No ai soli medici obiettori in un turno ospedaliero per la piena applicazione del diritto all'interruzione di gravidanza all'interno delle strutture pubbliche.


No ai soli medici obiettori in un turno ospedaliero per la piena applicazione del diritto all'interruzione di gravidanza all'interno delle strutture pubbliche.
Il problema
Quando avevo 16 anni, la mia migliore amica mi chiamò una domenica mattina. Era primavera, il sabato sera si iniziava a fare tardi e la domenica mattina si dormiva fino a che la mamma non entrava in camera e ci diceva che il pranzo era pronto. Il fatto che mia madre, alle nove di domenica mattina mi chiamasse perchè c'era lei al telefono mi suonò molto strano. Al telefono lei piangeva disperata, mentre faceva l'amore con il suo fidanzatino, come direbbe mia zia, il preservativo si era rotto. Se ne erano accorti subito, montarono in sella al motorino di lui, all'epoca in due si rischiava pure il sequestro, e corsero al pronto soccorso. Furono inviati al reparto di ginecologia e il medico che c'era era un obbiettore. Loro erano corsi all'ospedale, dove pensavano che qualcuno potesse aiutarli in qualche modo, dirgli cosa dovevano fare, poter prescrivergli la pillola del giorno dopo, ed invece hai 16 anni e hai fatto un errore, dopo aver usato anche le precauzioni, e ti trovi una porta sbattuta in faccia. Quella mattina la mia migliore amica mi chiamava da una cabina telefonica, ai tempi il cellulare era solo per i veri ricchi. Era tornata in ospedale per vedere se il medico che montava di guardia la domenica mattina non fosse un obbiettore. Ma lo era anche lui. E anche quello del pomeriggio e anche quella della notte.
Cercando di consolarla in qualche maniera, le dissi che saremmo andare al Centro Donna della nostra città la mattina seguente, il lunedì, e li qualche ostetrica ci avrebbe detto cosa fare. La mattina, sugli scalini di una piazza, bigiato la scuola entrambe, aspettando le 9 che aprisse il centro, ho cercato di tranquillizzarla, benchè non fosse facile. Piangeva sempre soprattutto perchè continuava a chiedersi cosa le avrebbe detto sua madre, che non mai si sarebbe aspettata un comportamento così libertino da lei (eravamo negli anni 90, la libertà sessuale era cosa ormai accettata, ma le famiglie bigotti esistono oggi come allora), che non l'avrebbe più guardata in faccia, che avrebbe sofferto dei pettegolezzi tutta la vita, e piangeva per lei, per la sua vita finita a 15 anni con un figlio, che non sapeva come fare, che così non doveva andare, oltretutto avevano usato il contraccettivo.
Finalmente arrivarono le 9 e il consultorio aprì. Un'ostetrica ci chiamò in una stanza e semplicemente dopo aver cercato di calmare anche lei la mia amica, fece il conto dei giorni fertili: lei non era in quei giorni. Non era possibile fosse rimasta incinta.
Io lo so che al confronto di quello che ha dovuto patire la ragazza che ha partorito in bagno il feto morto di suo figlio, da sola, questo potrebbe sembrare nulla. Ma può veramente sembrarle nulla Presidente il mondo che crolla addosso ad una ragazzina di 15 anni, il dover vedere infrangersi tutti i suoi sogni, non avere una risposta, un aiuto non solo farmaceutico ma anche psicologico, di accoglienza, il non avere una risposta? Se quel medico, quel sabato sera, invece di proclamarsi soltanto obiettore, avesse fatto alla mia migliore amica le stesse domande che le ha rivolto l'ostetrica, avrebbe capito che non era possibile che fosse rimasta incinta e non le avrebbe fatto passare due giorni infernali. Ma se ci fosse stato anche un altro medico di guardia non obiettore, e se la mia amica avesse voluto scegliere di assumere la pillola del giorno dopo, avrebbe potuto essere lei a scegliere.
Una donna deve avere il diritto di scegliere, ove la legge lo consente. La legge è stata fatta per poter far scegliere alle donne cosa fare, non ai medici.
Le chiedo che se in un turno ospedaliero è presente un solo medico, questo non sia MAI obiettore.
Sara Peloso

