PETIZIONE CHIUSA

Firma per fermare la costruzione dell'impianto idroelettrico in Val di Tovo

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Siamo gente di montagna, abituata ad arrangiarsi piuttosto che a chiedere. Alle difficoltà quotidiane che tutti devono affrontare, noi dobbiamo aggiungere quelle del territorio che ci ospita. Territorio che ci vede costretti a raggiungere i nostri poderi, e talvolta, anche le nostre abitazioni dopo un faticoso percorso a piedi; a far legna su pendii impervi e a trascinarla a valle con sistemi tramandati dai nostri avi, per poterci riscaldare; a combattere contro il freddo, la neve; a percorrere distanze considerevoli su strade tortuose per raggiungere i servizi primari. 

Qui tutto è più difficile più lento rispetto ai luoghi di pianura e, forse, è anche per questo che siamo dimenticati dal resto del mondo. Fognatura, illuminazione pubblica, metanodotti, rete telefonica mobile, internet sono tutti servizi assenti, qui: basti pensare che alcune contrade sono state servite dall'acquedotto pubblico solo pochi mesi fa. Ciò nonostante non ci lamentiamo, accettiamo, semplicemente, sebbene le tasse le paghiamo come tutti quelli che invece, e per loro fortuna, possono usufruire di questi dati servizi.

Ora che ci siamo presentati, vogliamo sottoporre alla vostra attenzione una questione che ci sta a cuore e per la quale siamo chiamati dalla nostra coscienza a rompere il silenzio che ci caratterizza: la prevista realizzazione dell'impianto idroelettrico sulla “Val di Tovo”.

Questa valle, rimasta intatta nel tempo, è un luogo straordinario dove la poesia e la forza della natura avvolgono chi la percorre il quale non può che rimanerne rapito e fondersi in un tutt'uno con essa stessa. Il rio Tovo, lo dice il nome stesso, è un piccolissimo corso d'acqua la cui modesta portata è già stata visibilmente scemata dopo la derivazione fatta alcuni anni or sono per alimentare una nuova tratta dell'acquedotto, tant'è che ormai è un fatto eccezionale veder fluire l'acqua lungo gran parte del suo cammino.

Ci chiediamo, senza riuscire a darci una risposta, quale sia l'effettiva convenienza di un impianto idroelettrico - la cui portata media di derivazione è di 70 l/s (pari a 9 volte tanto quella dell'acquedotto!) - in un contesto in cui la condizione primaria per la realizzazione, cioè l'acqua, manca. Oltre agli aspetti economici - sui quali, peraltro, tutti sono chiamati a porsi questi interrogativi considerato che, molto probabilmente, i costi di realizzazione saranno oggetto di finanziamenti pubblici, e, quindi, di denaro dei contribuenti - nel piatto della bilancia bisogna mettere anche ciò che viene chiesto all'ambiente.

L’inaridimento del rio, oltre a compromettere la sopravvivenza della fauna ittica e non (l'area è frequentata da caprioli, cervi, camosci, ecc.), comporterà senz'altro la crescita della vegetazione spontanea all'interno del suo alveo - già ora in cattivo stato manutentivo - aumentando ancor più le situazioni di criticità idrauliche in caso di piena. Così come pure aumenteranno per il centro di Castana, considerato che il rilascio dell’acqua derivata avverrà in prossimità del punto in cui il rio Tovo si immette nel torrente Zara il quale, in breve spazio, si mette a sua volta nel torrente Posina, il tutto nell'immediato intorno dell'abitato succitato.
Non ci allunghiamo oltre.

Queste nostre preoccupazioni infatti sono già state condivise dalla Giunta Regionale Veneta che, con delibera n. 1988 del 23.12.2015, così recita e dispone:

“Occorre inoltre considerare il fatto che i corsi d'acqua minori o i tratti di corpi idrici prossimi alle sorgenti, presentano generalmente equilibri ecologici delicati, che possono essere compromessi in modo grave e talora irreversibile da derivazioni anche solo di una parte del deflusso idrico, e che a fronte dell'impatto ecologico di tali derivazioni è scarsa l'importanza per la collettività della produzione idroelettrica che deriva da piccoli impianti.

Si ritiene quindi necessario che ciascuna opera di captazione per uso idroelettrico, possa sottendere un bacino idrografico di estensione almeno pari a dieci chilometri quadrati, e mai inferiore…”

Il bacino del rio Tovo è di 3,5 kmq, pari a 1/3 del minimo stabilito: non è motivo sufficiente per bloccare lo scempio che si sta compiendo, visto che non è stato ancora autorizzato?

Sbagliare è umano, perseverare - nella consapevolezza maturata da esperienze decennali che già hanno prodotto danni ingenti - è veramente diabolico.

Noi siamo il Tovo: come lui facciamo il nostro percorso di vita, affrontiamo i salti per poi inabissarci, alterniamo la prosperità alla carestia, veniamo sfruttati; sempre e tutto senza chiedere nulla, in silenzio, con accettazione. Ancora non basta. Ci viene chiesto di più - e, guardate, non è certo l'invasione delle nostre terre (delle quali volentieri ci priveremmo per qualcosa di veramente utile) - ed è lo stesso di più che viene chiesto al Tovo.

Parliamo adesso, anche se ci viene detto che è troppo tardi: avremmo potuto parlare anche prima se qualcuno si fosse almeno degnato di informarci.

Ma, come sempre, siamo gente di montagna!

La presente viene sottoscritta anche da persone che, pur non essendo gente di montagna, si sentono di esserlo e condividono le nostre preoccupazioni!



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