Difendiamo l'insegnamento della filosofia a scuola

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Il problema

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In questi giorni è esploso il caso dell’insegnamento dei Promessi sposi a scuola. Molti hanno gridato allo scandalo perché seguendo le nuove “Indicazioni Nazionali per i Licei”, emanate il 23 aprile scorso dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il grande romanzo manzoniano smetterebbe di essere studiato al secondo anno di Liceo. Ma le Indicazioni Nazionali contengono scelte molto gravi anche per quanto riguarda l’insegnamento della filosofia nelle scuole superiori, finora passate per lo più inosservate. Si tratta di questo: dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone degli autori meritevoli di essere studiati, le “Indicazioni nazionali” procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico. 

Per limitarsi ai casi più sconcertanti, con riferimento a quest’ultimo aspetto: le linee guida  escludono dalla lista degli autori addirittura Spinoza, Leibniz (a parte un riferimento al solo Leibniz “logico” – circostanza che parla da sé! – nelle Linee guida per il Liceo Classico) e Marx; non risolvono il vulnus (già presente nelle indicazioni precedenti) che indica di studiare “almeno uno” tra Hobbes, Locke e Rousseau, suggerendo implicitamente di non approfondire le diverse opzioni che hanno determinato niente di meno che la costituzione della razionalità politica moderna; limitano lo studio di un autore decisivo come Kant alla sola “idea (sic!) di critica”, rimaneggiando profondamente lo studio del criticismo in tutti i suoi aspetti (non ultimi quelli morali e storico-politici); ignorano Fichte e Schelling, dunque la stessa filosofia classica tedesca, sradicandola dal panorama del pensiero moderno. Si potrebbe continuare a lungo, se non che ciò che rileva evidenziare è che tali inopinate esclusioni non sono innocenti, giacché si trova il modo di sostituire gli autori appena menzionati con una non meglio specificata “filosofia italiana dell’Ottocento” (davvero così rilevante al cospetto dei classici fatti rimuovere?) e con il riferimento al “neo-idealismo crociano e gentiliano” (astratto dalle sue radici nella tradizione del marxismo italiano e dalla critica che ne ha fatto Gramsci).

Pare evidente che la composizione – quantomeno bizzarra – di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di “egemonia culturale” che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni. Ma c’è di più. La montagna ha partorito il topolino anche perché la proposta Valditara è l’esito di consultazioni che hanno coinvolto un numero limitatissimo di esperti, nominati – secondo logiche non del tutto perspicue, peraltro – dal Ministero. Nessuna vera discussione – che avrebbe dovuto essere ampia e diffusa – ne ha accompagnato la genesi. Un metodo verticistico per un risultato regressivo.

Preoccupa, inoltre, che questa operazione “culturale” si sposi – non casualmente – con il tentativo di aggredire il sapere storico e la ricchezza delle sue articolazioni, proponendo il suo ridimensionamento metodologico in favore di una nuova “modalità” di insegnamento della filosofia, definita “tematica”, ma dietro la quale si nasconde la precisa volontà – perseguita da qualche solerte membro della Commissione di esperti nominata dal Ministero – di diluire l’inquadramento storico-critico delle problematiche filosofiche con una pseudo-metodologia di importazione del tutto estranea alla nostra tradizione nazionale e funzionale unicamente a obliterare la storia e neutralizzare la profondità critica della filosofia. 

Desta sconcerto, peraltro, il dilettantismo con il quale si tenta di dare soluzione al problema, pure da più parti sentito e riconosciuto, di uno studio meno impressionistico del “secolo breve”, spesso sacrificato da programmi scolastici incapaci di ricomprenderlo (quantomeno nei suoi tratti caratterizzanti e decisivi): le nuove linee guida riescono nella non facile impresa di peggiorare anche questa situazione, poiché la malcelata fretta di spingere l’insegnamento della filosofia sino al ventunesimo secolo – che ben si accorda con la provinciale attitudine a nominare di sfuggita temi “alla moda” che però non vengono adeguatamente svolti – è raggiunta a discapito dell’approfondimento del diciannovesimo e soprattutto del ventesimo secolo. Quest’ultimo, fino ad oggi praticamente dimenticato, verrebbe ora incomprensibilmente compresso in favore di uno sguardo approssimativo sulla più stringente attualità. 

