

E’ ORA CHE SI CAMBI QUESTA LEGGE! (dpr 309/90)


E’ ORA CHE SI CAMBI QUESTA LEGGE! (dpr 309/90)
Il problema
L’arresto di Franco Casalone ha sconvolto tutti gli attivisti e gli appassionati del mondo cannabico perchè è sempre stato riconosciuto come un’istituzione. Come ci ha ricordato lui nel video appello (vedi) lanciato il 10.06.2020 è il momento di UNIRCI e RICHIEDERE UN CAMBIAMENTO NORMATIVO. E’ ORA CHE SI CAMBI QUESTA LEGGE! (dpr 309/90)
Chi è Franco Casalone?
Attivista e storico antiproibizionista italiano, detto il “guru” per le sue nozioni in materia, è stato il pioniere della cannabis in Europa. Dopo una lunga esperienza in India è divenuto il più grande esperto europeo di tecniche di coltivazione e lavorazione della pianta utilizzando le tradizionali modalità di produzione di Charas e oli estratti.
Ha tradotto la Bibbia di Cervantes in italiano e si dice l’abbia anche corretta!
La sua conoscenza è inestimabile e andrebbe tutelato e affiancato a enti di ricerca e sperimentazione medica.
Cosa è successo?
Arrestato il 9.06.2020 presso la sua cascina per qualche kilo di cannabis light, un po' di hashish, estratti e cannabis terapeutica.
L'inconciliabilità è di fondo: è ora di cambiare questa legge!
I giornali stessi si trovano concordi sul definirlo il “guru” riconoscendo la sua preparazione unica in materia.
L’inconciliabilità di fondo tra cannabis e “illecito” persevera e genera queste contraddizioni, come può una persona riconosciuta esperta sull'uso medico e fitoterapeutico di una pianta officinale essere paragonata a un criminale?
Come può un esponente rispettato come illustre membro di un mondo che in altri paesi è stato giustamente normato, essere trattato da narcotrafficante?
Cosa chiediamo:
Davanti all’emergenza farmaco, all’alto costo del prodotto farmaceutico, alla scarsità di ricerca in merito all’uso terapeutico, l’autoproduzione è una soluzione innocua, normata in molti stati: non è accettabile l’arresto di un esponente internazionale della cannabis medica!
Il problema individuato solitamente nella presenza della Cannabis nella tabella 1 delle sostanza stupefacenti dpr 309/90 è in realtà irrisolvibile finché esiste la Convenzione Unica delle Nazioni Unite, per cui si potrebbe innalzare il quantitativo permesso per uso personale, terapeutico o ricreativo.
Si potrebbero tutelare i produttori di cannabis con la fondazione di un ente pubblico come Istituto Nazionale di Controllo sulla Cannabis che rilasci autorizzazioni per il cittadino e per le aziende. aziende capaci di produrre in ambienti tutelati potrebbero produrre cannabis ad alto contenuto di cbd mentre quelle a basso contenuto di cbd potrebbero essere assimilabili alle aziende produttrici di erbe officinali, con sistemi rudimentali. Allo stesso modo il cittadino, con prescrizione medica, potrebbe richiedere l’autorizzazione alla produzione a seconda del suo piano terapeutico e imporre attraverso diversi tipi di criteri, infatti questa pianta è stata molto ben studiata ed è possibile anche soltanto attraverso i consumi o un numero di piante, valutando anche la possibilità di normare una produzione limitata ad un uso ricreativo controllato. Le aziende,se venisse correttamente normata la materia , potrebbero ottenere autorizzazione alla produzione di cannabis con scopo ludico/terapeutico.
Con l'istituzione di un ente di controllo non si lascerebbe spazio di azione alla criminalità organizzata e si potrebbe comporre dei maggiori esperti in materia, italiani disseminati tra università e istituti di ricerca, costretti purtroppo ad andare a lavorare e spendere le loro incredibili competenze in paesi che hanno già riscoperto il valore di questa pianta.
Basterebbe infatti ispirarsi ad altre nazioni che procedono a gran passo verso la liberalizzazione ponendo particolare attenzione alla ripresa economica e la diminuzione della criminalità che tali scelte hanno comportato in paesi come Uruguay, Olanda, California, Messico, Svizzera, Canada, Belgio.
In sintesi:
Chiediamo, dunque, di riconoscere l’inoffensività e la liceità di dell’autoproduzione avviare un processo di riconoscimento del diritto all’autoproduzione partendo dall’uso terapeutico per arrivare ad una graduale liberalizzazione consapevole negli interessi del cittadino e della Repubblica, negli interessi del buon andamento della giustizia ingolfata da procedimenti che si concludono puntualmente in assoluzioni per la mancanza dell’offesa al bene giuridico, Distruggendo gli affari delle criminalità organizzate che inquinano la cannabis da poco, ma la nostra storia da secoli.

