

Difendiamo l'insegnamento della filosofia a scuola
Il problema
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In questi giorni è esploso il caso dell’insegnamento dei Promessi sposi a scuola. Molti hanno gridato allo scandalo perché seguendo le nuove “Indicazioni Nazionali per i Licei”, emanate il 23 aprile scorso dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il grande romanzo manzoniano smetterebbe di essere studiato al secondo anno di Liceo. Ma le Indicazioni Nazionali contengono scelte molto gravi anche per quanto riguarda l’insegnamento della filosofia nelle scuole superiori, finora passate per lo più inosservate. Si tratta di questo: dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone degli autori meritevoli di essere studiati, le “Indicazioni nazionali” procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico.
Per limitarsi ai casi più sconcertanti, con riferimento a quest’ultimo aspetto: le linee guida escludono dalla lista degli autori addirittura Spinoza, Leibniz (a parte un riferimento al solo Leibniz “logico” – circostanza che parla da sé! – nelle Linee guida per il Liceo Classico) e Marx; non risolvono il vulnus (già presente nelle indicazioni precedenti) che indica di studiare “almeno uno” tra Hobbes, Locke e Rousseau, suggerendo implicitamente di non approfondire le diverse opzioni che hanno determinato niente di meno che la costituzione della razionalità politica moderna; limitano lo studio di un autore decisivo come Kant alla sola “idea (sic!) di critica”, rimaneggiando profondamente lo studio del criticismo in tutti i suoi aspetti (non ultimi quelli morali e storico-politici); ignorano Fichte e Schelling, dunque la stessa filosofia classica tedesca, sradicandola dal panorama del pensiero moderno. Si potrebbe continuare a lungo, se non che ciò che rileva evidenziare è che tali inopinate esclusioni non sono innocenti, giacché si trova il modo di sostituire gli autori appena menzionati con una non meglio specificata “filosofia italiana dell’Ottocento” (davvero così rilevante al cospetto dei classici fatti rimuovere?) e con il riferimento al “neo-idealismo crociano e gentiliano” (astratto dalle sue radici nella tradizione del marxismo italiano e dalla critica che ne ha fatto Gramsci).
Pare evidente che la composizione – quantomeno bizzarra – di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di “egemonia culturale” che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni. Ma c’è di più. La montagna ha partorito il topolino anche perché la proposta Valditara è l’esito di consultazioni che hanno coinvolto un numero limitatissimo di esperti, nominati – secondo logiche non del tutto perspicue, peraltro – dal Ministero. Nessuna vera discussione – che avrebbe dovuto essere ampia e diffusa – ne ha accompagnato la genesi. Un metodo verticistico per un risultato regressivo.
Preoccupa, inoltre, che questa operazione “culturale” si sposi – non casualmente – con il tentativo di aggredire il sapere storico e la ricchezza delle sue articolazioni, proponendo il suo ridimensionamento metodologico in favore di una nuova “modalità” di insegnamento della filosofia, definita “tematica”, ma dietro la quale si nasconde la precisa volontà – perseguita da qualche solerte membro della Commissione di esperti nominata dal Ministero – di diluire l’inquadramento storico-critico delle problematiche filosofiche con una pseudo-metodologia di importazione del tutto estranea alla nostra tradizione nazionale e funzionale unicamente a obliterare la storia e neutralizzare la profondità critica della filosofia.
Desta sconcerto, peraltro, il dilettantismo con il quale si tenta di dare soluzione al problema, pure da più parti sentito e riconosciuto, di uno studio meno impressionistico del “secolo breve”, spesso sacrificato da programmi scolastici incapaci di ricomprenderlo (quantomeno nei suoi tratti caratterizzanti e decisivi): le nuove linee guida riescono nella non facile impresa di peggiorare anche questa situazione, poiché la malcelata fretta di spingere l’insegnamento della filosofia sino al ventunesimo secolo – che ben si accorda con la provinciale attitudine a nominare di sfuggita temi “alla moda” che però non vengono adeguatamente svolti – è raggiunta a discapito dell’approfondimento del diciannovesimo e soprattutto del ventesimo secolo. Quest’ultimo, fino ad oggi praticamente dimenticato, verrebbe ora incomprensibilmente compresso in favore di uno sguardo approssimativo sulla più stringente attualità.