Un vero disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto come le parti organiche di un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole, priva di respiro, incapace di fornire gli strumenti necessari per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, i suoi fenomeni più recenti, il quadro delle trasformazioni che ne governano il vorticoso divenire.

In qualità di docenti universitari delle diverse aree filosofiche invitiamo i colleghi, gli studenti, le società di settore a favorire l’apertura di una discussione autenticamente democratica su questo delicato tema. È necessario impegnarsi, ciascuno nel suo ruolo e in base alle sue possibilità, per chiedere il ritiro delle linee guida e giungere a una proposta alternativa realmente condivisa da tutti gli attori del mondo della scuola e dell’università.

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EN

The new "National Guidelines for Secondary Schools" issued on 23 April by Minister of Education Giuseppe Valditara contain decisions of serious consequence for the teaching of philosophy in the Italian secondary education — decisions that have largely gone unnoticed. Specifically: in indicating, even if by way of non-binding example, which philosophers belong to the canon of authors worthy of study, the Guidelines proceed to the exclusion of several major classics of the modern and contemporary tradition — genuine giants of rationalist and materialist philosophy and, more broadly, of critical thought.

To confine oneself to the most striking cases: the guidelines exclude from the authors' list Spinoza, Leibniz (except for a reference to Leibniz solely as a "logician" — in the Guidelines for the Liceo Classico  — which is telling in itself), and Marx; they leave unresolved the wound already present in earlier guidelines, which recommends studying "at least one" among Hobbes, Locke, and Rousseau, implicitly suggesting that their divergent contributions — which shaped nothing less than the foundations of modern political rationality — need not all be explored; they reduce the study of a pivotal thinker like Kant to the mere "idea (sic!) of critique," substantially reducing the study of his critical philosophy in all its dimensions (not least the moral and historico-political ones); they ignore Fichte and Schelling, and thus German classical philosophy as a whole, uprooting it from the landscape of modern thought. One could go on at length — but what matters to highlight is that these unexpected exclusions are not innocent, since room is found to replace the authors just mentioned with a vaguely defined "Italian philosophy of the nineteenth century" (truly so significant compared to the classics being removed?) and with references to "Crocean and Gentilian neo-idealism", the dominant Italian idealist tradition of the early twentieth century — abstracted from its roots in the Italian Marxist tradition and from Gramsci's critique of it.

It seems evident that the — at best peculiar — composition of this list owes more than one debt to that fanciful project of "cultural hegemony" that a right-wing government attempts to leave, as the legislature nears its end, as a poisoned gift to schools, teachers, and above all to new generations. But there is more. The mountain has brought forth a mouse, also because the Valditara proposal is the outcome of consultations involving an extremely limited number of experts, appointed — according to criteria that are not entirely transparent — by the Ministry. No genuine broad public discussion accompanied its genesis. A top-down method producing a regressive result.

It is also worrying that this "cultural" operation goes hand in hand — not coincidentally — with an attempt to attack historical knowledge and the richness of its articulations, proposing its methodological downsizing in favour of a new "thematic" mode of teaching philosophy. Behind this label lies a precise intention — pursued by certain diligent members of the ministerial expert committee — to dilute the historico-critical framing of philosophical problems with a pseudo-methodology of foreign import, entirely alien to our national tradition, serving only to erase history and neutralise philosophy's critical depth.

Equally disconcerting is the lack of rigor with which the proposal attempts to address a problem widely felt and acknowledged: the often superficial treatment of the "short twentieth century", frequently sacrificed by curricula unable to accommodate it adequately. The new guidelines manage the no small feat of worsening even this situation: the rush to extend philosophy teaching into the twenty-first century — which fits with a provincial tendency to name fashionable topics without adequately developing them — is achieved at the expense of thorough treatment of the nineteenth and especially the twentieth century. The latter, until now practically neglected, would now be incomprehensibly compressed in favour of a cursory glance at the most immediate present.

