Santo Padre sostenga la lingua della nonviolenza nel dialogo tra le fedi e tra gli Stati.

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Santo Padre, non è giusto che ci siano lacrime più lacrime di altre, né uomini o Paesi il cui dolore è maggiore perché essi sono più forti o ricchi.
Quando si parla di «spietatezza» o «sterminio» come risposta ad attentati terroristici, il mondo intero rischia di piombare nella prassi del "occhio per occhio, dente per dente", se non peggio.
Al recente Vertice di Il-Belt Valletta i Paesi africani hanno chiarito che, se le risorse naturali venissero pagate al giusto prezzo e le multinazionali straniere non evadessero il fisco, non ci sarebbe necessità di aiuti allo sviluppo. L’evasione fiscale e il trasferimento fraudolento di risorse dall’Africa sono valutate in oltre 60 miliardi di dollari l’anno. Il solo 10% di questo patrimonio permetterebbe all’Africa di essere indipendente, di fare a meno degli aiuti pubblici allo sviluppo e di rimborsare totalmente il suo debito: altro che migranti economici o programmi dell'ONU per debellare la fame!
Al genocidio dei corpi per fame si è aggiunto quello linguistico delle menti, motivato dal fatto che «dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento».
La stessa lingua italiana, erede diretta della latina e lingua della Città del Vaticano, viene condannata a morte dal nuovo colonialismo delle menti. Co-colonizzatori nostrani, nolenti o incapaci di trasmettere il sapere nella lingua del proprio popolo, falliti competitori a livello internazionale, esautorano università e scuole, editoria e cattedre, italiane e in italiano, per cederle di fatto ai popoli padroni della “lingua del danaro”. Così la forza e la ricchezza di quei popoli si amplifica ulteriormente, arrivando ad asservire linguisticamente organismi internazionali ed europei che, a loro volta divengono strumenti d’oppressione linguistica globale fin nell’istruzione primaria; mentre gli altri popoli del mondo, eterni secondi, ne vengono esclusi senza scampo, vietando loro il diritto ad esprimersi, come i primi, nella propria lingua, e nemmeno per ciò compensati almeno economicamente. Per questo, molti popoli, anche europei, non si trovano lontani dalle condizioni di sfruttamento denunciate dai paesi africani.
È necessario quindi proteggere la biodiversità linguistica, la libertà di parola nella propria lingua, sconfiggendo gli imperi della mente perché ciò è garanzia di libertà di pensiero come religiosa.
Bisogna alzare al massimo il livello dell’incontro incarnando la nonviolenza transnazionale fin nella lingua che si utilizza, dando uno strumento concreto e al di sopra delle parti, di tutte le parti, a coloro che, cristiani e non, lavorano per la comprensione contro l’odio, per il dialogo contro la sopraffazione, per la giustizia contro il privilegio, per rifondare il diritto internazionale su di un universalismo nuovo perché giusto.
La Sua impresa di rinnovamento della Chiesa Cattolica, di rilancio della misericordia cristiana, unita alla Sua fermezza e capacità di comprendere ed ascoltare tutti, in questi giorni drammatici e in prossimità dell’apertura dell’anno giubilare, avrebbero un ulteriore rafforzamento con un messaggio nella lingua della nonviolenza. Tornare ad usare la Lingua Internazionale detta Esperanto come per primo fece Giovanni Paolo II nel 1994, dandone questa volta indicazioni di promozione al mondo intero e anzitutto alle scuole cattoliche, darebbe un contributo concreto ad un più giusto assetto geopolitico mondiale.
Per assicurare la pace, la fratellanza ed il benessere all’umanità l’organizzazione progenitrice delle Nazioni Unite, la Società delle Nazioni, nel 1922 approvò unanimemente durante la sua terza Assemblea Generale il Rapporto sull’Esperanto come Lingua Ausiliaria Internazionale, ma il veto della Francia - il francese allora era la lingua franca del mondo come oggi l'inglese - impedì la realizzazione di tale progetto.
Se già nel 1922 l'ONU di allora ritenne la Lingua Internazionale detta Esperanto pronta per essere adottata nel mondo, oggi lo è più che mai: ha 93 anni di sperimentazione linguistica mondiale in più; nel 1993 è stata riconosciuta lingua di letteratura nel mondo dal PEN Club International; lingua liturgica nel 1990, dal 1994 al 2012 è stata una delle lingue in cui il Pontefice ha impartito la sua benedizione “Urbi et Orbi” ai cattolici di tutto il mondo; è 64a lingua di traduzione di Google; è lingua di Premi Nobel per l’Economia come il tedesco Reinhard Selten; è lingua di una comunità transnazionale presente in oltre 120 Paesi del mondo; è lingua di Orientamento linguistico per il più proficuo e rapido apprendimento delle lingue straniere, così come dimostrato dall'Università di Berlino e Paderborn già negli anni '70.
La lingua comune dell’umanità, seconda lingua di/per tutti, è un obiettivo trasversale oggi imprescindibile sia per affrontare le dimensioni economiche, sociali e religiose della povertà - liberando risorse economiche e mentali inimmaginabili - sia per fornire soluzioni innovative di questioni complesse: dalla salute all’ambiente, dalla preservazione della biodiversità linguistico-culturale del pianeta alla promozione dell'educazione internazionale equalitaria e di qualità per tutti. Conferendo alla forza del dialogo una casa comune e nonviolenta.
Piaccia al Pontefice che porta il nome del Santo che parlava anche agli animali, compresi quelli feroci, accogliere questa nostra supplica pacifera e riprendere ad impartire la benedizione “Urbi et Orbi” nella Lingua Internazionale detta Esperanto e sostenere la campagna Radicale “per la lingua comune della specie umana” in tutti gli organismi transazionali, ad iniziare da quelli delle Nazioni Unite.

This petition will be delivered to:
  • Sua Santità, Papa Francesco


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