Dedichiamo una strada a Afo

Il problema

Petizione popolare
una strada di Pisa dedicata a Giancarlo "Afo" Sartori

 

La città di Pisa è venuta crescendo in gran parte attorno ai suoi punti di forza di città universitaria e turistica, centro di ricerca scientifica e sede di due importanti ospedali. L'immigrazione ha cambiato letteralmente i connotati di alcuni quartieri, come quello di Porta Fiorentina e attorno alla stazione centrale. I "Pisani" d'origine sono sempre più rari, specialmente quelli che vivono nel centro città. E del resto non c'è da essere nostalgici per questo, dato che essere pisano ha sempre significato vivere insieme a chi veniva da fuori, fare bene il mestiere dell'ospite, invitare il mondo intero alla fatidica passeggiata sui lungarni, alla Piazza dei Miracoli e le altre meraviglie. E quanti ne abbiamo visti diventare pisani, del tutto o anche semplicemente per i loro ricordi di gioventù.

Se ci domandassero oggi che tipi erano questi Pisani di una volta, non ci sarebbe da sgomentarsi nel citarne un campione unico e riconosciuto nonostante la sua unicità: pisano era Giancarlo "Afo" Sartori, nato nel 1940 in via Volturno, la stessa via in cui nacque il grande Titta Ruffo. Giancarlo ereditò presto il soprannome dal nonno Artilafo, riconosciuto esperto pescatore tra quelli che l'Arno aiutava a vivere con le proprie anguille e le "cèe" per un breve periodo dell'anno. Ripensiamo a lui, inquieto imbianchino ventenne, già appassionato di jazz, andare sotto le mura del carcere di Lucca ad incoraggiare il detenuto Chet Baker con una delegazione di altri giovanotti, oppure esultare all'unico concerto dato dall'orchestra del grande Duke Ellington al Teatro Verdi. E ancora trentenne, sposato con Gabriella e padre di due figli maschi, continuare a fare il mestiere in una piccola ditta di due soci, in un clima di crescente inquietudine culturale e politica, svolgere un importante ruolo pionieristico nell'organizzazione di concerti jazz in città, farsi conoscere e amare da musicisti di ogni livello, età e origine, da quelli della città stessa e sobborghi, alla Milano di Giorgio Gaslini, alla Filadelfia di Archie Shepp e poi al mondo intero.

In clima di riflusso, come molti altri, Afo passò ad altro ed aprì il suo ristorante, che intitolò "l'Artilafo" in onore del nonno e di un passato che diventava sempre più favoloso. Non rinunciò a continuare a parlare di jazz anche nei suoi articoli d’autore per il Tirreno e non solo, mentre si dedicava alla scrittura, con decisione e determinazione, di una specie di scrittori di una tradizione colta che guarda al popolo: lo scrittore vernacolare, e, un po' come Neri Tanfucio, volle rendere in immagine e suono quel passato.

Ripensiamo ai decenni di Afo in parte condivisi in parte immaginati, dalla ricostruzione degli anni '50, ai difficili anni '60, ai '70 ruggenti, agli '80 del riflusso, e oltre. Dunque, per una attività di valorizzazione dei suoi scritti letterari e di critica musicale che è in corso, per un amore per la città e le sue vicende che sta nelle cose e non ha bisogno di altri commenti, quel decennio che usualmente si osserva per la richiesta della dedica di una strada alla memoria di un cittadino "illustre" crediamo possa avere una deroga. Perché Afo merita sicuramente di essere ricordato anche con l’intitolazione di una strada del centro storico. Afo se n'è andato lasciando un grande vuoto. E questa città gli deve davvero molto.

Enrico Rava, Paolo Fresu

Michele Barontini, Stefano Bambini, Roberto Bellatalla, Nanni Canale, Fabio Pellegrini

Francesco Martinelli

 

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Carlo RaffaelliPromotore della petizione

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Petizione popolare
una strada di Pisa dedicata a Giancarlo "Afo" Sartori

 

La città di Pisa è venuta crescendo in gran parte attorno ai suoi punti di forza di città universitaria e turistica, centro di ricerca scientifica e sede di due importanti ospedali. L'immigrazione ha cambiato letteralmente i connotati di alcuni quartieri, come quello di Porta Fiorentina e attorno alla stazione centrale. I "Pisani" d'origine sono sempre più rari, specialmente quelli che vivono nel centro città. E del resto non c'è da essere nostalgici per questo, dato che essere pisano ha sempre significato vivere insieme a chi veniva da fuori, fare bene il mestiere dell'ospite, invitare il mondo intero alla fatidica passeggiata sui lungarni, alla Piazza dei Miracoli e le altre meraviglie. E quanti ne abbiamo visti diventare pisani, del tutto o anche semplicemente per i loro ricordi di gioventù.

Se ci domandassero oggi che tipi erano questi Pisani di una volta, non ci sarebbe da sgomentarsi nel citarne un campione unico e riconosciuto nonostante la sua unicità: pisano era Giancarlo "Afo" Sartori, nato nel 1940 in via Volturno, la stessa via in cui nacque il grande Titta Ruffo. Giancarlo ereditò presto il soprannome dal nonno Artilafo, riconosciuto esperto pescatore tra quelli che l'Arno aiutava a vivere con le proprie anguille e le "cèe" per un breve periodo dell'anno. Ripensiamo a lui, inquieto imbianchino ventenne, già appassionato di jazz, andare sotto le mura del carcere di Lucca ad incoraggiare il detenuto Chet Baker con una delegazione di altri giovanotti, oppure esultare all'unico concerto dato dall'orchestra del grande Duke Ellington al Teatro Verdi. E ancora trentenne, sposato con Gabriella e padre di due figli maschi, continuare a fare il mestiere in una piccola ditta di due soci, in un clima di crescente inquietudine culturale e politica, svolgere un importante ruolo pionieristico nell'organizzazione di concerti jazz in città, farsi conoscere e amare da musicisti di ogni livello, età e origine, da quelli della città stessa e sobborghi, alla Milano di Giorgio Gaslini, alla Filadelfia di Archie Shepp e poi al mondo intero.

In clima di riflusso, come molti altri, Afo passò ad altro ed aprì il suo ristorante, che intitolò "l'Artilafo" in onore del nonno e di un passato che diventava sempre più favoloso. Non rinunciò a continuare a parlare di jazz anche nei suoi articoli d’autore per il Tirreno e non solo, mentre si dedicava alla scrittura, con decisione e determinazione, di una specie di scrittori di una tradizione colta che guarda al popolo: lo scrittore vernacolare, e, un po' come Neri Tanfucio, volle rendere in immagine e suono quel passato.

Ripensiamo ai decenni di Afo in parte condivisi in parte immaginati, dalla ricostruzione degli anni '50, ai difficili anni '60, ai '70 ruggenti, agli '80 del riflusso, e oltre. Dunque, per una attività di valorizzazione dei suoi scritti letterari e di critica musicale che è in corso, per un amore per la città e le sue vicende che sta nelle cose e non ha bisogno di altri commenti, quel decennio che usualmente si osserva per la richiesta della dedica di una strada alla memoria di un cittadino "illustre" crediamo possa avere una deroga. Perché Afo merita sicuramente di essere ricordato anche con l’intitolazione di una strada del centro storico. Afo se n'è andato lasciando un grande vuoto. E questa città gli deve davvero molto.

Enrico Rava, Paolo Fresu

Michele Barontini, Stefano Bambini, Roberto Bellatalla, Nanni Canale, Fabio Pellegrini

Francesco Martinelli

 

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Carlo RaffaelliPromotore della petizione

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Petizione creata in data 15 aprile 2024