Docenti, ora tocca a voi!

239

Raggiungiamo 500 firme!
Le petizioni con più di 1.000 sostenitori hanno 5 volte più possibilità di vincere!

Il problema

Como, settembre 2026.

Fare scuola significa prima di tutto accogliere, ascoltare e costruire ogni giorno uno spazio di crescita in cui ciascun bambino e ragazzo possa sentirsi riconosciuto, valorizzato e accompagnato. È nelle nostre aule, nei laboratori e negli sguardi quotidiani con alunni e famiglie che prende forma l'alleanza educativa, valore e sostanza della scuola pubblica.
Come comunità di insegnanti che vive sul campo la complessità e la bellezza di questo processo, diciamo un NO fermo, unanime e motivato a un’operazione burocratica di dimensionamento che riduce la scuola a mero calcolo di numeri e spazi, calpestando la centralità della didattica e il valore delle relazioni umane.
La riorganizzazione ipotizzata risponde a logiche meramente contabili e si pone in aperto contrasto con la Legge Regionale n. 19/2007 e con la D.G.R. della Lombardia n. XII/6621 del 27 luglio 2026, che richiedono espressamente una programmazione fondata sui reali bisogni educativi degli studenti, sul rispetto delle dinamiche territoriali e su un ascolto trasparente della comunità scolastica.
Soprattutto, la proposta in esame non appare coerente con le finalità poste alla base della disciplina sul dimensionamento e sull’organizzazione della rete scolastica. L’art. 1, commi 1 e 2, del D.P.R. 18 giugno 1998, n. 233 individua infatti, tra le finalità del dimensionamento, la stabilità nel tempo delle istituzioni scolastiche, l’effettivo esercizio del diritto all’istruzione e il conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici programmati, attraverso l’inserimento degli alunni in una «comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione». Tali finalità devono essere considerate unitamente alla ripartizione delle competenze delineata dall’art. 139, comma 1, del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, che attribuisce ai Comuni, per i gradi di istruzione di competenza, la redazione dei piani di organizzazione della rete scolastica (lett. b) e prevede espressamente che il piano di utilizzazione degli edifici e delle attrezzature sia definito «d’intesa con le istituzioni scolastiche» (lett. d). Ne consegue che le scelte relative alla rete e all’utilizzazione degli spazi scolastici non possono essere considerate esclusivamente sotto il profilo logistico-organizzativo, ma devono essere valutate anche alla luce delle esigenze educative, didattiche e formative proprie dell’Istituzione scolastica e, per quanto riguarda l’utilizzazione degli edifici e delle attrezzature, attraverso il raggiungimento dell’intesa espressamente prevista dalla legge.

Che cosa significa questo piano per i nostri studenti?


Creare "super-istituti" elefantiaci — riducendo gli istituti comprensivi da otto a cinque, con realtà frammentate che arriverebbero a gestire fino a 11 o 14 plessi — non rappresenta un semplice problema logistico, ma un ostacolo concreto e profondo al fare scuola.


Interruzione della continuità didattica ed educativa (0-14 anni)
La crescita formativa ha bisogno di punti di riferimento stabili. Smembrare i plessi e rimescolare i contesti interrompe quel filo educativo progressivo che accompagna bambini e ragazzi dall'infanzia alla scuola secondaria di primo grado, compromettendo la cura dei passaggi più delicati.


Progettualità e spazi di apprendimento a rischio.
Anni di lavoro integrato, progetti d'inclusione per gli alunni più fragili, percorsi di accoglienza e investimenti in laboratori e ambienti didattici innovativi rischiano di essere vanificati da una riorganizzazione rigida, calata dall'alto e priva di gradualità.


Frammentazione della comunità educante. L'aumento della precarietà dell'organico, l'insorgere di esuberi e la conseguente mobilità forzata priveranno le scuole della loro "memoria pedagogica" e organizzativa, sradicando quel clima di fiducia e collaborazione tra colleghi, famiglie e territorio che si costruisce solo attraverso la stabilità nel tempo.


Occorre quindi ripartire dal senso e dalla qualità della scuola.
Come docenti  ribadiamo con forza che qualsiasi scelta organizzativa deve nascere da una chiara visione pedagogica, condivisa con chi la scuola la abita, la vive e la costruisce ogni giorno insieme agli studenti.
Per queste ragioni, chiediamo formalmente all'Amministrazione la sospensione immediata dell'iter di approvazione del piano di dimensionamento e l' apertura urgente di un tavolo di lavoro permanente che coinvolga l'Ufficio Scolastico Territoriale, l'USR, i dirigenti scolastici, il personale docente e ATA, le famiglie e i Consigli d'Istituto.
L'obiettivo imprescindibile deve essere la definizione di un progetto di riorganizzazione sostenibile, graduale e pluriennale, realmente orientato al benessere degli alunni, alla tutela del diritto allo studio e alla qualità dell'Istruzione pubblica comasca.

Silvia Malanchin
Maria Grazia Bozzi

avatar of the starter
Silvia MalanchinPromotore della petizione

Aggiornamenti sulla petizione

Condividi questa petizione

Petizione creata in data 25 settembre 2026