Fermiamo il Parco Eolico sui Crinali della Val Borbera-Curone e Staffora


Fermiamo il Parco Eolico sui Crinali della Val Borbera-Curone e Staffora
Il problema
Le Valli Borbera-Curone e Staffora con i loro splendidi crinali dividono le 4 province di Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova.
Situate tra l’Appennino piemontese-ligure, dove un tempo si snodava la via del Sale, in cui anticamente mercanti e muli viaggiavano tra la Pianura Padana e il Mar Ligure; sono un luogo di straordinaria bellezza, non solo storica ma soprattutto naturalistica, con protagonisti i suoi alti monti che si erigono fino a 1700 mslm, i boschi e le praterie in quota ricche di flora e fauna selvatica.
Si tratta di ecosistemi protetti e fragili a ridosso dell’antropizzata pianura Padana, facente parte del progetto Rete europea Natura 2000 per la conservazione e tutela degli habitat naturali.
Senza dubbio alcuno si tratta di un luogo di rilevanza naturalistica, che merita di essere conservato, ma a nostro malgrado, è al momento minacciato al centro di un piano per l’installazione di un parco eolico sui crinali sopra citati, quali in particolare Monte Giarolo ed Ebro.
Un impianto che rischia di deturpare il paesaggio distruggendo parte del nostro prezioso ecosistema in favore dell’ennesimo progetto industriale, nonostante esistano due decreti (risalenti al 1968 per l’alta valle Staffora - al 1986 per le alte valli Borbera e Curone) che pongono un vincolo paesaggistico sui nostri crinali e su gran parte dei versanti (vincolo confermato dal D.Lgs. 42/2004, il Codice dei beni culturali e del paesaggio).
I tanti sforzi ed iniziative promosse da progetti ed investimenti anche da parte di molti privati, verrebbero annientati dall’industrializzazione irreversibile delle praterie da pascolo in quota, con aerogeneratori alti oltre 200 metri e relative opere di cantierizzazione, strade, svincoli, sbancamenti, strutture in cemento, in un contesto di delicato equilibrio non solo naturale ma anche idrogeologico.
Queste grandi opere, sono speculazioni economiche che lasciano cicatrici profonde all’ambiente, mascherate dalla parola “green” e sorretta da una logica di estrattivismo che mira al profitto di ristretti gruppi di interesse economico.
Dal 23 maggio 2024 sul sito del Ministero dell’Ambiente sono consultabili tutte le documentazioni e l’avviso al pubblico, con una finestra aperta di 60 giorni (con scadenza il 22 luglio 2024) durante la quale tutti gli interessati (amministrazioni, associazioni, cittadini privati italiani) potranno far pervenire al ministero le loro osservazioni contrarie.
E’ molto presente e attivo per la compilazione delle osservazioni anche il comitato per il territorio della Quattro Province per tutti i cittadini italiani.
Sito informativo & contatti >> https://comitato4p.home.blog/
Le dichiarazioni di contrarietà al progetto sono giunte da tutti i fronti e da vari livelli istituzionali-territoriali: Comuni, Unioni, Provincia, consiglieri regionali di vario orientamento ma finora non sono servite a far desistere l’azienda privata proponente da un progetto di enorme e irreversibile impatto ambientale, elaborato senza curarsi di instaurare un dialogo con il territorio e i suoi rappresentanti.
Una Prassi generalizzata in tutta Italia negli ultimi anni, in contrasto con la protesta sempre più diffusa e determinata, dei territori colpiti da simili forme di speculazione energetica che, oltre a minacciare l’esistenza degli ambienti naturali sono un pericolo anche per le economie che ruotano intorno a queste valli. Tutte le persone che hanno investito economicamente e in modo “filantropico” sui pregi naturalistici, storici e culturali stanno vivendo con grande angoscia questo momento, in cui si corre il rischio di compromettere definitivamente un mondo di valori collettivi a vantaggio degli interessi speculativi di soggetti privati.
Questa petizione è un pubblico appello, rivolto a tutti gli abitanti/frequentatori di queste Valli che potranno e devono esprimere il proprio parere prima di tutto attraverso il sito del Ministero, se necessario anche con l’aiuto del comitato sopra citato, ma soprattutto ai tanti frequentatori esteri della Val Borbera che non avrebbero altrimenti nessuna possibilità di esprimere il proprio parere in merito.
