

FERMARE GUERRE E CONFLITTI


FERMARE GUERRE E CONFLITTI
Il problema
Le guerre in atto ci fanno ancora una volta conoscere il lato peggiore dell’uomo. Ma sarà sempre così o l’Umanità potrà raggiungere uno stato di maturità?
Le immagini delle stragi, dei danni materiali ed ambientali che mostrano ogni giorno gli orrori delle guerre, ci fanno ripiombare indietro di quasi un secolo, in un passato che troppi considerano come lontano, ma che dovrebbe invece darci ancora da pensare a lungo. Esse incutono forti emozioni: sconforto, tristezza, paura, incertezza per il prossimo futuro.
È possibile uscire da questa precaria situazione ed intravedere un cammino verso una pace mondiale stabile e duratura?
Non esistono guerre giuste: la guerra come estrema forma di risoluzione delle controversie internazionali è una forma primitiva. Come nelle controversie fra persone non si ricorre più al duello, ma si va da un giudice, così nelle dispute fra nazioni si dovrebbe ricorrere ad un arbitrato internazionale.
Si può accettare solo il principio della sicurezza collettiva di ogni popolo o nazione da garantire a livello internazionale. Eventualmente si può valutare quando una difesa sia “giusta” e necessaria.
Non è certamente giusta l’uccisione di civili.
Sono da mettere al bando le armi nucleari, batteriologiche, chimiche, le bombe sporche, la produzione, la detenzione ed il commercio di armi. Chiaramente finché si producono armi per l’export ci sarà sempre qualcuno che lavorerà affinché siano usate. Come ricorda Čechov, “se nella storia compare una pistola, questa prima o poi sparerà”. La vera pace non è solo assenza di guerra, ma uno stato di benessere globale, stabile seppur dinamico, difficile da raggiungere se non attraverso strenui sforzi concertati e continui, tendenti a rimuovere alla radice le cause dei conflitti. Ciò implica un costante impegno da parte di tutti gli esseri umani.
Come si può essere pienamente felici se una parte dell’Umanità è sofferente?
Nel corpo umano quando un organo si ammala tutto l’organismo ne risente. Analogamente è per l’Umanità: se un popolo soffre, tutto il sistema ne risente direttamente o indirettamente. Le nazioni, attualmente, invece di collaborare per un sano sviluppo di una civiltà mondiale in continuo progresso, vivono un periodo di anarchia, non riconoscono i diritti dei popoli e dell’Umanità. Si assiste pertanto al trionfo dell’ingiustizia e ad una involuzione rispetto a recenti conquiste straordinarie come la nascita dell’ONU e la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale.
Il mondo si è fatto piccolo, ma l’egoismo individuale e collettivo sono cresciuti grazie ad un tipo di educazione basata sul materialismo, sul consumismo sfrenato, sulla competizione globale (anziché sulla collaborazione) e sulla supremazia del più forte e violento.
«Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l’economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: “La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone”». [1]
Ci vuole un’altra strage, un’altra guerra mondiale, per mettere da parte definitivamente le ostilità fra le nazioni e dare vita finalmente ad un processo costruttivo, integrativo, inclusivo con l’abolizione di tutti i pregiudizi?
Oppure siamo in tempo per mettere in moto un movimento ed una visione universali?
La pace potrà essere conseguita solo se si raggiunge l’unità del genere umano, l’unità delle nazioni. Tale unità può essere mantenuta solamente dalla giustizia. Pace, unità e giustizia sono tre concetti chiave profondamente interconnessi. Il percorso verso l’unità dei popoli nel rispetto delle loro diversità è un processo molto complesso, richiede indefettibilmente che gli affari umani siano regolati da equità e giustizia. Questi ultimi aspetti troppo spesso sono trascurati nel vivere quotidiano, nelle risoluzioni e nelle decisioni, da parte di singoli, istituzioni o governi.
