

Docenti, ora tocca a voi!
Il problema
Como, settembre 2026.
Fare scuola significa prima di tutto accogliere, ascoltare e costruire ogni giorno uno spazio di crescita in cui ciascun bambino e ragazzo possa sentirsi riconosciuto, valorizzato e accompagnato. È nelle nostre aule, nei laboratori e negli sguardi quotidiani con alunni e famiglie che prende forma l'alleanza educativa, valore e sostanza della scuola pubblica.
Come comunità di insegnanti che vive sul campo la complessità e la bellezza di questo processo, diciamo un NO fermo, unanime e motivato a un’operazione burocratica di dimensionamento che riduce la scuola a mero calcolo di numeri e spazi, calpestando la centralità della didattica e il valore delle relazioni umane.
La riorganizzazione ipotizzata risponde a logiche meramente contabili e si pone in aperto contrasto con la Legge Regionale n. 19/2007 e con la D.G.R. della Lombardia n. XII/6621 del 27 luglio 2026, che richiedono espressamente una programmazione fondata sui reali bisogni educativi degli studenti, sul rispetto delle dinamiche territoriali e su un ascolto trasparente della comunità scolastica.
Soprattutto, la proposta in esame non appare coerente con le finalità poste alla base della disciplina sul dimensionamento e sull’organizzazione della rete scolastica. L’art. 1, commi 1 e 2, del D.P.R. 18 giugno 1998, n. 233 individua infatti, tra le finalità del dimensionamento, la stabilità nel tempo delle istituzioni scolastiche, l’effettivo esercizio del diritto all’istruzione e il conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici programmati, attraverso l’inserimento degli alunni in una «comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione». Tali finalità devono essere considerate unitamente alla ripartizione delle competenze delineata dall’art. 139, comma 1, del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, che attribuisce ai Comuni, per i gradi di istruzione di competenza, la redazione dei piani di organizzazione della rete scolastica (lett. b) e prevede espressamente che il piano di utilizzazione degli edifici e delle attrezzature sia definito «d’intesa con le istituzioni scolastiche» (lett. d). Ne consegue che le scelte relative alla rete e all’utilizzazione degli spazi scolastici non possono essere considerate esclusivamente sotto il profilo logistico-organizzativo, ma devono essere valutate anche alla luce delle esigenze educative, didattiche e formative proprie dell’Istituzione scolastica e, per quanto riguarda l’utilizzazione degli edifici e delle attrezzature, attraverso il raggiungimento dell’intesa espressamente prevista dalla legge.
Che cosa significa questo piano per i nostri studenti?
Creare "super-istituti" elefantiaci — riducendo gli istituti comprensivi da otto a cinque, con realtà frammentate che arriverebbero a gestire fino a 11 o 14 plessi — non rappresenta un semplice problema logistico, ma un ostacolo concreto e profondo al fare scuola.
Interruzione della continuità didattica ed educativa (0-14 anni)
La crescita formativa ha bisogno di punti di riferimento stabili. Smembrare i plessi e rimescolare i contesti interrompe quel filo educativo progressivo che accompagna bambini e ragazzi dall'infanzia alla scuola secondaria di primo grado, compromettendo la cura dei passaggi più delicati.
Progettualità e spazi di apprendimento a rischio.
Anni di lavoro integrato, progetti d'inclusione per gli alunni più fragili, percorsi di accoglienza e investimenti in laboratori e ambienti didattici innovativi rischiano di essere vanificati da una riorganizzazione rigida, calata dall'alto e priva di gradualità.
Frammentazione della comunità educante. L'aumento della precarietà dell'organico, l'insorgere di esuberi e la conseguente mobilità forzata priveranno le scuole della loro "memoria pedagogica" e organizzativa, sradicando quel clima di fiducia e collaborazione tra colleghi, famiglie e territorio che si costruisce solo attraverso la stabilità nel tempo.
Occorre quindi ripartire dal senso e dalla qualità della scuola.
Come docenti ribadiamo con forza che qualsiasi scelta organizzativa deve nascere da una chiara visione pedagogica, condivisa con chi la scuola la abita, la vive e la costruisce ogni giorno insieme agli studenti.
Per queste ragioni, chiediamo formalmente all'Amministrazione la sospensione immediata dell'iter di approvazione del piano di dimensionamento e l' apertura urgente di un tavolo di lavoro permanente che coinvolga l'Ufficio Scolastico Territoriale, l'USR, i dirigenti scolastici, il personale docente e ATA, le famiglie e i Consigli d'Istituto.
L'obiettivo imprescindibile deve essere la definizione di un progetto di riorganizzazione sostenibile, graduale e pluriennale, realmente orientato al benessere degli alunni, alla tutela del diritto allo studio e alla qualità dell'Istruzione pubblica comasca.
Silvia Malanchin
Maria Grazia Bozzi
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Il problema
Como, settembre 2026.