Qui di seguito riportiamo alcuni punti salienti che dovrebbero indurre il ministero ad esprimere un netto “NO” riguardo al progetto:
- VINCOLO REGIONALE – sui monti prescelti per il progetto una norma del Piano paesaggistico del Piemonte vieta di realizzare impianti eolici in un intorno di 50 metri dalla linea di crinale. Un vincolo che il progetto non rispetta: se si parla di un impianto, logica vuole che si considerino tutte le parti delle macchine che lo compongono. Le torri di sostegno delle macchine sarebbero tutte situate poco oltre il limite di 50 metri ma, misurando gli spazi occupati dalle tre pale (ciascuna lunga 80 metri) che azionano ogni generatore, le venti macchine sconfinano nell’area vietata. I progettisti ne sono ben consci, tanto che prevedono di imporre sui terreni sovrastati dalle pale la cosiddetta “servitù di sorvolo”.
- DISSESTO IDROGEOLOGICO – un decreto ministeriale (il DM 10 settembre 2010) fissa le linee guida statali per il corretto inserimento degli impianti eolici nel territorio. Quando la collocazione delle torri è prevista in prossimità di aree caratterizzate da dissesto e/o da rischio idrogeologico – ed è esattamente il caso del progetto monte Giarolo – le linee guida chiedono di valutare attentamente questa scelta, che deve perciò essere motivata in modo adeguato. Per l’impianto “monte Giarolo” i progettisti hanno compiuto solo alcuni tipi di verifica strumentale, scrivendo che altri (necessari e importanti) accertamenti e studi di dettaglio saranno svolti in seguito, in tempi non precisati, in quanto “sia dettati dalla necessità di ottenere tutti gli indispensabili permessi amministrativi (e non solo) sia alla complessità esecutiva delle indagini”. Giustificazioni non accettabili, poichè in questo modo non è possibile esaminare correttamente e a fondo una questione basilare per gli impatti sull’ambiente.
- VIABILITA' E STRADONE SUI CRINALI – secondo le linee guida statali è consigliabile che le dimensioni delle componenti dell’impianto e dei mezzi di trasporto siano tali da consentire l’accesso al cantiere con interventi minimali sulla viabilità esistente. Nel caso del progetto monte Giarolo, poichè la scelta è caduta su aerogeneratori tra i più grandi mai installati in Italia, sono previsti ben 220 trasporti eccezionali per una distanza di 200 km attraverso 68 comuni, con il successivo trasbordo di ciascuno dei carichi tramite una grande gru per valicare un torrente negli angusti spazi del centro abitato di San Sebastiano Curone (di fronte al distretto sanitario e ad una casa di riposo, quindi con potenziali pesanti ripercussioni su servizi essenziali, nonostante improbabili ipotesi di itinerari alternativi).
E ancora, il progetto prevede la creazione sui crinali di un strada camionabile largo 6/7 metri e lungo 23 km, che stravolgerebbe una serie di piste forestali, di sentieri e richiederebbe di realizzare ex novo almeno 6 km di questa strada, di cui 1,8 km all’interno di un sito Natura 2000.
- VENTOSITA' E STIMA DELLA PRODUZIONE ENERGIA – il sacrificio dell’ambiente derivante dalla creazione di un impianto industriale come quello denominato “monte Giarolo” dovrebbe trovare contropartita in una adeguata produzione di energia generata dal vento, perciò la corretta misurazione e acquisizione dei dati anemometrici è fondamentale.
Per l’impianto monte Giarolo sono stati prodotti dei calcoli la cui qualità è del tutto insufficiente, in quanto, nonostante debbano giustificare la costruzione del più grande impianto eolico mai realizzato nel nord Italia, non seguono gli standard internazionali.
[Questi ultimi prevedono che i dati del vento impiegati per i calcoli di producibilità siano rilevati a 2/3 dell’altezza prevista per il mozzo delle turbine (quindi a 80 metri, dato che il mozzo, nel nostro caso, si troverebbe a 120 metri).]
Per il progetto “monte Giarolo” si sono prodotti calcoli desunti da rilevazioni compiute con un anemometro alto solamente 15/20 metri. I proponenti affermano che, per ottenere dati migliori (e, dunque, rifare i calcoli) “sono state installate 3 stazioni fisse di altezza 40 metri nella prima metà del mese di luglio 2023“ (stazioni queste di fatto ancora “fuori standard” rispetto all’altezza delle misurazioni), e promettono anche che
“sul Monte Giarolo, appena le condizioni di accessibilità in sicurezza lo consentano, l’antenna da 40 metri sarà sostituita con torre a traliccio strallata alta 80 metri”.