La giustizia può essere definita come il principio secondo il quale le persone ricevono ciò che meritano, in termini di equità, diritti, e trattamento. La storia mostra come il concetto di giustizia cambi nel tempo: c'è una progressività, con alti e bassi, connessi con l’emergere, il fiorire ed il declinare delle civiltà che si sono succedute sulla Terra. [2] Ogni civiltà ha un andamento parabolico. Nella nostra epoca stanno vacillando le strutture di questo tipo di società. Si possono cogliere richieste per una evoluzione con un nuovo concetto di giustizia, adatto per questi tempi. Stiamo toccando l’apice dell’ingiustizia, forse l'Umanità non ha mai conosciuto un periodo così ingiusto, oscuro e tenebroso. Tuttavia questo picco di ingiustizia deve far partorire un apice di giustizia che prenderà forma come pensiero e con relative forme giuridiche. In fin dei conti ce lo possiamo aspettare pensando al principio fisico di azione e reazione, più si comprime una molla e maggiore è la forza che si accumula.
Il pregiudizio che la pace sia irraggiungibile si basa sull’errata convinzione che l’uomo non possa cambiare. Certamente siamo in una delle fasi più insidiose della storia, però le crisi sono anche opportunità di crescita. L’uomo, quando sta bene, tende ad impigrirsi, a vegetare; al contrario, nei momenti più bui e dolorosi egli riesce a progredire, ad ingegnarsi, ad essere più creativo, a solidarizzare. Si può andare oltre, cominciando a sostenere la necessità di una Federazione di tutti gli Stati della Terra. Questa governance, la federazione dei popoli, già teorizzata ed auspicata da Kant, necessita di una Costituzione Planetaria, tramite la quale si attuino il principio di uguaglianza di tutti gli esseri umani, il principio della pace, dei diritti e dei beni fondamentali costituzionalmente stabiliti. Luigi Ferrajoli, nel suo ultimo libro, Per una Costituzione della Terra, l’Umanità al bivio, sviluppa gli articoli della Costituzione proposta.
Se un bambino dicesse di non voler diventare “grande” ciò non sarebbe possibile per la legge dell’evoluzione biologica. Si può riconoscere una legge evolutiva anche per l’Umanità? Se così fosse i giochi di guerra che il bambino crescendo abbandona sarebbero superati anche per l’Umanità nel momento in cui diventasse adulta. Essa nel suo complesso ha attraversato degli stadi di unità sempre più grandi: famiglia, tribù, villaggio, città, città - stato, imperi, nazioni, senza mai tornare indietro.
Adesso viviamo un periodo turbolento, paragonabile, per certi versi, allo stato adolescenziale, di anarchia inerente alle sovranità nazionali. Eppure ci sono già alcune forze che spingono verso l’unità nel rispetto delle diversità. Come raggiungere lo stato evolutivo successivo che possa incarnare il principio dell’unità del genere umano? Si intravedono due possibilità. Per stanchezza, nausea, rifiuto per nuovi orrori derivanti da prolungati conflitti; oppure per consapevolezza e responsabilità, per un atto di volontà consultativa, fermandoci con l’intento “fin qui e non oltre” e dando vita ad un patto tra le nazioni.
Se il mondo un giorno sarà unito nella difesa della pace, della giustizia, dei beni comuni, dei diritti, dell’ambiente sarà possibile procedere ad un disarmo simultaneo ed universale, con il mantenimento di piccoli contingenti per la sicurezza interna. Se una nazione dovesse invadere un’altra tutte le nazioni si muoverebbero per difenderla, come succede nell’organismo umano quando è attaccato con l’accorrere dei globuli bianchi. I popoli in questo modo sarebbero sgravati dalle immani spese per gli armamenti e per il mantenimento di eserciti, destinando fondi per il risanamento ambientale, per l’educazione universale, per la salute, per il miglioramento dei servizi sociali, per ricerche scientifiche, ecc…
Il lavoro per la pace si articola su due piani: da una parte la creazione di idonei strumenti giuridici, e dall’altra l’innalzamento dello standard morale e culturale delle persone. Finora si è conosciuto il lato peggiore dell’uomo, non ancora quello migliore. Non sono emerse le gemme preziose dell’animo umano attraverso un’adeguata educazione. L’uomo è un essere nobile dotato di grandi virtù e potenzialità allo stato latente.
