COVID-19 | Richiesta agli enti locali di retribuzione totale per i servizi non erogati

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Spettabili Sindaci, Direttori e Prefetto,

Le presenti parole si prefiggono di essere la voce di un settore professionale che, fino ad oggi, ha solo sussurrato.
In questa circostanza, appare doveroso partire da un concetto a noi molto caro, ossia la definizione di ciò di cui, in prima linea, ci occupiamo da sempre: l'educazione.
Poiché in questa stessa parola coesistono le basi di quanto siamo a richiedere e le fondamenta per un reale, doveroso e rispettoso impegno nei confronti della società in cui viviamo.

Il termine "Educazione" sta infatti ad indicare un metodico apprendimento e un ordinato conferimento di principi intellettuali e morali, indispensabili alla risoluzione di fini specifici e in accordo con precise esigenze del singolo individuo e della società stessa.

Dalla nascita di questa particolare condizione di emergenza, dettata dall'ormai noto SARS-CoV-2, tutti noi Educatori, Assistenti ad personam, Insegnanti d'asilo, Personale ausiliario e Autisti di scuolabus, siamo stati sottoposti a fermi dovuti ad ordinanze maggiori, a continui cambiamenti di mansioni e siamo stati lasciati per ultimi, in attesa di qualcuno che si ricordasse della nostra categoria e che non desse per scontata questa particolare situazione.

Siamo operatori del settore sociale e per molti versi, spesso, è come se rispondessimo ad una sorta di chiamata, ad una vera e propria vocazione.

La realtà però è un'altra: siamo professionisti, persone che il più delle volte hanno molteplici qualifiche, lavoratori che si immergono costantemente in situazioni di grande fragilità e lo fanno con passione e con competenza, rispondendo agli importanti bisogni sociali del territorio.

Siamo cittadini che ogni giorno trasportano sulle proprie spalle pesanti carichi di dolore e disordine e che arrancano in una perenne precarietà lavorativa, in un costante disequilibrio retributivo, in una consueta condizione di attesa e disponibilità, spesso estremamente difficile da gestire anche per gli enti erogatori di servizi.

Enti erogatori che in questi giorni ci sono stati vicini con tutte le loro forze; Cooperative che si sono adoperate per garantirci un supporto emotivo e le migliori condizioni di sicurezza per lo svolgimento di tutte le attività a rischio; datori di lavoro che nei prossimi mesi dovranno far fronte a spese di bilancio le cui prospettive fanno tremare e vacillare ogni speranza.

Tutto ciò a quale prezzo? Lasciamo a voi la risposta.
Tra le nostre categorie, gli educatori ed il personale connesso ai servizi scolastici, hanno subito il contraccolpo di questa situazione con conseguenze più significative e più durature rispetto ad altri settori economici, proprio a causa delle chiusure dovute ad ordinanze superiori, già in vigore dal 24 febbraio 2020.

Grazie alla forza creativa e alla professionalità gestionale degli enti gestori, laddove è stato possibile, sono state messe in atto modalità alternative di erogazione dei servizi, con repentino impiego di nuove idee e strumenti tecnologici. Nell'ambito dei servizi essenziali e non differibili, abbiamo continuato a svolgere servizi di assistenza domiciliare ovunque ci venisse richiesto, vedendo da vicino un crescente disagio sociale ed esponendoci in prima persona.

Per i servizi scolastici è stata data la possibilità di una conversione in accessi domiciliari. Possibilità dettata dall'emergenza, ma che non ha avuto il giusto approfondimento, doveroso nei confronti delle famiglie e di noi operatori del settore.

È noto a tutti che le funzioni amministrative rispetto all'assistenza scolastica sono a capo dei Comuni, come da articoli 42 e 45 del Dpr 616/1977 e che l'art. 13, comma 3, della legge 104/1992, impone un obbligo di assistenza in termini di autonomie e di comunicazione personale per gli alunni disabili; infine l'art. 14 della legge 328/2000 ha affidato all'intesa Comuni-Asl, il dovere di dover predisporre progetti individuali personalizzati.

Con il Dl 14/2020 sono stati introdotte le direttive per il potenziamento dei servizi sanitari e all'art. 9 è stata decretata la decisione di poter convertire l'assistenza scolastica degli alunni disabili in prestazioni individuali domiciliari per tutta la sospensione del servizio scolastico.

Prestazioni strettamente connesse all'art 2, comma 1, lettera m, del Dpcm 8 marzo e all'art. 3, comma 1, lettera g, sempre del Dpcm 8 marzo, i quali indirizzavano tali attività al sostegno della fruizione delle lezioni didattiche a distanza e che raccomandavano ai Comuni di offrire attività ricreative individuali, in alternativa a quelle di gruppo, impossibili da realizzare.

Il tutto è stato successivamente reso irrealizzabile dal Dpcm 9 marzo (Zone rosse), rendendo possibile solo il sostegno per la formazione a distanza o l'attivazione dell'educatore a domicilio in casi di comprovata esigenza. Proprio qui emergono le maggiori criticità: legate ad esempio al dover convertire un progetto creato per un contesto scolastico, in un progetto domiciliare.

Noi lo abbiamo fatto, impiegando competenze e tempi di progettazione significativi.

