DEDICARE AEROPORTO MALPENSA A ROSA GENONI


DEDICARE AEROPORTO MALPENSA A ROSA GENONI
Il problema
Dedicare l’Aeroporto di Malpensa a Rosa Genoni.
In questi giorni è stata avanzata la proposta di dedicare a Silvio Berlusconi l’Aeroporto della Malpensa, una scelta che sembra voler dare onore alla memoria di un "uomo politico lombardo" che avrebbe dato lustro al nostro paese, attraverso il suo contributo all’economia e alla politica, durante un lungo e tormentato ventennio che si aggiunge a quello oscuro di un passato sempre presente! Ancora un’altra dedica a un soggetto di sesso maschile, qui insignito anche dal suo discutibile rapporto con le donne che va dagli epiteti a donne autorevoli della politica, (per tutte Angela Merkel e Rosy Bindi!), fino al noto e spesso encomiato suo ruolo di utilizzatore finale della prostituzione.
E’ possibile che non esista "una donna politica lombarda” che abbia dato lustro al nostro paese attraverso un proprio contributo all’Economia e alla Politica?
Le donne che hanno fatto la nostra storia sono una folla, composta da volti noti, personalità celebri, grandi competenze, vite nascoste, azioni coraggiose, testimonianze invisibili, impegni istituzionali, invenzioni scientifiche, intuizioni creative e tanto tanto altro ancora, tra le tante proponiamo il nome di Rosa Genoni.
Rosa Genoni, stilista italiana, femminista, pacifista, giornalista e fondatrice del Made in Italy della moda nasce il 16 giugno 1867 in Valtellina, a Tirano, in una famiglia di umili origini, ma di grande e fiera dignità sociale, lavora fin da bambina in sartoria a Milano e poi presto anche all’estero.
La moda è al centro della sua vita, nelle sue scelte ardite di vivere il personale politico, anticipando di decenni le istanze femministe della seconda metà del 900: dagli abiti che confeziona personalmente alla sua attività di insegnante presso la Scuola Umanitaria di Milano, fino alle Esposizioni internazionali con il lancio dello stile Made in Italy.
In tempi in cui la moda era egemonia dei sarti e dell’industria francese, intuisce come l’Italia non dovesse dipendere dai loro modelli, ma che avrebbe potuto produrre una moda “tutta sua”. Una moda che non fosse solo frivola, ma che potesse intercettare diversi movimenti, come quello femminista, nella convinzione che la sartoria fosse strettamente legata all’emancipazione delle donne, che apparteneva loro di diritto. Da qui la sua lotta per il riconoscimento dei diritti delle lavoratrici e per promuovere un accordo statale che riunisse in un unico circuito lavoratrici e fornitori di materiali collaborando con la I.F.I., Industrie Femminili Italiane, nata nel 1903 per promuovere il lavoro femminile.
Seguace e grande amica di Anna Kuliscioff, nel 1893 partecipa insieme ad Anna Maria Mozzoni al Congresso socialista internazionale di Zurigo.
Nel clima di crescente militarizzazione che segna l’avvicinarsi della Grande Guerra, Rosa si schiera fermamente a favore del pacifismo. Nel 1914 fonda il Comitato “Pro Umanità”, per la raccolta e l’invio di aiuti ai prigionieri di guerra. Il 28 aprile 1915 è l’unica rappresentante italiana al Congresso delle Donne a L’Aja, promosso dalla nascente WILPF - Women’s International League for Peace and Freedom, dove il tema del suffragio si sposa alla causa della pace mondiale.
Rosa siede al tavolo delle relatrici con i grandi nomi dell’attivismo internazionale del periodo, dall’olandese Aletta Jacobs all’ungherese Rosika Schwimmer, alle americane Jane Addams e Emily Greene Balch (entrambe future premi Nobel per la pace), e al termine dei lavori fa parte del ristretto novero di delegate che viaggiano per l’Europa per incontrare le più alte autorità e promuovere la cessazione della guerra.
Nel 1925 esce la sua Storia della Moda attraverso i secoli a mezzo dell’immagine; in precedenza Rosa aveva già dato alle stampe i volumi Per una moda italiana: modelli saggi schizzi di abbigliamento femminile: 1906-1909 e Storia del costume femminile: brevi cenni illustrativi della serie di diapositive, a testimonianza del suo intento didattico e di divulgazione della materia attraverso manuali e repertori ad hoc.
Più volte sottoposta ai controlli di polizia e diffidata per la sua attività di propaganda, con l’ascesa del fascismo lascia l’incarico di docenza presso l’Umanitaria, costretta a ritirarsi con la famiglia a vita nascosta, posto che né lei né il marito Alfredo prenderanno mai la tessera del Partito Fascista.
Da qui in poi cade insieme a molte altre nel dimenticatoio, dove per tanto tempo sono state lasciate molte donne che hanno cambiato la storia, almeno fino a quando il desiderio, la ricerca, la passione di altre donne non le hanno fatte riaffiorare dall’oblio, collocandole in una grande genealogia, ridando loro visibilità e riconoscimento politico, magari anche attraverso l’intestazione di un Aeroporto!