Un vero disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto come le parti organiche di un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole, priva di respiro, incapace di fornire gli strumenti necessari per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, i suoi fenomeni più recenti, il quadro delle trasformazioni che ne governano il vorticoso divenire.
In qualità di docenti universitari delle diverse aree filosofiche invitiamo i colleghi, gli studenti, le società di settore a favorire l’apertura di una discussione autenticamente democratica su questo delicato tema. È necessario impegnarsi, ciascuno nel suo ruolo e in base alle sue possibilità, per chiedere il ritiro delle linee guida e giungere a una proposta alternativa realmente condivisa da tutti gli attori del mondo della scuola e dell’università.
***
EN
The new "National Guidelines for Secondary Schools" issued on 23 April by Minister of Education Giuseppe Valditara contain decisions of serious consequence for the teaching of philosophy in the Italian secondary education — decisions that have largely gone unnoticed. Specifically: in indicating, even if by way of non-binding example, which philosophers belong to the canon of authors worthy of study, the Guidelines proceed to the exclusion of several major classics of the modern and contemporary tradition — genuine giants of rationalist and materialist philosophy and, more broadly, of critical thought.
To confine oneself to the most striking cases: the guidelines exclude from the authors' list Spinoza, Leibniz (except for a reference to Leibniz solely as a "logician" — in the Guidelines for the Liceo Classico — which is telling in itself), and Marx; they leave unresolved the wound already present in earlier guidelines, which recommends studying "at least one" among Hobbes, Locke, and Rousseau, implicitly suggesting that their divergent contributions — which shaped nothing less than the foundations of modern political rationality — need not all be explored; they reduce the study of a pivotal thinker like Kant to the mere "idea (sic!) of critique," substantially reducing the study of his critical philosophy in all its dimensions (not least the moral and historico-political ones); they ignore Fichte and Schelling, and thus German classical philosophy as a whole, uprooting it from the landscape of modern thought. One could go on at length — but what matters to highlight is that these unexpected exclusions are not innocent, since room is found to replace the authors just mentioned with a vaguely defined "Italian philosophy of the nineteenth century" (truly so significant compared to the classics being removed?) and with references to "Crocean and Gentilian neo-idealism", the dominant Italian idealist tradition of the early twentieth century — abstracted from its roots in the Italian Marxist tradition and from Gramsci's critique of it.
It seems evident that the — at best peculiar — composition of this list owes more than one debt to that fanciful project of "cultural hegemony" that a right-wing government attempts to leave, as the legislature nears its end, as a poisoned gift to schools, teachers, and above all to new generations. But there is more. The mountain has brought forth a mouse, also because the Valditara proposal is the outcome of consultations involving an extremely limited number of experts, appointed — according to criteria that are not entirely transparent — by the Ministry. No genuine broad public discussion accompanied its genesis. A top-down method producing a regressive result.
It is also worrying that this "cultural" operation goes hand in hand — not coincidentally — with an attempt to attack historical knowledge and the richness of its articulations, proposing its methodological downsizing in favour of a new "thematic" mode of teaching philosophy. Behind this label lies a precise intention — pursued by certain diligent members of the ministerial expert committee — to dilute the historico-critical framing of philosophical problems with a pseudo-methodology of foreign import, entirely alien to our national tradition, serving only to erase history and neutralise philosophy's critical depth.
Equally disconcerting is the lack of rigor with which the proposal attempts to address a problem widely felt and acknowledged: the often superficial treatment of the "short twentieth century", frequently sacrificed by curricula unable to accommodate it adequately. The new guidelines manage the no small feat of worsening even this situation: the rush to extend philosophy teaching into the twenty-first century — which fits with a provincial tendency to name fashionable topics without adequately developing them — is achieved at the expense of thorough treatment of the nineteenth and especially the twentieth century. The latter, until now practically neglected, would now be incomprehensibly compressed in favour of a cursory glance at the most immediate present.
