioni di quote azionarie in attività di viaggio e turismo, via la cooperazione internazionale ma, soprattutto, marcia indietro nella gestione della società più importante del mondo Cisl. Eustema nasce a fine anni ‘80 su iniziativa di tre giovani ingegneri di area Cisl che andarono dall’allora segretario, Franco Marini, per chiedere sostegno nell’avvio di una struttura, allora innovativa, di ingegneria informatica, allestimento di software, realizzazione di siti web e gestioni integrate per aziende pubbliche e private. Si cominciò con una joint-venture con la società leader del settore, la Olivetti, e la stessa finanziaria della Cisl, laFinlavoro.

L’azienda è cresciuta molto arrivando, lo scorso anno, a fatturare oltre 43 milioni di euro con un utile netto di 1, 5 milioni. A supportare questa crescita, un parco clienti di tutto rispetto: strutture come A 2 A, Adr, Bnl, Agenzia del Demanio, Comune di Roma, Consiglio di Stato, Enac e Enav, Ferrovie dello Stato, Guardia di finanza, Ibm, Inail e Inps, vari ministeri, Poste Italiane, Telecom Italia e molte altre. L’anomalia è facilmente intuibile: una lunga lista di strutture pubbliche, in cui il ruolo della Cisl è tutt’altro che secondario, sostengono l’attività, e gli utili, di un’azienda di proprietà della stessa Cisl. Conflitto di interessi del tutto particolare, quindi, tanto che nel 2011, Cgil, Cisa e Usb dell’Inps firmarono un documento comune per denunciare un possibile “conflitto di interessi o almeno una questione etica”. I competitori della Cisl denunciavano che “la spesa per informatica dell’Istituto previdenziale è cresciuto dai 185 milioni del 2006 ai 500 milioni del 2011”.

La partecipazione della Cisl in Eustema, fino a quel momento, era suddivisa tra la finanziaria del sindacato, Finlavoro e la federazione dei pensionati. Ma nel 2010 iniziano una serie dioperazioni finanziarie. Viene costituita una struttura ad hoc, Innovazione lavoro Srl cui viene conferito il 33, 6 % di Eustema. Innovazione lavoro, a sua volta, faceva capo a un’altra struttura,Laboratorio del lavoro, associazione “non riconosciuta” che ha sede a Roma, in via Ancona 20, stesso indirizzo della controllata e facente capo al segretario Cisl, Raffaele Bonanni e al fiduciario del sindacato di via Po per tutte le operazioni finanziarie, Donatello Bertozzi.

Nell’agosto di quest’anno, però, Laboratorio del lavoro, in ossequio alla linea di dismissione, vende le proprie quote in Innovazione lavoro a due società, E-World Consultants e Marises srl, che fanno riferimento ai due fondatori di Eustema, Enrico Luciani e Stefano Buscemi, oltre che a fiduciarie emanazione di banche popolari. Quest’ultime, però, a maggio vendono le proprie quote ai parenti dello stesso Luciani. L’incasso della cessione è significativo: 1, 5 milioni di euroche Laboratorio del lavoro, assicurano in Cisl, “ha provveduto già a girare nelle casse del sindacato”. Si tratta di un introito straordinario importante per il bilancio del sindacato che, nel 2012, ha chiuso con una perdita di 1, 13 milioni di euro.

Resta la stranezza di un’operazione che vede come controparti società che hanno tutte la stessa sede: anche E-World, infatti, ha domicilio in via Ancona 20. La Cisl assicura che si tratta di unacompravendita in cui si sono impegnati i dirigenti di Eustema “i quali hanno a cuore il futuro della società” ma allo stesso tempo ammette che l’azienda inizia a soffrire sul fronte delle commesse pubbliche. Strano, quindi, che i due dirigenti si assumano un peso così rilevante. Va comunque detto che la Cisl resta in Eustema con Finlavoro, detenendo direttamente il 35 % delle quote, garantendo, per il momento, la presenza e l’accesso a eventuali dividendi. Grazie ai quali, Finlavoro può registrare a bilancio immobilizzazioni finanziarie per 1, 6 milioni di euro di cui oltre un milione detenuto in fondi di investimento.

Se l’annuncio di ritirata strategica è quindi parziale sul fronte finanziario – e visto l’intreccio tra le società, non del tutto certo – la Cisl non dismette certamente la proprietà immobiliare fondata su 5000 locali, tutti utilizzati per la propria attività sindacale, e fiore all’occhiello dell’organizzazione. Ma resta in piedi la partecipazione a un’altra struttura inconsueta, la Marte broker, società di brokeraggio assicurativo posseduta al 50 % con il Gruppo Gpa che, come recita la brochure aziendale, “ha maturato una notevole esperienza nel settore degli Enti pubblici”. Tra i clienti, infatti, ci sono “oltre 700 tra Enti e Aziende pubbliche” rappresentati in larga misura da Enti locali, Aziende sanitarie e ospedaliere, Società di Servizi pubblici. Alcuni esempi: il Comune di Bologna, le regioni Emilia Romagna, Marche e Sicilia, il Ministero della Salute, le province di Livorno e Bologna, le autorità portuali di Salerno e Savona, le società di trasporto pubblico di Milano o di Firenze, l’università degli Studi di Pavia o la Scuola superiore S. Anna di Pisa. Ancora strutture pubbliche in cui la Cisl è forte e opera con vigore. Anche finanziario.

Onorevoli, Prada e le Coop: i 40 milioni dei “privati” ai partiti

Il bottino dei tecnici, l'assegno speranza per le candidature, il sostegno delle imprese. Aspettando la manna dei rimborsi elettorali

  
 
I rimborsi ai partiti esistono ancora, anche se Enrico Letta vuole tagliare e controllare. Non vi preoccupate: a luglio sarà staccato il primo assegno per la prima rata a chi l’ha chiesto: tutti, tranne il Movimento Cinque Stelle. La torta di 91 milioni – tra spese per la campagna elettorale e finanziamenti ai gruppi – sarà divisa per porzioni più grosse. La legge prevede che al sostegno pubblico si affianchi il contributo privato: vanno dichiarate le donazioni oltre i 4.999 euro. In queste pagine troverete un resoconto – nome per nome e cifra per cifra – dei 40 milioni di euro versati ai partiti per le ultime votazioni. Non manca nessuno. Tranne, ancora, il M5S che ha organizzato lo Tsunami di Grillo con sottoscrizioni di poche decine di euro ciascuna.