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Il problema
Dedicare l’Aeroporto di Malpensa a Rosa Genoni.
In questi giorni è stata avanzata la proposta di dedicare a Silvio Berlusconi l’Aeroporto della Malpensa, una scelta che sembra voler dare onore alla memoria di un "uomo politico lombardo" che avrebbe dato lustro al nostro paese, attraverso il suo contributo all’economia e alla politica, durante un lungo e tormentato ventennio che si aggiunge a quello oscuro di un passato sempre presente! Ancora un’altra dedica a un soggetto di sesso maschile, qui insignito anche dal suo discutibile rapporto con le donne che va dagli epiteti a donne autorevoli della politica, (per tutte Angela Merkel e Rosy Bindi!), fino al noto e spesso encomiato suo ruolo di utilizzatore finale della prostituzione.
E’ possibile che non esista "una donna politica lombarda” che abbia dato lustro al nostro paese attraverso un proprio contributo all’Economia e alla Politica?
Le donne che hanno fatto la nostra storia sono una folla, composta da volti noti, personalità celebri, grandi competenze, vite nascoste, azioni coraggiose, testimonianze invisibili, impegni istituzionali, invenzioni scientifiche, intuizioni creative e tanto tanto altro ancora, tra le tante proponiamo il nome di Rosa Genoni.
Rosa Genoni, stilista italiana, femminista, pacifista, giornalista e fondatrice del Made in Italy della moda nasce il 16 giugno 1867 in Valtellina, a Tirano, in una famiglia di umili origini, ma di grande e fiera dignità sociale, lavora fin da bambina in sartoria a Milano e poi presto anche all’estero.
La moda è al centro della sua vita, nelle sue scelte ardite di vivere il personale politico, anticipando di decenni le istanze femministe della seconda metà del 900: dagli abiti che confeziona personalmente alla sua attività di insegnante presso la Scuola Umanitaria di Milano, fino alle Esposizioni internazionali con il lancio dello stile Made in Italy.
In tempi in cui la moda era egemonia dei sarti e dell’industria francese, intuisce come l’Italia non dovesse dipendere dai loro modelli, ma che avrebbe potuto produrre una moda “tutta sua”. Una moda che non fosse solo frivola, ma che potesse intercettare diversi movimenti, come quello femminista, nella convinzione che la sartoria fosse strettamente legata all’emancipazione delle donne, che apparteneva loro di diritto. Da qui la sua lotta per il riconoscimento dei diritti delle lavoratrici e per promuovere un accordo statale che riunisse in un unico circuito lavoratrici e fornitori di materiali collaborando con la I.F.I., Industrie Femminili Italiane, nata nel 1903 per promuovere il lavoro femminile.
Seguace e grande amica di Anna Kuliscioff, nel 1893 partecipa insieme ad Anna Maria Mozzoni al Congresso socialista internazionale di Zurigo.
Nel clima di crescente militarizzazione che segna l’avvicinarsi della Grande Guerra, Rosa si schiera fermamente a favore del pacifismo. Nel 1914 fonda il Comitato “Pro Umanità”, per la raccolta e l’invio di aiuti ai prigionieri di guerra. Il 28 aprile 1915 è l’unica rappresentante italiana al Congresso delle Donne a L’Aja, promosso dalla nascente WILPF - Women’s International League for Peace and Freedom, dove il tema del suffragio si sposa alla causa della pace mondiale.
Rosa siede al tavolo delle relatrici con i grandi nomi dell’attivismo internazionale del periodo, dall’olandese Aletta Jacobs all’ungherese Rosika Schwimmer, alle americane Jane Addams e Emily Greene Balch (entrambe future premi Nobel per la pace), e al termine dei lavori fa parte del ristretto novero di delegate che viaggiano per l’Europa per incontrare le più alte autorità e promuovere la cessazione della guerra.
Nel 1925 esce la sua Storia della Moda attraverso i secoli a mezzo dell’immagine; in precedenza Rosa aveva già dato alle stampe i volumi Per una moda italiana: modelli saggi schizzi di abbigliamento femminile: 1906-1909 e Storia del costume femminile: brevi cenni illustrativi della serie di diapositive, a testimonianza del suo intento didattico e di divulgazione della materia attraverso manuali e repertori ad hoc.
Più volte sottoposta ai controlli di polizia e diffidata per la sua attività di propaganda, con l’ascesa del fascismo lascia l’incarico di docenza presso l’Umanitaria, costretta a ritirarsi con la famiglia a vita nascosta, posto che né lei né il marito Alfredo prenderanno mai la tessera del Partito Fascista.
Da qui in poi cade insieme a molte altre nel dimenticatoio, dove per tanto tempo sono state lasciate molte donne che hanno cambiato la storia, almeno fino a quando il desiderio, la ricerca, la passione di altre donne non le hanno fatte riaffiorare dall’oblio, collocandole in una grande genealogia, ridando loro visibilità e riconoscimento politico, magari anche attraverso l’intestazione di un Aeroporto!

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Petizione creata in data 7 luglio 2024