A genuine disaster, then — one that should not be seen as the coincidence of unfortunate decisions, but rather as the product of a unified and coherent project: to deliver to a new generation of students, already severely disadvantaged by the condition of inexorable decline to which our country seems consigned, a weak and shallow education, incapable of providing the tools needed to understand the complexity of the contemporary world, its most recent phenomena, and the transformations governing its rapid change.
As university professors across the various areas of philosophy, we invite colleagues, students, and scientific societies to promote the opening of a genuinely democratic discussion on this issue. It is necessary for each of us, in our respective roles and within our means, to demand the withdrawal of these guidelines and to work toward an alternative proposal genuinely shared by all actors in schools and universities.
***
FR
Spinoza et Marx exclus des lycées italiens : pétition contre une purge philosophique du gouvernement Meloni
Ces dernières semaines, les nouvelles Indicazioni Nazionali per i Licei (Instructions nationales pour les lycées) promulguées le 23 avril dernier par le ministre de l'Instruction et du Mérite Giuseppe Valditara ont suscité un large débat public en Italie. Par cette pétition, nous entendons dénoncer et porter à l'attention publique l'un des aspects les plus graves de cette réforme, jusqu'à présent largement passé inaperçu : les choix opérés concernant l'enseignement de la philosophie dans les lycées. En devant indiquer — même à titre indicatif et non contraignant — quels sont les philosophes et les philosophes appartenant au canon des auteurs dignes d'être étudiés, les Indicazioni nazionali procèdent à l'exclusion téméraire de certains grands classiques de la tradition moderne et contemporaine, véritables géants de la philosophie rationaliste et matérialiste et, plus généralement, de la pensée critique.
Pour s'en tenir aux cas les plus déconcertants : les lignes directrices excluent de la liste des auteurs Spinoza, Leibniz (à l'exception d'une référence au seul Leibniz « logicien » — circonstance qui se passe de commentaire — dans les lignes directrices pour le Liceo Classico) et Marx ; elles ne résolvent pas la lacune, déjà présente dans les instructions précédentes, qui préconise d'étudier « au moins un » auteur parmi Hobbes, Locke et Rousseau, suggérant implicitement de ne pas approfondir les différentes options qui ont déterminé la constitution même de la rationalité politique moderne ; elles limitent l'étude d'un auteur aussi décisif que Kant à la seule « idée de critique », amputant le criticisme dans ses aspects moraux et historico-politiques ; elles ignorent Fichte et Schelling, déracinant ainsi la philosophie classique allemande du panorama de la pensée moderne. Ces exclusions ne sont pas innocentes : à la place des auteurs supprimés figurent une « philosophie italienne du XIXe siècle » laissée sans définition précise et le « néo-idéalisme de Croce et Gentile », présenté de surcroît de manière entièrement coupée de la tradition du marxisme italien et de la critique qu'en a faite Gramsci.
Il est évident que la composition de cette liste reflète un projet précis d'« hégémonie culturelle » que le gouvernement sortant tente d'imposer au monde scolaire comme legs de législature. La méthode adoptée aggrave le problème : la proposition est le résultat de consultations n'ayant impliqué qu'un nombre très limité d'experts nommés par le ministère, sans aucune discussion élargie et partagée avec la communauté académique et scolaire. Une méthode verticale pour un résultat régressif.
Il est en outre préoccupant que cette opération « culturelle » s'accompagne de l'introduction d'une nouvelle « modalité thématique » d'enseignement de la philosophie, derrière laquelle se dissimule la volonté de diluer le cadrage historico-critique des problématiques philosophiques, en oblitérant l'histoire et en neutralisant la profondeur critique de la discipline. Cette dérive méthodologique se combine avec un déséquilibre chronologique tout aussi grave : la hâte d'étendre l'enseignement jusqu'au XXIe siècle se fait au détriment de l'approfondissement du XIXe et surtout du XXe siècle, qui se trouverait encore davantage comprimé au profit d'un regard approximatif sur l'actualité la plus immédiate.
Ces choix ne sont pas la coïncidence fortuite de maladresses malheureuses : ils sont les parties organiques d'un projet unitaire, dont le résultat est de livrer aux nouvelles générations une formation faible, sans souffle critique, incapable de fournir les outils nécessaires pour comprendre la complexité du monde contemporain.
