DEPENALIZZAZIONE COLPA MEDICA


DEPENALIZZAZIONE COLPA MEDICA
Il problema
DEPENALIZZAZIONE COLPA MEDICA
DOCUMENTO PER MEDICI, INFERMIERI* E PARASANITARI* IN GENERE (vedi nota)*
ALLE AUTORITA'
Scriviamo dal gruppo apartitico apolitico “Medici Italiani, la più grande comunità medica di sempre”, presente come gruppo Facebook dal 2012 ideato da me, dottor Camillo Il Grande, sulla base della mia esperienza diretta decennale all’interno di autorevoli gruppi medici europei e statunitensi presenti su Facebook.
Dal nostro gruppo è partita nel 2012 la proposta del “Concorso nazionale per le scuole di Specializzazione in medicina e chirurgia” che è stata totalmente recepita. Il nostro gruppo, col nome specifico “Coronavirus, Sars-CoV-2 e COVID-19 gruppo per soli medici”, ha gestito la comunicazione e la condivisione delle informazioni mediche in tempo reale durante i tre anni di pandemia COVID-19, con oltre oltre 96mila medici chirurghi ed odontoiatri iscritti, ricevendo segnalazioni e premi per l’enorme aiuto dato alla comunità medica.
La lettera rappresenta il sunto di numerosi sondaggi e discussioni all’interno del nostro gruppo, dal 2020, dedicati espressamente ad hoc, con l’hashtag: #depenalizzazionecolpamedica. L’attuale Ministro della Salute, dottor Orazio Schillaci, ha sollevato egregiamente il tema nel 2023 e pertanto siamo felici di poterlo appoggiare in questa causa che tanto sta a cuore alla nostra categoria e che, in qualche maniera, consideriamo anche nostra.
1
La prima e fondamentale richiesta è l’abolizione della colpa medica nel diritto penale, mantenendo unicamente il dolo. La richiesta parte dal presupposto che anche per stabilire se una colpa è lieve occorrerebbe comunque un processo che metterebbe in moto la giostra di avvisi di garanzia, apertura di sinistro alle assicurazioni, nomina di legali e consulenti tecnici, comportando un enorme carico di stress per noi medici che vediamo comunque messi in gioco la nostra reputazione, la nostra serenità, il nostro patrimonio economico e la nostra “fedina penale”.
Quest’accanimento, sempre più accentuato nel corso degli anni, nei confronti della nostra categoria per molti professionisti è un vero e proprio business economico, mentre su noi medici ha stravolto le normali funzioni quotidiane della nostra professionalità. In Italia, a causa di una inspiegabile impennata di denunce, decine di migliaia di medici all’anno vengono accusati di “malpractice” e sottoposti a processi per ottenere richieste di risarcimento per danni, ma nel 97% dei casi si viene assolti. Che cosa rimane dopo l’assoluzione? Rabbia, frustrazione, depressione e stress che lasceranno per sempre il sanitario segnato nell’anima e ne condizioneranno le scelte professionali ed esistenziali. In realtà questi tentativi di lucro, ai danni di un’intera categoria di professionisti, hanno creato un problema ben più ampio di quello individuale dei singoli medici colpiti. L’aumento del contenzioso paziente-medico ha determinato l’instaurarsi della cosiddetta “medicina difensiva”, ossia non operare sempre la scelta terapeutica più opportuna per il paziente, ma la meno rischiosa per il medico. I sanitari spesso per rassicurare i pazienti, più che per reale convincimento scientifico, richiedono molti esami, spesso costosi, oltre a quelli strettamente indispensabili. Le assicurazioni hanno aumentato i premi delle polizze per responsabilità professionale a carico dei medici.
Tutto ciò ha determinato un aumento dei costi globali dell’assistenza ed un peggioramento globale della qualità dell’assistenza a scapito del cittadino. Mantenere queste condizioni lavorative mortificanti e stressogene, con stipendi oltretutto non proporzionati a quelli dei colleghi europei (o comunque degli Stati paragonabili all’Italia per orientamento politico/civile ed economico) spinge sempre più i medici italiani a lasciare l’Italia e disincentiva i nostri medici connazionali all’estero a rientrare. Pertanto la sola via percorribile per offrire serenità ai medici è la depenalizzazione ammettendo la possibilità di dolo. Il Gruppo “Medici Italiani” vuole altresì offrire la propria disponibilità e ricambiare impegnandosi nell’interesse verso la formazione continua dei sanitari contribuendo, quindi, nel garantire un sempre più elevato standard qualitativo delle prestazioni. Una buona sanità, in Italia non può più far leva su sanitari “bastonati” ma su professionisti invogliati e messi nelle condizioni (legislative e formative) di poter fare del proprio meglio. Richiediamo inoltre:
2
- In tutti i casi (diritto civile e diritto penale) di lesione o decesso avvenuto in azienda (pubblica o privata) la denuncia non potrà essere rivolta « ad ignoti » o direttamente ai dipendenti ma all’azienda presso la quale questi lavorano ed alla quale azienda hanno deciso di affidarsi; senza, quindi, che i medici siano costretti a presenziare a numerose udienze in veste di imputati o di testimoni
3
L’azienda non deve, nell’eventuale risarcimento pecuniario, potersi rivalere, poi, sul dipendente essendo, le complicanze o lo stesso “errore”, il frutto di un lavoro svolto.