 IL 27 APRILE è scaduto il termine per presentare la rendicontazione delle spese, all’appello mancano Scelta Civica, Pdl e Pd. La Lega Nord, visti i trascorsi dell’ex tesoriere Belsito, ha inviato quattro faldoni da migliaia di pagine. Queste spese saranno pubbliche quando verranno convalidate da un comitato nominato all’interno della Corte dei Conti. Ma prima di mostrare le carte, gli stessi di Scelta Civica, Pdl e Pd hanno chiesto di avere la parte spettante dei 91 milioni.

PER ADESSO, potete divertirvi a capire come Mario Monti sia riuscito a raccogliere oltre 2 milioni di euro profittando di imprenditori-candidati e di tecnici generosi come Enrico Bondi. Vi abbiamo risparmiato l’elenco dei deputati e senatori che versano una quota al partito (spesso detratta dall’indennità), fissata in circa 9.600 euro per il Pdl e quasi il doppio per il Pd: conviene, perché la somma procura un beneficio per l’Irpef con sconti sino al 19%. Ma un giovane candidato, che non dispone di questi soldi, come fa? Viene inserito lo stesso nei listini bloccati grazie al Porcellum?

In attesa di una risposta, si può dire che ci sono bonifici curiosi, come quelli che puntuali arrivano dall’imprenditore Alfredo Romeo, che sostiene il democratico ex dalemiano Nicola Latorre. La frangia democristiana del Pd dovrà ricordarsi, quando sarà – se sarà – il momento di una scissione, che gli ex comunisti nelle regioni rosse garantiscono liquidità con l’apporto di decine e decine di cooperative. Non fosse per una grande azienda di Bologna – e dove, sennò? – e per un gioiello di Prada, il Pd dovrebbe sperare nei lauti rimborsi per sopravvivere ai bilanci prima che all’avvento di Renzi. Le solite imprese di costruzioni partecipano al carico elettorale per la propaganda: perché lo fanno? Simpatia o cosa? Vanno incrociate le sigle per interpretare il grande aiuto che riceve sempre l’Udc di Pier Ferdinando Casini, seppur ormai estinta.

E FA SORRIDERE il ricco Pdl del ricco Cavaliere che conquista ossigeno finanziario con i 5 milioni degli ex di Alleanza Nazionale. E cosa dire del povero Antonio Di Pietro, escluso da tutto e da tutti, che si svena per la Rivoluzione Civile di Ingroia? Avranno ragione i pionieri Gianpiero Samorì e Alfonso Luigi Marra che se la cantano e se la suonano, si pagano l’esperienza elettorale e salutano senza lasciare traccia. Come Umberto Bossi, che non dà un euro al Carroccio guidato da Maroni.

 

Partiti, non solo finanziamenti pubblici: ecco

chi sono i “benefattori” della casta

Nel 2006 Benetton divise equamente 1,1 milioni tra Forza Italia, An, Lega, Udc, Ds, Margherita, Prodiani. Ma non è l'unico: i signori del mattone (Bonifaci, Salini, Gavio e altri) vantano una tradizione bipartisan. Dai Riva a Della Valle, da Zamparini a Caprotti, Da Romeo ai Merloni ecco scelte e cifre degli ultimi anni

 

 

 

 


Sulla via Emilia

 

 
Metodici. Puntuali. Con cifre crescenti. Sono i Merloni, proprietari dell’omonima azienda legata al mondo degli elettrodomestici e della termoidraulica. Nel 1994 intervengono con un assegno da dieci milioni a favore diBeniamino Andreatta, uno da 30 per Gerardo Bianco, 60 al Partito Popolare e 80 per la neonata Forza Italia. Ma la generosità non finisce qui: ecco 270 milioni al Patto Segni, sotto la formula del “deposito fruttifero a garanzia di scopertura bancaria” e altri 20 per il suo leader Mariotto. Cambia stagione, non la generosità. Nel 1999: 50 milioni ai Ds, altrettanti al Ccd. Occhio alla data: 2001. È l’anno della chance per Francesco Rutelli come leader del centrosinistra, l’anno della frase “mangio pane e cicoria”. Per rendere più sfizioso il companatico, i Merloni si presentano con 100 mila euro; al Patto Segni e all’Udeur appena 10 mila. Finisce la disponibilità. Nel 2008 l’azienda entra in crisi: chiusi due stabilimenti, amministrazione straordinaria e debiti per 543,3 milioni di euro. Parentesi “alimentare” sulla via Emilia: nel 1994 Parmacotto si presenta con 100 milioni per Forza Italia e altrettanti per il candidato locale, Elio Massimo Palmizio. Non meno generoso è mister Idrolitina, alias Giuseppe Gazzoni Frascara, candidato nel 1995 a sindaco di Bologna. Tra il 1994 e il 1996 si presenta con oltre 300 milioni tra Forza Italia e il Ccd.

 

A chi fa le scarpe?

19 marzo 2006. Vicenza. Silvio Berlusconi attacca violentemente Diego Della Valle. Il signor Tod’s replica dalla platea. Sembrano lontani umanamente e politicamente, almeno lì. Eppure qualche anno prima la storia era tutt’altra. Nel 1994 il proprietario della Fiorentina si presenta da Forza Italia con 100 milioni, mentre sono 135 per il Patto Segni, sempre con la formula del “deposito fruttifero”. Ma la vera amicizia è quella con Clemente Mastella: nel 1998 dà 50 milioni ai Cristiano Democratici per la Repubblica e 150 mila all’Udeur per la campagna del 2006, a firma di Andrea (altri 100 mila per la Margherita, da parte di Diego, maggiore dei fratelli). Parallelamente alla passione politica, cresce anche il pacchetto aziende, tanto da entrare, nel 2011, nella classifica di Forbes dedicata agli uomini più ricchi al mondo; al marzo del 2013 egli è al 965° posto (20° italiano), con un patrimonio di 1,5 miliardi di dollari.

Fattore di “mercato”

Coerente. Munifico e coerente. È Maurizio Zamparini, spesso in tv o sui giornali, perché proprietario del Palermo calcio. È un uomo di destra, e quella parte finanzia. Nel 1994 batte ogni record con due “assegni” da 250 milioni l’uno, a favore del defunto Msi, in procinto di trasformarsi in Alleanza nazionale. Nel 2001 diventano 200 mila euro; 103 nel 2006 al Ccd, mentre nel 2008 seduce l’Mpa di Lombardo con altri 100.