En qualité d'enseignants universitaires des différents domaines philosophiques, nous invitons nos collègues, les étudiants et les sociétés savantes du secteur à favoriser l'ouverture d'une discussion authentiquement démocratique sur ce sujet. Il est nécessaire de s'engager, chacun dans son rôle et selon ses possibilités, pour demander le retrait des lignes directrices et parvenir à une proposition alternative véritablement partagée par tous les acteurs du monde scolaire et universitaire.
***
Primi firmatari
Siegrid Agostini (Università del Salento)
Francesca Alesse (Iliesi, CNR)
Carlo Altini (Università di Modena e Reggio Emilia)
Cinzia Arruzza (Boston University)
Stefano G. Azzarà (Università di Urbino)
Giulio Azzolini (Università Ca’ Foscari Venezia)
Franco Bacchelli (Università di Bologna)
Andrea Bardin (Università di Padova)
Luca Basso (Università di Padova)
Michele Basso (Università di Padova)
Giulia Belgioioso (Università del Salento)
Giuseppe Bianco (Università Ca’ Foscari)
Davide Bondì (Università di Verona)
Carlo Borghero (Università di Roma “La Sapienza”)
Claudio Buccolini (Iliesi, CNR)
Massimo Cacciari (Università Vita-Salute San Raffaele)
Mimmo Cangiano (Università Ca’ Foscari Venezia)
Guido Carpi (Università di Napoli L'Orientale)
Francesco Caruso (Università di Roma “La Sapienza”)
Cecilia Castellani (Fondazione Roma Sapienza)
Antonio Cecere (Università di Roma Tor Vergata)
Giorgio Cesarale (Università Ca’ Foscari Venezia)
Claudio Corradetti (Università Tor Vergata)
Giuseppe Cospito (Università di Pavia)
Vincenzo Costa (Università Vita-Salute San Raffaele)
Matteo D’Alfonso (Università di Ferrara)
Filippo Del Lucchese (Università di Bologna)
Paola Dessì (Università di Udine)
Leonardo Distaso (Università di Napoli “Federico II”)
Carla Maria Fabiani (Liceo Montessori Roma)
Giorgio Fazio (Università di Roma “La Sapienza”)
Franco Ferrari (Università di Pavia)
Roberto Finelli (Università Roma Tre)
Maria Cristina Fornari (Università del Salento)
Francesco Fronterotta (Università di Roma “La Sapienza”)
Fabio Frosini (Università di Urbino)
Carlo Galli (Università di Bologna, Fondazione Gramsci Emilia-Romagna)
Stefano Gensini (Università di Roma “La Sapienza”)
Dario Gentili (Università Roma Tre)
Simone Guidi (Iliesi, CNR)
Augusto Illuminati (Università di Urbino)
Gennaro Imbriano (Università di Bologna)
Maria Laura Lanzillo (Università di Bologna)
Gaetano Lettieri (Università di Roma “La Sapienza”)
Giovanni Licata (Università di Roma “La Sapienza”)
Francesco Mancuso (Università degli studi di Salerno)
Jamila Mascat (Università di Utrecht)
Sandro Mezzadra (Università di Bologna)
Vittorio Morfino (Università di Milano-Bicocca)
Marcello Mustè (Università di Roma “La Sapienza”)
Paolo Norbiato (Liceo Fogazzaro, Vicenza)
Matteo Pasquinelli (Università Ca’ Foscari Venezia)
Federico M. Petrucci (Università di Torino)
Stefano Petrucciani (Università di Roma “La Sapienza”)
Paolo Quintili (Università di Roma Tor Vergata)
Mario Reale (Università di Roma “La Sapienza”)
Giovanni Sgro' (Università eCampus)
Fabio Raimondi (Università di Trieste)
Annalisa Schino (Università di Roma “La Sapienza”)
Danilo Siragusa (Liceo classico e musicale "C. Cavour", Torino)
Fabio Sulpizio (Università del Salento)
Salvatore Tinè (Università di Catania)
Giuseppina Totaro (Iliesi, CNR)
Francesco Toto (Università Roma Tre)
Lorenzo Vinciguerra (Università di Bologna)
Stefano Visentin (Università di Urbino)
27.125
Il problema
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In questi giorni è esploso il caso dell’insegnamento dei Promessi sposi a scuola. Molti hanno gridato allo scandalo perché seguendo le nuove “Indicazioni Nazionali per i Licei”, emanate il 23 aprile scorso dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il grande romanzo manzoniano smetterebbe di essere studiato al secondo anno di Liceo. Ma le Indicazioni Nazionali contengono scelte molto gravi anche per quanto riguarda l’insegnamento della filosofia nelle scuole superiori, finora passate per lo più inosservate. Si tratta di questo: dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone degli autori meritevoli di essere studiati, le “Indicazioni nazionali” procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico.