Il problema
L’arresto di Franco Casalone ha sconvolto tutti gli attivisti e gli appassionati del mondo cannabico perchè è sempre stato riconosciuto come un’istituzione. Come ci ha ricordato lui nel video appello (vedi) lanciato il 10.06.2020 è il momento di UNIRCI e RICHIEDERE UN CAMBIAMENTO NORMATIVO. E’ ORA CHE SI CAMBI QUESTA LEGGE! (dpr 309/90)
Chi è Franco Casalone?
Attivista e storico antiproibizionista italiano, detto il “guru” per le sue nozioni in materia, è stato il pioniere della cannabis in Europa. Dopo una lunga esperienza in India è divenuto il più grande esperto europeo di tecniche di coltivazione e lavorazione della pianta utilizzando le tradizionali modalità di produzione di Charas e oli estratti.
Ha tradotto la Bibbia di Cervantes in italiano e si dice l’abbia anche corretta!
La sua conoscenza è inestimabile e andrebbe tutelato e affiancato a enti di ricerca e sperimentazione medica.
Cosa è successo?
Arrestato il 9.06.2020 presso la sua cascina per qualche kilo di cannabis light, un po' di hashish, estratti e cannabis terapeutica.
L'inconciliabilità è di fondo: è ora di cambiare questa legge!
I giornali stessi si trovano concordi sul definirlo il “guru” riconoscendo la sua preparazione unica in materia.
L’inconciliabilità di fondo tra cannabis e “illecito” persevera e genera queste contraddizioni, come può una persona riconosciuta esperta sull'uso medico e fitoterapeutico di una pianta officinale essere paragonata a un criminale?
Come può un esponente rispettato come illustre membro di un mondo che in altri paesi è stato giustamente normato, essere trattato da narcotrafficante?
Cosa chiediamo:
Davanti all’emergenza farmaco, all’alto costo del prodotto farmaceutico, alla scarsità di ricerca in merito all’uso terapeutico, l’autoproduzione è una soluzione innocua, normata in molti stati: non è accettabile l’arresto di un esponente internazionale della cannabis medica!
Il problema individuato solitamente nella presenza della Cannabis nella tabella 1 delle sostanza stupefacenti dpr 309/90 è in realtà irrisolvibile finché esiste la Convenzione Unica delle Nazioni Unite, per cui si potrebbe innalzare il quantitativo permesso per uso personale, terapeutico o ricreativo.
Si potrebbero tutelare i produttori di cannabis con la fondazione di un ente pubblico come Istituto Nazionale di Controllo sulla Cannabis che rilasci autorizzazioni per il cittadino e per le aziende. aziende capaci di produrre in ambienti tutelati potrebbero produrre cannabis ad alto contenuto di cbd mentre quelle a basso contenuto di cbd potrebbero essere assimilabili alle aziende produttrici di erbe officinali, con sistemi rudimentali. Allo stesso modo il cittadino, con prescrizione medica, potrebbe richiedere l’autorizzazione alla produzione a seconda del suo piano terapeutico e imporre attraverso diversi tipi di criteri, infatti questa pianta è stata molto ben studiata ed è possibile anche soltanto attraverso i consumi o un numero di piante, valutando anche la possibilità di normare una produzione limitata ad un uso ricreativo controllato. Le aziende,se venisse correttamente normata la materia , potrebbero ottenere autorizzazione alla produzione di cannabis con scopo ludico/terapeutico.
Con l'istituzione di un ente di controllo non si lascerebbe spazio di azione alla criminalità organizzata e si potrebbe comporre dei maggiori esperti in materia, italiani disseminati tra università e istituti di ricerca, costretti purtroppo ad andare a lavorare e spendere le loro incredibili competenze in paesi che hanno già riscoperto il valore di questa pianta.
Basterebbe infatti ispirarsi ad altre nazioni che procedono a gran passo verso la liberalizzazione ponendo particolare attenzione alla ripresa economica e la diminuzione della criminalità che tali scelte hanno comportato in paesi come Uruguay, Olanda, California, Messico, Svizzera, Canada, Belgio.
In sintesi:
Chiediamo, dunque, di riconoscere l’inoffensività e la liceità di dell’autoproduzione avviare un processo di riconoscimento del diritto all’autoproduzione partendo dall’uso terapeutico per arrivare ad una graduale liberalizzazione consapevole negli interessi del cittadino e della Repubblica, negli interessi del buon andamento della giustizia ingolfata da procedimenti che si concludono puntualmente in assoluzioni per la mancanza dell’offesa al bene giuridico, Distruggendo gli affari delle criminalità organizzate che inquinano la cannabis da poco, ma la nostra storia da secoli.

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 11 giugno 2020

