Farmaci innovativi = lavoro e vita: NO AI TAGLI! Ripristiniamo i fondi.

Il problema

 

Aggiornamento dopo l’approvazione della Legge di Bilancio 2026
La Legge di Bilancio 2026 è stata approvata e la riduzione del Fondo per i farmaci innovativi è ora in vigore.
Questo non chiude la questione: restano possibili interventi correttivi e, soprattutto, decisive scelte di attuazione.
Per questo chiediamo al Governo e al Parlamento:
1. Un intervento correttivo nel 2026
Un impegno formale a ripristinare le risorse del Fondo tramite:
un decreto-legge correttivo, oppure
una legge ordinaria di modifica, oppure
la prima Legge di Bilancio utile (2027), con coperture alternative che non riducano l’accesso alle cure.
2. Garanzie immediate di continuità terapeutica
Nell’attuazione della norma, chiediamo che Ministero della Salute, AIFA e MEF assicurino:
nessuna interruzione delle terapie innovative già in corso,
priorità ai pazienti più gravi e ai percorsi salvavita,
assenza di nuovi ritardi burocratici nell’accesso ospedaliero.
3. Tutela di Regioni e ospedali
La riduzione del Fondo non deve tradursi in:
ulteriore pressione su bilanci regionali già fortemente assorbiti dalla sanità,
compromessi dolorosi negli ospedali (tagli a prevenzione, servizi, personale o manutenzioni) per garantire terapie indispensabili.
4. Trasparenza e monitoraggio pubblico
Chiediamo la pubblicazione periodica di dati su:
tempi di accesso alle terapie innovative,
differenze territoriali,
impatto su lavoro, assenze per malattia e costi sociali e previdenziali.
Firmare questa petizione oggi significa chiedere responsabilità nell’attuazione e preparare la correzione della norma.
L’innovazione terapeutica non è un costo superfluo: è salute, dignità e lavoro.

Testo petizione originale:

Chiediamo al Governo e al Parlamento di rivedere l’emendamento alla Manovra 2026 che riduce il Fondo dei farmaci innovativi e di adottare una soluzione alternativa che garantisca continuità di cura e accesso uniforme alle terapie più avanzate, senza aumentare disuguaglianze e ritardi.


Nel contesto del DDL di Bilancio (A.S. 1689), l’emendamento del Governo aggiunge all’Art. 78 il comma 2-bis, che stabilisce la riduzione del Fondo per i farmaci innovativi di 140 milioni di euro l’anno a decorrere dal 2026, con riduzione proporzionale sulle componenti del Fondo previste dalla Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (art. 1, commi 281–292).

Perché ci riguarda tutti (soprattutto in ospedale)
I farmaci “innovativi” non sono un lusso: spesso sono le terapie più avanzate, utilizzate nei casi più complessi e gravi, gestiti in ospedali e centri specialistici, come:

 * immunoterapie e terapie mirate in oncologia/emato-oncologia
 * biologici ad alto impatto (molti con percorsi dedicati)
 * terapie avanzate cellulari e geniche
 * farmaci per malattie rare
 * nuove opzioni contro infezioni resistenti (AMR)


Un taglio “lineare” a un fondo dedicato all’innovazione non elimina i bisogni: rischia di spostarli su Regioni e ospedali, con conseguenze pratiche per i pazienti.

Tagliare un fondo dedicato non significa “cure sospese domani”, ma aumenta diversi rischi quali avere percorsi più lenti e più burocratici (più di quelli di oggi), maggiore pressione sui bilanci regionali e ospedalieri, disuguaglianze tra territori (tempi diversi di accesso e presa in carico),
frizioni proprio dove serve continuità: i pazienti più gravi.


Anche le terapie innovative non necessariamente “da reparto” richiedono presa in carico specialistica, monitoraggi e continuità di erogazione: ridurre il fondo può complicare questi percorsi.

🔎 Un punto spesso dimenticato (ma cruciale): le Regioni hanno già margini strettissimi.
La sanità assorbe la quota più grande dei bilanci regionali (oltre il 70% e, secondo alcune analisi, spesso vicino all’80%), mentre il resto è frammentato in molte voci più piccole. Questo rende molto difficile, per le Regioni, “trovare” nuove risorse sanitarie senza tagliare altri servizi o aumentare pressione fiscale.

🏥 E anche gli ospedali rischiano compromessi.
Le aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche non hanno finalità di profitto, ma devono comunque mantenere equilibri economico-finanziari e rispettare vincoli di bilancio. Se mancano coperture dedicate, il rischio concreto è dover fare scelte dolorose: tagliare altre attività (prevenzione, servizi, personale, manutenzioni), rinviare percorsi, restringere priorità — pur di garantire terapie che devono continuare.