A genuine disaster, then — one that should not be seen as the coincidence of unfortunate decisions, but rather as the product of a unified and coherent project: to deliver to a new generation of students, already severely disadvantaged by the condition of inexorable decline to which our country seems consigned, a weak and shallow education, incapable of providing the tools needed to understand the complexity of the contemporary world, its most recent phenomena, and the transformations governing its rapid change.

As university professors across the various areas of philosophy, we invite colleagues, students, and scientific societies to promote the opening of a genuinely democratic discussion on this issue. It is necessary for each of us, in our respective roles and within our means, to demand the withdrawal of these guidelines and to work toward an alternative proposal genuinely shared by all actors in schools and universities.

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FR

Spinoza et Marx exclus des lycées italiens : pétition contre une purge philosophique du gouvernement Meloni

Ces dernières semaines, les nouvelles Indicazioni Nazionali per i Licei (Instructions nationales pour les lycées) promulguées le 23 avril dernier par le ministre de l'Instruction et du Mérite Giuseppe Valditara ont suscité un large débat public en Italie. Par cette pétition, nous entendons dénoncer et porter à l'attention publique l'un des aspects les plus graves de cette réforme, jusqu'à présent largement passé inaperçu : les choix opérés concernant l'enseignement de la philosophie dans les lycées. En devant indiquer — même à titre indicatif et non contraignant — quels sont les philosophes et les philosophes appartenant au canon des auteurs dignes d'être étudiés, les Indicazioni nazionali procèdent à l'exclusion téméraire de certains grands classiques de la tradition moderne et contemporaine, véritables géants de la philosophie rationaliste et matérialiste et, plus généralement, de la pensée critique.

Pour s'en tenir aux cas les plus déconcertants : les lignes directrices excluent de la liste des auteurs Spinoza, Leibniz (à l'exception d'une référence au seul Leibniz « logicien » — circonstance qui se passe de commentaire — dans les lignes directrices pour le Liceo Classico) et Marx ; elles ne résolvent pas la lacune, déjà présente dans les instructions précédentes, qui préconise d'étudier « au moins un » auteur parmi Hobbes, Locke et Rousseau, suggérant implicitement de ne pas approfondir les différentes options qui ont déterminé la constitution même de la rationalité politique moderne ; elles limitent l'étude d'un auteur aussi décisif que Kant à la seule « idée de critique », amputant le criticisme dans ses aspects moraux et historico-politiques ; elles ignorent Fichte et Schelling, déracinant ainsi la philosophie classique allemande du panorama de la pensée moderne. Ces exclusions ne sont pas innocentes : à la place des auteurs supprimés figurent une « philosophie italienne du XIXe siècle » laissée sans définition précise et le « néo-idéalisme de Croce et Gentile », présenté de surcroît de manière entièrement coupée de la tradition du marxisme italien et de la critique qu'en a faite Gramsci.

Il est évident que la composition de cette liste reflète un projet précis d'« hégémonie culturelle » que le gouvernement sortant tente d'imposer au monde scolaire comme legs de législature. La méthode adoptée aggrave le problème : la proposition est le résultat de consultations n'ayant impliqué qu'un nombre très limité d'experts nommés par le ministère, sans aucune discussion élargie et partagée avec la communauté académique et scolaire. Une méthode verticale pour un résultat régressif.

Il est en outre préoccupant que cette opération « culturelle » s'accompagne de l'introduction d'une nouvelle « modalité thématique » d'enseignement de la philosophie, derrière laquelle se dissimule la volonté de diluer le cadrage historico-critique des problématiques philosophiques, en oblitérant l'histoire et en neutralisant la profondeur critique de la discipline. Cette dérive méthodologique se combine avec un déséquilibre chronologique tout aussi grave : la hâte d'étendre l'enseignement jusqu'au XXIe siècle se fait au détriment de l'approfondissement du XIXe et surtout du XXe siècle, qui se trouverait encore davantage comprimé au profit d'un regard approximatif sur l'actualité la plus immédiate.

