Fermiamo la "Caccia alla Giovenca"

Il problema

FERMIAMO LA CACCIA ALLA GIOVENCA

Ogni anno a Guasila (SU), all’alba del 14 Agosto, si tiene il rodeo della “Caccia alla Giovenca”, una manifestazione tradizionale che vede impegnati giovani cavalieri nella competizione di cattura di una mucca liberata nelle campagne del paese apposta per l’occasione. 
Scene da Far West, in cui il povero animale viene accalappiato da uomini a cavallo con metodo violento e coercitivo (per le corna con delle funi) poi assicurato ad un carro ed infine portato, umiliato come un trofeo, presso la chiesa del paese, dove il parroco benedice e suggella religiosamente l’evento. 

Inutile dire che per modalità, organizzazione e “premeditazione” l’evento sembra somigliare a situazioni di cagioni di lesioni psicofisiche, stress e malessere prossime all’ipotesi di reato di Maltrattamento verso l’animale, in cui assume rilevanza penale il comportamento di chiunque “per crudeltà o senza necessità cagiona una lesione ad un animale o lo sottopone a sevizie, o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche” (art. 544-ter c.p.)

Ogni Sardo, ma in generale ogni persona di buon senso, al di là delle sue origini e delle sue idee, dovrebbe prendere le distanze da queste manifestazioni retrograde e arcaiche, palesando il proprio disappunto e contrarietà.
La Sardegna, terra di innumerevoli e bellissime consuetudini folkloriche, culturali e religiose, non ha più bisogno di identificarsi in alcuni retaggi del passato antico – dove diversa era la mentalità e diverse erano le esigenze socio-culturali - fatti passare per normali e persino bellissimi, inevitabili, sotto al paravento storico della “tradizione”.

E’ per questo che come liberi cittadini, come persone di buon senso, e come cristiani chiediamo:
- Che la persona del Sindaco, l’Amministrazione, vieti l’evento o prenda una ferma, netta, posizione di condanna verso il maltrattamento della giovenca in questione e di tutti gli animali, esseri senzienti e dotati di emozioni comparabili e quelle umane, ma anche intelligenti e con limiti di sopportazione psicofisica che ne mettono a repentaglio la salute e la vita o l’incolumità;
- Che i cittadini di Guasila, delle zone limitrofe, o la popolazione isolana vaglino, formando comitati e nuovi laboratori di idee, soluzioni alternative non recrudescenti, non-violente, rispetto a questa ed altre tradizioni deleterie, in linea con la sensibilità comune e i diritti di tutti gli esseri viventi finalmente e maggiormente attenzionati nel terzo millennio piuttosto che nel passato, senza per altro rinunciare al piacere delle iniziative popolari ma abbandonando definitivamente ogni forma di violenza, abuso o aggiogamento coattivo dei più deboli e degli indifesi;
- Che il Parroco di Guasila eviti di impartire, in quanto servo di Dio e di Cristo Gesù, la benedizione ad un evento violento e insensato, dove – nella speranza non si versi sangue innocente – a prescindere ci saranno dei “vincitori” e una “vinta” indifesa, dei forti nel pieno della salute e dell’esaltazione, e una debole in condizione di grave sottomissione e pena;
- Che, infine, la Diocesi di Cagliari, competente per territorio, si esprima con una posizione ufficiale, in linea col Vangelo e con il Comandamento di NS Gesù, il quale ci chiede espressamente “Ama il prossimo tuo come te stesso” senza distinzioni e pregiudizi, e possa così fare luce nell’oscurità del suprematismo e dello specismo, potendo anche così istruire la popolazione di fedeli con il rispetto e sapienza del caso, laddove serpeggino ancora ignoranza, violenza, attaccamento e vizio.