Inoltre, la riduzione “proporzionale” può incidere anche sulle aree più sensibili, come il contrasto alle infezioni resistenti (AMR), che rappresentano un rischio sanitario sistemico.

 

Ma anche chi lavora rischia di pagare il prezzo..

infatti, molti pazienti, grazie a queste terapie, continuano a lavorare, a mantenere autonomia e a non dipendere da sussidi o pensionamenti anticipati.
Se l’innovazione arriva più tardi o diventa più difficile da sostenere, inevitabilmente crescono:

  • assenze e perdita di produttività (quando una persona non è adeguatamente trattata, lavora con sintomi, produce meno ed è costretta a ricorrere più spesso a giorni di malattia durante l’anno per riprendersi),
  • carico extra sulle famiglie/caregiver,
  • maggiori costi sociali e previdenziali.
    Un “risparmio” contabile oggi può trasformarsi in costi maggiori domani, oltre a maggiore sofferenza.

Cosa chiediamo 
Chiediamo un emendamento correttivo che Ritiri il taglio al Fondo dei farmaci innovativi (Art. 78, c. 2-bis) oppure lo compensi integralmente con coperture alternative, senza ridurre l’accesso alle cure o l emendamento sia ritirato.
Se l’obiettivo è migliorare la governance, allora riformare distribuzione e trasparenza del Fondo senza tagliare risorse con criteri pubblici e misurabili, priorità alle aree ad alto impatto, riduzione delle differenze regionali nei tempi di accesso.
Pubblicare una relazione annuale su: tempi di accesso, differenze territoriali e impatto complessivo (sanità + welfare + lavoro).
Introdurre una clausola di salvaguardia: nessuna riforma deve aumentare ritardi o disuguaglianze territoriali nell’accesso alle terapie innovative (con indicatori pubblici e verificabili).
Firma e condividi: difendere l’innovazione terapeutica significa difendere vita, dignità e lavoro!

 

 

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Futuro IntelligentePromotore della petizioneEsploriamo la conoscenza per un mondo verso una maggiore consapevolezza, un po' più saggio e intelligente.. (lo si spera almeno! �)

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Il problema

 

Aggiornamento dopo l’approvazione della Legge di Bilancio 2026
La Legge di Bilancio 2026 è stata approvata e la riduzione del Fondo per i farmaci innovativi è ora in vigore.
Questo non chiude la questione: restano possibili interventi correttivi e, soprattutto, decisive scelte di attuazione.
Per questo chiediamo al Governo e al Parlamento:
1. Un intervento correttivo nel 2026
Un impegno formale a ripristinare le risorse del Fondo tramite:
un decreto-legge correttivo, oppure
una legge ordinaria di modifica, oppure
la prima Legge di Bilancio utile (2027), con coperture alternative che non riducano l’accesso alle cure.
2. Garanzie immediate di continuità terapeutica
Nell’attuazione della norma, chiediamo che Ministero della Salute, AIFA e MEF assicurino:
nessuna interruzione delle terapie innovative già in corso,
priorità ai pazienti più gravi e ai percorsi salvavita,
assenza di nuovi ritardi burocratici nell’accesso ospedaliero.
3. Tutela di Regioni e ospedali
La riduzione del Fondo non deve tradursi in:
ulteriore pressione su bilanci regionali già fortemente assorbiti dalla sanità,
compromessi dolorosi negli ospedali (tagli a prevenzione, servizi, personale o manutenzioni) per garantire terapie indispensabili.
4. Trasparenza e monitoraggio pubblico
Chiediamo la pubblicazione periodica di dati su:
tempi di accesso alle terapie innovative,
differenze territoriali,
impatto su lavoro, assenze per malattia e costi sociali e previdenziali.
Firmare questa petizione oggi significa chiedere responsabilità nell’attuazione e preparare la correzione della norma.
L’innovazione terapeutica non è un costo superfluo: è salute, dignità e lavoro.

Testo petizione originale:

Chiediamo al Governo e al Parlamento di rivedere l’emendamento alla Manovra 2026 che riduce il Fondo dei farmaci innovativi e di adottare una soluzione alternativa che garantisca continuità di cura e accesso uniforme alle terapie più avanzate, senza aumentare disuguaglianze e ritardi.


Nel contesto del DDL di Bilancio (A.S. 1689), l’emendamento del Governo aggiunge all’Art. 78 il comma 2-bis, che stabilisce la riduzione del Fondo per i farmaci innovativi di 140 milioni di euro l’anno a decorrere dal 2026, con riduzione proporzionale sulle componenti del Fondo previste dalla Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (art. 1, commi 281–292).

