Emergenza Coronavirus: stop al Patto di Stabilità e alla riforma del MES


Emergenza Coronavirus: stop al Patto di Stabilità e alla riforma del MES
Il problema
Gli esperti dicono che l’epidemia di Covid-19 deve ancora abbattersi con tutta la sua forza, ma già si contano i danni. Nel documento “Coronavirus: the world economy at risk”, pubblicato il 2 marzo, l’Ocse ha valutato in -0,5 punti percentuali l’impatto in termini di Prodotto interno lordo rispetto alle ultime previsioni. Non c'è solo la Cina: l’intera Europa è seriamente minacciata dall’avanzata del virus.
Secondo le stime Ocse, che sembrano già superate dal corso degli eventi, l’eurozona crescerà nel 2020 solo dello 0,8% (-0,3% rispetto alle previsioni), e tra i Paesi più colpiti rientra ovviamente l’Italia (crescita 0%, -0,4% rispetto alle previsioni), che al 10 marzo registra oltre 12.400 casi e 827morti.
L’Italia arriva all’appuntamento con il Covid-19 già profondamente debilitata da anni di tagli alla sanità, quantificabili nel decennio appena trascorso in circa 37 miliardi di euro (dati Fondazione Gimbe), con il conseguente precipitare ad appena 3,2 posti letto per 1000 abitanti.
Per via delle maglie strettissime del Patto di stabilità e crescita, ogni mossa di bilancio va concordata con Bruxelles ed i primi tardivi passi del Governo che, nel timore di infrangere queste regole, in pochi giorni è passato da uno stanziamento di 3,6 ad uno di 25 miliardi, testimoniano la difficoltà di operare entro tali ormai superati limiti.
Tuttavia, in questo particolare momento storico – contrassegnato ancora prima dell’avvento del Coronavirus da una congiuntura internazionale sfavorevole – occorre poter beneficiare del massimo spazio di manovra.
Servono ingenti investimenti non solo per rendere capace il Sistema sanitario nazionale di reggere l’urto dell’epidemia, ma anche per evitare che l’economia affondi trascinando con sé milioni di famiglie e imprese.
Non è una questione che riguarda solo l’Italia, ma tutti i Paesi europei. Di fronte a questa emergenza, mettere una toppa non è sufficiente: serve piuttosto restituire la sovranità economica ai singoli Stati membri per permettere loro di attuare le misure necessarie.
Per questo motivo chiediamo al Consiglio europeo, in conformità all’articolo 48 del Trattato sull’Unione europea (Tue) l’abrogazione o quantomeno la sospensione per tutto il tempo occorrente a ristabilire la ripresa economica:
- degli articoli 121, 126 e 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), del Protocollo n.12 sulla procedura dei disavanzi eccessivi, presupposti legali del "Patto di stabilità e crescita";
- del processo di coordinamento delle politiche economiche meglio noto come “semestre europeo” e conseguenti raccomandazioni per i Paesi aderenti;
- del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’unione economica e monetaria (meglio noto come “Fiscal compact”);
- delle Direttive e Regolamenti che compongono il c.d. “Six Pack” e “Two Pack”;
- del processo di modifica del Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità
Antonio Grizzuti
Giuseppe Liturri
Fabio Dragoni

Il problema
Gli esperti dicono che l’epidemia di Covid-19 deve ancora abbattersi con tutta la sua forza, ma già si contano i danni. Nel documento “Coronavirus: the world economy at risk”, pubblicato il 2 marzo, l’Ocse ha valutato in -0,5 punti percentuali l’impatto in termini di Prodotto interno lordo rispetto alle ultime previsioni. Non c'è solo la Cina: l’intera Europa è seriamente minacciata dall’avanzata del virus.
Secondo le stime Ocse, che sembrano già superate dal corso degli eventi, l’eurozona crescerà nel 2020 solo dello 0,8% (-0,3% rispetto alle previsioni), e tra i Paesi più colpiti rientra ovviamente l’Italia (crescita 0%, -0,4% rispetto alle previsioni), che al 10 marzo registra oltre 12.400 casi e 827morti.
L’Italia arriva all’appuntamento con il Covid-19 già profondamente debilitata da anni di tagli alla sanità, quantificabili nel decennio appena trascorso in circa 37 miliardi di euro (dati Fondazione Gimbe), con il conseguente precipitare ad appena 3,2 posti letto per 1000 abitanti.
Per via delle maglie strettissime del Patto di stabilità e crescita, ogni mossa di bilancio va concordata con Bruxelles ed i primi tardivi passi del Governo che, nel timore di infrangere queste regole, in pochi giorni è passato da uno stanziamento di 3,6 ad uno di 25 miliardi, testimoniano la difficoltà di operare entro tali ormai superati limiti.
Tuttavia, in questo particolare momento storico – contrassegnato ancora prima dell’avvento del Coronavirus da una congiuntura internazionale sfavorevole – occorre poter beneficiare del massimo spazio di manovra.
Servono ingenti investimenti non solo per rendere capace il Sistema sanitario nazionale di reggere l’urto dell’epidemia, ma anche per evitare che l’economia affondi trascinando con sé milioni di famiglie e imprese.
Non è una questione che riguarda solo l’Italia, ma tutti i Paesi europei. Di fronte a questa emergenza, mettere una toppa non è sufficiente: serve piuttosto restituire la sovranità economica ai singoli Stati membri per permettere loro di attuare le misure necessarie.
Per questo motivo chiediamo al Consiglio europeo, in conformità all’articolo 48 del Trattato sull’Unione europea (Tue) l’abrogazione o quantomeno la sospensione per tutto il tempo occorrente a ristabilire la ripresa economica:
- degli articoli 121, 126 e 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), del Protocollo n.12 sulla procedura dei disavanzi eccessivi, presupposti legali del "Patto di stabilità e crescita";
- del processo di coordinamento delle politiche economiche meglio noto come “semestre europeo” e conseguenti raccomandazioni per i Paesi aderenti;
- del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’unione economica e monetaria (meglio noto come “Fiscal compact”);
- delle Direttive e Regolamenti che compongono il c.d. “Six Pack” e “Two Pack”;
- del processo di modifica del Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità
Antonio Grizzuti
Giuseppe Liturri
Fabio Dragoni

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 11 marzo 2020