Con l’esempio e l’educazione si può innescare un ciclo virtuoso di emulazione. Chi beneficia di un atto di cortesia è stimolato a ripeterlo. L’applicazione della Regola Aurea è fonte di benefici sperimentabili personalmente. Scelte di coscienza, anziché per convenienza, generano pace e tranquillità interiore che si “trasmettono” all’esterno. Al contrario le ripetute scelte per convenienza causano turbamento e disagio.
Come è stato già scritto da alcuni, il mondo cambia nella misura in cui tu sei disposto a cambiare.
Nessuno può ottenere la laurea in etica, perché essa non è materia dottrinale. Il buon esempio è la migliore educazione. Oggi, nel XXI secolo, abbiamo codici e normative per la sicurezza, la governance, le agenzie educative, i media: tuttavia le regole non sempre sono rispettate. Coloro che detengono l’autorità della governance sarebbero tenuti a dare l’esempio di identificazione in quei valori, non scritti, ma riconosciuti universalmente come sorgenti di civiltà.
La pace mondiale non scende dal cielo, non si manifesta per un incantesimo, va costruita giorno per giorno, pezzo per pezzo, rimuovendo tutti quegli ostacoli che hanno impedito il suo manifestarsi, ovvero i pregiudizi, l’ignoranza, le ingiustizie, gli sfruttamenti, le manipolazioni, le cause dei conflitti e delle divisioni, cercando di risolvere i problemi alla luce della spiritualità e dell’equità.
In questo momento l’Umanità è indifesa di fronte a conflitti, alla violazione dei diritti umani, alle devastazioni ambientali, al riscaldamento globale, alle emissioni prodotte dall’industria bellica e dalle guerre. Essa inoltre assiste impotente al decadimento morale che investe settori vitali come quelli dell’economia e della politica.
C’è ancora chi gioca a fare la guerra, a considerare il mondo come territorio di conquista, ma se il genere umano non vuole estinguersi è inevitabile distaccarsi da vecchi modelli desueti e nocivi.
Pace, unità, giustizia, ambiente sono beni comuni, diritti da salvaguardare e proteggere, dei quali non si può fare a meno. Lavorare per la pace significa dare un futuro all’Umanità.
Non ci sarà vera giustizia senza un’educazione universale che includa l’insegnamento dei valori dell’integrità, della verità, della responsabilità individuale e del rispetto per i diritti altrui.
La parità di diritti fra uomo e donna è un punto essenziale per un’educazione al servizio della pace. Uno dei prerequisiti per una pace stabile è il raggiungimento del 50% dei posti decisionali da parte delle donne. Le madri non mandano i propri figli a combattere nelle guerre.
«La lettura della storia ci porta alla conclusione che gli uomini veramente grandi, i benefattori della razza umana, coloro che hanno spinto gli uomini ad amare la giustizia e ad odiare l’ingiustizia, sono stati causa di un reale progresso». [3]
Bibliografia
- Francesco Vignarca, DISARMO NUCLEARE È l’ora di mettere al bando le armi nucleari. Prima che sia troppo tardi, Altreconomia, 2023.
- Luigi Ferrajoli, Per una Costituzione della Terra, l’Umanità al bivio, Feltrinelli, gennaio 2022.
- Marco Bresci, Antica Sapienza, valori e insegnamenti universali, Ecoedizioni Internazionali, giugno 2017.
- Marco Bresci, Astronave Terra, un Codice di Bordo, pubblicato su Pianeta Terra un mondo da salvare, di Luca Bracali, Silvana Editoriale, aprile 2016.
- Riccardo Bottazzo, Disarmati. Paesi senza esercito e altre strategie di pace, Altreconomia, 2023.