Fare scuola significa prima di tutto accogliere, ascoltare e costruire ogni giorno uno spazio di crescita in cui ciascun bambino e ragazzo possa sentirsi riconosciuto, valorizzato e accompagnato. È nelle nostre aule, nei laboratori e negli sguardi quotidiani con alunni e famiglie che prende forma l'alleanza educativa, valore e sostanza della scuola pubblica.
Come comunità di insegnanti che vive sul campo la complessità e la bellezza di questo processo, diciamo un NO fermo, unanime e motivato a un’operazione burocratica di dimensionamento che riduce la scuola a mero calcolo di numeri e spazi, calpestando la centralità della didattica e il valore delle relazioni umane.
La riorganizzazione ipotizzata risponde a logiche meramente contabili e si pone in aperto contrasto con la Legge Regionale n. 19/2007 e con la D.G.R. della Lombardia n. XII/6621 del 27 luglio 2026, che richiedono espressamente una programmazione fondata sui reali bisogni educativi degli studenti, sul rispetto delle dinamiche territoriali e su un ascolto trasparente della comunità scolastica.
Soprattutto, la proposta in esame non appare coerente con le finalità poste alla base della disciplina sul dimensionamento e sull’organizzazione della rete scolastica. L’art. 1, commi 1 e 2, del D.P.R. 18 giugno 1998, n. 233 individua infatti, tra le finalità del dimensionamento, la stabilità nel tempo delle istituzioni scolastiche, l’effettivo esercizio del diritto all’istruzione e il conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici programmati, attraverso l’inserimento degli alunni in una «comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione». Tali finalità devono essere considerate unitamente alla ripartizione delle competenze delineata dall’art. 139, comma 1, del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, che attribuisce ai Comuni, per i gradi di istruzione di competenza, la redazione dei piani di organizzazione della rete scolastica (lett. b) e prevede espressamente che il piano di utilizzazione degli edifici e delle attrezzature sia definito «d’intesa con le istituzioni scolastiche» (lett. d). Ne consegue che le scelte relative alla rete e all’utilizzazione degli spazi scolastici non possono essere considerate esclusivamente sotto il profilo logistico-organizzativo, ma devono essere valutate anche alla luce delle esigenze educative, didattiche e formative proprie dell’Istituzione scolastica e, per quanto riguarda l’utilizzazione degli edifici e delle attrezzature, attraverso il raggiungimento dell’intesa espressamente prevista dalla legge.
Che cosa significa questo piano per i nostri studenti?
Creare "super-istituti" elefantiaci — riducendo gli istituti comprensivi da otto a cinque, con realtà frammentate che arriverebbero a gestire fino a 11 o 14 plessi — non rappresenta un semplice problema logistico, ma un ostacolo concreto e profondo al fare scuola.
Interruzione della continuità didattica ed educativa (0-14 anni)
La crescita formativa ha bisogno di punti di riferimento stabili. Smembrare i plessi e rimescolare i contesti interrompe quel filo educativo progressivo che accompagna bambini e ragazzi dall'infanzia alla scuola secondaria di primo grado, compromettendo la cura dei passaggi più delicati.
Progettualità e spazi di apprendimento a rischio.
Anni di lavoro integrato, progetti d'inclusione per gli alunni più fragili, percorsi di accoglienza e investimenti in laboratori e ambienti didattici innovativi rischiano di essere vanificati da una riorganizzazione rigida, calata dall'alto e priva di gradualità.
Frammentazione della comunità educante. L'aumento della precarietà dell'organico, l'insorgere di esuberi e la conseguente mobilità forzata priveranno le scuole della loro "memoria pedagogica" e organizzativa, sradicando quel clima di fiducia e collaborazione tra colleghi, famiglie e territorio che si costruisce solo attraverso la stabilità nel tempo.
Occorre quindi ripartire dal senso e dalla qualità della scuola.
Come docenti ribadiamo con forza che qualsiasi scelta organizzativa deve nascere da una chiara visione pedagogica, condivisa con chi la scuola la abita, la vive e la costruisce ogni giorno insieme agli studenti.
Per queste ragioni, chiediamo formalmente all'Amministrazione la sospensione immediata dell'iter di approvazione del piano di dimensionamento e l' apertura urgente di un tavolo di lavoro permanente che coinvolga l'Ufficio Scolastico Territoriale, l'USR, i dirigenti scolastici, il personale docente e ATA, le famiglie e i Consigli d'Istituto.
L'obiettivo imprescindibile deve essere la definizione di un progetto di riorganizzazione sostenibile, graduale e pluriennale, realmente orientato al benessere degli alunni, alla tutela del diritto allo studio e alla qualità dell'Istruzione pubblica comasca.
Silvia Malanchin
Maria Grazia Bozzi
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Petizione creata in data 25 settembre 2026