Freccia a destra

Qualche dubbio, un’unica certezza: un misterioso benefattore spedisce nel 1994 97 milioni di lire all’Msi, da poco al governo con Silvio Berlusconi. Sono tre bonifici provenienti dal Lussemburgo, una situazione talmente ingarbugliata da costringere Gianfranco Fini a scrivere: “La vostra somma non è stata ancora utilizzata. Vi preghiamo di volerci segnalare la causale di tale versamento”. Il titolare della società non sa cosa rispondere, ma si rifugia in un diplomatico “sostegno e stima da italiani residenti all’estero”. Peccato che dietro ci fosse il banchiere italo-svizzero Pierfrancesco Pacini Battaglia, poi condannato a sei anni di carcere per appropriazione indebita nell’inchiesta di Mani Pulite.

Il “re” trasversale

Per Alfredo Romeo una condanna a quattro anni in primo grado, due e mezzo in appello e la prescrizione in Cassazione, a causa di Tangentopoli. Definiva i politici come “della cavallette! Anzi, delle iene”. Ma per lui una seconda opportunità, con un patrimonio immobiliare di 48 miliardi di lire da gestire e 160 milioni di incassi. E la capacità di intervenire, dove utile, con finanziamenti trasversali: 27.900 euro nel 2002 ai Ds di Roma, 12 aForza Italia. Altri 20, sempre al partito di Fassino, per il 2005. E ancora 30 mila nel 2013 a Nicola Latorre, 25 al Centro Democratico. Oppure a Torino nel 2001: 30 mila per il sindaco Sergio Chiamparino, 40 a Forza Italia. Infine ha dato 60 mila euro a Renzi per le primarie. Attenzione: il business di Alfredo Romeo è di servizi offerti agli enti pubblici. Il 13 aprile di quest’anno la terza sezione della Corte d’appello di Napoli, lo ha condannato a tre anni per corruzione. Poche settimane prima aveva vinto una gara bandita dall’Anci per diventare partner della società che si occuperà della riscossione dei tributi.

La famiglia Riva

Tutti e tre schierati. Il padre Emilio Riva, assieme ai figli Nicola e Fabio: sono i proprietari dell’Ilva di Taranto, ora agli arresti domiciliari. Nel 2006 finanziarono la campagna elettorale di Pier Luigi Bersani con 98 mila euro. L’ex leader del Pd diventò ministro dello Sviluppo economico. Ma due anni prima, i tre uomini Riva, avevano elargito 330 mila euro a Forza Italia attraverso tre bonifici. Più altri “spicci”, ai berlusconiani di Bari, Taranto e Milano.

42 miliardi in sei anni

Nessuno ha mai negato che Forza Italia fosse la struttura politica di Publitalia 80, la concessionaria pubblicitaria di Mediaset, la più potente d’Italia ancora oggi. E nessuno ha creduto a Silvio Berlusconi quando si lamentava per i soldi spesi in campagna elettorale. Publitalia ha pompato denaro dal ’94 al 2000 a Forza Italia e ai propri alleati fra cui Alleanza nazionale, Lega Nord e Udc, ma anche la lista Pannella e Bonino Presidente: spesso si trattava di sconti sugli spazi pubblicitari oppure sconti “praticati secondo generali orientamenti di strategia commerciale”. Qualsiasi fosse la definizione giusta, il passaggio di favore e l’esborso di Cologno Monzese, la cifra ufficiale è spaventosa: circa 42 miliardi di lire in sei anni. Ma per confermare la generosità di Berlusconi va fatto notare un assegno di Forza Italia ai leghisti di Bossi e Maroni nel 2003, e non c’è scritto che si trattasse di divisione dei rimborsi pubblici: 300.000 euro.

Sergio Scarpellini

Il re del mattone di lusso, soprattutto romano, Sergio Scarpellini ebbe i contratti per gli affitti di Montecitorio nel 1997. Qualche anno dopo, l’imprenditore donò 50 milioni di lire ai Ds calabresi e poi 48 mila euro ai Ds romani. Ma ha sempre contribuito alle spese dei partiti con le sue società, Milano 90 e Progetto 90. Sempre attento ai Ds prima e Pd poi: 200 mila euro in totale, 20 mila euro diretti a Michele Meta. Non manca il fronte centrodestra: 100 mila euro all’Udc, 50 mila al Pdl, 35 ai Cristiano Popolari di Baccini e 25 ai leghisti. Ma chiunque spende con speranza. Come Giuseppe Grossi, morto un paio di anni fa, vicino a Comunione e Liberazione, che aveva monopolizzato le bonifiche in Lombardia: per caso, prima dell’arresto, qualche anno addietro (2001 e 2004), diede 450 mila euro a Forza Italia. Funziona molto la tecnica della presenza costante con l’associazione Federfarma che pensa a tutti, proprio a tutti i partiti e ai tanti candidati.

Picconatore in aereo

L’aneddoto su Francesco Cossiga, allora presidente emerito, merita un racconto. Il picconatore viaggiava tanto e spesso a spese altrui: nel 1999, la Eliar lo portò tra la Spagna e l’Italia; nel 2000, Silvio Berlusconi in persona gli regalò un volo privato Roma-Nizza; poi la Joint Oriented pagò un Roma-Nizza. Ma chi si spese di più fu la Tiscali del conterraneo Soru che gli garantì un trasporto annuale gratuito – era il 2003 – da Cagliari a Roma e da Cagliari a Milano, andata e ritorno ovviamente. Questo introduce gli oltre 420 mila euro che la Energex diede al Ccd di Casini prima che diventasse Udc: la società anonima, sede in Lussemburgo, si occupa di noleggio aereo e la Camera non sa spiegare questi soldi di “capitale straniero”.