Note
[1] Vandana Shiva. Pubblicato su <www.it.wikipedia.org/wiki/Vandana _Shiva>
[2] Nell’antica sapienza ci sono numerosissimi riferimenti, suggerimenti, indicazioni sui valori e sugli insegnamenti universali, fra i quali per l’appunto la giustizia. “La giustizia è stata una delle massime aspirazioni degli uomini in ogni tempo. Obbedire a un governo giusto, vivere in una società regolata da giuste leggi e da sentenze emesse secondo giustizia, sono ideali in cui non è difficile rintracciare una radice religiosa. Per gli antichi Egiziani, «la verità, la giustizia erano ‘ciò per cui gli dei vivono’, un elemento essenziale dell’ordine stabilito’». [H. Frankfort, cit. su Antonio Brancati, Civiltà a confronto, vol. 1, La Nuova Italia, Firenze 1987, pag. 63.] Il mitico legislatore Hammurabi redasse il suo codice per incarico degli dei, allo scopo di «far apparire la giustizia nel paese, distruggere il malvagio e il perverso, impedire che il forte opprima il debole». [Moses I. Finley, Gli antichi Greci, Einaudi, Torino 1965, pag. 37]. Anche Solone era convinto che la giustizia venisse dagli dei. Nel Vecchio Testamento Dio indicò al giudice questi criteri: «Non falserai il diritto del povero nella sua lite. Guardati dal parlare menzognero; e non far morire l’innocente e il giusto, poiché Io non assolverò il malvagio». [Esodo, 23:6-7, Sacra Bibbia, Edizioni Paoline, Roma 1962, pag. 62]. La missione religiosa di Krishna, nell’Induismo, fu connessa al ripristino della giustizia e della legge morale che governa il cosmo: «Nelle epoche in cui sta declinando la rettitudine e il male avanza trionfante, Io mi incarno… al fine di proteggere i giusti e di distruggere i malvagi, e per ristabilire così quella religione che è in armonia con la Legge cosmica». [La Bhagavad Gita, IV, 7-8, a cura di Antony Elenjimittam, Mursia, Milano 1987, pag. 44]. Buddha parlò della interiorizzazione di una giustizia retributiva delle azioni umane: «Tu soffrirai a causa di te stesso… Ciascuno costruisce la sua stessa prigione». [Cit. in Antony Elenjimittam, Vita e dottrina di Buddha, il Dhammapada, Mursia, Milano 1982, pag. 63]. Nell’antica Persia così insegnò Zoroastro: «Il bue ritorna polvere, l’argento e l’oro ritornano polvere, il valoroso eroe ritorna polvere, tutti i mortali ritornano polvere: ma una sola cosa non ritorna polvere: la giustizia che l’uomo esercita sulla Terra». [Aogemadaeca.] Negli scritti della fede bahá’í si afferma: «O Figlio dello Spirito! Ai miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia… La Giustizia è il mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila dunque innanzi ai tuoi occhi». [Bahá’u’lláh, Parole Celate]. «Un solo atto di giustizia è dotato di tale forza da innalzare la polvere a tal punto da farla salire oltre il cielo dei cieli. Può strappare ogni legame, ed ha il potere di ristorare la forza che si è spenta e svanita… O seguaci di Dio,… siate giusti, siate giusti…». [Spigolature dagli Scritti di Bahá’u’lláh,]. «La struttura della stabilità e dell’ordine mondiale è stata eretta sui due pilastri gemelli della ricompensa e del castigo che continueranno a sorreggerla… Non vi è alcun dubbio che se la stella mattutina della giustizia, che le nubi della tirannia hanno oscurato, spandesse la sua luce sull’Umanità, la faccia della Terra sarebbe completamente trasformata». [Ibidem].” [Per un’etica della giustizia, CEB, 1989, pag. 7].
[3] ‘Abdu’l-Bahá.
Documento redatto dall'Associazione culturale senza fini di lucro Orizzonte Green.