Per limitarsi ai casi più sconcertanti, con riferimento a quest’ultimo aspetto: le linee guida escludono dalla lista degli autori addirittura Spinoza, Leibniz (a parte un riferimento al solo Leibniz “logico” – circostanza che parla da sé! – nelle Linee guida per il Liceo Classico) e Marx; non risolvono il vulnus (già presente nelle indicazioni precedenti) che indica di studiare “almeno uno” tra Hobbes, Locke e Rousseau, suggerendo implicitamente di non approfondire le diverse opzioni che hanno determinato niente di meno che la costituzione della razionalità politica moderna; limitano lo studio di un autore decisivo come Kant alla sola “idea (sic!) di critica”, rimaneggiando profondamente lo studio del criticismo in tutti i suoi aspetti (non ultimi quelli morali e storico-politici); ignorano Fichte e Schelling, dunque la stessa filosofia classica tedesca, sradicandola dal panorama del pensiero moderno. Si potrebbe continuare a lungo, se non che ciò che rileva evidenziare è che tali inopinate esclusioni non sono innocenti, giacché si trova il modo di sostituire gli autori appena menzionati con una non meglio specificata “filosofia italiana dell’Ottocento” (davvero così rilevante al cospetto dei classici fatti rimuovere?) e con il riferimento al “neo-idealismo crociano e gentiliano” (astratto dalle sue radici nella tradizione del marxismo italiano e dalla critica che ne ha fatto Gramsci).
Pare evidente che la composizione – quantomeno bizzarra – di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di “egemonia culturale” che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni. Ma c’è di più. La montagna ha partorito il topolino anche perché la proposta Valditara è l’esito di consultazioni che hanno coinvolto un numero limitatissimo di esperti, nominati – secondo logiche non del tutto perspicue, peraltro – dal Ministero. Nessuna vera discussione – che avrebbe dovuto essere ampia e diffusa – ne ha accompagnato la genesi. Un metodo verticistico per un risultato regressivo.
Preoccupa, inoltre, che questa operazione “culturale” si sposi – non casualmente – con il tentativo di aggredire il sapere storico e la ricchezza delle sue articolazioni, proponendo il suo ridimensionamento metodologico in favore di una nuova “modalità” di insegnamento della filosofia, definita “tematica”, ma dietro la quale si nasconde la precisa volontà – perseguita da qualche solerte membro della Commissione di esperti nominata dal Ministero – di diluire l’inquadramento storico-critico delle problematiche filosofiche con una pseudo-metodologia di importazione del tutto estranea alla nostra tradizione nazionale e funzionale unicamente a obliterare la storia e neutralizzare la profondità critica della filosofia.
Desta sconcerto, peraltro, il dilettantismo con il quale si tenta di dare soluzione al problema, pure da più parti sentito e riconosciuto, di uno studio meno impressionistico del “secolo breve”, spesso sacrificato da programmi scolastici incapaci di ricomprenderlo (quantomeno nei suoi tratti caratterizzanti e decisivi): le nuove linee guida riescono nella non facile impresa di peggiorare anche questa situazione, poiché la malcelata fretta di spingere l’insegnamento della filosofia sino al ventunesimo secolo – che ben si accorda con la provinciale attitudine a nominare di sfuggita temi “alla moda” che però non vengono adeguatamente svolti – è raggiunta a discapito dell’approfondimento del diciannovesimo e soprattutto del ventesimo secolo. Quest’ultimo, fino ad oggi praticamente dimenticato, verrebbe ora incomprensibilmente compresso in favore di uno sguardo approssimativo sulla più stringente attualità.