I dati che verranno ricavati in futuro a 80 metri potrebbero però essere utilizzabili solo per quattro delle venti “torri” in progetto, se si seguono gli standard internazionali. Questi, per una zona con orografia ad elevata rugosità quale è quella considerata, considerano attendibili con sufficiente approssimazione solo le misurazioni effettuate con un anemometro situato in un raggio di non più di 2 km dalla collocazione di ciascuna macchina.
- ASPETTI NATURALISTICI – l’impatto diretto ed indiretto dell’impianto eolico sugli ecosistemi e sulla biodiversità dei crinali sarebbe altissimo. Esso riguarderebbe aree ad elevata naturalità, al centro di progetti di valorizzazione turistico-naturalistica assolutamente incompatibili con la presenza di strutture artificiali di tali dimensioni. Per quanto riguarda la fauna, si verificherebbe una frammentazione degli habitat e il conseguente isolamento delle popolazioni con elevatissimo impatto su molte specie animali anche di interesse comunitario. In particolare si avrebbero impatti diretti sull’avifauna e i chirotteri. Sia in fase di cantiere sia di esercizio dell’impianto in questione si verificherebbero fenomeni di disturbo sulle biocenosi in generale e per la distruzione di habitat. A fronte di impatti di tale rilevanza appaiono del tutto risibili le mitigazioni proposte; di fatto non è assolutamente possibile mitigare la realizzazione e la presenza di un impianto industriale di tali dimensioni all’interno di un contesto naturale ad elevata valenza di biodiversità.
Chiediamo quindi che si fermi la creazione del parco eolico su questi crinali fragili, per preservare la bellezza naturale e la biodiversità della Val Borbera. Firmate questa petizione e aiutateci a proteggere questo territorio tanto amato.
***English Version***
The Val Borbera-Curone and Staffora, with their splendid ridges, divide the four provinces of Pavia, Alessandria, Piacenza, and Genoa.
This unique region, nestled in the Piedmont-Liguria Apennines, was once traversed by the Salt Road, a historical route where merchants and pack animals transported valuable goods between the Po Valley and the Ligurian Sea. This area boasts with extraordinary beauty, not only for its historical importance but also for its diverse natural landscape. With towering mountains reaching up to 1700 meters above sea level, adorned with forests and high-altitude meadows rich in wild flora and fauna.
These ecosystems, fragile yet protected, lie adjacent to the anthropised Po Valley and are part of the European Natura 2000 Network Project aimed at conserving and safeguarding natural habitats. Undoubtedly, this area holds significant natural value that merits preservation. However, this pristine landscape is currently under threat from plans to install a huge wind power station on the aforementioned ridges, particularly on Monte Giarolo and Monte Ebro. Such an installation threatens to deface the natural beauty of the region and severely compromise its delicate ecosystems. Furthermore, this proposal, in favor of yet another industrial project, contradicts existing decrees dating back to 1968 for the upper Staffora Valley and 1986 for the upper Borbera and Curone valleys, which impose landscape constraints on these ridges and mountainsides. These constraints are further reaffirmed by the Legislative Decree 42/2004, part of the Code of Cultural Heritage and Landscape.
As of May 23, 2024, all relevant documentation and public notices are accessible through the Ministry of the Environment website. A 60-day period is open until July 22, 2024, during which concerned parties, including administrations, associations, private individuals and Italian citizens, can submit their objections to the ministry.
The Four Provinces Land Committee is also actively collecting feedback from Italian citizens on this matter. For further information and contacts, please visit: https://comitato4p.home.blog/
Statements of opposition to the project have been voiced from various quarters and different levels of institutional and territorial authority, including municipalities, unions, provinces, and regional councillors representing diverse viewpoints. But despite these efforts, the private company behind the project remains resolute in its intention to move forward with a plan that entails substantial and irreversible environmental impact. This plan was formulated without making any attempt or demonstrating any interest in initiating dialogue or engaging in communication with the local community and its representatives.
In recent years, a common practice across Italy has clashed with the growing and resolute protests from regions affected by similar forms of energy speculations. These activities not only endanger natural habitats but also pose risks to the economies dependent on these valleys. People who have invested financially and altruistically in the natural, historical, and cultural values are now deeply distressed. There is a real fear that these collective values may be irreversibly compromised for the sake of purely speculative interests on behalf of private entities.
This petition serves as a public appeal to all residents and visitors of these valleys who can and must express their opinion primarily through the Ministry's website, and if needed, with the support of the aforementioned committee. It particularly encourages the many foreign visitors of Val Borbera, who may not otherwise have the chance to voice their views on this issue.