Ces choix ne sont pas la coïncidence fortuite de maladresses malheureuses : ils sont les parties organiques d'un projet unitaire, dont le résultat est de livrer aux nouvelles générations une formation faible, sans souffle critique, incapable de fournir les outils nécessaires pour comprendre la complexité du monde contemporain.

En qualité d'enseignants universitaires des différents domaines philosophiques, nous invitons nos collègues, les étudiants et les sociétés savantes du secteur à favoriser l'ouverture d'une discussion authentiquement démocratique sur ce sujet. Il est nécessaire de s'engager, chacun dans son rôle et selon ses possibilités, pour demander le retrait des lignes directrices et parvenir à une proposition alternative véritablement partagée par tous les acteurs du monde scolaire et universitaire.

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ES

Las nuevas "Líneas Guía Nacionales para las Escuelas Secundarias", publicadas el 23 de abril por el Ministro de Educación Giuseppe Valditara, contienen decisiones de graves consecuencias para la enseñanza de la filosofía en la educación secundaria italiana — decisiones que, en gran medida, han pasado desapercibidas. Específicamente: al indicar, aunque sea a modo de ejemplo no vinculante, qué filósofos pertenecen al canon de autores dignos de estudio, las Líneas Guía proceden a la exclusión de varios grandes clásicos de la tradición moderna y contemporánea — auténticos gigantes de la filosofía racionalista y materialista y, más ampliamente, del pensamiento crítico.

Para limitarse a los casos más llamativos: las líneas guía excluyen de la lista de autores a Spinoza, Leibniz (excepto por una referencia a Leibniz únicamente como "lógico" — en las Líneas Guía para el Liceo Classico —, lo cual es elocuente en sí mismo) y Marx; dejan sin resolver la herida ya presente en las líneas guía anteriores, que recomienda estudiar "al menos uno" entre Hobbes, Locke y Rousseau, sugiriendo implícitamente que sus divergentes contribuciones — que configuraron nada menos que los fundamentos de la racionalidad política moderna — no necesitan ser exploradas en su totalidad; reducen el estudio de un pensador fundamental como Kant a la mera "idea (¡sic!) de la crítica", reduciendo sustancialmente el estudio de su filosofía crítica en todas sus dimensiones (no menos las morales e histórico-políticas); ignoran a Fichte y Schelling, y por tanto a la filosofía clásica alemana en su conjunto, desarraigándola del panorama del pensamiento moderno. Se podría continuar largamente — pero lo que importa destacar es que estas inesperadas exclusiones no son inocentes, ya que se encuentra espacio para reemplazar a los autores recién mencionados por una vagamente definida "filosofía italiana del siglo XIX" (¿verdaderamente tan significativa en comparación con los clásicos eliminados?) y con referencias al "neoidealismo croceano y gentiliano", la tradición idealista italiana dominante de principios del siglo XX — abstraída de sus raíces en la tradición marxista italiana y de la crítica de Gramsci a la misma.

Parece evidente que la — en el mejor de los casos, peculiar — composición de esta lista debe más de una deuda a ese fantasioso proyecto de "hegemonía cultural" que un gobierno de derecha intenta dejar, a medida que la legislatura se acerca a su fin, como un regalo envenenado a las escuelas, a los profesores y, sobre todo, a las nuevas generaciones. Pero hay más. El parto de los montes ha traído un ratón, también porque la propuesta de Valditara es el resultado de consultas en las que participó un número extremadamente limitado de expertos, designados — según criterios que no son del todo transparentes — por el Ministerio. Ninguna discusión pública amplia y genuina acompañó su génesis. Un método de arriba hacia abajo que produce un resultado regresivo.
También es preocupante que esta operación "cultural" vaya de la mano — no por casualidad — con un intento de atacar el conocimiento histórico y la riqueza de sus articulaciones, proponiendo su reducción metodológica en favor de una nueva modalidad "temática" de enseñanza de la filosofía. Detrás de esta etiqueta se esconde una intención precisa — perseguida por ciertos miembros diligentes del comité de expertos ministeriales — de diluir el marco histórico-crítico de los problemas filosóficos con una pseudometodología de importación extranjera, enteramente ajena a nuestra tradición nacional, que sirve únicamente para borrar la historia y neutralizar la profundidad crítica de la filosofía.