4
In tutti i casi il medico accusato ingiustamente deve, poi, avere diritto ad un congruo risarcimento con la sentenza di assoluzione, a causa dei danni subiti: Danni di tempo sottratto ai propri impegni per cercare di ricostruire eventi avvenuti anche diversi anni prima; sono tante le attività, nella vita, di cui abbiamo voglia ma per cui non abbiamo tempo. Danni morali per aver ricevuto una accusa formale ingiusta, firmata da professionisti nel campo della medicina e della giurisprudenza che avrebbero dovuto, a loro volta, far bene il loro mestiere. Danni biologici: stato di stress dentro e fuori dal lavoro, pressoché inevitabile anche se si crede di aver operato in piena scienza e coscienza. Danni psicologici diretti personali ed indiretti ai familiari del medico accusato. Danni economici (costi vari derivati dal procedimento; spostamenti in auto per innumerevoli udienze, spese di franchigia o di altre forme di scopertura assicurativa (ogni assicurazione garantisce solo un legale ed un perito, ad esempio, quando per meglio tutelarsi, di periti (secondo la materia in questione) possono servirne anche più di due. Danni di immagine lavorativi ed extralavorativi; una denuncia per malpractice che riguarda lesioni gravi o, addirittura, omicidio non ci mette in buona luce né dentro né fuori dagli spazi lavorativi. Da un danno di immagine ne può derivare anche uno lavorativo sulla crescita del professionista; col rischio anche di venire (ingiustamente) demansionato. Siamo umani tutti e certo: l’errore (che a farlo sia un medico, un avvocato o un giudice) ci può sempre scappare! Permettere alle sorti della nostra categoria di cambiare rotta si può solo con provvedimenti veri e incisivi nei nostri confronti.
*Ça va sans dire che gli stessi provvedimenti che auspichiamo per noi medici saranno applicati anche al personale infermieristico e parasanitario in genere.
Un ringraziamento speciale per l’interesse verso la nostra posizione e la nostra professione da parte dell’intera Comunità.
Distinti saluti
28/02/2024

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Il problema
DEPENALIZZAZIONE COLPA MEDICA
DOCUMENTO PER MEDICI, INFERMIERI* E PARASANITARI* IN GENERE (vedi nota)*
ALLE AUTORITA'
Scriviamo dal gruppo apartitico apolitico “Medici Italiani, la più grande comunità medica di sempre”, presente come gruppo Facebook dal 2012 ideato da me, dottor Camillo Il Grande, sulla base della mia esperienza diretta decennale all’interno di autorevoli gruppi medici europei e statunitensi presenti su Facebook.
Dal nostro gruppo è partita nel 2012 la proposta del “Concorso nazionale per le scuole di Specializzazione in medicina e chirurgia” che è stata totalmente recepita. Il nostro gruppo, col nome specifico “Coronavirus, Sars-CoV-2 e COVID-19 gruppo per soli medici”, ha gestito la comunicazione e la condivisione delle informazioni mediche in tempo reale durante i tre anni di pandemia COVID-19, con oltre oltre 96mila medici chirurghi ed odontoiatri iscritti, ricevendo segnalazioni e premi per l’enorme aiuto dato alla comunità medica.
La lettera rappresenta il sunto di numerosi sondaggi e discussioni all’interno del nostro gruppo, dal 2020, dedicati espressamente ad hoc, con l’hashtag: #depenalizzazionecolpamedica. L’attuale Ministro della Salute, dottor Orazio Schillaci, ha sollevato egregiamente il tema nel 2023 e pertanto siamo felici di poterlo appoggiare in questa causa che tanto sta a cuore alla nostra categoria e che, in qualche maniera, consideriamo anche nostra.
1
La prima e fondamentale richiesta è l’abolizione della colpa medica nel diritto penale, mantenendo unicamente il dolo. La richiesta parte dal presupposto che anche per stabilire se una colpa è lieve occorrerebbe comunque un processo che metterebbe in moto la giostra di avvisi di garanzia, apertura di sinistro alle assicurazioni, nomina di legali e consulenti tecnici, comportando un enorme carico di stress per noi medici che vediamo comunque messi in gioco la nostra reputazione, la nostra serenità, il nostro patrimonio economico e la nostra “fedina penale”.