Here are some key points that should compel the Ministry to firmly reject the installation of the wind turbines:
- Regional Restrictions: According to the Piedmont Landscape Plan, a regulation prohibits the installation of wind turbines within 50 meters of the ridgeline.
- Non-compliance with the Regional Restriction: When evaluating a plant installation, logic dictates that all machine parts are to be considered - the supporting towers would all be just over the 50-meter limit, and when considering the total area occupied by the three blades (each 80 meters long) necessary to activate each generator, the twenty turbines exceed into the prohibited area.
The planners, being well aware of this, plan to enforce an "overflight easement" on the land beneath the blades.
- Hydrogeological instability: A ministerial decree (DM 10th September 2010) sets out national guidelines for the appropriate integration of wind power stations into the territory. When tower placement is proposed near areas prone to instability and/or hydrogeological risk, precisely the case for the Monte Giarolo, the guidelines ask to carefully evaluate this choice, which must therefore be adequately justified.
For the "Monte Giarolo" industrial plant installation, the planners have only carried out a few types of instrumental checks, stating that other necessary and important assessments and detailed studies will be carried out at a later date, in unspecified timeframes, as "dictated both by the need to obtain all the indispensable administrative permits (and more) and by the executive complexity of the investigative work."
These are unacceptable justifications as these do not allow for a proper and thorough examination of an issue that is fundamental to environmental impact.
- Accessibility and Roads on the Ridges: According to state guidelines, it is advisable that the dimensions of plant installation components and those of transport vehicles should enable access to the construction site with minimal disruption to existing road infrastructures.
The choice has fallen on the installation of wind turbines that are among the largest ever installed in Italy, in the case of the Monte Giarolo industrial plant installation, which necessitates of 220 exceptional transports covering a distance of 200km across 68 municipalities. Each load will be subsequently transhipped using a large crane to cross a stream in the narrow and confined spaces of the inhabited center of San Sebastiano Curone, near the health district and a nursing home. This scenario poses potential serious disruptions to essential services, despite unlikely hypotheses of alternative routes.
Furthermore, the project proposes the construction of a 6-7meter-wide and 23km-long truck road on the ridges, destroying a series of forest trails and paths. This would require the creation of at least 6km of new road, including 1.8km within a Natura 2000 site.
- Wind speed and energy production estimation: The environmental impact resulting from the creation of an industrial installation like the one referred to as "Monte Giarolo" should be offset by adequate wind energy production. Therefore, accurate measurements and acquisition of anemometric data are crucial.
For the Monte Giarolo industrial plant installation, calculations have been produced, but their quality is entirely inadequate. Despite needing to justify the construction of the largest wind power station ever built in northern Italy, these calculations do not adhere to international standards.
International standards require wind data used for production calculations to be collected at 2/3 of the expected hub height of the turbines (thus at 80 meters, given that the hub in our case would be at 120 meters).
For the "Monte Giarolo" industrial plant installation, calculations have been based on measurements taken with an anemometer at a height of only 15-20 meters. The proponents claim that to obtain better data (and therefore re-do the calculations), "3 fixed stations at a height of 40 meters were installed in the first half of July 2023" (these stations are still "substandard" compared to the measurement height). They also promise that "on Monte Giarolo, as soon as safety allows access, the 40-meter mast will be replaced with a guyed lattice tower 80 meters high."
However, future data collected at 80 meters may only be usable for four out of the twenty proposed "towers", when adhering to international standard regulations. These standards, particularly in areas with high rugged orography such as the one under consideration, deem measurements reliable with sufficient accuracy only when taken within a radius of no more than 2km from the location of each turbine.
- Nature considerations: The direct and indirect impact of the wind power station on the ecosystems and biodiversity of the ridges would be extremely significant. It affects areas of high natural importance, central to projects aimed at enhancing tourist-naturalistic values that are wholly incompatible with the presence of such large artificial structures. Regarding wildlife, there would be habitat fragmentation and the subsequent isolation of populations, greatly impacting many animal species of community interest, particularly birds and bats. Both during construction and operation, disturbances to the general biocenoses and habitat destruction would occur.
Given the scale of these impacts, the proposed mitigations seem entirely inadequate: in fact, it is not possible to mitigate the construction and presence of such a large-scale industrial facility within a highly biodiverse natural context such as Val Borbera.
Therefore, we urgently call to demand the immediate cessation on the creation of the wind power station development on these fragile ridges, to preserve and safeguard the natural beauty and biodiversity of Val Borbera.