Un vero disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto come le parti organiche di un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole, priva di respiro, incapace di fornire gli strumenti necessari per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, i suoi fenomeni più recenti, il quadro delle trasformazioni che ne governano il vorticoso divenire.
In qualità di docenti universitari delle diverse aree filosofiche invitiamo i colleghi, gli studenti, le società di settore a favorire l’apertura di una discussione autenticamente democratica su questo delicato tema. È necessario impegnarsi, ciascuno nel suo ruolo e in base alle sue possibilità, per chiedere il ritiro delle linee guida e giungere a una proposta alternativa realmente condivisa da tutti gli attori del mondo della scuola e dell’università.
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EN
The new "National Guidelines for Secondary Schools" issued on 23 April by Minister of Education Giuseppe Valditara contain decisions of serious consequence for the teaching of philosophy in the Italian secondary education — decisions that have largely gone unnoticed. Specifically: in indicating, even if by way of non-binding example, which philosophers belong to the canon of authors worthy of study, the Guidelines proceed to the exclusion of several major classics of the modern and contemporary tradition — genuine giants of rationalist and materialist philosophy and, more broadly, of critical thought.
To confine oneself to the most striking cases: the guidelines exclude from the authors' list Spinoza, Leibniz (except for a reference to Leibniz solely as a "logician" — in the Guidelines for the Liceo Classico — which is telling in itself), and Marx; they leave unresolved the wound already present in earlier guidelines, which recommends studying "at least one" among Hobbes, Locke, and Rousseau, implicitly suggesting that their divergent contributions — which shaped nothing less than the foundations of modern political rationality — need not all be explored; they reduce the study of a pivotal thinker like Kant to the mere "idea (sic!) of critique," substantially reducing the study of his critical philosophy in all its dimensions (not least the moral and historico-political ones); they ignore Fichte and Schelling, and thus German classical philosophy as a whole, uprooting it from the landscape of modern thought. One could go on at length — but what matters to highlight is that these unexpected exclusions are not innocent, since room is found to replace the authors just mentioned with a vaguely defined "Italian philosophy of the nineteenth century" (truly so significant compared to the classics being removed?) and with references to "Crocean and Gentilian neo-idealism", the dominant Italian idealist tradition of the early twentieth century — abstracted from its roots in the Italian Marxist tradition and from Gramsci's critique of it.
It seems evident that the — at best peculiar — composition of this list owes more than one debt to that fanciful project of "cultural hegemony" that a right-wing government attempts to leave, as the legislature nears its end, as a poisoned gift to schools, teachers, and above all to new generations. But there is more. The mountain has brought forth a mouse, also because the Valditara proposal is the outcome of consultations involving an extremely limited number of experts, appointed — according to criteria that are not entirely transparent — by the Ministry. No genuine broad public discussion accompanied its genesis. A top-down method producing a regressive result.
It is also worrying that this "cultural" operation goes hand in hand — not coincidentally — with an attempt to attack historical knowledge and the richness of its articulations, proposing its methodological downsizing in favour of a new "thematic" mode of teaching philosophy. Behind this label lies a precise intention — pursued by certain diligent members of the ministerial expert committee — to dilute the historico-critical framing of philosophical problems with a pseudo-methodology of foreign import, entirely alien to our national tradition, serving only to erase history and neutralise philosophy's critical depth.
Equally disconcerting is the lack of rigor with which the proposal attempts to address a problem widely felt and acknowledged: the often superficial treatment of the "short twentieth century", frequently sacrificed by curricula unable to accommodate it adequately. The new guidelines manage the no small feat of worsening even this situation: the rush to extend philosophy teaching into the twenty-first century — which fits with a provincial tendency to name fashionable topics without adequately developing them — is achieved at the expense of thorough treatment of the nineteenth and especially the twentieth century. The latter, until now practically neglected, would now be incomprehensibly compressed in favour of a cursory glance at the most immediate present.