Igualmente desconcertante es la falta de rigor con la que la propuesta intenta abordar un problema ampliamente sentido y reconocido: el tratamiento a menudo superficial del "corto siglo XX", frecuentemente sacrificado por planes de estudio incapaces de darle cabida adecuadamente. Las nuevas líneas guía logran la no pequeña hazaña de empeorar incluso esta situación: la prisa por extender la enseñanza de la filosofía al siglo XXI — que encaja con una tendencia provinciana a nombrar temas de moda sin desarrollarlos adecuadamente — se logra a expensas de un tratamiento profundo del siglo XIX y, especialmente, del siglo XX. Este último, hasta ahora prácticamente descuidado, sería ahora incomprensiblemente comprimido en favor de una mirada superficial al presente más inmediato.

Un auténtico desastre, entonces — uno que no debe verse como la coincidencia de decisiones desafortunadas, sino más bien como el producto de un proyecto unificado y coherente: entregar a una nueva generación de estudiantes, ya severamente desfavorecidos por la condición de declive inexorable a la que nuestro país parece consignado, una educación débil y superficial, incapaz de proporcionar las herramientas necesarias para comprender la complejidad del mundo contemporáneo, sus fenómenos más recientes y las transformaciones que gobiernan su rápido cambio.

Como profesores universitarios de las diversas áreas de la filosofía, invitamos a colegas, estudiantes y sociedades científicas a promover la apertura de una discusión genuinamente democrática sobre este tema. Es necesario que cada uno de nosotros, en nuestros respectivos roles y dentro de nuestras posibilidades, exija la retirada de estas líneas guía y trabaje en pos de una propuesta alternativa genuinamente compartida por todos los actores de las escuelas y las universidades.

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DE

Die am 23. April von Bildungsminister Giuseppe Valditara erlassenen neuen „Nationalen Richtlinien für Gymnasien“ enthalten Entscheidungen von schwerwiegender Tragweite für den Philosophieunterricht an den italienischen weiterführenden Schulen – Entscheidungen, die weitgehend unbemerkt geblieben sind. Konkret: Indem die Richtlinien, wenn auch nur als unverbindliches Beispiel, angeben, welche Philosophen zum Kanon der untersuchenswerten Autoren gehören, schließen sie mehrere bedeutende Klassiker der modernen und zeitgenössischen Tradition aus – wahre Giganten der rationalistischen und materialistischen Philosophie und ganz allgemein des kritischen Denkens.

Um nur die eklatantesten Fälle anzuführen: Die Richtlinien schließen Spinoza, Leibniz (abgesehen von einem Verweis auf Leibniz ausschließlich als „Logiker“ in den Richtlinien für das Liceo Classico, was an sich schon vielsagend ist) und Marx aus der Autorenliste aus; sie lassen eine bereits in früheren Richtlinien vorhandene Wunde offen, die empfiehlt, „mindestens einen“ der Autoren Hobbes, Locke und Rousseau zu studieren, was implizit suggeriert, dass ihre unterschiedlichen Beiträge – die nichts Geringeres als die Fundamente der modernen politischen Rationalität geformt haben – nicht alle untersucht werden müssen; sie reduzieren das Studium eines so zentralen Denkers wie Kant auf die bloße „Idee (sic!) der Kritik“ und beschneiden damit das Studium seiner kritischen Philosophie in all ihren Dimensionen (nicht zuletzt der moralischen und historisch-politischen) erheblich; sie ignorieren Fichte und Schelling und damit die klassische deutsche Philosophie als Ganzes, wodurch sie diese aus der Landschaft des modernen Denkens entwurzeln. Man könnte die Liste lange fortsetzen – aber es ist wichtig hervorzuheben, dass diese unerwarteten Ausschlüsse nicht unschuldig sind, da Platz gefunden wird, um die gerade erwähnten Autoren durch eine vage definierte „italienische Philosophie des 19. Jahrhunderts“ (ist diese im Vergleich zu den gestrichenen Klassikern wirklich so bedeutend?) und durch Verweise auf den „Neoidealismus von Croce und Gentile“ zu ersetzen, der dominierenden italienischen idealistischen Tradition des frühen 20. Jahrhunderts – losgelöst von ihren Wurzeln in der italienischen marxistischen Tradition und von Gramscis Kritik daran.