Please sign this petition and help us protect this much-loved territory.

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Il problema
Le Valli Borbera-Curone e Staffora con i loro splendidi crinali dividono le 4 province di Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova.
Situate tra l’Appennino piemontese-ligure, dove un tempo si snodava la via del Sale, in cui anticamente mercanti e muli viaggiavano tra la Pianura Padana e il Mar Ligure; sono un luogo di straordinaria bellezza, non solo storica ma soprattutto naturalistica, con protagonisti i suoi alti monti che si erigono fino a 1700 mslm, i boschi e le praterie in quota ricche di flora e fauna selvatica.
Si tratta di ecosistemi protetti e fragili a ridosso dell’antropizzata pianura Padana, facente parte del progetto Rete europea Natura 2000 per la conservazione e tutela degli habitat naturali.
Senza dubbio alcuno si tratta di un luogo di rilevanza naturalistica, che merita di essere conservato, ma a nostro malgrado, è al momento minacciato al centro di un piano per l’installazione di un parco eolico sui crinali sopra citati, quali in particolare Monte Giarolo ed Ebro.
Un impianto che rischia di deturpare il paesaggio distruggendo parte del nostro prezioso ecosistema in favore dell’ennesimo progetto industriale, nonostante esistano due decreti (risalenti al 1968 per l’alta valle Staffora - al 1986 per le alte valli Borbera e Curone) che pongono un vincolo paesaggistico sui nostri crinali e su gran parte dei versanti (vincolo confermato dal D.Lgs. 42/2004, il Codice dei beni culturali e del paesaggio).
I tanti sforzi ed iniziative promosse da progetti ed investimenti anche da parte di molti privati, verrebbero annientati dall’industrializzazione irreversibile delle praterie da pascolo in quota, con aerogeneratori alti oltre 200 metri e relative opere di cantierizzazione, strade, svincoli, sbancamenti, strutture in cemento, in un contesto di delicato equilibrio non solo naturale ma anche idrogeologico.
Queste grandi opere, sono speculazioni economiche che lasciano cicatrici profonde all’ambiente, mascherate dalla parola “green” e sorretta da una logica di estrattivismo che mira al profitto di ristretti gruppi di interesse economico.
Dal 23 maggio 2024 sul sito del Ministero dell’Ambiente sono consultabili tutte le documentazioni e l’avviso al pubblico, con una finestra aperta di 60 giorni (con scadenza il 22 luglio 2024) durante la quale tutti gli interessati (amministrazioni, associazioni, cittadini privati italiani) potranno far pervenire al ministero le loro osservazioni contrarie.
E’ molto presente e attivo per la compilazione delle osservazioni anche il comitato per il territorio della Quattro Province per tutti i cittadini italiani.
Sito informativo & contatti >> https://comitato4p.home.blog/
Le dichiarazioni di contrarietà al progetto sono giunte da tutti i fronti e da vari livelli istituzionali-territoriali: Comuni, Unioni, Provincia, consiglieri regionali di vario orientamento ma finora non sono servite a far desistere l’azienda privata proponente da un progetto di enorme e irreversibile impatto ambientale, elaborato senza curarsi di instaurare un dialogo con il territorio e i suoi rappresentanti.
Una Prassi generalizzata in tutta Italia negli ultimi anni, in contrasto con la protesta sempre più diffusa e determinata, dei territori colpiti da simili forme di speculazione energetica che, oltre a minacciare l’esistenza degli ambienti naturali sono un pericolo anche per le economie che ruotano intorno a queste valli. Tutte le persone che hanno investito economicamente e in modo “filantropico” sui pregi naturalistici, storici e culturali stanno vivendo con grande angoscia questo momento, in cui si corre il rischio di compromettere definitivamente un mondo di valori collettivi a vantaggio degli interessi speculativi di soggetti privati.
Questa petizione è un pubblico appello, rivolto a tutti gli abitanti/frequentatori di queste Valli che potranno e devono esprimere il proprio parere prima di tutto attraverso il sito del Ministero, se necessario anche con l’aiuto del comitato sopra citato, ma soprattutto ai tanti frequentatori esteri della Val Borbera che non avrebbero altrimenti nessuna possibilità di esprimere il proprio parere in merito.