1489
Il problema
Le guerre in atto ci fanno ancora una volta conoscere il lato peggiore dell’uomo. Ma sarà sempre così o l’Umanità potrà raggiungere uno stato di maturità?
Le immagini delle stragi, dei danni materiali ed ambientali che mostrano ogni giorno gli orrori delle guerre, ci fanno ripiombare indietro di quasi un secolo, in un passato che troppi considerano come lontano, ma che dovrebbe invece darci ancora da pensare a lungo. Esse incutono forti emozioni: sconforto, tristezza, paura, incertezza per il prossimo futuro.
È possibile uscire da questa precaria situazione ed intravedere un cammino verso una pace mondiale stabile e duratura?
Non esistono guerre giuste: la guerra come estrema forma di risoluzione delle controversie internazionali è una forma primitiva. Come nelle controversie fra persone non si ricorre più al duello, ma si va da un giudice, così nelle dispute fra nazioni si dovrebbe ricorrere ad un arbitrato internazionale.
Si può accettare solo il principio della sicurezza collettiva di ogni popolo o nazione da garantire a livello internazionale. Eventualmente si può valutare quando una difesa sia “giusta” e necessaria.
Non è certamente giusta l’uccisione di civili.
Sono da mettere al bando le armi nucleari, batteriologiche, chimiche, le bombe sporche, la produzione, la detenzione ed il commercio di armi. Chiaramente finché si producono armi per l’export ci sarà sempre qualcuno che lavorerà affinché siano usate. Come ricorda Čechov, “se nella storia compare una pistola, questa prima o poi sparerà”. La vera pace non è solo assenza di guerra, ma uno stato di benessere globale, stabile seppur dinamico, difficile da raggiungere se non attraverso strenui sforzi concertati e continui, tendenti a rimuovere alla radice le cause dei conflitti. Ciò implica un costante impegno da parte di tutti gli esseri umani.
Come si può essere pienamente felici se una parte dell’Umanità è sofferente?
Nel corpo umano quando un organo si ammala tutto l’organismo ne risente. Analogamente è per l’Umanità: se un popolo soffre, tutto il sistema ne risente direttamente o indirettamente. Le nazioni, attualmente, invece di collaborare per un sano sviluppo di una civiltà mondiale in continuo progresso, vivono un periodo di anarchia, non riconoscono i diritti dei popoli e dell’Umanità. Si assiste pertanto al trionfo dell’ingiustizia e ad una involuzione rispetto a recenti conquiste straordinarie come la nascita dell’ONU e la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale.
Il mondo si è fatto piccolo, ma l’egoismo individuale e collettivo sono cresciuti grazie ad un tipo di educazione basata sul materialismo, sul consumismo sfrenato, sulla competizione globale (anziché sulla collaborazione) e sulla supremazia del più forte e violento.
«Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l’economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: “La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone”». [1]
Ci vuole un’altra strage, un’altra guerra mondiale, per mettere da parte definitivamente le ostilità fra le nazioni e dare vita finalmente ad un processo costruttivo, integrativo, inclusivo con l’abolizione di tutti i pregiudizi?
Oppure siamo in tempo per mettere in moto un movimento ed una visione universali?
La pace potrà essere conseguita solo se si raggiunge l’unità del genere umano, l’unità delle nazioni. Tale unità può essere mantenuta solamente dalla giustizia. Pace, unità e giustizia sono tre concetti chiave profondamente interconnessi. Il percorso verso l’unità dei popoli nel rispetto delle loro diversità è un processo molto complesso, richiede indefettibilmente che gli affari umani siano regolati da equità e giustizia. Questi ultimi aspetti troppo spesso sono trascurati nel vivere quotidiano, nelle risoluzioni e nelle decisioni, da parte di singoli, istituzioni o governi.