Il problema
Quando avevo 16 anni, la mia migliore amica mi chiamò una domenica mattina. Era primavera, il sabato sera si iniziava a fare tardi e la domenica mattina si dormiva fino a che la mamma non entrava in camera e ci diceva che il pranzo era pronto. Il fatto che mia madre, alle nove di domenica mattina mi chiamasse perchè c'era lei al telefono mi suonò molto strano. Al telefono lei piangeva disperata, mentre faceva l'amore con il suo fidanzatino, come direbbe mia zia, il preservativo si era rotto. Se ne erano accorti subito, montarono in sella al motorino di lui, all'epoca in due si rischiava pure il sequestro, e corsero al pronto soccorso. Furono inviati al reparto di ginecologia e il medico che c'era era un obbiettore. Loro erano corsi all'ospedale, dove pensavano che qualcuno potesse aiutarli in qualche modo, dirgli cosa dovevano fare, poter prescrivergli la pillola del giorno dopo, ed invece hai 16 anni e hai fatto un errore, dopo aver usato anche le precauzioni, e ti trovi una porta sbattuta in faccia. Quella mattina la mia migliore amica mi chiamava da una cabina telefonica, ai tempi il cellulare era solo per i veri ricchi. Era tornata in ospedale per vedere se il medico che montava di guardia la domenica mattina non fosse un obbiettore. Ma lo era anche lui. E anche quello del pomeriggio e anche quella della notte.
Cercando di consolarla in qualche maniera, le dissi che saremmo andare al Centro Donna della nostra città la mattina seguente, il lunedì, e li qualche ostetrica ci avrebbe detto cosa fare. La mattina, sugli scalini di una piazza, bigiato la scuola entrambe, aspettando le 9 che aprisse il centro, ho cercato di tranquillizzarla, benchè non fosse facile. Piangeva sempre soprattutto perchè continuava a chiedersi cosa le avrebbe detto sua madre, che non mai si sarebbe aspettata un comportamento così libertino da lei (eravamo negli anni 90, la libertà sessuale era cosa ormai accettata, ma le famiglie bigotti esistono oggi come allora), che non l'avrebbe più guardata in faccia, che avrebbe sofferto dei pettegolezzi tutta la vita, e piangeva per lei, per la sua vita finita a 15 anni con un figlio, che non sapeva come fare, che così non doveva andare, oltretutto avevano usato il contraccettivo.
Finalmente arrivarono le 9 e il consultorio aprì. Un'ostetrica ci chiamò in una stanza e semplicemente dopo aver cercato di calmare anche lei la mia amica, fece il conto dei giorni fertili: lei non era in quei giorni. Non era possibile fosse rimasta incinta.
Io lo so che al confronto di quello che ha dovuto patire la ragazza che ha partorito in bagno il feto morto di suo figlio, da sola, questo potrebbe sembrare nulla. Ma può veramente sembrarle nulla Presidente il mondo che crolla addosso ad una ragazzina di 15 anni, il dover vedere infrangersi tutti i suoi sogni, non avere una risposta, un aiuto non solo farmaceutico ma anche psicologico, di accoglienza, il non avere una risposta? Se quel medico, quel sabato sera, invece di proclamarsi soltanto obiettore, avesse fatto alla mia migliore amica le stesse domande che le ha rivolto l'ostetrica, avrebbe capito che non era possibile che fosse rimasta incinta e non le avrebbe fatto passare due giorni infernali. Ma se ci fosse stato anche un altro medico di guardia non obiettore, e se la mia amica avesse voluto scegliere di assumere la pillola del giorno dopo, avrebbe potuto essere lei a scegliere.
Una donna deve avere il diritto di scegliere, ove la legge lo consente. La legge è stata fatta per poter far scegliere alle donne cosa fare, non ai medici.
Le chiedo che se in un turno ospedaliero è presente un solo medico, questo non sia MAI obiettore.
Sara Peloso

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 14 marzo 2014