Qui di seguito riportiamo alcuni punti salienti che dovrebbero indurre il ministero ad esprimere un netto “NO” riguardo al progetto:
- VINCOLO REGIONALE – sui monti prescelti per il progetto una norma del Piano paesaggistico del Piemonte vieta di realizzare impianti eolici in un intorno di 50 metri dalla linea di crinale. Un vincolo che il progetto non rispetta: se si parla di un impianto, logica vuole che si considerino tutte le parti delle macchine che lo compongono. Le torri di sostegno delle macchine sarebbero tutte situate poco oltre il limite di 50 metri ma, misurando gli spazi occupati dalle tre pale (ciascuna lunga 80 metri) che azionano ogni generatore, le venti macchine sconfinano nell’area vietata. I progettisti ne sono ben consci, tanto che prevedono di imporre sui terreni sovrastati dalle pale la cosiddetta “servitù di sorvolo”.
- DISSESTO IDROGEOLOGICO – un decreto ministeriale (il DM 10 settembre 2010) fissa le linee guida statali per il corretto inserimento degli impianti eolici nel territorio. Quando la collocazione delle torri è prevista in prossimità di aree caratterizzate da dissesto e/o da rischio idrogeologico – ed è esattamente il caso del progetto monte Giarolo – le linee guida chiedono di valutare attentamente questa scelta, che deve perciò essere motivata in modo adeguato. Per l’impianto “monte Giarolo” i progettisti hanno compiuto solo alcuni tipi di verifica strumentale, scrivendo che altri (necessari e importanti) accertamenti e studi di dettaglio saranno svolti in seguito, in tempi non precisati, in quanto “sia dettati dalla necessità di ottenere tutti gli indispensabili permessi amministrativi (e non solo) sia alla complessità esecutiva delle indagini”. Giustificazioni non accettabili, poichè in questo modo non è possibile esaminare correttamente e a fondo una questione basilare per gli impatti sull’ambiente.
- VIABILITA' E STRADONE SUI CRINALI – secondo le linee guida statali è consigliabile che le dimensioni delle componenti dell’impianto e dei mezzi di trasporto siano tali da consentire l’accesso al cantiere con interventi minimali sulla viabilità esistente. Nel caso del progetto monte Giarolo, poichè la scelta è caduta su aerogeneratori tra i più grandi mai installati in Italia, sono previsti ben 220 trasporti eccezionali per una distanza di 200 km attraverso 68 comuni, con il successivo trasbordo di ciascuno dei carichi tramite una grande gru per valicare un torrente negli angusti spazi del centro abitato di San Sebastiano Curone (di fronte al distretto sanitario e ad una casa di riposo, quindi con potenziali pesanti ripercussioni su servizi essenziali, nonostante improbabili ipotesi di itinerari alternativi).
E ancora, il progetto prevede la creazione sui crinali di un strada camionabile largo 6/7 metri e lungo 23 km, che stravolgerebbe una serie di piste forestali, di sentieri e richiederebbe di realizzare ex novo almeno 6 km di questa strada, di cui 1,8 km all’interno di un sito Natura 2000.
- VENTOSITA' E STIMA DELLA PRODUZIONE ENERGIA – il sacrificio dell’ambiente derivante dalla creazione di un impianto industriale come quello denominato “monte Giarolo” dovrebbe trovare contropartita in una adeguata produzione di energia generata dal vento, perciò la corretta misurazione e acquisizione dei dati anemometrici è fondamentale.
Per l’impianto monte Giarolo sono stati prodotti dei calcoli la cui qualità è del tutto insufficiente, in quanto, nonostante debbano giustificare la costruzione del più grande impianto eolico mai realizzato nel nord Italia, non seguono gli standard internazionali.
[Questi ultimi prevedono che i dati del vento impiegati per i calcoli di producibilità siano rilevati a 2/3 dell’altezza prevista per il mozzo delle turbine (quindi a 80 metri, dato che il mozzo, nel nostro caso, si troverebbe a 120 metri).]
Per il progetto “monte Giarolo” si sono prodotti calcoli desunti da rilevazioni compiute con un anemometro alto solamente 15/20 metri. I proponenti affermano che, per ottenere dati migliori (e, dunque, rifare i calcoli) “sono state installate 3 stazioni fisse di altezza 40 metri nella prima metà del mese di luglio 2023“ (stazioni queste di fatto ancora “fuori standard” rispetto all’altezza delle misurazioni), e promettono anche che
“sul Monte Giarolo, appena le condizioni di accessibilità in sicurezza lo consentano, l’antenna da 40 metri sarà sostituita con torre a traliccio strallata alta 80 metri”.