A genuine disaster, then — one that should not be seen as the coincidence of unfortunate decisions, but rather as the product of a unified and coherent project: to deliver to a new generation of students, already severely disadvantaged by the condition of inexorable decline to which our country seems consigned, a weak and shallow education, incapable of providing the tools needed to understand the complexity of the contemporary world, its most recent phenomena, and the transformations governing its rapid change.
As university professors across the various areas of philosophy, we invite colleagues, students, and scientific societies to promote the opening of a genuinely democratic discussion on this issue. It is necessary for each of us, in our respective roles and within our means, to demand the withdrawal of these guidelines and to work toward an alternative proposal genuinely shared by all actors in schools and universities.
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Spinoza et Marx exclus des lycées italiens : pétition contre une purge philosophique du gouvernement Meloni
Ces dernières semaines, les nouvelles Indicazioni Nazionali per i Licei (Instructions nationales pour les lycées) promulguées le 23 avril dernier par le ministre de l'Instruction et du Mérite Giuseppe Valditara ont suscité un large débat public en Italie. Par cette pétition, nous entendons dénoncer et porter à l'attention publique l'un des aspects les plus graves de cette réforme, jusqu'à présent largement passé inaperçu : les choix opérés concernant l'enseignement de la philosophie dans les lycées. En devant indiquer — même à titre indicatif et non contraignant — quels sont les philosophes et les philosophes appartenant au canon des auteurs dignes d'être étudiés, les Indicazioni nazionali procèdent à l'exclusion téméraire de certains grands classiques de la tradition moderne et contemporaine, véritables géants de la philosophie rationaliste et matérialiste et, plus généralement, de la pensée critique.
Pour s'en tenir aux cas les plus déconcertants : les lignes directrices excluent de la liste des auteurs Spinoza, Leibniz (à l'exception d'une référence au seul Leibniz « logicien » — circonstance qui se passe de commentaire — dans les lignes directrices pour le Liceo Classico) et Marx ; elles ne résolvent pas la lacune, déjà présente dans les instructions précédentes, qui préconise d'étudier « au moins un » auteur parmi Hobbes, Locke et Rousseau, suggérant implicitement de ne pas approfondir les différentes options qui ont déterminé la constitution même de la rationalité politique moderne ; elles limitent l'étude d'un auteur aussi décisif que Kant à la seule « idée de critique », amputant le criticisme dans ses aspects moraux et historico-politiques ; elles ignorent Fichte et Schelling, déracinant ainsi la philosophie classique allemande du panorama de la pensée moderne. Ces exclusions ne sont pas innocentes : à la place des auteurs supprimés figurent une « philosophie italienne du XIXe siècle » laissée sans définition précise et le « néo-idéalisme de Croce et Gentile », présenté de surcroît de manière entièrement coupée de la tradition du marxisme italien et de la critique qu'en a faite Gramsci.
Il est évident que la composition de cette liste reflète un projet précis d'« hégémonie culturelle » que le gouvernement sortant tente d'imposer au monde scolaire comme legs de législature. La méthode adoptée aggrave le problème : la proposition est le résultat de consultations n'ayant impliqué qu'un nombre très limité d'experts nommés par le ministère, sans aucune discussion élargie et partagée avec la communauté académique et scolaire. Une méthode verticale pour un résultat régressif.
Il est en outre préoccupant que cette opération « culturelle » s'accompagne de l'introduction d'une nouvelle « modalité thématique » d'enseignement de la philosophie, derrière laquelle se dissimule la volonté de diluer le cadrage historico-critique des problématiques philosophiques, en oblitérant l'histoire et en neutralisant la profondeur critique de la discipline. Cette dérive méthodologique se combine avec un déséquilibre chronologique tout aussi grave : la hâte d'étendre l'enseignement jusqu'au XXIe siècle se fait au détriment de l'approfondissement du XIXe et surtout du XXe siècle, qui se trouverait encore davantage comprimé au profit d'un regard approximatif sur l'actualité la plus immédiate.
Ces choix ne sont pas la coïncidence fortuite de maladresses malheureuses : ils sont les parties organiques d'un projet unitaire, dont le résultat est de livrer aux nouvelles générations une formation faible, sans souffle critique, incapable de fournir les outils nécessaires pour comprendre la complexité du monde contemporain.