Perché ci riguarda tutti (soprattutto in ospedale)
I farmaci “innovativi” non sono un lusso: spesso sono le terapie più avanzate, utilizzate nei casi più complessi e gravi, gestiti in ospedali e centri specialistici, come:

 * immunoterapie e terapie mirate in oncologia/emato-oncologia
 * biologici ad alto impatto (molti con percorsi dedicati)
 * terapie avanzate cellulari e geniche
 * farmaci per malattie rare
 * nuove opzioni contro infezioni resistenti (AMR)


Un taglio “lineare” a un fondo dedicato all’innovazione non elimina i bisogni: rischia di spostarli su Regioni e ospedali, con conseguenze pratiche per i pazienti.

Tagliare un fondo dedicato non significa “cure sospese domani”, ma aumenta diversi rischi quali avere percorsi più lenti e più burocratici (più di quelli di oggi), maggiore pressione sui bilanci regionali e ospedalieri, disuguaglianze tra territori (tempi diversi di accesso e presa in carico),
frizioni proprio dove serve continuità: i pazienti più gravi.


Anche le terapie innovative non necessariamente “da reparto” richiedono presa in carico specialistica, monitoraggi e continuità di erogazione: ridurre il fondo può complicare questi percorsi.

🔎 Un punto spesso dimenticato (ma cruciale): le Regioni hanno già margini strettissimi.
La sanità assorbe la quota più grande dei bilanci regionali (oltre il 70% e, secondo alcune analisi, spesso vicino all’80%), mentre il resto è frammentato in molte voci più piccole. Questo rende molto difficile, per le Regioni, “trovare” nuove risorse sanitarie senza tagliare altri servizi o aumentare pressione fiscale.

🏥 E anche gli ospedali rischiano compromessi.
Le aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche non hanno finalità di profitto, ma devono comunque mantenere equilibri economico-finanziari e rispettare vincoli di bilancio. Se mancano coperture dedicate, il rischio concreto è dover fare scelte dolorose: tagliare altre attività (prevenzione, servizi, personale, manutenzioni), rinviare percorsi, restringere priorità — pur di garantire terapie che devono continuare.

Inoltre, la riduzione “proporzionale” può incidere anche sulle aree più sensibili, come il contrasto alle infezioni resistenti (AMR), che rappresentano un rischio sanitario sistemico.

 

Ma anche chi lavora rischia di pagare il prezzo..

infatti, molti pazienti, grazie a queste terapie, continuano a lavorare, a mantenere autonomia e a non dipendere da sussidi o pensionamenti anticipati.
Se l’innovazione arriva più tardi o diventa più difficile da sostenere, inevitabilmente crescono:

  • assenze e perdita di produttività (quando una persona non è adeguatamente trattata, lavora con sintomi, produce meno ed è costretta a ricorrere più spesso a giorni di malattia durante l’anno per riprendersi),
  • carico extra sulle famiglie/caregiver,
  • maggiori costi sociali e previdenziali.
    Un “risparmio” contabile oggi può trasformarsi in costi maggiori domani, oltre a maggiore sofferenza.

Cosa chiediamo 
Chiediamo un emendamento correttivo che Ritiri il taglio al Fondo dei farmaci innovativi (Art. 78, c. 2-bis) oppure lo compensi integralmente con coperture alternative, senza ridurre l’accesso alle cure o l emendamento sia ritirato.
Se l’obiettivo è migliorare la governance, allora riformare distribuzione e trasparenza del Fondo senza tagliare risorse con criteri pubblici e misurabili, priorità alle aree ad alto impatto, riduzione delle differenze regionali nei tempi di accesso.
Pubblicare una relazione annuale su: tempi di accesso, differenze territoriali e impatto complessivo (sanità + welfare + lavoro).
Introdurre una clausola di salvaguardia: nessuna riforma deve aumentare ritardi o disuguaglianze territoriali nell’accesso alle terapie innovative (con indicatori pubblici e verificabili).
Firma e condividi: difendere l’innovazione terapeutica significa difendere vita, dignità e lavoro!

 

 

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I decisori

Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana
Giorgia Meloni
Presidente di Fratelli d'Italia
Parlamento Italiano
Parlamento Italiano
Parlamento Italiano
Prof. Orazio Schillaci
Prof. Orazio Schillaci
Ministro della Salute
Aggiornamenti sulla petizione
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Petizione creata in data 21 dicembre 2025