Re del mattone

Il costruttore romano Domenico Bonifaci, per la campagna elettorale fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi, la sfida numero uno, diede in prestito 3 miliardi di lire al Pds. Ma è soltanto un esempio di quanto, in questi anni, abbiano speso costruttori e immobiliaristi per sostenere i partiti: non mancano i Gavio o Toto. Da quando Pier Ferdinando Casini ha sposato la figlia Azzurra, Gaetano Francesco Caltagirone, attraverso le varie società di famiglia o in prima persona, non si è risparmiato: ha donato 2 milioni di euro in poco tempo. Anche se, dieci anni fa, diede un piccolo contributo di 20.000 euro ai Democratici di sinistra romani. I Ds in giro per l’Italia, e in particolare nella Capitale, hanno sempre potuto contare sui signori del mattone. Salini non si è sprecata, scarsi 100.000 divisi fra le varie sezioni rosse, stessa cifra per Italiana Costruzioni che, però, ne ha dati 25mila all’Udc, più 120 milioni del ’96 al Pds. I Ds di Roma, a colpi di 10 milioni di lire poi diventati 20mila euro, sono stati finanziati tanto dai potenziali o reali clienti come Romeo di Global Service o come Mondialpol che ha creduto anche nei progetti di Marrazzo presidente del Lazio o dell’Udc del munifico Casini. La bolognese Astaldi, che realizza grandi opere, ha sempre preferito la destra come testimoniano i 100 mila euro a Forza Italia che mal si sposano con i 70 mila ai Ds di qualche anno prima. I Cantieri Italiani di Pescara, anche con piccole somme di 5 mila euro, hanno cercato di tenere in piedi il centrosinistra italiano in Abruzzo: dai Democratici di Sinistra al Partito popolare hanno effettuato più di 30 donazioni. Tra i grandi finanziatori va ricordato Giannino Marzotto, amico di Enzo Ferrari, scomparso qualche anno fa, che in un colpo solo diede un milione di euro ciascuno a Forza Italia e Lega Nord.

Supermercati

Il patrón di Esselunga, Bernardo Caprotti, non ha mai nascosto le sue preferenze politiche. E i supermercati enormi, che puntellano soprattutto la Lombardia, sono merito di sapienza imprenditoriale e di un buon affiatamento con gli amministratori locali. Esselunga ha sempre finanziato i candidati di Forza Italia con bonifici di 20 milioni di lire, stiamo parlando degli anni che vanno dal 1996 al 2000, e tra i benificiari si trovano anche l’allora sindaco di Milano, Gabriele Albertini e l’attuale ministro Mario Mauro: entrambi, però, hanno mollato il Cavaliere per il professor Monti. Una volta sola, nel 2002, Caprotti stacca un assegno a suo nome di 200 milioni di lire per Forza Italia: l’anno prima la controllata Orofin ne aveva dati 500. Anche i centristi di Casini (Ccd) sono nelle grazie di Caprotti, che contribuisce con 210 milioni di lire in due rate.

Il colore dei soldi

La famiglia Benetton ha sempre fatto i propri (lauti) affari con debita distanza dai palazzi romani, ma accade qualcosa di strano nel 2006. Quando si comincia a parlare di una fusione tra Autostrade per l’Italia e la spagnola Albertis, un’operazione internazionale, e dunque anche politica. Prima di conoscere l’inquilino di Palazzo Chigi, se ci sarà la conferma di Silvio Berlusconi o il ritorno di Prodi, la società investe 1,1 milioni di euro e li distribuisce, sotto forma di donazioni, ai partiti. Un assegno di 150 mila euro ciascuno per la coalizione di centrodestra, Alleanza nazionale, Forza Italia, Lega Nord e Udc; stessa cifra per la coalizione di centrosinistra, Comitato per Prodi, Democratici di Sinistra, La Margherita e soltanto 50 mila euro per la piccola Udeur di Clemente Mastella. Il governo di Prodi avrà l’onore di battezzare lo scambio imprenditoriale con lo spagnolo Zapatero, ma Antonio Di Pietro, allora ministro per le Infrastrutture, si oppone con durezza. Finché il progetto non va malamente in archivio.

di Alessandro Ferrucci e Carlo Tecce

 

L 'ALTRA CASTA

di Stefano Livadiotti

 

Fatturati miliardari. Bilanci segreti. Uno sterminato patrimonio immobiliare. E organici colossali, con migliaia di dipendenti pagati dallo Stato. I sindacati italiani sono una macchina di potere e di denaro. Temuta perfino dai partiti 

Non trattiamo con la calcolatrice... Così, nei giorni scorsi, il grande capo della Cgil Guglielmo Epifani ha replicato a brutto muso alle pretese rigoriste di Tommaso Padoa-Schioppa sulla riforma delle pensioni. Il numero uno di corso d'Italia non è l'unico ad essere allergico ai moderni derivati del pallottoliere. Della stessa idiosincrasia fanno mostra i suoi pari grado di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, almeno quando si tratta di affrontare l'annosa questione dei conti dei sindacati, che continuano a promettere bilanci consolidati, tranne poi guardarsi bene dal metterli nero su bianco. Forse perché i numeri racconterebbero come le organizzazioni dei lavoratori, difendendo con le unghie e con i denti una serie di privilegi più o meno antichi, si siano trasformate in autentiche macchine da soldi. Con il benestare di un sistema politico giunto ai minimi della popolarità e spaventato dalla loro capacità di mobilitazione. Che a sua volta dipende proprio, in grandissima parte, da un formidabile potere economico alimentato a spese della collettività: se c'è un problema di costi della politica, allora il discorso vale anche per il sindacato. Se non di più.

Quasi dieci anni fa, alla fine del 1998, un ingenuo deputato di Forza Italia, ex magistrato del lavoro, convinse 160 colleghi a firmare tutti insieme appassionatamente un provvedimento che obbligava i sindacati a fare chiarezza sui loro conti. Dev'essere che nessuno gli aveva ricordato come solo pochi anni prima, nel 1990, Cgil, Cisl e Uil fossero state capaci di ottenere dal parlamento una legge che concede loro addirittura la possibilità di licenziare i propri dipendenti senza rischiarne poi il reintegro, con buona pace dello Statuto dei lavoratori. Fatto sta che, puntuale, la controffensiva di Cgil, Cisl e Uil scattò dopo l'approvazione del primo articolo con soli quattro voti di scarto. "E' antisindacale", tuonò con involontario umorismo l'ex capo cislino Sergio D'Antoni, oggi vice ministro per lo Sviluppo economico. Lesti i deputati del centro-sinistra azzopparono la legge, mettendosi di traverso alle sanzioni (tra i 50 e i 100 milioni) previste in caso di violazioni. Alla fine la proposta di legge è rimasta tale, così come tutte quelle presentate in seguito, anche in questa legislatura. "E' il sindacato che detta tempi e modalità", titolava del resto nei giorni scorsi il confindustriale 'Sole 24 Ore', all'indomani dell'accordo sullo scalone pensionistico. 


