FERMIAMO LA STRAGE DI UCCELLI IN PIEMONTE

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La Regione Piemonte si appresta ad inserire 15 specie a rischio di estinzione tra quelle cacciabili.

La Giunta Regionale del Piemonte si appresta a riaprire la caccia a ben 15 specie. Si prepara un colpo definitivo alla martoriata fauna selvatica dei territori piemontesi, già minacciata da numerose altre cause.

Lo stesso raggruppamento politico di centrodestra, guidato allora da Cota, che nel 2012 aveva abrogato la L.R. 70/96 al solo e dichiarato scopo di impedire il Referendum regionale contro la caccia si appresta ora ad introdurre nell’ordinamento regionale una serie di modifiche legislative che, se accolte, porteranno il Piemonte indietro di trent’anni.

Gli aspetti più deleteri della proposta della giunta sono:

a)      Aumento di 15 unità delle specie cacciabili

b)      Fortissimo ridimensionamento del legame cacciatore-territorio

c)      Caccia di selezione agli ungulati consentita anche in orario notturno

d)     Agevolazione dell’arrivo in Piemonte di cacciatori foranei, ora limitato tra il 5% e il 10% del totale

e)      Immissioni di animali d’allevamento “pronta caccia” tutto l’anno.

f)       Cancellazione della norma che avrebbe consentito ai proprietari dei fondi di vietare la caccia sui propri terreni, divieto ritenuto legittimo dalla Corte Costituzionale, superando così quanto previsto dall'art. 842 C.C.

In Prima Commissione Bilancio del Consiglio Regionale del Piemonte il disegno di legge n. 83 “Disposizioni collegate alla legge di stabilità regionale 2020”; è all’ordine del giorno da lunedì 2 marzo 2020.

In particolare, l’art. 16 del d.d.l. modifica, abrogandolo, Il comma 5 dell'articolo 2 della Legge Regionale n. 5/2018 e ripristina la possibilità di cacciare ben 15 specie, quasi tutte di uccelli: fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, combattente, moriglione, allodola, merlo, pernice bianca, lepre variabile.

L’iniziativa è del tutto fuori luogo e priva di alcuna giustificazione. Si tratta infatti di uccelli di piccole dimensioni e con abitudini alimentari prevalentemente insettivore, utili quindi a tenere sotto controllo la proliferazione di specie dannose per le colture agricole (allodola, merlo). In altri casi le specie oggetto della proposta esibiscono carattere migratorio e sono comunque presenti nella nostra Regione con numeri estremamente ridotti. La pernice bianca è specie in sofferenza su tutto l’arco alpino, mentre non esistono dati sulla consistenza numerica della lepre variabile, che è comunque certamente molto ridotta. Numerose specie sono particolarmente tutelate a livello comunitario: pavoncella, combattente e moriglione sono classificate come Specie di Interesse Conservazionistico di livello 2 (specie la cui popolazione globale è concentrata in Europa, dove presenta uno stato di conservazione sfavorevole) mentre canapiglia, codone, marzaiola, mestolone, frullino, allodola risultano essere SPEC 3 ( specie la cui popolazione globale non è concentrata in Europa, ma che in Europa presenta uno stato di conservazione sfavorevole).

Esistono numerosissime pubblicazioni scientifiche che dimostrano lo stato di declino di quasi tutte le specie oggetto di ampliamento del carniere, e nella maggioranza dei casi il prelievo venatorio è considerato una delle cause più importanti di tale situazione. Eppure, la Regione Piemonte, pur di accontentare una esigua minoranza di cacciatori non esita a sacrificare una delle sue più preziose risorse.

Si precisa infine che nessuna delle 15 specie è responsabile di danni all’agricoltura o ad altre attività antropiche degni di rilievo: il loro prelievo venatorio, quindi, assume unicamente finalità di tipo ludico e nessuna giustificazione di riequilibrio ambientale o faunistico può essere addotta in suo appoggio.