Quest’accanimento, sempre più accentuato nel corso degli anni, nei confronti della nostra categoria per molti professionisti è un vero e proprio business economico, mentre su noi medici ha stravolto le normali funzioni quotidiane della nostra professionalità. In Italia, a causa di una inspiegabile impennata di denunce, decine di migliaia di medici all’anno vengono accusati di “malpractice” e sottoposti a processi per ottenere richieste di risarcimento per danni, ma nel 97% dei casi si viene assolti. Che cosa rimane dopo l’assoluzione? Rabbia, frustrazione, depressione e stress che lasceranno per sempre il sanitario segnato nell’anima e ne condizioneranno le scelte professionali ed esistenziali. In realtà questi tentativi di lucro, ai danni di un’intera categoria di professionisti, hanno creato un problema ben più ampio di quello individuale dei singoli medici colpiti. L’aumento del contenzioso paziente-medico ha determinato l’instaurarsi della cosiddetta “medicina difensiva”, ossia non operare sempre la scelta terapeutica più opportuna per il paziente, ma la meno rischiosa per il medico. I sanitari spesso per rassicurare i pazienti, più che per reale convincimento scientifico, richiedono molti esami, spesso costosi, oltre a quelli strettamente indispensabili. Le assicurazioni hanno aumentato i premi delle polizze per responsabilità professionale a carico dei medici.
Tutto ciò ha determinato un aumento dei costi globali dell’assistenza ed un peggioramento globale della qualità dell’assistenza a scapito del cittadino. Mantenere queste condizioni lavorative mortificanti e stressogene, con stipendi oltretutto non proporzionati a quelli dei colleghi europei (o comunque degli Stati paragonabili all’Italia per orientamento politico/civile ed economico) spinge sempre più i medici italiani a lasciare l’Italia e disincentiva i nostri medici connazionali all’estero a rientrare. Pertanto la sola via percorribile per offrire serenità ai medici è la depenalizzazione ammettendo la possibilità di dolo. Il Gruppo “Medici Italiani” vuole altresì offrire la propria disponibilità e ricambiare impegnandosi nell’interesse verso la formazione continua dei sanitari contribuendo, quindi, nel garantire un sempre più elevato standard qualitativo delle prestazioni. Una buona sanità, in Italia non può più far leva su sanitari “bastonati” ma su professionisti invogliati e messi nelle condizioni (legislative e formative) di poter fare del proprio meglio. Richiediamo inoltre:
2
- In tutti i casi (diritto civile e diritto penale) di lesione o decesso avvenuto in azienda (pubblica o privata) la denuncia non potrà essere rivolta « ad ignoti » o direttamente ai dipendenti ma all’azienda presso la quale questi lavorano ed alla quale azienda hanno deciso di affidarsi; senza, quindi, che i medici siano costretti a presenziare a numerose udienze in veste di imputati o di testimoni
3
L’azienda non deve, nell’eventuale risarcimento pecuniario, potersi rivalere, poi, sul dipendente essendo, le complicanze o lo stesso “errore”, il frutto di un lavoro svolto.
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In tutti i casi il medico accusato ingiustamente deve, poi, avere diritto ad un congruo risarcimento con la sentenza di assoluzione, a causa dei danni subiti: Danni di tempo sottratto ai propri impegni per cercare di ricostruire eventi avvenuti anche diversi anni prima; sono tante le attività, nella vita, di cui abbiamo voglia ma per cui non abbiamo tempo. Danni morali per aver ricevuto una accusa formale ingiusta, firmata da professionisti nel campo della medicina e della giurisprudenza che avrebbero dovuto, a loro volta, far bene il loro mestiere. Danni biologici: stato di stress dentro e fuori dal lavoro, pressoché inevitabile anche se si crede di aver operato in piena scienza e coscienza. Danni psicologici diretti personali ed indiretti ai familiari del medico accusato. Danni economici (costi vari derivati dal procedimento; spostamenti in auto per innumerevoli udienze, spese di franchigia o di altre forme di scopertura assicurativa (ogni assicurazione garantisce solo un legale ed un perito, ad esempio, quando per meglio tutelarsi, di periti (secondo la materia in questione) possono servirne anche più di due. Danni di immagine lavorativi ed extralavorativi; una denuncia per malpractice che riguarda lesioni gravi o, addirittura, omicidio non ci mette in buona luce né dentro né fuori dagli spazi lavorativi. Da un danno di immagine ne può derivare anche uno lavorativo sulla crescita del professionista; col rischio anche di venire (ingiustamente) demansionato. Siamo umani tutti e certo: l’errore (che a farlo sia un medico, un avvocato o un giudice) ci può sempre scappare! Permettere alle sorti della nostra categoria di cambiare rotta si può solo con provvedimenti veri e incisivi nei nostri confronti.
*Ça va sans dire che gli stessi provvedimenti che auspichiamo per noi medici saranno applicati anche al personale infermieristico e parasanitario in genere.
Un ringraziamento speciale per l’interesse verso la nostra posizione e la nostra professione da parte dell’intera Comunità.
Distinti saluti
28/02/2024

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I decisori



Petizione creata in data 26 febbraio 2024