Il risultato è che i bilanci dei sindacati, quelli veri, non sono mai usciti dai cassetti dei loro segretari. "Il giro d'affari di Cgil, Cisl e Uil ammonta a 3 mila e 500 miliardi di vecchie lire", sparò nell'ottobre del 2002 il radicale Daniele Capezzone, "e il nostro è un calcolo al ribasso". Non ci deve essere andato molto lontano, se è vero che oggi Lodovico Sgritta, amministratore della Cgil, si limita a non confermare che il fatturato consolidato di corso d'Italia abbia raggiunto il tetto del miliardo di euro. E ancora: se è vero che quello del sistema Uil, non paragonabile per dimensioni, metteva insieme 116 milioni già nel 2004, esclusi Caf, patronati e quant'altro. Fare i conti in tasca alle organizzazioni sindacali, che hanno ormai raggiunto un organico-monstre dell'ordine dei 20 mila dipendenti, è difficile, anche perchè le loro fonti di guadagno sono le più disparate. Ma ecco quali sono i principali meccanismi di finanziamento. E le cifre in ballo.

Il sostituto d'incasso
La maggiore risorsa economica di Cgil, Cisl e Uil ("I tre porcellini", come ama chiamarli in privato il vice premier Massimo D'Alema) sono le quote pagate ogni anno dagli iscritti: in media l'1 per cento della paga-base; di meno per i pensionati, che danno un contributo intorno ai 30-40 euro all'anno. Un esperto della materia come Giuliano Cazzola, già sindacalista di lungo corso della Cgil ed ex presidente dei sindaci dell'Inps, parla di almeno un miliardo l'anno. Secondo quanto risulta a 'L'espresso', il solo sistema Cgil ha incassato nel 2006 qualcosa come 331 milioni. Una bella cifra, per la quale il sindacato non deve fare neanche la fatica dell'esattore: se ne incaricano altri; gratuitamente s'intende. Nel caso dei lavoratori in attività, a versargli i soldi ci pensano infatti le aziende, che li trattengono dalle buste paga dei dipendenti. Per i pensionati provvedono invece gli enti di previdenza: solo l'Inps nel 2006 ha girato 110 milioni alla Cgil, 70 alla Cisl e 18 alla Uil. Nel 1995 Marco Pannella tentò di rompere le uova nel paniere al sindacato, promuovendo un referendum che aboliva la trattenuta automatica dalla busta paga (introdotta nel 1970 con lo Statuto dei lavoratori). Gli italiani votarono a favore. Ma il meccanismo è tuttora vivo e vegeto: salvato, in base a un accordo tra le parti, nei contratti collettivi. Le aziende, che pure subiscono dei costi, non sono volute arrivare allo scontro. E lo stesso ha fatto il governo di Romano Prodi quando, più di recente, Forza Italia ha presentato un emendamento al decreto Bersani che avrebbe messo in crisi le casse sindacali. In pratica, la delega con cui il pensionato autorizza l'ente previdenziale a effettuare la trattenuta sulla pensione, che oggi è di fatto a vita, avrebbe avuto bisogno di un periodico rinnovo. Apriti cielo: capi e capetti di Cgil, Cisl e Uil hanno fatto la faccia feroce. Il governo, a scanso di guai, ha dato prere contrario. E l'emendamento è colato a picco.


Lo strapotere dei Caf
I Centri di assistenza fiscale rappresentano per i sindacati un formidabile business. Per le dichiarazioni dei redditi dei pensionati vengono pagati dagli enti previdenziali. Solo l'Inps per il 2006 verserà ai 74 caf convenzionati 120 milioni. A fare la parte del leone saranno le strutture di Cgil, Cisl e Uil, che insieme totalizzeranno circa 90 milioni. Non basta. Per i lavoratori in attività i Caf incasseranno dal Fisco 15,7 euro per ognuna delle 12.261.701 dichiarazioni inviate agli uffici nel 2006. Il ministero sborserà dunque 186 milioni e spicci. Anche in questo caso, secondo i conti che 'L'espresso' ha potuto esaminare, la fetta più grande della torta andrà a Cgil (38 milioni, 195 e 177 euro), Cisl (30 milioni, 763 mila e 485) e Uil (12 milioni, 78 mila e 793 euro). Un piatto ricco, considerando che i Caf ricevono inoltre, come contribuzione volontaria, una media di 25 euro dalle tasche dei contribuenti aiutati nella compilazione del 730 (per un totale di 175 milioni, secondo Cazzola) e mettono insieme un'altra cinquantina di milioni per il calcolo di Ise e Isee (i redditometri per le famiglie che chiedono prestazioni sociali). Considerando le cifre in ballo, i sindacati hanno fatto fuoco e fiamme pur di tenersi ben stretto il giocattolo. Nel 2005, sotto l'incalzare della Corte di Giustizia europea, convinta che il monopolio dei Caf rappresentasse una violazione ai trattati comunitari, il governo di Silvio Berlusconi aveva aperto la porta a commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro. Una manovra talmente timida che la Commissione europea ha inviato all'Italia una seconda lettera di messa in mora. Sull'argomento gli uomini di Bruxelles hanno preteso e ottenuto, ancora nel gennaio scorso, un vertice a palazzo Chigi. Concluso, naturalmente, con un niente di fatto. 



Intoccabili patronati
Se il monopolio dei Caf è sotto assedio, resiste saldo quello dei patronati, le strutture (quelle convenzionate con l'Inps sono 25) che assistono i cittadini nelle pratiche previdenziali (ma anche, per esempio, per la cassa integrazione e i sussidi di disoccupazione): una rete capillare, dall'Africa al Nordamerica passando per l'Australia, che alcuni sospettano abbia un ruolo non indifferente anche nell'indirizzare il voto degli italiani all'estero. Nel 2000 i radicali hanno lanciato l'ennesimo referendum abrogativo, ma si sono visti chiudere la porta&

Letter to
Al Parlamento Italiano e.p.c. al Parlamento Europeo
MIO EDITORIALE:
Mai come ora, si sente la voglia di rinnovamento in politica e nel suo indotto. I referendum hanno riportato il popolo a riprendersi (anche se per un momento) la propria sovranità popolare. La gente ha dimostrato la voglia di cambiamento, mentre la classe politica sempre più vecchia, e incapace non riesce a rinnovarsi e a rinnovare il paese. Questi oligarchi di partito, questi Guelfi e Ghibellini capaci solo di farsi guerra e fare guerra per qualche poltrona in più sono diventati personaggi da repubblica delle banane.. Il nostro paese certamente non li merita perché gli italiani (almeno la maggioranza) ragiona ancora con il proprio cervello.. anche se non avendo alternative.. è facile preda dei predatori politici di turno…
Abbiamo una classe dirigente in politica che oltre ad essere vecchia, non produce idee nuove limitandosi di gestire lo status quo .
Nei partiti l’onestà è un optional come è un optional la democrazia interna. I partiti sono da sempre delle roccaforti dove non si decide liberamente condividendo intenti,proposte e nuove idee… Le federazione, le sezioni di partito si sono ridotte solo a portare acqua ai Leaders di partito e a mera propaganda sul nulla….
Di conseguenza il parlamento è diventato una cassa di risonanza per i partiti portatori di interessi di casta e di privilegi sempre più consolidati e di non facile estirpazione..