 

 

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Daniele MancaPromotore della petizioneSono un divulgatore e Sardo. Trainer, Naturopata e Operatore Olistico, mi occupo anche di varie forme di Volontariato. Sono Attivo e propenso a battermi per la Libertà, la Gnosi, la Verità, la Giustizia e la Salute della Collettività! "Deus Caritas Est"

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Il problema

FERMIAMO LA CACCIA ALLA GIOVENCA

Ogni anno a Guasila (SU), all’alba del 14 Agosto, si tiene il rodeo della “Caccia alla Giovenca”, una manifestazione tradizionale che vede impegnati giovani cavalieri nella competizione di cattura di una mucca liberata nelle campagne del paese apposta per l’occasione. 
Scene da Far West, in cui il povero animale viene accalappiato da uomini a cavallo con metodo violento e coercitivo (per le corna con delle funi) poi assicurato ad un carro ed infine portato, umiliato come un trofeo, presso la chiesa del paese, dove il parroco benedice e suggella religiosamente l’evento. 

Inutile dire che per modalità, organizzazione e “premeditazione” l’evento sembra somigliare a situazioni di cagioni di lesioni psicofisiche, stress e malessere prossime all’ipotesi di reato di Maltrattamento verso l’animale, in cui assume rilevanza penale il comportamento di chiunque “per crudeltà o senza necessità cagiona una lesione ad un animale o lo sottopone a sevizie, o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche” (art. 544-ter c.p.)

Ogni Sardo, ma in generale ogni persona di buon senso, al di là delle sue origini e delle sue idee, dovrebbe prendere le distanze da queste manifestazioni retrograde e arcaiche, palesando il proprio disappunto e contrarietà.
La Sardegna, terra di innumerevoli e bellissime consuetudini folkloriche, culturali e religiose, non ha più bisogno di identificarsi in alcuni retaggi del passato antico – dove diversa era la mentalità e diverse erano le esigenze socio-culturali - fatti passare per normali e persino bellissimi, inevitabili, sotto al paravento storico della “tradizione”.

E’ per questo che come liberi cittadini, come persone di buon senso, e come cristiani chiediamo:
- Che la persona del Sindaco, l’Amministrazione, vieti l’evento o prenda una ferma, netta, posizione di condanna verso il maltrattamento della giovenca in questione e di tutti gli animali, esseri senzienti e dotati di emozioni comparabili e quelle umane, ma anche intelligenti e con limiti di sopportazione psicofisica che ne mettono a repentaglio la salute e la vita o l’incolumità;
- Che i cittadini di Guasila, delle zone limitrofe, o la popolazione isolana vaglino, formando comitati e nuovi laboratori di idee, soluzioni alternative non recrudescenti, non-violente, rispetto a questa ed altre tradizioni deleterie, in linea con la sensibilità comune e i diritti di tutti gli esseri viventi finalmente e maggiormente attenzionati nel terzo millennio piuttosto che nel passato, senza per altro rinunciare al piacere delle iniziative popolari ma abbandonando definitivamente ogni forma di violenza, abuso o aggiogamento coattivo dei più deboli e degli indifesi;
- Che il Parroco di Guasila eviti di impartire, in quanto servo di Dio e di Cristo Gesù, la benedizione ad un evento violento e insensato, dove – nella speranza non si versi sangue innocente – a prescindere ci saranno dei “vincitori” e una “vinta” indifesa, dei forti nel pieno della salute e dell’esaltazione, e una debole in condizione di grave sottomissione e pena;
- Che, infine, la Diocesi di Cagliari, competente per territorio, si esprima con una posizione ufficiale, in linea col Vangelo e con il Comandamento di NS Gesù, il quale ci chiede espressamente “Ama il prossimo tuo come te stesso” senza distinzioni e pregiudizi, e possa così fare luce nell’oscurità del suprematismo e dello specismo, potendo anche così istruire la popolazione di fedeli con il rispetto e sapienza del caso, laddove serpeggino ancora ignoranza, violenza, attaccamento e vizio.

 

 

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Daniele MancaPromotore della petizioneSono un divulgatore e Sardo. Trainer, Naturopata e Operatore Olistico, mi occupo anche di varie forme di Volontariato. Sono Attivo e propenso a battermi per la Libertà, la Gnosi, la Verità, la Giustizia e la Salute della Collettività! "Deus Caritas Est"

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Petizione creata in data 6 agosto 2024