I dati che verranno ricavati in futuro a 80 metri potrebbero però essere utilizzabili solo per quattro delle venti “torri” in progetto, se si seguono gli standard internazionali. Questi, per una zona con orografia ad elevata rugosità quale è quella considerata, considerano attendibili con sufficiente approssimazione solo le misurazioni effettuate con un anemometro situato in un raggio di non più di 2 km dalla collocazione di ciascuna macchina.
- ASPETTI NATURALISTICI – l’impatto diretto ed indiretto dell’impianto eolico sugli ecosistemi e sulla biodiversità dei crinali sarebbe altissimo. Esso riguarderebbe aree ad elevata naturalità, al centro di progetti di valorizzazione turistico-naturalistica assolutamente incompatibili con la presenza di strutture artificiali di tali dimensioni. Per quanto riguarda la fauna, si verificherebbe una frammentazione degli habitat e il conseguente isolamento delle popolazioni con elevatissimo impatto su molte specie animali anche di interesse comunitario. In particolare si avrebbero impatti diretti sull’avifauna e i chirotteri. Sia in fase di cantiere sia di esercizio dell’impianto in questione si verificherebbero fenomeni di disturbo sulle biocenosi in generale e per la distruzione di habitat. A fronte di impatti di tale rilevanza appaiono del tutto risibili le mitigazioni proposte; di fatto non è assolutamente possibile mitigare la realizzazione e la presenza di un impianto industriale di tali dimensioni all’interno di un contesto naturale ad elevata valenza di biodiversità.
Chiediamo quindi che si fermi la creazione del parco eolico su questi crinali fragili, per preservare la bellezza naturale e la biodiversità della Val Borbera. Firmate questa petizione e aiutateci a proteggere questo territorio tanto amato.
***English Version***
The Val Borbera-Curone and Staffora, with their splendid ridges, divide the four provinces of Pavia, Alessandria, Piacenza, and Genoa.
This unique region, nestled in the Piedmont-Liguria Apennines, was once traversed by the Salt Road, a historical route where merchants and pack animals transported valuable goods between the Po Valley and the Ligurian Sea. This area boasts with extraordinary beauty, not only for its historical importance but also for its diverse natural landscape. With towering mountains reaching up to 1700 meters above sea level, adorned with forests and high-altitude meadows rich in wild flora and fauna.
These ecosystems, fragile yet protected, lie adjacent to the anthropised Po Valley and are part of the European Natura 2000 Network Project aimed at conserving and safeguarding natural habitats. Undoubtedly, this area holds significant natural value that merits preservation. However, this pristine landscape is currently under threat from plans to install a huge wind power station on the aforementioned ridges, particularly on Monte Giarolo and Monte Ebro. Such an installation threatens to deface the natural beauty of the region and severely compromise its delicate ecosystems. Furthermore, this proposal, in favor of yet another industrial project, contradicts existing decrees dating back to 1968 for the upper Staffora Valley and 1986 for the upper Borbera and Curone valleys, which impose landscape constraints on these ridges and mountainsides. These constraints are further reaffirmed by the Legislative Decree 42/2004, part of the Code of Cultural Heritage and Landscape.
As of May 23, 2024, all relevant documentation and public notices are accessible through the Ministry of the Environment website. A 60-day period is open until July 22, 2024, during which concerned parties, including administrations, associations, private individuals and Italian citizens, can submit their objections to the ministry.
The Four Provinces Land Committee is also actively collecting feedback from Italian citizens on this matter. For further information and contacts, please visit: https://comitato4p.home.blog/
Statements of opposition to the project have been voiced from various quarters and different levels of institutional and territorial authority, including municipalities, unions, provinces, and regional councillors representing diverse viewpoints. But despite these efforts, the private company behind the project remains resolute in its intention to move forward with a plan that entails substantial and irreversible environmental impact. This plan was formulated without making any attempt or demonstrating any interest in initiating dialogue or engaging in communication with the local community and its representatives.
In recent years, a common practice across Italy has clashed with the growing and resolute protests from regions affected by similar forms of energy speculations. These activities not only endanger natural habitats but also pose risks to the economies dependent on these valleys. People who have invested financially and altruistically in the natural, historical, and cultural values are now deeply distressed. There is a real fear that these collective values may be irreversibly compromised for the sake of purely speculative interests on behalf of private entities.
This petition serves as a public appeal to all residents and visitors of these valleys who can and must express their opinion primarily through the Ministry's website, and if needed, with the support of the aforementioned committee. It particularly encourages the many foreign visitors of Val Borbera, who may not otherwise have the chance to voice their views on this issue.