Fino a quando i partiti non faranno pulizia al loro proprio interno, fino a quando verranno gestite le segreteria di partito ad personam, fino a quando chi fa politica la fa per un proprio tornaconto personale.. la politica non potrà mai essere riformata perché non conviene in primis a coloro i quali la usano per mercimonia.
Tutto quello fin qui prodotto dai politici è servito a rafforzare le loro case vuote di valori ma piene di interessi..e di business…
Loro i partiti sono unici nella loro disonestà…non ci risulta che in Europa ci siano partiti (oltre al nostro) chei gestiscono finanziamenti pubblici, senza controlli ma soprattutto occultando i propri bilanci.
Vorremo sapere dove esistono oligarchi come i nostri che dopo 20. 30. 40. 50 anni di incarichi e di potere sono ancora sulla scena politica a comandare ma soprattutto a fare i propri interessi..
In verità ,Il sitema politico italiano è un caso a parte..dove un certo potere politico ormai obsoleto continua a reiterare iniquità e interessi di parte
Gabriele Cervi


CONSULENZE D’ORO

ESPERTI, RICERCATORI E... I SOLITI SOSPETTI
DUE MILIARDI L'ANNO PAGATI IN CONSULENZE

rreprensibili, si imbarcano amici, parenti e personaggi equivoci cui magari vengono affidati incarichi grotteschi. Ce ne parla l'autore del libro "Il saccheggio" (Castelvecchi)
ROMA - A Torino amano gli animali, ed è forse per questo che il Comune ha rinnovato per due anni un incarico da 19.828 euro a un consulente dedicato al loro benessere. A Cancellara, in provincia di Potenza, si preoccupano invece del benessere dei cittadini, vivi o morti. Fedele al principio, l'amministrazione ha scelto di destinare 22.526 euro al collaudo statico dei loculi del cimitero. Niente a che vedere con Crotone, dove, per inseguire l'efficienza, la provincia ha arruolato due persone come "inseritori di dati esterni". Tre storie, tre casi pescati nel calderone dei 456.565 consulenti che dalla Presidenza del consiglio al più piccolo Comune costano ogni anno alle casse dello Stato 2 miliardi di euro. Numeri da capogiro che raccontano un costume tutto italiano ed emergono incrociando i dati della Corte dei Conti, i tabulati raccolti presso l'Anagrafe delle prestazioni del ministero della Funzione pubblica, i bilanci delle amministrazioni e le analisi della Uil sugli sprechi dello Stato.

Il quadro è desolante. Tra il 2011 e il 2012 i ministeri hanno speso 20 milioni di euro in consulenze, 152 milioni sono usciti dalle casse delle Regioni, 420 milioni dai Comuni e 110 milioni dalle Province. Centosessanta milioni li hanno spesi le aziende ospedaliere, 178 milioni le Asl, oltre cento le università e 60 le scuole. Alcuni incarichi sono necessari perché aggiungono competenze di cui la pubblica amministrazione è sprovvista: tanti sono quelli affidati a insegnanti, ricercatori, giovani professionisti, marginalità del precariato che stentano a trovare la via della stabilità, ma la maggioranza finisce per arricchire amici, parenti, clientele, uomini per tutte le stagioni, abili a districarsi negli angoli bui della politica.

Nel pozzo di italiche miserie e stratagemmi per sopravvivere, e sopravvivere bene, c'è di tutto: il consulente che da vent'anni siede al fianco dei ministri e nel 2011 strappa l'ennesimo contratto da 170mila euro, l'ex-soubrette chiamata dalla Difesa a lavorare sulla celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, l'esperto di tartufi e lo studioso delle abitudini riproduttive dei cormorani. Ma in questa Babele di uomini e incarichi, forse l'interrogativo più cocente è anche il più banale: era veramente necessario che il Comune di Potenza affidasse una "consulenza tecnica" da 28.868 euro per verificare la correttezza delle fatture di Telecom Italia?

Nei saloni di Palazzo Chigi. "Mia moglie Antonia Ruggiero mi tradisce con Silvio Berlusconi". Sono le parole del giornalista Giovanni Porcelli che, dopo aver avviato la causa di separazione, ha accusato la consorte, 35enne, assessore della Regione Campania per il Pdl, di aver vissuto per anni una relazione con il Cavaliere. Mentre il processo va avanti e la donna si difende definendo la vicenda "una meschina strumentalizzazione politica", è curioso scoprire che sua sorella Dora Ruggiero ha ottenuto nel 2010 proprio dalla Presidenza del consiglio, allora guidata da Silvio Berlusconi, una consulenza da 18 mila euro per rilanciare lo sviluppo dell'Italia "con l'obiettivo - si legge negli elenchi degli affidamenti interni di Palazzo Chigi - di ridurre e semplificare il fisco delle imprese".

La generosità del Cavaliere è nota: l'uomo ne ha dato prova anche con Pier Maria Corso, legale di Nicole Minetti nel processo Ruby. Tra il 1° gennaio e il 16 novembre del 2011, a dibattimento già avviato, Palazzo Chigi ha riconosciuto all'avvocato una consulenza per un compenso di 10 mila euro. Negli ultimi due anni (a cavallo tra governo Berlusconi e governo Monti) la Presidenza del consiglio ha speso 5,1 milioni di euro per i suoi
consulenti. A questo costo si somma quello dei dirigenti assunti negli uffici dei ministri senza portafoglio (3,5 milioni secondo il bilancio di previsione 2012), mentre un milione di euro è servito per pagare le indennità del personale negli uffici del presidente e dei sottosegretari di Stato.