La giustizia può essere definita come il principio secondo il quale le persone ricevono ciò che meritano, in termini di equità, diritti, e trattamento. La storia mostra come il concetto di giustizia cambi nel tempo: c'è una progressività, con alti e bassi, connessi con l’emergere, il fiorire ed il declinare delle civiltà che si sono succedute sulla Terra. [2] Ogni civiltà ha un andamento parabolico. Nella nostra epoca stanno vacillando le strutture di questo tipo di società. Si possono cogliere richieste per una evoluzione con un nuovo concetto di giustizia, adatto per questi tempi. Stiamo toccando l’apice dell’ingiustizia, forse l'Umanità non ha mai conosciuto un periodo così ingiusto, oscuro e tenebroso. Tuttavia questo picco di ingiustizia deve far partorire un apice di giustizia che prenderà forma come pensiero e con relative forme giuridiche. In fin dei conti ce lo possiamo aspettare pensando al principio fisico di azione e reazione, più si comprime una molla e maggiore è la forza che si accumula.
Il pregiudizio che la pace sia irraggiungibile si basa sull’errata convinzione che l’uomo non possa cambiare. Certamente siamo in una delle fasi più insidiose della storia, però le crisi sono anche opportunità di crescita. L’uomo, quando sta bene, tende ad impigrirsi, a vegetare; al contrario, nei momenti più bui e dolorosi egli riesce a progredire, ad ingegnarsi, ad essere più creativo, a solidarizzare. Si può andare oltre, cominciando a sostenere la necessità di una Federazione di tutti gli Stati della Terra. Questa governance, la federazione dei popoli, già teorizzata ed auspicata da Kant, necessita di una Costituzione Planetaria, tramite la quale si attuino il principio di uguaglianza di tutti gli esseri umani, il principio della pace, dei diritti e dei beni fondamentali costituzionalmente stabiliti. Luigi Ferrajoli, nel suo ultimo libro, Per una Costituzione della Terra, l’Umanità al bivio, sviluppa gli articoli della Costituzione proposta.
Se un bambino dicesse di non voler diventare “grande” ciò non sarebbe possibile per la legge dell’evoluzione biologica. Si può riconoscere una legge evolutiva anche per l’Umanità? Se così fosse i giochi di guerra che il bambino crescendo abbandona sarebbero superati anche per l’Umanità nel momento in cui diventasse adulta. Essa nel suo complesso ha attraversato degli stadi di unità sempre più grandi: famiglia, tribù, villaggio, città, città - stato, imperi, nazioni, senza mai tornare indietro.
Adesso viviamo un periodo turbolento, paragonabile, per certi versi, allo stato adolescenziale, di anarchia inerente alle sovranità nazionali. Eppure ci sono già alcune forze che spingono verso l’unità nel rispetto delle diversità. Come raggiungere lo stato evolutivo successivo che possa incarnare il principio dell’unità del genere umano? Si intravedono due possibilità. Per stanchezza, nausea, rifiuto per nuovi orrori derivanti da prolungati conflitti; oppure per consapevolezza e responsabilità, per un atto di volontà consultativa, fermandoci con l’intento “fin qui e non oltre” e dando vita ad un patto tra le nazioni.
Se il mondo un giorno sarà unito nella difesa della pace, della giustizia, dei beni comuni, dei diritti, dell’ambiente sarà possibile procedere ad un disarmo simultaneo ed universale, con il mantenimento di piccoli contingenti per la sicurezza interna. Se una nazione dovesse invadere un’altra tutte le nazioni si muoverebbero per difenderla, come succede nell’organismo umano quando è attaccato con l’accorrere dei globuli bianchi. I popoli in questo modo sarebbero sgravati dalle immani spese per gli armamenti e per il mantenimento di eserciti, destinando fondi per il risanamento ambientale, per l’educazione universale, per la salute, per il miglioramento dei servizi sociali, per ricerche scientifiche, ecc…
Il lavoro per la pace si articola su due piani: da una parte la creazione di idonei strumenti giuridici, e dall’altra l’innalzamento dello standard morale e culturale delle persone. Finora si è conosciuto il lato peggiore dell’uomo, non ancora quello migliore. Non sono emerse le gemme preziose dell’animo umano attraverso un’adeguata educazione. L’uomo è un essere nobile dotato di grandi virtù e potenzialità allo stato latente.