En qualité d'enseignants universitaires des différents domaines philosophiques, nous invitons nos collègues, les étudiants et les sociétés savantes du secteur à favoriser l'ouverture d'une discussion authentiquement démocratique sur ce sujet. Il est nécessaire de s'engager, chacun dans son rôle et selon ses possibilités, pour demander le retrait des lignes directrices et parvenir à une proposition alternative véritablement partagée par tous les acteurs du monde scolaire et universitaire.
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Primi firmatari
Siegrid Agostini (Università del Salento)
Francesca Alesse (Iliesi, CNR)
Carlo Altini (Università di Modena e Reggio Emilia)
Cinzia Arruzza (Boston University)
Stefano G. Azzarà (Università di Urbino)
Giulio Azzolini (Università Ca’ Foscari Venezia)
Franco Bacchelli (Università di Bologna)
Andrea Bardin (Università di Padova)
Luca Basso (Università di Padova)
Michele Basso (Università di Padova)
Giulia Belgioioso (Università del Salento)
Giuseppe Bianco (Università Ca’ Foscari)
Davide Bondì (Università di Verona)
Carlo Borghero (Università di Roma “La Sapienza”)
Claudio Buccolini (Iliesi, CNR)
Massimo Cacciari (Università Vita-Salute San Raffaele)
Mimmo Cangiano (Università Ca’ Foscari Venezia)
Guido Carpi (Università di Napoli L'Orientale)
Francesco Caruso (Università di Roma “La Sapienza”)
Cecilia Castellani (Fondazione Roma Sapienza)
Antonio Cecere (Università di Roma Tor Vergata)
Giorgio Cesarale (Università Ca’ Foscari Venezia)
Claudio Corradetti (Università Tor Vergata)
Giuseppe Cospito (Università di Pavia)
Vincenzo Costa (Università Vita-Salute San Raffaele)
Matteo D’Alfonso (Università di Ferrara)
Filippo Del Lucchese (Università di Bologna)
Paola Dessì (Università di Udine)
Leonardo Distaso (Università di Napoli “Federico II”)
Carla Maria Fabiani (Liceo Montessori Roma)
Giorgio Fazio (Università di Roma “La Sapienza”)
Franco Ferrari (Università di Pavia)
Roberto Finelli (Università Roma Tre)
Maria Cristina Fornari (Università del Salento)
Francesco Fronterotta (Università di Roma “La Sapienza”)
Fabio Frosini (Università di Urbino)
Carlo Galli (Università di Bologna, Fondazione Gramsci Emilia-Romagna)
Stefano Gensini (Università di Roma “La Sapienza”)
Dario Gentili (Università Roma Tre)
Simone Guidi (Iliesi, CNR)
Augusto Illuminati (Università di Urbino)
Gennaro Imbriano (Università di Bologna)
Maria Laura Lanzillo (Università di Bologna)
Gaetano Lettieri (Università di Roma “La Sapienza”)
Giovanni Licata (Università di Roma “La Sapienza”)
Francesco Mancuso (Università degli studi di Salerno)
Jamila Mascat (Università di Utrecht)
Sandro Mezzadra (Università di Bologna)
Vittorio Morfino (Università di Milano-Bicocca)
Marcello Mustè (Università di Roma “La Sapienza”)
Paolo Norbiato (Liceo Fogazzaro, Vicenza)
Matteo Pasquinelli (Università Ca’ Foscari Venezia)
Federico M. Petrucci (Università di Torino)
Stefano Petrucciani (Università di Roma “La Sapienza”)
Paolo Quintili (Università di Roma Tor Vergata)
Mario Reale (Università di Roma “La Sapienza”)
Giovanni Sgro' (Università eCampus)
Fabio Raimondi (Università di Trieste)
Annalisa Schino (Università di Roma “La Sapienza”)
Danilo Siragusa (Liceo classico e musicale "C. Cavour", Torino)
Fabio Sulpizio (Università del Salento)
Salvatore Tinè (Università di Catania)
Giuseppina Totaro (Iliesi, CNR)
Francesco Toto (Università Roma Tre)
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Petizione creata in data 11 maggio 2026