Dall'insediamento di Mario Monti, la spending review è arrivata dentro Palazzo Chigi: gli esperti esterni del segretariato generale sono passati da 255 a 56, e quelli nominati dai ministri senza portafoglio sono stati ridotti da 39 a 21. Ma questi tagli bastano per giustificare il fatto che, nonostante la Presidenza del consiglio stanzi ogni anno 95 milioni di euro per il personale di ruolo, abbia speso tra il 2011 e il 2012 5,1 milioni per i suoi consulenti?

Ministri, mogli e grand commis. Alle volte a tradire sono gli intrecci e i legami familiari. Come quello che unisce i coniugi Vincenzo Fortunato e Paola Palmarini. Il primo è il potente capo di gabinetto del ministero dell'Economia, nominato nel 2008 da Berlusconi e confermato nel 2011 da Monti; la seconda ha ottenuto nel 2011 dalle Infrastrutture una consulenza da 45 mila euro sulle grandi opere. Non c'è legame matrimoniale, ma una solida relazione sentimentale tra Emanuela Bravi e Marco Milanese (ex-braccio destro di Tremonti). La donna ha un contratto da 75.651 euro in qualità di "consigliere del ministro dell'Economia per la comunicazione". La Bravi era rimasta sconosciuta alle cronache fino a quel capodanno del 2009 a New York con Marco Milanese in una suite da 8.500 euro a notte dell'hotel Plaza Athenee. Interrogato dai magistrati, l'imprenditore Paolo Viscione ha confessato: "Quel viaggio l'ho pagato io". Nelle pieghe dei ministeri, capaci di spendere 20 milioni di euro per i loro consulenti, alcuni sono meteore aggrappate al ciclo di una stagione politica, altri sopravvivono ai mutamenti del tempo. Ercole Incalza appartiene alla seconda categoria. Il suo avvocato Titta Madia ha detto: "Per lui ci sono stati quattordici proscioglimenti e mai una condanna. Un vero recordman". Il settantenne ingegnere di Brindisi è una personalità nel mondo delle Infrastrutture e già dagli anni 80 comincia a collaborare con lo Stato in progetti importanti come la Tav. Nel 2010 i magistrati scoprono che l'architetto Angelo Zampolini (l'uomo che ha confessato ai magistrati di aver gestito materialmente il pagamento della casa di Claudio Scajola) nel 2004 aveva contribuito con 520 mila euro all'acquisto dell'appartamento del genero di Incalza, Alberto
Donati. Il grand commis presenta le dimissioni all'allora ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, ma due anni dopo è ancora lì e nel 2011 ottiene un incarico annuale da 170 mila euro. Del resto, nel dicastero guidato da Corrado Passera ha trovato asilo un gran numero di collaboratori. A governo già dimissionario, il titolare del superministero che ha accorpato le Infrastrutture e lo Sviluppo Economico ha assegnato ventiquattro incarichi, tra nuove nomine e rinnovi. Incarichi necessari - secondo Passera - per portare a termine i numerosi provvedimenti normativi finora varati.

Consulenti mascherati. Sono 38.120 e qualcuno li chiama consulenti mascherati. Si tratta del personale di supporto politico, i cosiddetti "articolo 90" in riferimento all'articolo del Testo unico sugli enti locali che permette agli organismi politici di assumere personale di fiducia. Il Comune di Roma spende 2,8 milioni l'anno per i loro stipendi, 2,2 milioni Napoli, 1,6 Torino, 1,2 Milano. Ma dietro la discrezionalità si nascondono sprechi quando non casi di familismo e clientelismo politico. Nella Regione Lazio guidata dalla giunta Polverini, Isabella Rauti, membro dell'ufficio di presidenza, si è dotata di una struttura di staff costituita da quattro collaboratori, assunti in assoluta discrezionalità e inviando una semplice lettera all'allora presidente del Consiglio regionale, Mario Abruzzese.

LEGGI LA LETTERA DI ISABELLA RAUTI

Nel Comune di Roma è accaduto molto di più. Nel 2011 l'assessorato alla Mobilità ha assunto nello staff direttivo Sara Quattrociocchi. La ragazza aveva 25 anni, un diploma da perito aziendale e un'esperienza lavorativa nella filiale regionale dell'Agenzia del Demanio. Suo padre, Silvano Quattrociocchi, è un politico laziale passato dal Pdl a Futuro e Libertà. L'assessore alle risorse umane Enrico Cavallari ha chiamato a lavorare con sé il cognato Marco Mannucci (fratello della moglie). Sempre alle risorse umane è stato assunto anche Armando Egidi. Egidi è socio della Egidi srl e il funzionario comunale che analizzava il profilo ha scritto al piede del curriculum: "La partecipazione in qualità di socio, in quanto assimilabile ad esercizio di attività di imprenditore, è incompatibile (art.60/dpr 3/1957)". L'avvertimento non è stato sufficiente a bloccare la nomina di Egidi, che nel gennaio del 2011 ha lasciato la poltrona di assessore nel Comune di Palombara Sabina ed è entrato dalla porta principale del Campidoglio. Il Comune di Roma ha 238 dirigenti, 6.254 funzionari, 18mila dipendenti. Nel gabinetto di Gianni Alemanno lavorano 299 persone, 281 negli uffici dell'assemblea capitolina, 73 nell'ufficio stampa. In questo sconfinato organigramma sono veramente necessari gli 83 "fiduciari" assunti negli staff degli assessori e del sindaco?

Una pioggia di incarichi. In Friuli-Venezia Giulia la neve cade copiosa. Forse è per questo che la Regione ha deciso di destinare 26.370 euro per affidare a una persona il compito di verificare se nevica e quanto nevica. È la stessa Regione che ha speso 10 mila euro per salvare le biblioteche nel deserto della Mauritania. In Liguria, Matteo Rosso, capogruppo del Pdl all'opposizione ha denunciato le maniche larghe della giunta che avrebbe pagato 10mila euro per uno studio sul mezzo idoneo a meccanizzare alcune fasi produttive dell'aglio di Vessalico. In tre anni il Piemonte, guidato prima da Mercedes Bresso e poi dal leghista Roberto Cota, ha speso 6,6 milioni di euro per le consulenze con una media per incarico di 40 mila euro. Nel 2011 la Regione ha stanziato 18 mila euro per "la valorizzazione delle collezioni di invertebrati (molluschi e insetti esclusi)" e 30mila euro per la "conservazione delle collezioni botaniche", mentre tra il luglio del 2009 e il dicembre del 2012 139.150 euro sono andati all'università di Torino, incaricata di redigere un progetto "sulla definizione dei valori di resistenza a flessione del legname massiccio per uso strutturale di larice e castagno piemontese".