Here are some key points that should compel the Ministry to firmly reject the installation of the wind turbines:
- Regional Restrictions: According to the Piedmont Landscape Plan, a regulation prohibits the installation of wind turbines within 50 meters of the ridgeline.
- Non-compliance with the Regional Restriction: When evaluating a plant installation, logic dictates that all machine parts are to be considered - the supporting towers would all be just over the 50-meter limit, and when considering the total area occupied by the three blades (each 80 meters long) necessary to activate each generator, the twenty turbines exceed into the prohibited area.
The planners, being well aware of this, plan to enforce an "overflight easement" on the land beneath the blades.
- Hydrogeological instability: A ministerial decree (DM 10th September 2010) sets out national guidelines for the appropriate integration of wind power stations into the territory. When tower placement is proposed near areas prone to instability and/or hydrogeological risk, precisely the case for the Monte Giarolo, the guidelines ask to carefully evaluate this choice, which must therefore be adequately justified.
For the "Monte Giarolo" industrial plant installation, the planners have only carried out a few types of instrumental checks, stating that other necessary and important assessments and detailed studies will be carried out at a later date, in unspecified timeframes, as "dictated both by the need to obtain all the indispensable administrative permits (and more) and by the executive complexity of the investigative work."
These are unacceptable justifications as these do not allow for a proper and thorough examination of an issue that is fundamental to environmental impact.
- Accessibility and Roads on the Ridges: According to state guidelines, it is advisable that the dimensions of plant installation components and those of transport vehicles should enable access to the construction site with minimal disruption to existing road infrastructures.
The choice has fallen on the installation of wind turbines that are among the largest ever installed in Italy, in the case of the Monte Giarolo industrial plant installation, which necessitates of 220 exceptional transports covering a distance of 200km across 68 municipalities. Each load will be subsequently transhipped using a large crane to cross a stream in the narrow and confined spaces of the inhabited center of San Sebastiano Curone, near the health district and a nursing home. This scenario poses potential serious disruptions to essential services, despite unlikely hypotheses of alternative routes.
Furthermore, the project proposes the construction of a 6-7meter-wide and 23km-long truck road on the ridges, destroying a series of forest trails and paths. This would require the creation of at least 6km of new road, including 1.8km within a Natura 2000 site.
- Wind speed and energy production estimation: The environmental impact resulting from the creation of an industrial installation like the one referred to as "Monte Giarolo" should be offset by adequate wind energy production. Therefore, accurate measurements and acquisition of anemometric data are crucial.
For the Monte Giarolo industrial plant installation, calculations have been produced, but their quality is entirely inadequate. Despite needing to justify the construction of the largest wind power station ever built in northern Italy, these calculations do not adhere to international standards.
International standards require wind data used for production calculations to be collected at 2/3 of the expected hub height of the turbines (thus at 80 meters, given that the hub in our case would be at 120 meters).
For the "Monte Giarolo" industrial plant installation, calculations have been based on measurements taken with an anemometer at a height of only 15-20 meters. The proponents claim that to obtain better data (and therefore re-do the calculations), "3 fixed stations at a height of 40 meters were installed in the first half of July 2023" (these stations are still "substandard" compared to the measurement height). They also promise that "on Monte Giarolo, as soon as safety allows access, the 40-meter mast will be replaced with a guyed lattice tower 80 meters high."
However, future data collected at 80 meters may only be usable for four out of the twenty proposed "towers", when adhering to international standard regulations. These standards, particularly in areas with high rugged orography such as the one under consideration, deem measurements reliable with sufficient accuracy only when taken within a radius of no more than 2km from the location of each turbine.
- Nature considerations: The direct and indirect impact of the wind power station on the ecosystems and biodiversity of the ridges would be extremely significant. It affects areas of high natural importance, central to projects aimed at enhancing tourist-naturalistic values that are wholly incompatible with the presence of such large artificial structures. Regarding wildlife, there would be habitat fragmentation and the subsequent isolation of populations, greatly impacting many animal species of community interest, particularly birds and bats. Both during construction and operation, disturbances to the general biocenoses and habitat destruction would occur.
Given the scale of these impacts, the proposed mitigations seem entirely inadequate: in fact, it is not possible to mitigate the construction and presence of such a large-scale industrial facility within a highly biodiverse natural context such as Val Borbera.
Therefore, we urgently call to demand the immediate cessation on the creation of the wind power station development on these fragile ridges, to preserve and safeguard the natural beauty and biodiversity of Val Borbera.
Please sign this petition and help us protect this much-loved territory.

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Petizione creata in data 12 luglio 2024