Lettera di sostegno al Direttore generale USR Marche
Lettera di sostegno al Direttore generale USR Marche
Il problema
La lettera per il 4 novembre inviata agli studenti dal Direttore dell’Ufficio scolastico regionale dott. Filisetti, anziché rappresentare l’occasione di una riflessione sui valori della libertà e della democrazia, è stata strumentalmente utilizzata, anche purtroppo da alcuni docenti, per finalità politiche che nulla dovrebbero avere a che fare con il mondo della scuola. Le parole del Direttore generale (che usa uno stile, questo sì, legittimamente apprezzabile o criticabile) sono state malevolmente e faziosamente interpretate come un inesistente sussulto di nazionalismo radicale o, peggio, addirittura come una “chiamata alle armi”.
Una serena lettura non pregiudiziale di quelle parole, peraltro in un contesto in cui purtroppo troppe istituzioni civiche non hanno avuto la possibilità o hanno comunque omesso di celebrare la giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, doveva e deve invece portare a riflettere sui valori della libertà, che non è una conquista definitiva e per la quale ogni giorno siamo chiamati a fare la nostra parte per preservarla e dell’unità di una Nazione che, ancora oggi, si divide in fazioni perdendo di vista gli obiettivi comuni di fratellanza.
Il 4 novembre è una festa nazionale in cui si ricordano proprio le nostre forze armate che la libertà e la democrazia hanno difeso a caro prezzo. Da qui, il riferimento puntuale del dott. Filisetti (che, diversamente da altri, non ha dimenticato la ricorrenza nazionale) che ha descritto i giovani morti in trincea come giovani disposti a rischiare per le proprie idee. Certo, è giusto e doveroso ricordare che si rischia in tanti modi e in tani modi si dimostra il coraggio (anche con l’impegno civile, ci mancherebbe!), ma quella lettera è stata scritta per il 4 novembre e rappresenta un tributo a chi ha offerto la propria vita in trincea anche per la libertà di tutti coloro che oggi hanno legittimamente la possibilità di contestare chi esorta i giovani a non dimenticare quel sacrificio.
Siamo peraltro perfettamente d’accordo con il dott. Filisetti quando spiega ai giovani che le idee non vanno solo declamate ma vanno difese e realizzate. E, aggiungiamo, se è vero che la democrazia ha bisogno assoluto di pensiero critico, è anche vero che i giovani hanno bisogno di esempi e di modelli virtuosi.
Ogni altra lettura di quel messaggio (al netto delle legittime critiche o approvazioni sullo stile con cui è stato scritto) è una superfetazione ed una distorta interpretazione, per certi versi parossistica (ad esempio quando viene paragonato alle declamazioni nazionaliste e alle violenze di piazza), di espressioni che avrebbero dovuto spingere chiunque a unirsi, il 4 novembre, nel ricordo di ragazzi che, al netto di ogni retorica, hanno veramente sacrificato i loro sogni di vita per difendere quella che ancora dovremmo avere tutti il coraggio di chiamare Patria.
Il problema
La lettera per il 4 novembre inviata agli studenti dal Direttore dell’Ufficio scolastico regionale dott. Filisetti, anziché rappresentare l’occasione di una riflessione sui valori della libertà e della democrazia, è stata strumentalmente utilizzata, anche purtroppo da alcuni docenti, per finalità politiche che nulla dovrebbero avere a che fare con il mondo della scuola. Le parole del Direttore generale (che usa uno stile, questo sì, legittimamente apprezzabile o criticabile) sono state malevolmente e faziosamente interpretate come un inesistente sussulto di nazionalismo radicale o, peggio, addirittura come una “chiamata alle armi”.
Una serena lettura non pregiudiziale di quelle parole, peraltro in un contesto in cui purtroppo troppe istituzioni civiche non hanno avuto la possibilità o hanno comunque omesso di celebrare la giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, doveva e deve invece portare a riflettere sui valori della libertà, che non è una conquista definitiva e per la quale ogni giorno siamo chiamati a fare la nostra parte per preservarla e dell’unità di una Nazione che, ancora oggi, si divide in fazioni perdendo di vista gli obiettivi comuni di fratellanza.
Il 4 novembre è una festa nazionale in cui si ricordano proprio le nostre forze armate che la libertà e la democrazia hanno difeso a caro prezzo. Da qui, il riferimento puntuale del dott. Filisetti (che, diversamente da altri, non ha dimenticato la ricorrenza nazionale) che ha descritto i giovani morti in trincea come giovani disposti a rischiare per le proprie idee. Certo, è giusto e doveroso ricordare che si rischia in tanti modi e in tani modi si dimostra il coraggio (anche con l’impegno civile, ci mancherebbe!), ma quella lettera è stata scritta per il 4 novembre e rappresenta un tributo a chi ha offerto la propria vita in trincea anche per la libertà di tutti coloro che oggi hanno legittimamente la possibilità di contestare chi esorta i giovani a non dimenticare quel sacrificio.
Siamo peraltro perfettamente d’accordo con il dott. Filisetti quando spiega ai giovani che le idee non vanno solo declamate ma vanno difese e realizzate. E, aggiungiamo, se è vero che la democrazia ha bisogno assoluto di pensiero critico, è anche vero che i giovani hanno bisogno di esempi e di modelli virtuosi.
Ogni altra lettura di quel messaggio (al netto delle legittime critiche o approvazioni sullo stile con cui è stato scritto) è una superfetazione ed una distorta interpretazione, per certi versi parossistica (ad esempio quando viene paragonato alle declamazioni nazionaliste e alle violenze di piazza), di espressioni che avrebbero dovuto spingere chiunque a unirsi, il 4 novembre, nel ricordo di ragazzi che, al netto di ogni retorica, hanno veramente sacrificato i loro sogni di vita per difendere quella che ancora dovremmo avere tutti il coraggio di chiamare Patria.
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Petizione creata in data 13 novembre 2020