In questo grande circo di spese pazze, incarichi confusi e spesso superflui, amministrazioni spendaccione ma indebitate fino al collo, la palma della sincerità va a Pontinia, la cittadina laziale di 14 mila abitanti inaugurata il 18 dicembre del 1935 da Benito Mussolini. Negli ultimi due mesi del 2011 il Comune guidato dal sindaco Eligio Tombolillo ha affidato a un architetto un incarico da 8.100 euro con una motivazione disarmante. Sul registro dei collaboratori interni redatto dall'ufficio del personale alla voce "descrizione incarico", è scritto semplicemente, caso unico tra migliaia di delibere: "Mancanza di personale nell'ente"


IN BARBA ALLA COSTITUZIONE
Vendola, De Mita & C: l'esercito dei 177 con doppia poltrona e doppio stipendio
Doppi, tripli e quadrupli incarichi: il record ce l'ha il Pd con 95 eletti che devono decidere cosa fare

I doppi incarichi in Parlamento, e i doppi stipendi, sono eticamente inaccettabili, ma soprattutto sono contro la Costituzione. Eppure in Camera e in Senato ci sono 177 onorevoli che ricoprono due, se non più, cariche elettive. La denuncia dei grillini, che ieri hanno occupato la Camera proprio per chiedere l'insediamento della Giunta per le elezioni che dovrebbe risolvere il problema, svela in realtà la paura di molti eletti di ritrovarsi senza nessuna poltrona su cui sedere. Il ragionamento è: se uno indica Roma e poi si va a rivotare che succede? Ecco allora che, mentre il governatore Roberto Cota ieri ha deciso di mollare il Parlamento per restare presidente del Piemonte, temporeggiano tutti gli altri. Come Nichi Vendola, che ancora non ha sciolto la riserva: meglio Montecitorio o la presidenza della Puglia? La stessa domanda se la stanno ponendo altri 11 suoi colleghi del consiglio regionale pugliese. I nomi li fa il Fatto Quotidiano: gli azzurri Rocco Palese, Massimo Cassano, Pietro Iurlaro, Roberto Marti, Gianfranco Chiarelli e Lucio Tarquinio; i democratici Antonio Decario e Michele Pelillo; e quelli di Sel Dario Stefano e Antonio Matarelli. Insomma potrebbero riunire il consiglio regionale a Roma. Stessa situazione per la Regione Campania. Nei palazzi della politica nazionale hanno trovato posto il vicepresidente Giuseppe De Mita dell'Udc, l'assessore all'urbanistica Macello Tagliatella del Pdl come Eva Longo e Dominico De Siano che eletto senatore vanta anche il titolo di consigliere regionale, provinciale e comunale a Lacco Ameno sull'isola di Ischia.

Ma non sono i soli. Il Fatto ha contato 36 consiglieri regionali in Calabria, Sicilia, Marche, Abbruzzo, Toscana, Veneto, Emilia Romagna che sono contemporaneamente anche parlamentari. Se poi si aggiungono anche quelli con altri incarichi pubblici il numero sale a 177 di cui 95 sono del Pd (70 con doppia poltrona, 22 con tripla poltrona, 3 con quadrupla poltrona); 27 sono della Lega (18 con doppia poltrona, 7 con tripla poltrona, 2 con quadrupla poltrona); 34 sono del Pdl (17 con doppia poltrona, 15 con tripla poltrona, 2 con quadrupla poltrona); 10 sono di Scelta Civica; 10 sono di Sel (8 con doppia poltrona, 2 con tripla poltrona); 2 sono di Fratelli d'Italia; tre di Svp (di cui uno doppio) 1 è di Uv e un altro è di Cd.


Truffa allo Stato, sequestrati 12 milioni a Denis Verdini
Il provvedimento legato ad un'inchiesta per truffa per una presunta indebita percezione di fondi per l'editoria

Per ordine della Procura di Firenze, la Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro preventivo di beni per 12 milioni a carico della società Settemari, dei deputati del Pdl Denis Verdini e Massimo Parisi e di altre persone. Il provvedimento è legato ad un'inchiesta per truffa, per presunta indebita percezione di fondi per l'editoria. Tra i beni sequestrati ci sono i conti correnti bancari delle società e quelli personali degli indagati, tra cui quello dell'onorevole Parisi, coordinatore del Pdl in Toscana e uomo di fiducia di Verdini per le attività editoriali. Il provvedimento è un sequestro «per equivalente» finalizzato al reintegro delle somme di cui è ipotizzata una truffa allo Stato.

IL SEQUESTRO - Nel dettaglio, circa 2 mln di euro sequestrati oggi sono a integrazione del precedente sequestro preventivo da 10,8 mln scattato nel 2011 per la società editrice del Giornale della Toscana (Società toscana di edizioni). Altri 10 mln attengono ai reati ipotizzati circa la gestione della società cooperativa Settemari, che pubblicava il settimanale fiorentino Metropoli. Diversamente dal sequestro del 2011, questa volta - si apprende alla procura di Firenze - il gip ha riconosciuto elementi per far scattare il provvedimento anche a carico di Parisi. È obiettivo della misura anche verificare se, rispetto al sequestro per l'inchiesta sul Giornale della Toscana del 2011, nel frattempo ci sia stato un incremento dei capitali degli indagati e delle società coinvolte. È già emerso nelle ultime indagini che i circa 2 milioni sequestrati oggi alla società editrice del Giornale della Toscana corrispondono ad una annualità di contributi erogati all'editoria dalla presidenza del Consiglio dei ministri e sono stati versati in una fase successiva al primo sequestro.
BURATTINAIO - «Gli elementi sino ad ora evidenziatici portano ad affermare che Parisi, insieme a Verdini, è il "burattinaio che ha mosso i fili del Gruppo editoriale di fatto" di cui ci si è occupati», scrive il gip di Firenze, Paola Belsito, nell'ordinanza con cui ha disposto il sequestro preventivo da 12 milioni di euro per le presunte truffe al fondo per l'editoria fatto con le società cooperative Ste e Settemari facenti capo ai due esponenti del PdL.