Ci siamo recati in contesti sconosciuti dotati di protezioni personali, entrando però a contatto con persone/ragazzi/bambini, con deficit immunitari o difficoltà respiratorie, spesso sprovvisti di protezioni.

Con quale rischio? Eppure non ci siamo sottratti al nostro dovere.

Anche a livello assicurativo ci si è posti la domanda di come potessimo essere coperti alle stesse condizioni del contesto scolastico. In questo preciso caso, l'art. 9 del Dl 14 aveva previsto le stesse condizioni assicurative, creando un paradosso, vista la diversa collocazione del servizio e le differenti modalità di erogazione legate al contesto e alle possibili nuove barriere dello stesso.

Con queste condizioni, a rigor di logica, le famiglie si sono ritrovate maggiormente esposte, piuttosto che maggiormente tutelate.
Anche in questa circostanza siamo andati avanti, in silenzio, pensando al bene delle nostre utenze e facendo tutto il possibile per garantire sicurezza e non essere né vittime, né carnefici.

Tutto ciò nel silenzio, in una così lontana considerazione che molti di noi hanno percepito come: abbandono.
Ebbene, ci rendiamo conto, poiché abbiamo le capacità intellettuali per farlo, che non è stato facile per nessuno, tantomeno per voi che ricoprite cariche dirigenziali importanti; allo stesso tempo però siamo stanchi di aspettare, di restare passivi verso questa nostra condizione.

Oggi vi chiediamo di guardarci e di ascoltarci.
Oggi pretendiamo un riconoscimento concreto del nostro lavoro e della nostra importante funzione sociale.

L'art. 48 comma 2 del D.Lgsl. 18/2020, ha dato la possibilità agli enti locali di retribuire, nei limiti delle somme già appostate a bilancio, tutti i servizi non erogati a causa di sospensione dovuta a cause maggiori.

Aderire a tale possibilità non causerebbe pertanto alcuna problematica di bilancio a Voi enti locali, in quanto le somme sono già state assegnate e stanziate precedentemente.

Non solo. Permetterebbe a noi operatori del settore, a noi professionisti e cittadini, di non dover attingere dai fondi salariali integrativi e dalla cassa integrazione; fondi che, come ben sapete, sono destinati alle emergenze e spendibili per altre esigenze più importanti.

Ci auguriamo pertanto che gli enti locali non intendano approfittare di questa situazione di enorme emergenza per generare risparmi sulla spesa sociale nei loro bilanci. Sarebbe una scelta miope e poco coerente con un concetto di morale legato alla società in cui viviamo, poiché la presunzione di risparmiare oggi fondi già esistenti e stanziati, rischia di minare domani la sopravvivenza di un sistema di imprese sociali territoriali, presente in ogni sfera della società e capace di affrontare i bisogni dei cittadini.

La ricaduta sotto l'aspetto occupazionale sarebbe disastrosa ed impatterebbe a cascata sulla spesa sociale degli enti locali, con ripercussioni ben maggiori degli esigui risparmi sciaguratamente generati oggi.

La cassa integrazione inoltre, non solo andrebbe a pescare da fondi spendibili per altre emergenze, ma garantirebbe solo una temporanea salvaguarda del dipendente del settore sociale, facendo morire lentamente l'ente erogatore locale che, in una proiezione futura, avrebbe ben poche speranze di riuscire a coprire tutte le spese ordinarie che l'impegno sociale richiede.

Se viene tamponata una perdita invece di intervenire sulla manutenzione del tetto, prima o poi questo crollerà e insieme a lui tutti quelli che si riparano sotto ad esso.

È evidente inoltre che tale scelta consentirebbe anche agli enti gestori di evitare o di ridurre considerevolmente il ricorso agli ammortizzatori sociali, liberando una parte rilevante delle risorse economiche stanziate per l'emergenza, sempre a favore di più impellenti necessità.

Le domande che ora dovreste porvi sono le seguenti.
Sono stati disposti gli operatori del sociale a convertire i loro servizi, restando in prima linea?

Sì.

Gli enti erogatori di servizi e gli operatori del settore hanno garantito continuità dei servizi, cimentandosi in nuove strategie e con nuove tecnologie, stravolgendo modus operandi e adattandosi a lavorare in qualsiasi giorno della settimana, nelle più inconsuete fasce orarie e andando in contro alle più svariate esigenze organizzative delle singole famiglie?

Ancora una volta sì.

Il sistema di erogazione dei servizi, insieme agli educatori, agli assistenti, al personale di servizio e agli autisti, sono pronti a ripartire in qualsiasi momento garantendo continuità dei servizi?

Sempre sì.

 

A questo punto rivolgo a Voi la nostra domanda.

Carissimi Sindaci, Direttori e Prefetto, siete disposti a dare valore alla nostra categoria, a concedere la totale erogazione dei fondi già esistenti, già stanziati, nella loro totalità e immediatezza?

"Il compito di educare è il promuovere con l'insegnamento e con l'esempio, lo sviluppo delle facoltà intellettuali e delle qualità morali delle persone."

Non dimenticatelo quando farete la vostra scelta.

Distinti Saluti

Riccardo Cavaliere

Chiedo ai colleghi e personale del settore sociale, qualora lo vogliano, di inviare all'indirizzo educactionlivenup@gmail.com una loro fotografia, possibilmente mentre sono al lavoro, realizzeremo un prodotto comunicativo per promuovere la nostra iniziativa.