Es scheint offensichtlich, dass die – gelinde gesagt eigentümliche – Zusammensetzung dieser Liste wesentlich auf jenes fantasievolle Projekt einer „kulturellen Hegemonie“ zurückgeht, das eine rechte Regierung gegen Ende ihrer Legislaturperiode Schulen, Lehrkräften und vor allem den neuen Generationen als vergiftetes Vermächtnis hinterlassen möchte. Aber das ist noch nicht alles. Der Kreißsaal der Berge hat eine Maus geboren, auch weil der Valditara-Vorschlag das Ergebnis von Konsultationen ist, an denen eine begrenzte Anzahl von Experten beteiligt war, die nach nicht ganz transparenten Kriterien vom Ministerium ernannt wurden. Keine echte, breite öffentliche Diskussion hat die Entstehung begleitet. Eine Top-down-Methode, die zu einem regressiven Ergebnis führt.

Es ist auch besorgniserregend, dass diese „kulturelle“ Operation – nicht zufällig – Hand in Hand geht mit dem Versuch, das historische Wissen und den Reichtum seiner Artikulationen anzugreifen, indem eine methodische Verkleinerung zugunsten einer neuen „thematischen“ Form des Philosophieunterrichts vorgeschlagen wird. Hinter diesem Etikett verbirgt sich die präzise Absicht – die von bestimmten emsigen Mitgliedern des ministerialen Expertenkomitees verfolgt wird –, den historisch-kritischen Rahmen philosophischer Probleme durch eine aus dem Ausland importierte Pseudo-Methodik zu verwässern, die unserer nationalen Tradition völlig fremd ist und nur dazu dient, die Geschichte auszulöschen und die kritische Tiefe der Philosophie zu neutralisieren.

Ebenso befremdlich ist der Mangel an Rigorismus, mit dem der Vorschlag versucht, ein weithin gefühltes und anerkanntes Problem anzugehen: die oft oberflächliche Behandlung des „kurzen 20. Jahrhunderts“ in den Lehrplänen. Die neuen Richtlinien vollbringen das nicht geringe Kunststück, selbst diese Situation noch zu verschlimmern: Die Eile, den Philosophieunterricht in das 21. Jahrhundert hinein auszuweiten – was zu einer provinziellen Tendenz passt, modische Themen zu nennen, ohne sie adäquat auszuarbeiten –, geht auf Kosten einer gründlichen Behandlung des 19. und insbesondere des 20. Jahrhunderts. Letzteres, das bisher praktisch vernachlässigt wurde, würde nun unverständlicherweise komprimiert, zugunsten eines flüchtigen Blicks auf die unmittelbarste Gegenwart.

Ein wahres Desaster also – eines, das nicht als das Zusammentreffen unglücklicher Entscheidungen gesehen werden sollte, sondern vielmehr als das Produkt eines einheitlichen und kohärenten Projekts: einer neuen Generation von Schülerinnen und Schülern, die ohnehin schon unter dem Zustand des unaufhaltsamen Niedergangs zu leiden haben, dem unser Land ausgeliefert zu sein scheint, eine schwache und oberflächliche Bildung zu liefern, die unfähig ist, die Werkzeuge bereitzustellen, die notwendig sind, um die Komplexität der zeitgenössischen Welt, ihre jüngsten Phänomene und die ihren raschen Wandel bestimmenden Transformationen zu verstehen.

Als Universitätsprofessoren der verschiedenen Bereiche der Philosophie laden wir Kolleginnen und Kollegen, Studierende und wissenschaftliche Fachgesellschaften ein, die Eröffnung einer wirklich demokratischen Diskussion über dieses Thema zu fördern. Es ist notwendig, dass jeder von uns, in den jeweiligen Rollen und im Rahmen der eigenen Möglichkeiten, die Rücknahme dieser Richtlinien fordert und an einem alternativen Vorschlag arbeitet, der von allen Akteuren in Schulen und Universitäten wirklich getragen wird.