Con l’esempio e l’educazione si può innescare un ciclo virtuoso di emulazione. Chi beneficia di un atto di cortesia è stimolato a ripeterlo. L’applicazione della Regola Aurea è fonte di benefici sperimentabili personalmente. Scelte di coscienza, anziché per convenienza, generano pace e tranquillità interiore che si “trasmettono” all’esterno. Al contrario le ripetute scelte per convenienza causano turbamento e disagio.
Come è stato già scritto da alcuni, il mondo cambia nella misura in cui tu sei disposto a cambiare.
Nessuno può ottenere la laurea in etica, perché essa non è materia dottrinale. Il buon esempio è la migliore educazione. Oggi, nel XXI secolo, abbiamo codici e normative per la sicurezza, la governance, le agenzie educative, i media: tuttavia le regole non sempre sono rispettate. Coloro che detengono l’autorità della governance sarebbero tenuti a dare l’esempio di identificazione in quei valori, non scritti, ma riconosciuti universalmente come sorgenti di civiltà.
La pace mondiale non scende dal cielo, non si manifesta per un incantesimo, va costruita giorno per giorno, pezzo per pezzo, rimuovendo tutti quegli ostacoli che hanno impedito il suo manifestarsi, ovvero i pregiudizi, l’ignoranza, le ingiustizie, gli sfruttamenti, le manipolazioni, le cause dei conflitti e delle divisioni, cercando di risolvere i problemi alla luce della spiritualità e dell’equità.
In questo momento l’Umanità è indifesa di fronte a conflitti, alla violazione dei diritti umani, alle devastazioni ambientali, al riscaldamento globale, alle emissioni prodotte dall’industria bellica e dalle guerre. Essa inoltre assiste impotente al decadimento morale che investe settori vitali come quelli dell’economia e della politica.
C’è ancora chi gioca a fare la guerra, a considerare il mondo come territorio di conquista, ma se il genere umano non vuole estinguersi è inevitabile distaccarsi da vecchi modelli desueti e nocivi.
Pace, unità, giustizia, ambiente sono beni comuni, diritti da salvaguardare e proteggere, dei quali non si può fare a meno. Lavorare per la pace significa dare un futuro all’Umanità.
Non ci sarà vera giustizia senza un’educazione universale che includa l’insegnamento dei valori dell’integrità, della verità, della responsabilità individuale e del rispetto per i diritti altrui.
La parità di diritti fra uomo e donna è un punto essenziale per un’educazione al servizio della pace. Uno dei prerequisiti per una pace stabile è il raggiungimento del 50% dei posti decisionali da parte delle donne. Le madri non mandano i propri figli a combattere nelle guerre.
«La lettura della storia ci porta alla conclusione che gli uomini veramente grandi, i benefattori della razza umana, coloro che hanno spinto gli uomini ad amare la giustizia e ad odiare l’ingiustizia, sono stati causa di un reale progresso». [3]
Bibliografia
- Francesco Vignarca, DISARMO NUCLEARE È l’ora di mettere al bando le armi nucleari. Prima che sia troppo tardi, Altreconomia, 2023.
- Luigi Ferrajoli, Per una Costituzione della Terra, l’Umanità al bivio, Feltrinelli, gennaio 2022.
- Marco Bresci, Antica Sapienza, valori e insegnamenti universali, Ecoedizioni Internazionali, giugno 2017.
- Marco Bresci, Astronave Terra, un Codice di Bordo, pubblicato su Pianeta Terra un mondo da salvare, di Luca Bracali, Silvana Editoriale, aprile 2016.
- Riccardo Bottazzo, Disarmati. Paesi senza esercito e altre strategie di pace, Altreconomia, 2023.
