Message aux signatairesFacilitiamo l'accesso al Monte dei Cocci nel rione Testaccio a Roma

La nostra petizione per Monte Testaccio non è servita a nulla Vince chi lo vuole chiuso

Irene RanaldiRome, Italie
12 juin 2020

Cari firmatari (circa 6 mila) la nostra petizione non è servita a nulla.

Come sapete bene (e sotto vi ricopio il testo originale della petizione) la lanciammo non certo per aprire senza criterio il Monte. Ma per regolarne gli accessi in maniera maggiormente flessibile dell'attuale. Attualmente, le associazioni culturali hanno 4 date all'anno in cui devono attaccarsi allo 060608 sperando di trovare la linea (sempre occupata) per "accaparrarsi" prima degli altri, delle date per le visite. Una cosa sgradevole e non dignitosa per chi come noi operatori della cultura, fa un lavoro già molto precario.

Sono stata invitata a 4 "tavoli" negli anni presso il I municipio di Roma alla presenza di consiglieri comunali e rappresentanti della Soprintendenza. Una grandissima perdita di tempo per me, lavoro retribuito per loro.

Ora con l'emergenza covid19 mentre estetisti e parrucchieri sono aperti da un mese e si riaprono saune e sale bingo, il Comune di Roma ha colto l'occasione di NON concedere più date di apertura del Monte Testaccio fino a data da destinarsi.

Non capiamo quale problema di "assembramento" in uno spazio all'aperto così ampio e per altro limitato all'accesso di massimo 30 persone, potrebbe presentarsi.

Un vero peccato che si colga l'occasione del covid19 per chiudere ancora di più gli spazi di cultura in questa città.

Di seguito il testo della petizione che avete firmato in questi anni.

Grazie lo stesso di tutto a tutti voi, la nostra battaglia per aprire il monte dei cocci si ferma qui, ha vinto chi non ha interesse a valorizzare i luoghi e a dare opportunità di lavoro alle associazioni culturali.

"Sono una sociologa urbana, vivo da trenta anni nell'ex quartiere operaio di Testaccio a Roma, una zona ricca di memoria, storia e contemporaneità. Sono tante le narrazioni che si sono incontrate - e che prima o poi si vanno ad incrociare - in questo luogo dove sorge l'ottavo colle di Roma, il Monte dei Cocci o Monte Testaccio, la prima discarica controllata di Roma imperiale.

Il Monte dei Cocci è nato e cresciuto lungo il corso di tre secoli tra il I e il III d.C. dall'accumularsi di cocci di anfore d'olio scaricate al Porto dell'Emporio e provenienti dalla Spagna. Il Monte dà nome al rione, testae in latino significa infatti "coccio". 

Si tratta allo stesso tempo di un monumento naturale e di un documento, perché attraverso saggi archeologici, tuttora attivi dalla fine dell'Ottocento a causa della vastità dell'area ancora da esaminare, è stato possibile ricostruire parte della storia commerciale dell'Impero romano.

Un sito unico al mondo ma chiuso. Per aprilo infatti occorre chiedere ed ottenere un permesso speciale, chiamando il Comune di Roma che decide data, tempo di permanenza (massimo 1 ora) e numero di partecipanti (massimo 30). Anche questo sito è gestito dalla società Zetema che non si fa carico dell'assicurazione per più di 30 persone.  Un vero peccato per le potenzialità turistiche che questo sito rappresenta. Uno stato delle cose che ne fissa la percezione, complice anche la particolarità del rione Testaccio, in uno spazio senza tempo.

La sua inaccessibilità è un oltraggio quindi non solo alla memoria, ma al piacere di poter osservare dalla sua sommità l'altra Roma, quella del lavoro e della fatica, quella del panorama industriale della zona Ostiense e Marconi, dell'ex Mattatoio e del Campo Boario. Rappresenta inoltre un danno al diritto di cittadinanza che si esprime anche nel godimento dei beni artistici pubblici.

Chiediamo quindi che il Comune di Roma, il Ministero dei Beni delle attività Culturali e del turismo e la Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Lazio pongano attenzione a questo luogo, coinvolgendo le realtà associative nella gestione di attività per la promozione turistica del Monte dei Cocci, creando allo stesso tempo occasione di impiego e valorizzazione della cultura.

Irene Ranaldi Presidente dell'Associazione culturale "Ottavo Colle"

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