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Primi firmatari

Siegrid Agostini (Università del Salento)
Francesca Alesse (Iliesi, CNR)
Carlo Altini (Università di Modena e Reggio Emilia)

Cinzia Arruzza (Boston University)
Stefano G. Azzarà (Università di Urbino)
Giulio Azzolini (Università Ca’ Foscari Venezia)
Franco Bacchelli (Università di Bologna)
Andrea Bardin (Università di Padova)
Luca Basso (Università di Padova)
Michele Basso (Università di Padova)
Giulia Belgioioso (Università del Salento)
Giuseppe Bianco (Università Ca’ Foscari)
Davide Bondì (Università di Verona)

Carlo Borghero (Università di Roma “La Sapienza”)
Claudio Buccolini (Iliesi, CNR)
Massimo Cacciari (Università Vita-Salute San Raffaele)
Mimmo Cangiano (Università Ca’ Foscari Venezia)
Guido Carpi (Università di Napoli L'Orientale)
Francesco Caruso (Università di Roma “La Sapienza”)
Cecilia Castellani (Fondazione Roma Sapienza)
Antonio Cecere (Università di Roma Tor Vergata)
Giorgio Cesarale (Università Ca’ Foscari Venezia)
Claudio Corradetti (Università Tor Vergata)
Giuseppe Cospito (Università di Pavia)
Vincenzo Costa (Università Vita-Salute San Raffaele)
Matteo D’Alfonso (Università di Ferrara)
Filippo Del Lucchese (Università di Bologna)

Paola Dessì (Università di Udine)
Leonardo Distaso (Università di Napoli “Federico II”)
Carla Maria Fabiani (Liceo Montessori Roma)

Giorgio Fazio (Università di Roma “La Sapienza”)
Franco Ferrari (Università di Pavia)
Roberto Finelli (Università Roma Tre)
Maria Cristina Fornari (Università del Salento)
Francesco Fronterotta (Università di Roma “La Sapienza”)
Fabio Frosini (Università di Urbino)
Carlo Galli (Università di Bologna, Fondazione Gramsci Emilia-Romagna)
Stefano Gensini (Università di Roma “La Sapienza”)
Dario Gentili (Università Roma Tre)
Simone Guidi (Iliesi, CNR)
Augusto Illuminati (Università di Urbino)
Gennaro Imbriano (Università di Bologna)
Maria Laura Lanzillo (Università di Bologna)
Gaetano Lettieri (Università di Roma “La Sapienza”)
Giovanni Licata (Università di Roma “La Sapienza”)
Francesco Mancuso (Università degli studi di Salerno)
Jamila Mascat (Università di Utrecht)
Sandro Mezzadra (Università di Bologna)
Vittorio Morfino (Università di Milano-Bicocca)
Marcello Mustè (Università di Roma “La Sapienza”)
Paolo Norbiato (Liceo Fogazzaro, Vicenza)
Matteo Pasquinelli (Università Ca’ Foscari Venezia)
Federico M. Petrucci (Università di Torino)
Stefano Petrucciani (Università di Roma “La Sapienza”)
Paolo Quintili (Università di Roma Tor Vergata)
Mario Reale (Università di Roma “La Sapienza”)
Giovanni Sgro' (Università eCampus)
Fabio Raimondi (Università di Trieste)
Annalisa Schino (Università di Roma “La Sapienza”)
Danilo Siragusa (Liceo classico e musicale "C. Cavour", Torino)
Fabio Sulpizio (Università del Salento)
Salvatore Tinè (Università di Catania)
Giuseppina Totaro (Iliesi, CNR)
Francesco Toto (Università Roma Tre)
Lorenzo Vinciguerra (Università di Bologna)
Stefano Visentin (Università di Urbino)

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Gennaro ImbrianoPromotore della petizioneUniversità di Bologna

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