Note
[1] Vandana Shiva. Pubblicato su <www.it.wikipedia.org/wiki/Vandana _Shiva>
[2] Nell’antica sapienza ci sono numerosissimi riferimenti, suggerimenti, indicazioni sui valori e sugli insegnamenti universali, fra i quali per l’appunto la giustizia. “La giustizia è stata una delle massime aspirazioni degli uomini in ogni tempo. Obbedire a un governo giusto, vivere in una società regolata da giuste leggi e da sentenze emesse secondo giustizia, sono ideali in cui non è difficile rintracciare una radice religiosa. Per gli antichi Egiziani, «la verità, la giustizia erano ‘ciò per cui gli dei vivono’, un elemento essenziale dell’ordine stabilito’». [H. Frankfort, cit. su Antonio Brancati, Civiltà a confronto, vol. 1, La Nuova Italia, Firenze 1987, pag. 63.] Il mitico legislatore Hammurabi redasse il suo codice per incarico degli dei, allo scopo di «far apparire la giustizia nel paese, distruggere il malvagio e il perverso, impedire che il forte opprima il debole». [Moses I. Finley, Gli antichi Greci, Einaudi, Torino 1965, pag. 37]. Anche Solone era convinto che la giustizia venisse dagli dei. Nel Vecchio Testamento Dio indicò al giudice questi criteri: «Non falserai il diritto del povero nella sua lite. Guardati dal parlare menzognero; e non far morire l’innocente e il giusto, poiché Io non assolverò il malvagio». [Esodo, 23:6-7, Sacra Bibbia, Edizioni Paoline, Roma 1962, pag. 62]. La missione religiosa di Krishna, nell’Induismo, fu connessa al ripristino della giustizia e della legge morale che governa il cosmo: «Nelle epoche in cui sta declinando la rettitudine e il male avanza trionfante, Io mi incarno… al fine di proteggere i giusti e di distruggere i malvagi, e per ristabilire così quella religione che è in armonia con la Legge cosmica». [La Bhagavad Gita, IV, 7-8, a cura di Antony Elenjimittam, Mursia, Milano 1987, pag. 44]. Buddha parlò della interiorizzazione di una giustizia retributiva delle azioni umane: «Tu soffrirai a causa di te stesso… Ciascuno costruisce la sua stessa prigione». [Cit. in Antony Elenjimittam, Vita e dottrina di Buddha, il Dhammapada, Mursia, Milano 1982, pag. 63]. Nell’antica Persia così insegnò Zoroastro: «Il bue ritorna polvere, l’argento e l’oro ritornano polvere, il valoroso eroe ritorna polvere, tutti i mortali ritornano polvere: ma una sola cosa non ritorna polvere: la giustizia che l’uomo esercita sulla Terra». [Aogemadaeca.] Negli scritti della fede bahá’í si afferma: «O Figlio dello Spirito! Ai miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia… La Giustizia è il mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila dunque innanzi ai tuoi occhi». [Bahá’u’lláh, Parole Celate]. «Un solo atto di giustizia è dotato di tale forza da innalzare la polvere a tal punto da farla salire oltre il cielo dei cieli. Può strappare ogni legame, ed ha il potere di ristorare la forza che si è spenta e svanita… O seguaci di Dio,… siate giusti, siate giusti…». [Spigolature dagli Scritti di Bahá’u’lláh,]. «La struttura della stabilità e dell’ordine mondiale è stata eretta sui due pilastri gemelli della ricompensa e del castigo che continueranno a sorreggerla… Non vi è alcun dubbio che se la stella mattutina della giustizia, che le nubi della tirannia hanno oscurato, spandesse la sua luce sull’Umanità, la faccia della Terra sarebbe completamente trasformata». [Ibidem].” [Per un’etica della giustizia, CEB, 1989, pag. 7].
[3] ‘Abdu’l-Bahá.
Documento redatto dall'Associazione culturale senza fini di lucro Orizzonte Green.
1489
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Petizione creata in data 21 giugno 2024